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Rivalsa

182 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

La rivalsa è un diritto dell’assicuratore in Italia, che prevede la possibilità, dopo aver pagato a terzi il danno da incidente, di rivalersi sul proprio assicurato se sussistono gravi violazioni del Codice della strada, ad esempio guida in stato di ebbrezza, sotto l'effetto di stupefacenti o psicofarmaci, mancata revisione del veicolo, patente scaduta, violazione delle norme di carico del veicolo o qualsiasi modifica strutturale o del motore del veicolo non omologata per legge. La rivalsa può comportare per l'assicurato spese molto elevate. Nel contratto assicurativo ci può essere la "rinuncia alla rivalsa" e in questo caso deve essere inserita in polizza un’apposita clausola che, ovviamente, ha un costo supplementare. Nell'ambito della valutazione personale che ognuno fa all'atto della stipula di un contratto assicurativo, alle clausole di rivalsa previste dal contratto spesso non viene dedicata la giusta attenzione, anche perché nella marea di norme e informazioni più o meno utili che vengono fornite, a volte vengono perse di vista. Esistono tuttavia degli strumenti che aiutano agevolmente il consumatore a verificare la presenza o no di questo diritto a vantaggio della compagnia, cioè i comparatori di assicurazioni.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Firma Falsa su Fideiussione: Contratto Nullo o Ratificabile?
Una persona ha contestato la validità di una fideiussione, sostenendo che la firma del rappresentante legale della società garantita fosse falsa. L'Azienda di assicurazioni, che aveva escusso la garanzia, ha chiesto il rimborso. I giudici di merito avevano ritenuto che il contratto potesse essere ratificato, nonostante la falsità della firma, perché la società aveva beneficiato della garanzia. La Corte di Cassazione ha riconosciuto la complessità della questione, ovvero se un contratto con una firma falsa da parte del rappresentante legale sia nullo e non ratificabile, o se possa essere sanato. Per l'importanza del principio di diritto da stabilire, la Corte ha rinviato la causa a una pubblica udienza per un esame più approfondito sul tema del contratto nullo per falsità della firma.
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Restituzione IVA sulla TIA: la Cassazione tutela l’utente
Una società commerciale ha chiesto e ottenuto la restituzione IVA sulla TIA pagata al gestore comunale dei rifiuti. La tariffa di igiene ambientale costituisce infatti un tributo e non un corrispettivo di servizi, rendendo illegittima l'applicazione dell'imposta indiretta. Il gestore del servizio ha contestato la restituzione, sostenendo che la società avesse già detratto l'imposta nella propria dichiarazione fiscale. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso del gestore e ha confermato il diritto del cliente alla ripetizione delle somme versate. L'erroneo addebito dell'imposta priva di fondamento sia la rivalsa sia la detrazione originaria. Il cliente ottiene così il rimborso dal fornitore, mentre l'amministrazione finanziaria dovrà rettificare la dichiarazione per ristabilire l'equilibrio fiscale circolare.
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Comune non responsabile? La Cassazione sul difetto di manutenzione corsi d’acqua
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di Responsabilità per difetto di manutenzione corsi d'acqua. La vicenda è nata dallo straripamento di un torrente che causò il decesso di una persona. Il Comune di Poggio Imperiale, condannato in primo grado al risarcimento, ha contestato la propria legittimazione passiva, sostenendo che la manutenzione era di fatto svolta da un Consorzio di Bonifica. Il Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche aveva erroneamente dichiarato inammissibile questa censura. La Cassazione ha accolto il ricorso del Comune, chiarendo la distinzione tra legittimazione passiva e solidarietà passiva, e ha rinviato la causa per un nuovo esame della questione.
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Sanzioni tributarie: il ritardo dei Comuni non è forza maggiore
Un'Azienda di gestione rifiuti ha ricevuto sanzioni tributarie per il ritardato pagamento dell'ecotassa. L'Azienda sosteneva che il ritardo fosse dovuto al mancato pagamento dei Comuni, configurando una 'forza maggiore', e che la normativa interna fosse incompatibile con il diritto europeo. La Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha confermato la compatibilità della normativa sull'ecotassa con il diritto unionale. Ha escluso la forza maggiore, poiché l'Azienda, pur subendo il ritardo dai Comuni, avrebbe potuto rivalersi su di essi. L'Azienda deve pagare le sanzioni tributarie e le spese legali.
