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Scientia Decoctionis

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204 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Revocatoria Fallimentare: pagamenti nei termini d’uso
Una compagnia aerea in amministrazione straordinaria ha agito in giudizio per la revocatoria fallimentare di alcuni pagamenti effettuati a una società di leasing. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che le norme speciali che esentavano tali pagamenti non sono incostituzionali. Inoltre, ha chiarito che un pagamento eseguito con un solo giorno di anticipo sulla scadenza rientra nei 'termini d'uso' e non è soggetto a revoca, rendendo irrilevante la conoscenza dello stato di insolvenza da parte del creditore.
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Revocatoria fallimentare: il pagamento via terzo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un creditore contro la revoca di un pagamento di 35.000 euro. Il pagamento, ricevuto da un terzo poco prima della dichiarazione di fallimento del debitore, è stato qualificato come delegazione di pagamento, un mezzo anomalo soggetto a revocatoria fallimentare, e non come cessione di credito. La Corte ha sottolineato che la consapevolezza dello stato di insolvenza del debitore da parte del creditore ha reso l'atto ulteriormente revocabile.
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Scientia decoctionis: prova presuntiva e revocatoria
La Cassazione conferma la revoca di una vendita immobiliare. La prova della scientia decoctionis dell'acquirente, un professionista, è stata desunta da una serie di indizi gravi, precisi e concordanti, come il prezzo anomalo e le modalità di pagamento atipiche, che dimostravano la sua conoscenza dello stato di insolvenza del venditore.
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Revocatoria fallimentare e stato di insolvenza
La Corte di Cassazione ha stabilito che un'azione di revocatoria fallimentare non deve essere sospesa in attesa della decisione definitiva sull'impugnazione della dichiarazione di insolvenza. La sentenza che accerta lo stato di insolvenza è immediatamente esecutiva e produce i suoi effetti fino al suo eventuale annullamento con sentenza passata in giudicato. Nel caso specifico, un'azienda creditrice aveva ricevuto pagamenti da un'altra società, poi ammessa ad amministrazione straordinaria. La Corte ha confermato la revoca di tali pagamenti, ritenendo che il creditore fosse a conoscenza dello stato di decozione del debitore, basandosi su indizi quali l'ingente debito, la richiesta di garanzie e un piano di rientro forzato.
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Appello incidentale: quando è obbligatorio?
Un'ordinanza della Cassazione chiarisce la differenza tra riproposizione delle domande e appello incidentale. Se una domanda è stata espressamente respinta in primo grado, la parte parzialmente soccombente deve proporre un appello incidentale per evitare la formazione del giudicato. La semplice riproposizione, prevista dall'art. 346 c.p.c., è ammessa solo per le domande assorbite o non esaminate, non per quelle rigettate nel merito. La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso del Fallimento che non aveva seguito questa procedura.
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Azione revocatoria: inammissibile contro società fallita
Una società in amministrazione straordinaria ha intentato un'azione revocatoria fallimentare contro un'altra società, anch'essa in amministrazione straordinaria, per recuperare dei pagamenti. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'azione inammissibile, stabilendo che tali pretese non possono essere avanzate in un tribunale ordinario contro un soggetto insolvente, ma devono essere fatte valere esclusivamente tramite l'insinuazione al passivo nella procedura concorsuale del debitore. Di conseguenza, la sentenza d'appello è stata cassata senza rinvio.
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Revocatoria fallimentare: la prova del pagamento
Una società creditrice impugna una sentenza che ha disposto la revocatoria fallimentare di pagamenti ricevuti da un'altra società poi fallita. La Cassazione rigetta il ricorso, chiarendo che la prova del pagamento può basarsi su assegni e scritture contabili, soprattutto se la ricezione è stata implicitamente ammessa dal creditore stesso. Viene inoltre confermato che, ai fini della revocatoria fallimentare, la data rilevante per un assegno è quella dell'incasso, non dell'emissione.
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Revocatoria pagamenti terzo: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una curatela fallimentare che chiedeva la revocatoria dei pagamenti effettuati da garanti a favore di una banca. La Corte ha confermato che la revocatoria pagamenti terzo non si applica se il garante paga con fondi propri, senza rivalersi sul debitore prima del fallimento, estinguendo un proprio debito di garanzia. I motivi di ricorso sono stati respinti perché miravano a un riesame del merito, non consentito in sede di legittimità.
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Revocatoria fallimentare: quando l’acquisto è a rischio
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 11150/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di due acquirenti di un immobile contro un'azione di revocatoria fallimentare. La Corte ha ribadito che le tutele previste dal D.Lgs. 122/2005 non sono retroattive e ha confermato che la conoscenza dello stato di insolvenza del venditore (scientia decoctionis) può essere provata tramite indizi oggettivi come ipoteche e pignoramenti, valutati al momento del rogito notarile definitivo.
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Azione revocatoria: acquisto immobiliare a rischio
La Corte di Cassazione conferma la revoca di una compravendita immobiliare avvenuta poco prima del fallimento del costruttore. L'ordinanza chiarisce che la tutela per gli acquirenti introdotta nel 2005 non è retroattiva. L'analisi della 'scientia decoctionis' (conoscenza dello stato di insolvenza) basata su presunzioni, come la presenza di ipoteche, è legittima e non rivalutabile in Cassazione. Questa decisione sottolinea l'importanza dell'azione revocatoria a protezione dei creditori.
