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Sequestro Preventivo — Anno 2022

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1040 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Sequestro Preventivo

Provvedimenti

Trasferimento fraudolento di valori e beni ai parenti
La Corte di Cassazione ha confermato il sequestro preventivo di quote societarie, aziende e veicoli intestati a familiari e prestanome di un soggetto pluripregiudicato. I giudici hanno contestato il reato di trasferimento fraudolento di valori, finalizzato a eludere le misure di prevenzione patrimoniali. I ricorrenti sostenevano di non possedere la consapevolezza soggettiva delle finalità illecite del loro congiunto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile: i giudici di merito hanno motivato adeguatamente la piena consapevolezza dei familiari conviventi e del prestanome, basata sulla gestione congiunta delle attività e sulla conoscenza diretta della condizione personale dell'indagato.
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Sequestro preventivo crediti fiscali: terzo sanzionato senza prova
La vicenda nasce dalla creazione di crediti fittizi legati al bonus facciate per oltre tre milioni di euro. L'indagato principale ha ceduto i crediti a società interposte, fino a giungere a una terza società commerciale. Quest'ultima ha monetizzato parte dei crediti cedendoli a un istituto bancario e incassando circa 950.000 euro. Il Giudice per le indagini preliminari ha disposto il sequestro preventivo crediti fiscali e del relativo denaro, ritenendolo profitto del reato di truffa aggravata ai danni dello Stato. La società terza ha impugnato il provvedimento, sostenendo la propria estraneità e la presunta natura di cessionario inconsapevole. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della società cessionaria. Il terzo non può contestare la struttura del reato altrui senza provare la propria effettiva buona fede e l'assenza di rapporti commerciali opachi.
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Profitto del reato di autoriciclaggio e sequestro dell’azienda
I giudici di merito avevano annullato un sequestro preventivo milionario per autoriciclaggio derivante da bancarotta fraudolenta, ritenendo errata la quantificazione del profitto. Il Tribunale sosteneva che la somma bloccata coincidesse impropriamente con il provento del reato fallimentare presupposto anziché con il guadagno autonomo delle successive condotte. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della Procura, stabilendo un principio cruciale: quando l'oggetto della distrazione è un'intera azienda viva, l'esercizio dell'attività d'impresa tramite società collegate costituisce impiego economico illecito. Di conseguenza, il profitto del reato di autoriciclaggio coincide con il valore dell'azienda distratta e con i proventi generati dalla continuità aziendale.
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Reato di riciclaggio con videolottery: confermato il sequestro
La Corte di Cassazione ha confermato il sequestro preventivo di oltre centomila euro a carico di vari soggetti indagati per il reato di riciclaggio. Gli indagati inserivano ingenti somme in contanti negli apparecchi videolottery, giocavano importi minimi e incassavano subito il ticket residuo per ripulire il denaro. La difesa contestava l'assenza di un reato presupposto chiaramente identificato e la mancanza di prove sulla provenienza illecita dei fondi. La Suprema Corte ha respinto il ricorso, stabilendo che nella fase iniziale delle indagini basta un'indicazione anche generica della matrice criminale dei fondi, evidenziata dalla forte sproporzione tra redditi dichiarati e importi giocati.
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Istanza di dissequestro: vietati nuovi motivi in Cassazione
Un imprenditore ha presentato un'istanza di dissequestro per riottenere i beni aziendali bloccati a seguito di indagini per reati tributari. L'interessato ha motivato la domanda iniziale con la sola urgenza di riprendere le normali attività d'impresa. I giudici territoriali hanno respinto la richiesta. L'imprenditore ha quindi proposto ricorso per Cassazione, introducendo per la prima volta motivi giuridici del tutto nuovi, tra cui la prescrizione di alcuni reati e l'annullamento di precedenti contestazioni. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Chi impugna un provvedimento cautelare non può sollevare questioni mai indicate nella domanda originaria. Il ricorrente deve inoltre pagare le spese processuali e una sanzione economica.
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Fuga societaria all’estero e sottrazione fraudolenta di imposte
Gli amministratori di una società hanno trasferito fittiziamente la sede legale all'estero per sottrarsi a ingenti debiti erariali. L'autorità giudiziaria ha quindi disposto il sequestro preventivo del denaro degli indagati per il reato di sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte. Il Tribunale del Riesame ha confermato il blocco dei beni. Gli indagati hanno proposto ricorso per Cassazione, sostenendo l'assenza di elementi a supporto del pericolo e della condotta fraudolenta. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il controllo di legittimità sulle misure cautelari reali riguarda solo la violazione di legge e non il merito dei fatti. Il quadro indiziario e le intercettazioni hanno confermato la simulazione del trasferimento aziendale. I ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Sequestro preventivo: senza beni bloccati il ricorso non regge
I giudici hanno confermato il sequestro preventivo disposto nei confronti di un collaboratore societario per il reato di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte. L'indagato aveva partecipato a una cessione di crediti ritenuta simulata. La difesa ha presentato ricorso per contestare la mancanza di prove sul piano criminoso e sul pericolo di dispersione patrimoniale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. L'indagato non ha dimostrato l'effettiva esecuzione del vincolo cautelare sui propri beni, poiché la polizia tributaria non ha rinvenuto somme liquide. I giudici hanno chiarito che il controllo di legittimità non consente riesami di merito sulle prove, condannando il ricorrente alle spese e a una sanzione.