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Rinuncia alla Prova Testimoniale: Cassazione ribalta sentenza
Un'Azienda in amministrazione straordinaria ha cercato di ottenere la revocatoria di pagamenti ricevuti da un Lavoratore per subappalti, effettuati tramite assegni di una terza società. L'Azienda sosteneva che la terza società avesse esercitato la rivalsa prima dell'insolvenza. I giudici di merito avevano respinto la domanda, ritenendo non provata la rivalsa e che l'Azienda avesse rinunciato alla prova testimoniale. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Azienda, affermando che la presunta **rinuncia alla prova testimoniale** da parte dell'Azienda era stata erroneamente interpretata dai giudici precedenti, annullando la sentenza e rinviando la causa per una nuova valutazione.
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Rimborso accise energia elettrica: consumatore contro Fisco, chi vince?
Un'Azienda ha chiesto il rimborso delle addizionali provinciali sull'accisa dell'energia elettrica, ma l'Agenzia delle Dogane ha negato. La Commissione Tributaria Regionale ha confermato il diniego, sostenendo che solo il fornitore di energia, in quanto soggetto passivo d'imposta, può richiedere il **rimborso accise energia elettrica** direttamente al Fisco. L'Azienda ha presentato ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha ribadito che il consumatore finale non ha diritto a chiedere il rimborso direttamente all'Amministrazione finanziaria, potendo agire solo contro il fornitore. Il ricorso dell'Azienda è stato respinto.
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Azione revocatoria: il credito svanito annulla la pretesa
Un Fondo di assistenza aveva pagato un debito per conto di un Gestore, condannato in solido per differenze retributive a una Lavoratrice. Il Gestore aveva venduto immobili a un Acquirente. Il Fondo ha avviato un'azione revocatoria per rendere inefficace la vendita, basandosi sul diritto di manleva (risarcimento) dal Gestore. Tuttavia, la Corte d'Appello ha successivamente annullato l'obbligo del Fondo verso la Lavoratrice. La Cassazione ha stabilito che, venuto meno il debito principale del Fondo, è venuto meno anche il diritto di manleva del Gestore. Senza questo credito, l'azione revocatoria del Fondo non poteva essere accolta, rigettando il ricorso.
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Bookmaker Estero vs. Fisco: Imposta Unica Scommesse Confermata, Sanzioni Annullate
Un bookmaker estero ha contestato un accertamento fiscale per l'imposta unica scommesse relativa al 2010. L'operatore sosteneva di non essere soggetto a tale imposta e che le sanzioni fossero illegittime. La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità del bookmaker estero per l'imposta unica scommesse, ribadendo che la normativa italiana si applica a tutti gli operatori che raccolgono scommesse sul territorio nazionale, anche senza concessione. Tuttavia, ha annullato le sanzioni, riconoscendo un'obiettiva incertezza normativa sulla soggettività passiva del bookmaker estero per il periodo in questione.
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Fattura e privilegio per rivalsa accisa: le regole
Una società fornitrice di carburante ha richiesto l'ammissione al passivo fallimentare di un cliente per oltre dodici milioni di euro, invocando il privilegio generale per le somme anticipate a titolo tributario. Il giudice di merito ha declassato l'intero importo a credito chirografario perché l'imposta non risultava indicata in modo distinto nelle fatture di vendita. La Suprema Corte ha confermato la decisione, sancendo che il riconoscimento del privilegio per rivalsa accisa esige la separata e puntuale esposizione del tributo direttamente nel documento fiscale. La mera possibilità di calcolare l'imposta attraverso i documenti di trasporto non sana la carenza della fattura.
