LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

Rinunzia

40 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Atto formale con cui una parte manifesta la volontà di non proseguire nell'impugnazione precedentemente proposta.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Rinuncia al Ricorso Penale: L’Appello Abbandonato e le Spese Impreviste
Un individuo, condannato in appello, ha presentato un ricorso penale in Cassazione. Successivamente, il suo difensore ha depositato una rinuncia al ricorso penale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, poiché la rinuncia, seppur presentata dal difensore, è considerata un atto formale e irrevocabile che rende l'impugnazione non procedibile. Di conseguenza, l'individuo è stato condannato al pagamento delle spese processuali, di una somma alla cassa delle ammende e al rimborso delle spese legali sostenute dalla parte civile, ammessa al patrocinio a spese dello Stato.
Continua »
Rinuncia al Ricorso Penale: L’Appello Diventa Inammissibile
Un Lavoratore, condannato per furto, ha presentato un ricorso contro la sentenza. Successivamente, ha deciso di esercitare la sua facoltà di rinuncia al ricorso penale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Questo è avvenuto perché la rinuncia è un atto valido e irrevocabile che blocca l'esame del ricorso. La sentenza di condanna è così diventata definitiva. Il Lavoratore ha dovuto pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Furto e Rinuncia al Ricorso Penale: La Condanna Diventa Definitiva
Un Lavoratore, condannato per reati di furto, ha presentato ricorso in Cassazione contro la sentenza. Successivamente, il Lavoratore ha deciso di rinunciare al ricorso. La Corte di Cassazione ha dichiarato la rinuncia al ricorso penale valida e ha quindi ritenuto il ricorso inammissibile. Questa decisione ha comportato il passaggio in giudicato della condanna originaria e l'obbligo per il Lavoratore di pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Definizione agevolata: il Fisco si ferma e la lite si estingue
Una società di persone e i suoi soci hanno impugnato gli avvisi di accertamento emessi dall'Agenzia delle Entrate per maggiori ricavi non dichiarati ai fini IVA, IRAP e IRPEF. Durante il giudizio dinanzi alla Corte di Cassazione, i contribuenti hanno presentato domanda di definizione agevolata ai sensi del decreto legge 193 del 2016, allegando la prova dei pagamenti effettuati. L'Agenzia delle Entrate ha confermato il perfezionamento della sanatoria e ha aderito alla richiesta di chiusura della lite. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del processo per rinunzia, compensando le spese di giudizio tra le parti.
Continua »
Verbale di conciliazione sindacale: quando la firma è definitiva
Il Lavoratore, impiegato presso diverse cooperative per svolgere attività presso un'azienda committente, ha chiesto il riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato diretto con quest'ultima, contestando la legittimità dell'appalto. Ha inoltre impugnato un verbale di conciliazione sindacale firmato nel 2010, sostenendo che contenesse solo rinunce a suo sfavore e che l'assistenza del sindacalista non fosse stata effettiva. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso del Lavoratore. I giudici hanno confermato la validità dell'accordo conciliativo, chiarendo che la presenza del rappresentante sindacale garantisce la piena consapevolezza del lavoratore, rendendo l'atto non più impugnabile oltre i termini. Di conseguenza, il Lavoratore ha perso la causa ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
Continua »
Restituzione nel termine: rinuncia senza spese per l’imputato
Il difensore dell'Imputato ha richiesto la restituzione nel termine per impugnare una sentenza di condanna per reati di droga, sostenendo di non averne avuto conoscenza a causa di problemi con la notifica presso il domicilio eletto. Successivamente, lo stesso difensore, in veste di procuratore speciale, ha depositato una formale rinunzia all'istanza. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile la richiesta proprio a causa della rinunzia. I giudici hanno inoltre chiarito che l'Imputato non deve pagare le spese del procedimento, poiché la richiesta di restituzione nel termine non costituisce un mezzo di impugnazione vero e proprio.