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Revocatoria fallimentare: la scientia decoctionis
La Corte di Cassazione conferma la decisione di una Corte d'Appello che aveva accolto un'azione di revocatoria fallimentare contro la vendita di un immobile. L'acquirente era a conoscenza dello stato di insolvenza del venditore (scientia decoctionis), come provato da ipoteche, pignoramenti e clausole contrattuali anomale. Viene inoltre esclusa l'applicazione della normativa a tutela degli acquirenti di immobili da costruire per irretroattività.
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Scientia decoctionis: vendita con ipoteca e revocatoria
La Corte di Cassazione ha confermato l'inefficacia di una compravendita immobiliare nei confronti del fallimento della società venditrice. La Corte ha stabilito che la conoscenza da parte dell'acquirente di una pesante ipoteca giudiziale iscritta sull'immobile, menzionata nell'atto di vendita, costituisce prova sufficiente della sua consapevolezza dello stato di insolvenza del venditore (scientia decoctionis), legittimando così l'azione revocatoria del curatore fallimentare.
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Scientia decoctionis: prova e revocatoria fallimentare
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10769/2024, ha confermato la revoca di una compravendita immobiliare. La Corte ha ritenuto che l'acquirente fosse a conoscenza dello stato di insolvenza del venditore (scientia decoctionis) al momento dell'atto. Tale consapevolezza è stata provata tramite indizi gravi, precisi e concordanti, come la presenza di protesti, procedure esecutive e un'ipoteca giudiziale sull'immobile, elementi che il giudice di merito ha correttamente valutato per accogliere l'azione revocatoria fallimentare promossa dalla curatela.
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Scientia decoctionis: prova e indizi in revocatoria
Un creditore ha ottenuto il pagamento di un debito solo dopo un'azione esecutiva. A seguito del fallimento del debitore, il curatore ha agito in revocatoria, sostenendo che il creditore fosse a conoscenza dello stato di insolvenza (scientia decoctionis). La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di merito, stabilendo che la scientia decoctionis può essere provata tramite indizi gravi, precisi e concordanti, come la necessità di agire in via forzata, la presenza di altre azioni esecutive da parte di terzi e le proposte di pagamento a saldo e stralcio. La valutazione di tali indizi è riservata al giudice di merito e non è sindacabile in sede di legittimità se la motivazione è logica e coerente.
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Revocatoria fallimentare: la prova della conoscenza
La Corte di Cassazione ha confermato la revoca di un pagamento di 425.000 euro effettuato da un'impresa di costruzioni, poi fallita, a una società finanziaria. L'azione di revocatoria fallimentare è stata accolta perché la stessa società creditrice aveva precedentemente presentato istanza di fallimento contro l'impresa, un fatto ritenuto prova inconfutabile della sua conoscenza dello stato di insolvenza (scientia decoctionis). La Corte ha inoltre respinto le tesi difensive basate sulle esenzioni per i crediti fondiari e per le operazioni di cartolarizzazione, per mancanza di prove adeguate.
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Revocatoria fallimentare: limiti del ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso in un caso di revocatoria fallimentare, chiarendo che l'errata percezione del contenuto di una prova (travisamento) non può essere fatta valere in sede di legittimità. La vicenda riguardava la vendita di un immobile a un prezzo ritenuto sproporzionato, con la corte che ha ribadito la sua funzione di giudice di diritto, non di fatto, confermando l'inefficacia dell'atto di compravendita.
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Revocatoria ordinaria: la prova della conoscenza
La Corte di Cassazione analizza un caso di revocatoria ordinaria contro il secondo acquirente di un immobile, originariamente venduto da una società poi fallita. La Corte conferma che la conoscenza del pregiudizio ai creditori da parte del subacquirente può essere dimostrata tramite presunzioni, come un forte sconto sul prezzo e la notorietà dello stato di insolvenza del venditore originario. Viene inoltre chiarito che il termine di prescrizione per l'azione decorre dalla data del secondo atto di acquisto, non dal primo.
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Scientia decoctionis: prova e oneri del creditore
Una società cooperativa in liquidazione ha agito in revocatoria fallimentare per un pagamento effettuato a favore di un'altra società, sostenendo la sussistenza della scientia decoctionis. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la prova della conoscenza dello stato di insolvenza del debitore deve essere effettiva e concreta, non meramente potenziale. La valutazione degli indizi presuntivi spetta al giudice di merito e non è sindacabile in sede di legittimità se adeguatamente motivata.
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Scientia decoctionis: onere della prova e indizi
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una procedura concorsuale che chiedeva la revoca di alcuni pagamenti a favore di un fornitore. Il caso verteva sulla prova della cosiddetta "scientia decoctionis", ovvero la conoscenza da parte del creditore dello stato di insolvenza del debitore. La Corte ha ribadito che l'onere di fornire tale prova spetta a chi agisce in revocatoria e che la valutazione degli elementi indiziari (come assegni protestati di modesto importo o ritardi nei pagamenti) è di competenza esclusiva del giudice di merito, non potendo essere riesaminata in sede di legittimità se la motivazione è logicamente coerente.
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Scientia decoctionis: prova e oneri del curatore
Una società cooperativa in liquidazione ha agito in revocatoria contro una compagnia di telecomunicazioni per pagamenti ricevuti prima dell'insolvenza. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la decisione d'appello. La Corte ha stabilito che la procedura non ha fornito prove sufficienti della 'scientia decoctionis' del creditore, ovvero la sua effettiva conoscenza dello stato di insolvenza. È stato ribadito che la valutazione degli indizi è di competenza dei giudici di merito e non può essere riesaminata in sede di legittimità se la motivazione è adeguata.
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