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Scientia Decoctionis

204 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

La conoscenza effettiva dello stato di insolvenza del debitore da parte del creditore al momento del pagamento.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Revocatoria fallimentare: la Cassazione sui pagamenti e la prova dell’insolvenza
Un'azienda in crisi, poi posta in liquidazione coatta amministrativa, aveva effettuato due pagamenti a un fornitore prima di avviare la procedura di concordato preventivo. Il liquidatore ha promosso un'azione di `revocatoria fallimentare` per rendere inefficaci tali pagamenti. I giudici di merito hanno respinto la domanda, ritenendo non provata la `scientia decoctionis` (cioè la conoscenza dello stato di insolvenza) da parte del fornitore. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del liquidatore. Ha ribadito che la valutazione della `scientia decoctionis`, anche tramite presunzioni, è un compito del giudice di merito e non può essere riesaminata in Cassazione, a meno di errori di diritto.
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Pagamenti sospetti: la Revocatoria Fallimentare e la conoscenza dell’insolvenza
La Corte di Cassazione ha confermato la validità della Revocatoria Fallimentare contro una Società Finanziaria. L'Azienda Fallita aveva effettuato pagamenti significativi alla Società Finanziaria cambiando il metodo di pagamento da RID a assegni circolari poco prima del fallimento. La Corte d'Appello aveva ritenuto che questo cambio, insieme ad altri indizi, dimostrasse la 'scientia decoctionis' (conoscenza dello stato di insolvenza) da parte della Società Finanziaria. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della Società Finanziaria, che chiedeva una nuova valutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità. La Società Finanziaria deve quindi restituire l'importo di 79.978,56 euro al Fallimento.
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Pagamento contestato: la Revocatoria fallimentare e la crisi aziendale
L'Azienda in Amministrazione Straordinaria ha chiesto la `revocatoria fallimentare` di un pagamento ricevuto dal Fornitore. Il Tribunale aveva respinto la domanda, non ritenendo provata la `scientia decoctionis` del Fornitore. La Corte d'Appello ha invece accolto la richiesta, basandosi su vari indizi che dimostravano la conoscenza dello stato di insolvenza. Il Fornitore ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la valutazione degli elementi probatori. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che la valutazione della `scientia decoctionis` è un accertamento di fatto riservato al giudice di merito, non riesaminabile in sede di legittimità.
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Pagamenti in crisi: la Scientia Decoctionis non provata salva i creditori
Un'azienda in liquidazione e amministrazione straordinaria ha cercato di annullare alcuni pagamenti (revocatoria fallimentare) effettuati a due società estere prima della sua insolvenza. Il Tribunale e la Corte d'Appello hanno respinto la richiesta, non trovando prova che le società riceventi fossero a conoscenza dello stato di insolvenza dell'azienda (scientia decoctionis). La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'azienda, confermando che il giudice di merito ha correttamente valutato le prove. Non è possibile contestare in Cassazione la valutazione dei fatti se la motivazione è logica e adeguata.
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Revocatoria fallimentare: il preliminare non salva la vendita immobiliare
Un acquirente ha comprato un appartamento da una società. Successivamente, la società è fallita. Il curatore fallimentare ha avviato un'azione di **revocatoria fallimentare** contro la vendita, sostenendo una notevole sproporzione tra il prezzo pagato e il valore di mercato. I giudici di merito hanno accolto la domanda. L'acquirente ha impugnato, sostenendo che si dovesse considerare il contratto preliminare e le migliorie apportate. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ribadito che per la **revocatoria fallimentare** di una compravendita, i presupposti (sproporzione e conoscenza dello stato di insolvenza) vanno valutati al momento del contratto definitivo, non del preliminare non trascritto.