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Soggettività passiva bookmaker: imposta dovuta, sanzioni annullate
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un Operatore di scommesse estero, contestato dall'Amministrazione Fiscale per l'omesso versamento dell'imposta unica sulle scommesse raccolte in Italia nel 2010. L'Operatore ha eccepito la propria non soggettività passiva bookmaker e l'illegittimità delle sanzioni. La Suprema Corte ha confermato la sua responsabilità fiscale, ribadendo che l'imposta è dovuta anche da operatori senza concessione. Tuttavia, ha annullato le sanzioni, riconoscendo l'obiettiva incertezza normativa esistente prima della legge interpretativa del 2010 sulla soggettività passiva. L'Operatore deve pagare l'imposta, ma non le relative penalità.
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Rimborso IVA oneri di sistema: no alla richiesta diretta al Fisco
L'Azienda ha chiesto direttamente all'Amministrazione Finanziaria il rimborso IVA oneri di sistema, sostenendo di averla pagata ingiustamente sulle bollette elettriche. L'Ufficio fiscale ha respinto la richiesta, evidenziando che l'utente non ha un rapporto tributario diretto con il Fisco. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Amministrazione Finanziaria, stabilendo che il cliente non può chiedere la restituzione dell'imposta direttamente allo Stato. Il rapporto d'imposta intercorre solo tra il fornitore e l'Erario. Il cliente finale può agire unicamente contro il fornitore di energia attraverso un'azione civile per la restituzione delle somme non dovute, salvo casi eccezionali di assoluta impossibilità di recupero. La richiesta di rimborso diretta all'Erario è stata quindi dichiarata del tutto inammissibile.
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Rimborso IVA indebita in bolletta: no all’azione diretta al Fisco
Un'azienda cliente ha chiesto al Fisco il rimborso IVA indebita versata sulle bollette dell'energia elettrica, sostenendo che gli oneri generali di sistema non dovessero essere tassati. L'Agenzia delle Entrate ha respinto l'istanza, affermando che il cliente non può agire direttamente contro l'Erario, ma deve eventualmente rivolgersi al proprio fornitore di energia. La Corte di Cassazione ha accolto le ragioni del Fisco. I giudici hanno chiarito che il rapporto tributario diretto si instaura solo tra il fornitore e lo Stato. Di conseguenza, il cliente finale non ha il potere di chiedere la restituzione dell'imposta direttamente all'Amministrazione finanziaria, a meno che non dimostri l'assoluta impossibilità di recuperare la somma dal fornitore, come nel caso di fallimento di quest'ultimo. Il ricorso originario dell'azienda è stato quindi dichiarato inammissibile.
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Deducibilità contributi previdenziali: serve la prova certa
Un collaboratore familiare all'interno di un'azienda commerciale ha indicato nella propria dichiarazione dei redditi la deducibilità contributi previdenziali versati dalla titolare dell'impresa. L'Agenzia delle Entrate ha contestato l'agevolazione tramite un controllo formale, notificando una cartella di pagamento. Il lavoratore ha presentato una dichiarazione congiunta non autenticata per dimostrare di aver rimborsato la titolare dell'attività. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del contribuente, stabilendo che un accordo privato privo di data certa e di sottoscrizione autenticata non dimostra l'esercizio della rivalsa. Di conseguenza, il lavoratore perde definitivamente il beneficio fiscale ed è tenuto a saldare i contributi e le imposte pretese dall'amministrazione finanziaria.
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Trattenute previdenziali in busta paga: prescritta la rivalsa
L'Azienda ha operato un addebito sull'ultimo stipendio di un ex dipendente per recuperare la quota di contributi non trattenuta anni prima, approfittando di una sospensione d'emergenza per calamità naturali. Il Lavoratore ha contestato la somma chiedendone la restituzione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Azienda, stabilendo che la normativa di emergenza sospende il versamento dei contributi all'INPS ma non vieta le trattenute previdenziali in busta paga ai lavoratori. Di conseguenza, il termine di prescrizione per recuperare le somme decorre dalla fine dell'emergenza (31 dicembre 2005). Avendo l'Azienda avviato il recupero solo nel 2021, il diritto era ormai prescritto. L'Azienda è stata condannata a restituire le somme e a pagare le spese legali.