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Sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte e stop sequestro
La Procura della Repubblica ha impugnato l'ordinanza del Tribunale del Riesame che aveva revocato il sequestro preventivo di somme di denaro disposto a carico di due contribuenti. I giudici del riesame avevano escluso la natura fraudolenta degli ultimi atti societari, dichiarando estinto per prescrizione il reato di sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte. La Procura sosteneva invece l'esistenza di un disegno criminoso unitario conclusosi con la cancellazione di una società estera. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'accusa: contro le ordinanze cautelari reali il ricorso è ammesso solo per violazione di legge e non per contestare la motivazione di merito. I contribuenti hanno ottenuto definitivamente la restituzione dei beni sequestrati.
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Sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte: no al sequestro
La Procura ha impugnato l'ordinanza del Tribunale del Riesame che revocava il sequestro preventivo disposto verso due soggetti indagati per il reato di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte. I giudici territoriali avevano escluso la natura fraudolenta di un successivo contratto di comodato d'azienda, dichiarando prescritti i precedenti atti dispositivi e ordinando la restituzione dei beni. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Pubblico Ministero, evidenziando che il controllo di legittimità sulle misure cautelari reali riguarda solo violazioni di legge e non la rivalutazione del merito o della motivazione del giudice territoriale.
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Sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte: stop sequestro
Il Tribunale del Riesame ha annullato il sequestro preventivo emesso a carico di un indagato per il reato di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte, dichiarando l'estinzione dell'illecito per intervenuta prescrizione. Il Pubblico Ministero ha impugnato la decisione sostenendo che ulteriori atti dispositivi successivi, tra cui la chiusura di una società estera e un comodato d'azienda, costituissero un disegno criminale unitario capace di spostare in avanti i termini di prescrizione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della Pubblica Accusa. Gli ermellini hanno chiarito che i ricorsi contro i sequestri sono limitati alle sole violazioni di legge e non possono rivalutare il merito dei singoli atti, confermando così l'annullamento del sequestro patrimoniale.
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Sequestro preventivo e reato escluso: la Cassazione annulla
Il Giudice per le Indagini Preliminari disponeva il sequestro preventivo sulle quote societarie di un indagato, ipotizzando l'impiego di capitali mafiosi. Successivamente, il Tribunale del Riesame escludeva la gravità indiziaria per il reato di associazione mafiosa a carico dell'indagato. Nonostante ciò, il Tribunale dell'Appello cautelare confermava il vincolo reale sui beni, sostenendo una generica vicinanza delle società a contesti criminali. L'indagato proponeva ricorso per Cassazione deducendo l'illogicità della motivazione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso e annullato l'ordinanza con rinvio. La Corte ha stabilito che il sequestro preventivo richiede un concreto quadro indiziario. Caduti gli indizi sul reato associativo presupposto, il giudice non può mantenere il vincolo patrimoniale affidandosi a formule astratte o presunzioni generiche privi di supporto probatorio.
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Ricorso per cassazione tardivo: confermato il dissequestro
Il Tribunale del Riesame ha annullato il sequestro preventivo disposto nei confronti di una società, ordinando l'immediata restituzione dei beni ai legittimi proprietari. La Procura della Repubblica ha impugnato tale provvedimento inviando l'atto tramite servizio postale direttamente alla cancelleria della Suprema Corte. I giudici di legittimità hanno dichiarato inammissibile l'impugnazione per decorrenza dei termini. La trasmissione a mezzo raccomandata non beneficia della data di spedizione quando viola le forme ordinarie di deposito. L'atto si intende proposto solo al momento della ricezione materiale in cancelleria. Di conseguenza, il ricorso per cassazione tardivo ha confermato in via definitiva il dissequestro dei beni societari.
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Reato prescritto e revoca della confisca: limiti del giudicato
Una persona imputata per truffa e falso subisce il sequestro di somme di denaro. I giudici di appello dichiarano i reati estinti per prescrizione ma confermano la confisca del denaro. La sentenza diventa definitiva. L'imputata chiede al giudice dell'esecuzione la revoca della confisca e la restituzione delle somme, documentando il rimborso integrale del danno all'ente pubblico. Il giudice rigetta l'istanza. La Corte di Cassazione conferma la decisione: l'imputato che ha partecipato al processo non può chiedere al giudice dell'esecuzione la revoca della confisca disposta con sentenza irrevocabile. La parte doveva proporre ricorso contro la sentenza di appello nei termini ordinari, poiché il giudicato copre la statuizione patrimoniale e impedisce qualsiasi riesame successivo.