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Forma Scritta Contratti Bancari: Cassazione Annulla Revocatoria
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di revocatoria fallimentare che coinvolgeva una Banca e un'Azienda in amministrazione straordinaria. L'Azienda aveva ricevuto la revoca di un pagamento effettuato a favore della Banca, con l'obbligo di restituire la somma. La Banca contestava questa decisione, sostenendo che la Corte d'Appello non aveva considerato un contratto di conto corrente scritto che prevedeva e disciplinava le future aperture di credito. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della Banca, ribadendo l'importanza della forma scritta contratti bancari, specialmente quando un contratto di conto corrente scritto disciplina le successive aperture di credito. La sentenza è stata cassata con rinvio per un nuovo esame dei fatti.
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Scientia decoctionis: la conoscenza dell’insolvenza non basta
Un'Azienda in Amministrazione Straordinaria ha tentato di rendere inefficaci quattro pagamenti ricevuti da un'Azienda Creditrice, invocando la `scientia decoctionis` (conoscenza dello stato di insolvenza) ai sensi dell'Art. 67 L. Fall. I giudici di merito hanno respinto la domanda per mancanza di prova. La Cassazione ha confermato, dichiarando il ricorso inammissibile. Ha ribadito che la valutazione della `scientia decoctionis` è una questione di fatto riservata ai giudici di merito. L'Azienda in Amministrazione Straordinaria ha perso la causa e dovrà pagare le spese legali.
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Revocatoria fallimentare: la conoscenza dell’insolvenza non si nasconde
Un'Azienda in amministrazione straordinaria ha agito in giudizio per dichiarare inefficaci, tramite **revocatoria fallimentare**, alcuni pagamenti ricevuti da un Fornitore. Il Fornitore sosteneva di non essere a conoscenza dello stato di insolvenza dell'Azienda. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione che ha riconosciuto l'inefficacia dei pagamenti. Ha stabilito che la conoscenza dello stato di insolvenza può essere provata con indizi, come ritardi sistematici nei pagamenti, dati di bilancio pubblici e notizie di stampa. Il Fornitore, data la sua dimensione, avrebbe dovuto monitorare la situazione. La sentenza ha condannato il Fornitore a restituire l'intero importo.
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Revocatoria Fallimentare: Pagamenti Revocati, Ricorso Rigettato
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di revocatoria fallimentare. Un'Azienda in amministrazione straordinaria ha chiesto di annullare tre pagamenti ricevuti da un'altra Società prima del suo fallimento, sostenendo che la Società creditrice fosse consapevole dello stato di insolvenza. La Corte d'Appello aveva già accolto questa richiesta, condannando la Società creditrice a restituire circa 65.000 euro. La Società creditrice ha presentato ricorso in Cassazione, contestando vari aspetti, inclusa la motivazione "copia-incolla" e la valutazione delle prove sulla consapevolezza dell'insolvenza. La Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la decisione precedente e la validità della revocatoria fallimentare.
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Revocatoria fallimentare: l’ipoteca giudiziale svela l’insolvenza
La Corte di Cassazione ha confermato la validità di una Revocatoria fallimentare. Il caso riguardava l'acquisto di una villetta da parte di un'acquirente e suo marito da una società poi fallita. La Curatela Fallimentare aveva chiesto di rendere inefficace la vendita. La Corte d'Appello aveva accolto la richiesta, ritenendo che l'acquirente fosse a conoscenza dello stato di insolvenza della società venditrice (scientia decoctionis). Questa conoscenza derivava dalla presenza di ipoteche giudiziali sull'immobile, esplicitamente menzionate nell'atto di vendita. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'acquirente, ribadendo che la conoscenza dello stato di insolvenza può essere provata tramite presunzioni gravi, precise e concordanti, come la presenza di ipoteche giudiziali.
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Pagamento Debito Altrui in Crisi: Inefficacia Pagamenti in Amministrazione Straordinaria
Un'azienda in Amministrazione Straordinaria ha pagato un debito di una sua controllata a un fornitore. La procedura concorsuale ha chiesto di dichiarare l'inefficacia pagamenti in amministrazione straordinaria. La Corte d'Appello ha accolto, qualificando il pagamento come atto gratuito perché l'azienda che ha pagato non ha dimostrato un vantaggio economico concreto. Il fornitore ha fatto ricorso in Cassazione, sostenendo che il pagamento non era gratuito data la prassi tra società del gruppo. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che il pagamento del debito altrui da parte di un terzo è gratuito se il pagante non riceve un vantaggio economico diretto e provabile, anche tra società collegate.