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Rimborso IVA su tariffa rifiuti: illegittimo il no del gestore
Una società alberghiera ha citato in giudizio il gestore del servizio di raccolta rifiuti per ottenere la restituzione delle somme versate a titolo di imposta sulla tariffa ambientale. La tariffa ha natura di tributo e non di corrispettivo di un servizio privato, rendendo illegittima l'applicazione dell'imposta indiretta. Il gestore sosteneva che la detrazione fiscale operata dall'albergo impedisse la restituzione. I giudici hanno confermato che l'utente ha diritto al rimborso IVA su tariffa rifiuti dal gestore, il quale potrà poi richiedere le somme all'Erario.
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Rimborso addizionale accisa energia: spetta al fornitore
Una società industriale ha versato l'addizionale provinciale sulle forniture elettriche ricevute. Ritenendo il tributo illegittimo, ha chiesto all'Agenzia delle Dogane il rimborso addizionale accisa energia. L'amministrazione ha negato la restituzione e i giudici tributari hanno respinto i ricorsi aziendali. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto. Il consumatore finale non intrattiene un rapporto tributario diretto con il Fisco. Il fornitore di elettricità è l'unico soggetto passivo obbligato verso l'Erario. Il cliente finale deve quindi agire civilmente contro il venditore per recuperare le imposte non dovute.
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Scommesse estere: confermata l’imposta unica sulle scommesse
L'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ha notificato un avviso di accertamento a una società di scommesse con sede all'estero per il mancato versamento del tributo per l'anno 2009. L'operatore estero raccoglieva giocate in Italia tramite un Centro Trasmissione Dati senza concessione statale. La società ha contestato l'atto sostenendo l'illegittimità del prelievo e invocando sentenze costituzionali ed europee. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'allibratore. Il giudice di legittimità ha stabilito che la società estera deve versare l'imposta unica sulle scommesse anche per gli anni anteriori al 2011. La declaratoria di incostituzionalità per gli anni passati riguarda infatti solo i centri di trasmissione locali e non esonera l'allibratore estero dal debito tributario autonomo maturato sul territorio italiano.
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Addizionali accise energia: Fisco vince sul rimborso al cliente
Una società industriale richiede all'Agenzia delle Dogane il rimborso addizionale accise energia versata tra il 2009 e il 2011, ritenendo l'imposta contraria al diritto comunitario. L'amministrazione finanziaria rifiuta l'istanza. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso dell'ente statale. I giudici stabiliscono che solo il fornitore di energia, in quanto unico debitore d'imposta verso l'Erario, può chiedere la restituzione al Fisco. L'utente finale, pur avendo sopportato economicamente il costo, non ha un rapporto tributario diretto con lo Stato. Il consumatore deve pertanto agire contro il venditore con una causa civile ordinaria di recupero crediti, salvo casi eccezionali di fallimento del fornitore.
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Rimborso accise energia: diritto alla restituzione
Una società cooperativa ha ottenuto dal Tribunale il rimborso accise energia relativo alle addizionali provinciali versate negli anni 2010-2011. Il giudice, richiamando la sentenza della Corte Costituzionale n. 43/2025, ha dichiarato l'illegittimità delle somme versate a titolo di rivalsa, ordinando alla società fornitrice la restituzione della somma di oltre 50.000 euro.
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Risarcimento danni da fauna selvatica: paga la Regione
Un'automobilista ha citato in giudizio la Regione per ottenere il risarcimento danni da fauna selvatica in seguito all'impatto tra la sua vettura e un cinghiale. La Corte d'Appello ha confermato la responsabilità della Regione, respingendo la tesi per cui la colpa fosse della Provincia delegata. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della Regione, stabilendo che la legittimazione passiva spetta in via esclusiva alla Regione stessa, in quanto titolare della gestione della fauna. La Regione potrà eventualmente rivalersi sulla Provincia solo se dimostra una specifica inadempienza di quest'ultima. L'automobilista ottiene così la conferma definitiva del proprio diritto al risarcimento.
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