Continua »
Rinuncia all’impugnazione: effetti e costi processuali
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità di un ricorso a seguito della formale rinuncia all'impugnazione presentata dal difensore dell'imputato. Nonostante la volontà di abbandonare il giudizio, la Suprema Corte ha applicato rigorosamente l'art. 616 c.p.p., condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro in favore della Cassa delle ammende. La decisione evidenzia come la rinuncia non esoneri dai costi legali se non adeguatamente motivata.
Continua »
Rinunzia al ricorso: effetti e costi in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità di un'impugnazione a seguito della sopravvenuta rinunzia al ricorso presentata dalla parte. Tale decisione comporta l'arresto del procedimento senza che i giudici possano valutarne il merito. Oltre alla declaratoria di inammissibilità, la Corte ha disposto la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma di denaro in favore della Cassa delle Ammende, non essendo emersi elementi idonei a escludere la colpa nella determinazione della causa di inammissibilità.
Continua »
Rinunzia al ricorso: conseguenze e costi processuali
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità di un'impugnazione a seguito della sopravvenuta rinunzia al ricorso presentata dalla parte interessata. Ai sensi del codice di procedura penale, la volontà di desistere dal giudizio comporta la chiusura del procedimento senza esame del merito. La decisione comporta la condanna della ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle Ammende, non essendo emersi elementi idonei a escludere la colpa nella determinazione della causa di inammissibilità.
Continua »
Brevetto industriale: estinzione del giudizio
La controversia riguarda la presunta violazione di un brevetto industriale relativo a componenti meccaniche per veicoli destinati alla pulizia ambientale. Una società produttrice ha impugnato la decisione di merito che accertava la contraffazione di alcuni modelli di macchinari, lamentando violazioni procedurali e del giudicato. Tuttavia, durante la pendenza del ricorso in Cassazione, la parte ricorrente ha depositato un atto di rinunzia accettato dalla controparte. La Suprema Corte ha dunque dichiarato l'estinzione del giudizio, confermando che l'accordo tra le parti sulla regolazione delle spese prevale sulla necessità di una decisione giudiziale.
Continua »
Rimborso IVA: la rinuncia estingue il giudizio
Una contribuente aveva richiesto il rimborso IVA per imposte versate negli anni 1990-1992, invocando le agevolazioni previste per le zone colpite da eventi sismici. Dopo una vittoria in appello, l'Agenzia delle Entrate ha proposto ricorso in Cassazione. Durante il giudizio di legittimità, la contribuente ha depositato una rinuncia al controricorso, riconoscendo l'esistenza di un orientamento giurisprudenziale ormai consolidato che nega il diritto al rimborso IVA in tali circostanze. La Suprema Corte ha interpretato tale atto come una rinuncia all'azione stessa, dichiarando la cessazione della materia del contendere e disponendo la compensazione delle spese tra le parti.
Continua »
Rinunzia al ricorso: estinzione del giudizio tributario
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione di un giudizio tributario riguardante la TARSU su aree di manovra. Un Comune aveva impugnato la decisione della CTR che riconosceva la natura pertinenziale di tali aree, esentandole dal tributo. Tuttavia, durante il giudizio di legittimità, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo. Il Comune ha quindi presentato una formale rinunzia al ricorso, accettata dalla società contribuente. La Corte, applicando le norme del codice di procedura civile, ha sancito la fine del processo senza condanna alle spese, valorizzando la volontà delle parti di chiudere la lite.
Continua »
Concordato in appello: guida alla rinuncia dei motivi
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso presentato da due soggetti condannati per traffico di stupefacenti. La decisione ruota attorno all'istituto del concordato in appello, previsto dall'art. 599-bis c.p.p. Gli imputati avevano concordato la pena rinunciando ai motivi di merito, ma successivamente hanno tentato di impugnare la sentenza sostenendo la mancata valutazione di tali motivi. La Suprema Corte ha chiarito che, una volta ratificato l'accordo sulla pena, la rinuncia ai motivi di appello diventa irrevocabile e non può essere oggetto di ulteriore contestazione in sede di legittimità.