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Revocatoria Fallimentare: La Banca non sempre sapeva dell’insolvenza
Un'azienda in amministrazione straordinaria ha avviato una **revocatoria fallimentare** contro una Banca, chiedendo l'inefficacia di rimesse bancarie per oltre 2 milioni di euro, sostenendo che la Banca conosceva lo stato di insolvenza. Il Tribunale ha parzialmente accolto la domanda. La Corte d'Appello ha ridotto l'importo revocabile, escludendo la *scientia decoctionis* della Banca per il periodo iniziale e la revocabilità delle rimesse da garanzie di terzi. La Cassazione ha confermato le prime due decisioni, ma ha accolto il ricorso sulle spese processuali, disponendo la compensazione integrale delle spese di appello e di legittimità, riconoscendo la vittoria parziale dell'azienda.
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Revocatoria fallimentare e pagamenti: quando la crisi è nota
Un'azienda svizzera ha ricevuto diversi pagamenti da un'impresa italiana poi sottoposta ad amministrazione straordinaria. Il commissario della procedura ha promosso un'azione di revocatoria fallimentare per recuperare le somme incassate nei mesi precedenti la dichiarazione di insolvenza. La società creditrice ha sostenuto di non conoscere la crisi finanziaria della debitrice. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di secondo grado, stabilendo che la conoscenza dello stato di insolvenza si può dimostrare attraverso indizi gravi, precisi e concordanti. Tra questi elementi figurano i continui ritardi nei pagamenti, le richieste di garanzie bancarie, i piani di rientro rateizzati senza concessione di nuovo credito, l'analisi dei bilanci pubblici e le notizie allarmanti apparse sulla stampa economica. La Corte ha rigettato il ricorso della creditrice estera, condannandola alla restituzione delle somme e al pagamento delle spese di lite.
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Revocatoria fallimentare e banche: quando la prova non basta
Il Fallimento di una società ha proposto un'azione di revocatoria fallimentare contro un istituto di credito per ottenere la restituzione di circa 55.000 euro versati dall'impresa prima del fallimento. Il Curatore sosteneva che la banca fosse a conoscenza dello stato di insolvenza al momento del versamento. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della curatela, confermando la decisione della Corte d'Appello. I giudici hanno accertato che la segnalazione alla Centrale Rischi e i protesti erano avvenuti solo dopo il pagamento conteso. Mancano quindi le prove presuntive gravi, precise e concordanti idonee a dimostrare la consapevolezza dello stato di crisi da parte dell'istituto bancario. Di conseguenza, la banca trattiene legittimamente le somme ricevute e la procedura fallimentare viene condannata alle spese di giudizio.
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Revocatoria fallimentare: Pagamenti sospetti e la conoscenza della crisi
Un'azienda in crisi (L'Azienda Solvens), sottoposta ad amministrazione straordinaria, ha avviato un'azione di revocatoria fallimentare contro un'altra azienda (L'Azienda Accipiens) per recuperare pagamenti ricevuti prima della crisi. La Corte d'Appello aveva accolto la richiesta, ritenendo che L'Azienda Accipiens fosse a conoscenza della grave situazione finanziaria della controparte. L'Azienda Accipiens ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la valutazione delle prove e l'applicazione di principi giuridici. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione precedente e l'obbligo di restituzione dei pagamenti.
