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Scioglimento

11 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

La fusione è una transizione di fase che trasforma un solido in un liquido in seguito all'applicazione di calore o pressione. Il processo inverso della fusione è la solidificazione. Le condizioni in corrispondenza delle quali avviene la fusione corrispondo al cosiddetto punto di fusione, che è caratterizzato da un certo valore di temperatura e pressione. Spesso si fa riferimento alla pressione atmosferica, per cui in tal caso il punto di fusione può essere considerato sinonimo di "temperatura di fusione". Durante il processo di fusione il volume può aumentare o diminuire, a seconda della sostanza presa in considerazione e dalla pressione. Ciò può essere previsto valutando la pendenza della curva di solidificazione del diagramma di stato corrispondente. Ad esempio nel caso dell'acqua, per pressioni minori di 2000 atm tale curva ha pendenza negativa, per cui in tale intervallo di pressione si ha un aumento di volume in concomitanza con il processo di solidificazione, mentre per pressioni maggiori di 2000 atm avviene il contrario. Nel caso di alcuni materiali come il vetro e i polimeri termoplastici, il passaggio dallo stato solido allo stato liquido avviene molto più gradualmente, passando dal cosiddetto punto di rammollimento.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Responsabilità dei sindaci: i limiti della vigilanza
La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità dei sindaci di una società fallita per omessa vigilanza su atti gestori dannosi compiuti dall'amministratore unico. Il caso riguardava spese per sponsorizzazioni effettuate quando la società versava in un palese stato di crisi. I giudici hanno stabilito che la responsabilità dei sindaci scatta quando questi, pur consapevoli del dissesto, non intervengono per impedire operazioni pregiudizievoli. Al contrario, è stata esclusa la responsabilità per fatture relative a operazioni inesistenti la cui falsità non era facilmente rilevabile tramite i controlli contabili standard.
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Liberazione anticipata: regole per la revoca
La Corte di Cassazione ha annullato con rinvio un'ordinanza del Tribunale di Sorveglianza che aveva disposto la revoca di 1.215 giorni di liberazione anticipata. Il provvedimento impugnato era basato sulla condanna del soggetto per partecipazione a un'associazione mafiosa durante il periodo di detenzione. Tuttavia, la Suprema Corte ha rilevato che il Tribunale non ha proceduto allo scioglimento del cumulo delle pene. Tale passaggio è fondamentale per identificare con precisione quale specifica condanna fosse in esecuzione al momento del nuovo delitto, poiché la revoca può colpire esclusivamente i benefici riferiti a quella determinata pena.
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Scioglimento del contratto: limiti al ricorso Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso proposto da una società finanziaria contro il decreto del Tribunale che confermava lo scioglimento del contratto di cessione di crediti fiscali. La controversia nasceva dalla decisione del curatore fallimentare di avvalersi della facoltà prevista dall'art. 72 l.fall. per interrompere un rapporto negoziale non ancora integralmente eseguito. La Suprema Corte ha chiarito che il provvedimento che autorizza lo scioglimento del contratto non è impugnabile con ricorso straordinario ex art. 111 Cost., in quanto privo dei caratteri di decisorietà e definitività. Tale atto rientra infatti nelle funzioni di gestione e controllo del patrimonio fallimentare e non preclude alla parte interessata la possibilità di tutelare i propri diritti in un ordinario giudizio di cognizione.
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Incandidabilità e infiltrazioni: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha confermato la misura dell'**Incandidabilità** per un ex amministratore locale, rigettando sia il ricorso del Ministero sia quello incidentale del soggetto coinvolto. La decisione si fonda sulla valutazione complessiva di legami parentali e professionali con clan criminali, uniti a condotte omissive nella gestione del consiglio comunale. La Corte ha inoltre ribadito che l'estensione della durata della misura a due turni elettorali, introdotta nel 2018, non può applicarsi retroattivamente a scioglimenti avvenuti nel 2013.