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Fatture per operazioni inesistenti: bonifici e sequestro
Il legale rappresentante di un'azienda subisce il sequestro preventivo di oltre 513.000 euro per presunta frode fiscale. L'accusa contesta l'utilizzo in dichiarazione di fatture per operazioni inesistenti per un valore superiore a due milioni di euro. L'indagato impugna il sequestro sostenendo la piena regolarità degli acquisti, comprovata da bonifici bancari, documenti di trasporto e giacenze di magazzino. La Suprema Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile e conferma il blocco dei fondi. I giudici evidenziano che la ditta fornitrice risultava priva di struttura idonea a gestire simili volumi commerciali. Inoltre, le indagini hanno dimostrato il contestuale rientro delle somme pagate verso l'azienda acquirente, elementi che superano ogni documentazione contabile difensiva.
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Sequestro preventivo per reati tributari: regole e termini
La Corte di Cassazione ha confermato il sequestro preventivo per reati tributari a carico degli amministratori di società indagati per dichiarazione fraudolenta tramite fatture per operazioni soggettivamente inesistenti. I giudici hanno respinto i ricorsi difensivi chiarendo che il termine di dieci giorni per la decisione del Tribunale del Riesame decorre dall'effettiva ricezione degli atti in cancelleria con apposita attestazione e non dal loro caricamento telematico. Inoltre, il ricorso proposto dalla società quale terzo interessato è stato dichiarato inammissibile per mancanza di procura speciale difensiva. La Suprema Corte ha ribadito che contro le misure cautelari reali è ammesso solo il ricorso per violazione diretta di legge, condannando i ricorrenti al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Sequestro preventivo per equivalente: confermata frode nel vino
Una società cooperativa agricola subisce il sequestro preventivo per equivalente di quote societarie a garanzia del profitto illecito generato da una maxi-frode vinicola. Gli amministratori alteravano registri, annotavano fittizie giacenze di vino pregiato e vendevano uva comune spacciata per vino a denominazione protetta. Il presidente della cantina propone ricorso per cassazione, contestando la mancanza di motivazione sul pericolo di dispersione patrimoniale e la stima del profitto derivante dai reati di associazione per delinquere e contraffazione di indicazioni geografiche. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso totalmente inammissibile, confermando la piena legittimità del blocco cautelare sui beni della cooperativa.
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Frode ed evasione: confermato il sequestro preventivo sui conti
La Corte di Cassazione ha confermato il sequestro preventivo emesso nei confronti di un intermediario e di una società coinvolti in una presunta frode fiscale internazionale. Gli indagati gestivano società cartiere e conti esteri per abbattere gli imponibili ed evadere le imposte. La difesa contestava la nullità dell'ordinanza per motivazione apparente, la presunta mancanza di prove sul profitto e l'assenza di vantaggio per l'ente. I giudici hanno respinto i ricorsi, chiarendo che il giudice per le indagini preliminari ha svolto una valutazione autonoma degli atti. Inoltre, il risparmio d'imposta derivante dalle fatture fittizie integra pienamente il vantaggio necessario per confermare il sequestro preventivo sui conti dell'azienda.
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Sequestro preventivo per reati edilizi: opere autonome salve
La Procura ha richiesto il blocco giudiziario di un intero complesso commerciale balneare a causa di alcune irregolarità nei lavori di ampliamento della cucina. I giudici territoriali hanno disposto il sequestro preventivo per reati edilizi unicamente per il locale cucina, escludendo una piattaforma esterna e un locale bagno privi di vizi e dotati di piena autonomia funzionale. La Pubblica Accusa ha impugnato la decisione sostenendo che le opere difformi rendessero abusivo l'intero complesso. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso della Procura e confermato il blocco parziale. I giudici hanno chiarito che le porzioni edilizie indipendenti non ereditano l'illegittimità delle opere adiacenti, tutelando la continuità d'uso delle strutture regolari.
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Ricusazione del giudice e sequestro: quando scatta il divieto
Un imputato ha proposto ricusazione del giudice lamentando un'anticipazione di giudizio. Il magistrato dell'udienza preliminare aveva disposto un sequestro preventivo per una presunta lottizzazione abusiva, richiamando elementi rilevanti anche per l'accusa di abuso d'ufficio. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. La Suprema Corte ha chiarito che l'analisi dei fatti funzionale all'emissione di una misura cautelare non costituisce una manifestazione indebita del convincimento. La ricusazione del giudice non può fondarsi sulle valutazioni necessarie per verificare la sussistenza dei presupposti del sequestro.
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Sequestro preventivo nullo senza pericolo concreto
La Procura ricorreva in Cassazione contro l'ordinanza del Tribunale del Riesame che aveva revocato il sequestro preventivo emesso a carico dell'Indagato per presunti reati tributari. Il Giudice per le Indagini Preliminari aveva ordinato il blocco dei beni senza motivare il pericolo di dispersione patrimoniale. La Suprema Corte ha respinto il ricorso della Pubblica Accusa, confermando che il sequestro preventivo finalizzato alla confisca richiede sempre una motivazione specifica sul periculum in mora. Anche nelle ipotesi di confisca obbligatoria per reati fiscali, l'Autorità Giudiziaria deve spiegare perché l'anticipata sottrazione dei beni sia indispensabile prima della sentenza definitiva.
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