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Azione revocatoria fallimentare: crediti riscossi da restituire
Una società creditrice ha incassato coattivamente quasi 37.000 euro tramite pignoramento presso terzi poco prima del fallimento della ditta debitrice. La curatela ha quindi promosso un'azione revocatoria fallimentare per ottenere la restituzione delle somme. Il creditore sosteneva di non essere a conoscenza dello stato di insolvenza del debitore, operando in un'altra area geografica. La Corte di Cassazione ha confermato le decisioni dei giudici di merito, dichiarando inammissibile il ricorso della creditrice. I giudici hanno ritenuto provata la conoscenza della crisi attraverso indizi gravi, precisi e concordanti: precedenti decreti ingiuntivi, accordi di rientro non rispettati, protesti ed esecuzioni forzate. Il creditore deve restituire l'intero importo maggiorato di interessi e sostenere le spese legali.
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Revocatoria fallimentare: conto in rosso e rimesse da restituire
Il Fallimento di una società ha agito in revocatoria fallimentare contro un Istituto di Credito per ottenere la restituzione di oltre 458.000 euro versati tramite rimesse su conti correnti durante lo stato di insolvenza. La Corte di Appello ha accertato che la banca conosceva la crisi dell'impresa, evidenziata da continui sconfinamenti oltre fido, ingenti ipoteche, ritardi negli stipendi ed elevati titoli insoluti. La Corte di Cassazione ha confermato integralmente la decisione, rigettando il ricorso della banca. I giudici hanno chiarito che la conoscenza dell'insolvenza si dimostra tramite presunzioni tratte dalle anomalie del conto corrente. Di conseguenza, l'istituto bancario deve restituire le somme incassate alla procedura fallimentare e pagare le spese legali.
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Azione revocatoria in amministrazione straordinaria: vince la procedura
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un Lavoratore che contestava l'efficacia di un'azione revocatoria in amministrazione straordinaria. Il Lavoratore aveva ricevuto un pagamento da un'Azienda in crisi, poi sottoposta ad amministrazione straordinaria, che aveva chiesto la restituzione della somma. Il Lavoratore sosteneva l'incompatibilità con il diritto europeo sugli aiuti di Stato, la prescrizione dell'azione e la mancanza di legittimazione attiva dell'Azienda. La Corte ha rigettato il ricorso, confermando la piena validità dell'azione revocatoria in amministrazione straordinaria e ribadendo che la prescrizione decorre dalla nomina del commissario. Il Lavoratore è stato condannato al pagamento delle spese legali.
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Azione revocatoria fallimentare: stop a rimborsi e presunzioni
Una società in amministrazione straordinaria ha promosso una azione revocatoria fallimentare contro una banca capofila e altri istituti di un pool finanziatore. L'obiettivo era ottenere la restituzione di circa 9 milioni di euro pagati prima del crac. La Corte di Appello aveva condannato la sola banca mandataria capofila, anticipando la conoscenza dello stato di insolvenza rispetto alla perizia tecnica d'ufficio e basandosi sugli esiti di altre sentenze. La Corte di Cassazione ha accolto i ricorsi degli istituti bancari. I giudici di legittimità hanno ritenuto viziata la motivazione d'appello, censurando l'uso improprio di esiti di processi paralleli senza un autonomo esame critico degli indizi temporali. La Suprema Corte ha annullato la condanna, rinviando gli atti ai giudici d'appello per una nuova valutazione.
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Azione revocatoria fallimentare: banca condannata per 9 milioni
La società capogruppo e la sua controllata hanno eseguito operazioni bancarie coordinate prima di accedere all'amministrazione straordinaria. Nello specifico, la controllata ha bonificato oltre nove milioni di euro sul conto scoperto della controllante presso lo stesso istituto di credito. La procedura concorsuale della capogruppo ha promosso un'azione revocatoria fallimentare per recuperare la somma versata alla banca. L'istituto di credito ha sostenuto la tesi della mera annotazione contabile interna. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'istituto di credito, confermando l'efficacia dell'azione revocatoria fallimentare. I giudici hanno qualificato il bonifico come pagamento solutorio e hanno ritenuto provata la piena consapevolezza del dissesto da parte dell'istituto bancario attraverso perizie contabili e anomalie contrattuali.
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