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Unione civile: la convivenza conta per l’assegno
Le Sezioni Unite della Cassazione hanno stabilito che, in caso di scioglimento di un'**unione civile**, il giudice deve considerare anche il periodo di convivenza di fatto precedente alla formalizzazione del legame. La controversia riguardava una donna che aveva rinunciato a opportunità lavorative per trasferirsi dalla compagna prima del 2016. La Corte ha chiarito che la durata del rapporto non si limita al solo vincolo formale, ma include la stabilità affettiva pregressa, garantendo così la funzione compensativa dell'assegno e rispettando i principi di non discriminazione sanciti dalla CEDU.
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Scioglimento del cumulo e sospensione della pena
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un condannato che richiedeva lo **scioglimento del cumulo** per ottenere la sospensione dell'esecuzione di una pena breve. A seguito della revoca dell'indulto per una nuova condanna legata a reati associativi, il ricorrente sosteneva che la pena residua dovesse essere sospesa. La Corte ha stabilito che, nonostante la possibilità teorica di scissione virtuale delle pene, la sospensione dell'ordine di esecuzione non può essere concessa se il soggetto è già detenuto in carcere per un altro titolo di reato al momento dell'emissione del provvedimento.
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Contratto preliminare e fallimento del venditore
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un contratto preliminare di vendita immobiliare con esecuzione anticipata, interrotto dal fallimento della società venditrice. Il curatore fallimentare ha esercitato la facoltà di scioglimento ex art. 72 l.fall., nonostante la promissaria acquirente avesse già ottenuto la disponibilità degli immobili e pagato parte del prezzo tramite cessione di credito. La Corte ha stabilito che l'anticipazione degli effetti non trasforma il contratto preliminare in definitivo, confermando la legittimità dello scioglimento e rigettando le pretese restitutorie per somme non effettivamente incassate dalla procedura.
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Comunione ordinaria: scioglimento e migliorie
La controversia riguarda lo scioglimento di una comunione ordinaria su immobili e il rimborso per le migliorie apportate da un comproprietario. La Corte d'Appello aveva limitato il rimborso ai soli oneri sostenuti, escludendo l'applicazione delle norme sulle opere fatte da terzi. Il ricorrente contesta anche l'indennità di occupazione addebitata. La Cassazione, rilevando che la questione tocca il tema dell'ingiustificato arricchimento e della sussidiarietà ex art. 2042 c.c., ha disposto il rinvio in attesa della pronuncia delle Sezioni Unite.
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Spese condominiali: stop all’esonero a maggioranza
La Corte di Cassazione ha confermato la nullità di una delibera assembleare e della relativa transazione che prevedevano l'esonero di un condomino dalle spese condominiali attraverso una gestione separata dei suoi locali commerciali. La decisione ribadisce che la ripartizione degli oneri secondo i criteri legali può essere modificata solo con il consenso unanime di tutti i proprietari. In assenza di un effettivo scioglimento del condominio, basato sull'autonomia strutturale dei locali, ogni accordo a maggioranza che escluda un partecipante dalla contribuzione alle spese comuni viola norme imperative.
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Scioglimento contratti pendenti: guida Cassazione
Una società finanziaria ha impugnato la decisione di un curatore fallimentare di esercitare lo scioglimento contratti pendenti relativo alla cessione di crediti fiscali futuri. Il Tribunale ha confermato la legittimità della scelta del curatore, ritenendo che i contratti non fossero stati ancora compiutamente eseguiti. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che il decreto del Tribunale emesso in sede di reclamo non ha natura decisoria. Tale atto costituisce infatti un esercizio di controllo sulla gestione del patrimonio fallimentare e non una decisione definitiva su diritti soggettivi, i quali possono essere tutelati in separati giudizi ordinari.
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Scioglimento contratti pendenti: stop della Cassazione
Una società finanziaria ha impugnato la decisione di un curatore fallimentare di esercitare lo scioglimento contratti pendenti relativi alla cessione di crediti fiscali IVA e IRES. Il Tribunale ha confermato la legittimità della scelta del curatore, ritenendo che i contratti non fossero stati ancora compiutamente eseguiti. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che il decreto del Tribunale che decide sul reclamo contro lo scioglimento non ha natura decisoria, trattandosi di un atto di controllo sulla gestione del patrimonio fallimentare.
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