Continua »
Rinunzia al ricorso: effetti e costi processuali
Un soggetto condannato ha impugnato l'ordinanza del Tribunale di Sorveglianza che negava l'accesso alla detenzione domiciliare e alla semilibertà, contestando il giudizio di pericolosità sociale. Tuttavia, prima dell'udienza, il ricorrente ha presentato una formale rinunzia al ricorso. La Corte di Cassazione ha dunque dichiarato l'inammissibilità dell'impugnazione per sopravvenuta rinunzia, condannando il soggetto al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle Ammende, non ravvisando l'assenza di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità.
Continua »
Rinuncia al ricorso: effetti e spese legali
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un uomo condannato per tentato omicidio a seguito di una violenta lite familiare avvenuta durante un pranzo festivo. Nonostante l'iniziale presentazione di un ricorso basato sulla legittima difesa e sulla richiesta di riqualificazione del reato in lesioni colpose, la difesa ha depositato una formale rinuncia al ricorso. La Suprema Corte ha dunque dichiarato l'inammissibilità dell'impugnazione per sopravvenuta rinuncia, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e alla rifusione delle spese in favore della parte civile, la quale non era stata tempestivamente informata della decisione di desistere dal giudizio.
Continua »
Contratto preliminare: estinzione del giudizio
La controversia trae origine dalla risoluzione di un contratto preliminare di compravendita immobiliare. L'acquirente aveva citato i venditori chiedendo la restituzione delle somme versate, sostenendo che l'immobile presentasse anomalie tali da impedire l'erogazione del mutuo, condizione essenziale per il rogito. Dopo una sentenza d'appello favorevole all'acquirente, i venditori hanno proposto ricorso in Cassazione. Tuttavia, durante il giudizio di legittimità, le parti hanno depositato note congiunte manifestando la volontà di rinunciare agli atti. La Suprema Corte ha dunque dichiarato l'estinzione del giudizio per sopravvenuta carenza di interesse, confermando la chiusura della lite senza ulteriori statuizioni sulle spese.
Continua »
Carenza di interesse nel ricorso per cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso presentato contro un'ordinanza cautelare emessa dal Tribunale del Riesame. Il ricorrente, dopo essere stato rimesso in libertà, ha presentato un atto di rinunzia formale. Tale circostanza ha determinato una sopravvenuta carenza di interesse, rendendo inutile la prosecuzione del giudizio di legittimità. La decisione specifica che la rinunzia in questo contesto non comporta la condanna al pagamento delle spese processuali.
Continua »
Rottamazione quater: stop al giudizio IRAP
Un professionista ha impugnato una cartella di pagamento IRAP relativa a uno studio associato, contestando l'esistenza di un'autonoma organizzazione. Dopo una sentenza d'appello sfavorevole, il contribuente ha presentato ricorso in Cassazione. Tuttavia, durante il giudizio, ha aderito alla Rottamazione quater, rinunciando formalmente al ricorso. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio, stabilendo che in caso di rinuncia per definizione agevolata non è dovuto il raddoppio del contributo unificato.
Continua »
Rinunzia al ricorso: estinzione del giudizio civile
Una controversia immobiliare relativa al rilascio di un suolo e alla violazione delle distanze legali è giunta dinanzi alla Corte di Cassazione. Prima della decisione di merito, la parte ricorrente ha depositato un atto di rinunzia al ricorso, regolarmente accettato dalla controparte e sottoscritto dai rispettivi difensori. La Suprema Corte, preso atto dell'accordo tra le parti, ha dichiarato l'estinzione del giudizio. In virtù dell'adesione alla rinunzia, non è stata emessa alcuna condanna al pagamento delle spese processuali, chiudendo definitivamente il contenzioso senza ulteriori oneri per le parti coinvolte.
Continua »
Tempo tuta: estinzione del giudizio in Cassazione
Una fondazione datrice di lavoro aveva presentato ricorso in Cassazione contro una sentenza della Corte d'Appello riguardante la retribuibilità del tempo tuta per alcuni dipendenti. Prima che la Suprema Corte potesse esprimersi nel merito, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo tramite conciliazione sindacale. A seguito di tale accordo, la parte ricorrente ha depositato un atto di rinunzia formale. La Corte di Cassazione ha dunque preso atto della volontà delle parti e ha dichiarato l'estinzione del giudizio, chiudendo definitivamente la controversia legale.
Continua »