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Rinuncia Al Ricorso Per Cassazione — Anno 2022

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331 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Rinuncia Al Ricorso Per Cassazione

Provvedimenti

Rinuncia al ricorso per cassazione: stop a spese e sanzioni
Un indagato per inquinamento ambientale, sottoposto agli arresti domiciliari, ha presentato ricorso in Cassazione contro la conferma della misura cautelare. Successivamente, l'indagato ha concordato un patteggiamento, determinando la revoca automatica della misura restrittiva. Di conseguenza, la difesa ha presentato una formale rinuncia al ricorso per cassazione per sopravvenuta carenza di interesse. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, stabilendo che, poiché la perdita di interesse è avvenuta dopo la presentazione del ricorso, il ricorrente non deve essere condannato al pagamento delle spese processuali né della sanzione pecuniaria alla Cassa delle ammende.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: l’Amministrazione perde e paga
Una docente ha ottenuto in appello il riconoscimento del servizio preruolo e degli scatti biennali negati dall'Amministrazione Pubblica. Quest'ultima ha impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione, ma ha notificato l'atto oltre i termini di legge. Rilevato l'errore, l'ente pubblico ha depositato un formale atto di rinuncia al ricorso per cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio. Applicando il principio della soccombenza virtuale, i giudici hanno condannato l'Amministrazione Pubblica al pagamento delle spese legali in favore del difensore della lavoratrice, confermando la vittoria di quest'ultima e la definitività della sentenza d'appello.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop al giudizio e multa
L'Indagata, sottoposta alla misura cautelare dell'obbligo di dimora per il reato di associazione per delinquere, ha proposto ricorso contro la decisione del Tribunale del Riesame. Successivamente, l'Indagata ha presentato formale rinuncia al ricorso per cassazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile proprio a causa di tale rinuncia, applicando l'articolo 591 del codice di procedura penale. Di conseguenza, la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di una sanzione pecuniaria di cinquecento euro a favore della Cassa delle Ammende, non essendoci elementi per escludere la sua colpa nella determinazione della causa di inammissibilità.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: liberi senza spese
L'Indagato, accusato di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, ha proposto ricorso contro l'ordinanza del Tribunale del riesame che confermava la sua custodia cautelare. Successivamente, un altro provvedimento dello stesso Tribunale ha disposto la scarcerazione dell'indagato. Di conseguenza, il difensore ha depositato una formale dichiarazione di rinuncia al ricorso per cassazione per sopravvenuta carenza di interesse. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso a causa della rinuncia. Poiché la scarcerazione è derivata da un provvedimento autonomo, la Corte ha stabilito che non si applica la condanna al pagamento delle spese processuali, solitamente prevista in caso di inammissibilità.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: accettare la pena costa caro
Il Ricorrente ha presentato una formale richiesta di passaggio in giudicato della propria condanna tramite un apposito modulo per detenuti. La Corte di Cassazione ha qualificato questo atto come una rinuncia al ricorso per cassazione precedentemente proposto. Di conseguenza, i giudici hanno dichiarato inammissibile il ricorso per sopravvenuta rinuncia. Questa decisione comporta la condanna del Ricorrente al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di una sanzione di cinquecento euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: sfumano 8 milioni di euro
Una società creditrice ha proposto ricorso contro una grande azienda in amministrazione straordinaria per contestare la revoca di pagamenti per circa otto milioni di euro, eseguiti nell'anno precedente alla dichiarazione di insolvenza. Successivamente, la società ricorrente ha presentato formale rinuncia al ricorso per cassazione. La Suprema Corte, preso atto della volontà della parte, ha dichiarato l'estinzione del processo senza alcuna condanna alle spese di giudizio. La decisione mette fine alla controversia senza entrare nel merito delle contestazioni iniziali.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop alle tasse doppie
Nel corso di una controversia sulla comunione di un bene, La Ricorrente ha presentato formale dichiarazione di rinuncia al ricorso per cassazione. La Controricorrente ha accettato la rinuncia, concordando sulla compensazione delle spese. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio e ha stabilito che, in caso di rinuncia, non si applica il raddoppio del contributo unificato. Questa sanzione economica colpisce solo i casi di rigetto, inammissibilità o improcedibilità. Trattandosi di una norma eccezionale e punitiva, essa non può essere estesa per analogia alla rinuncia volontaria, che chiude pacificamente la lite.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: si estingue la multa da milioni
L'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato aveva sanzionato una società con oltre otto milioni di euro per un'intesa restrittiva della concorrenza in una gara d'appalto. Dopo alterne vicende tra TAR e Consiglio di Stato, quest'ultimo ha revocato la propria decisione favorevole all'Autorità. Di conseguenza, la società ha presentato formale rinuncia al ricorso per cassazione, venendo meno l'oggetto della contesa. Le Sezioni Unite della Cassazione hanno dichiarato l'estinzione del giudizio, disponendo la compensazione integrale delle spese processuali tra le parti ed escludendo il raddoppio del contributo unificato, applicabile solo in caso di rigetto o inammissibilità.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: il dietrofront costa 500 euro
L'Imputato, condannato in appello per il reato di estorsione, ha proposto ricorso per cassazione. Successivamente, ha depositato una formale rinuncia al ricorso per cassazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso proprio a causa della rinuncia. Di conseguenza, i giudici hanno condannato L'Imputato non solo al pagamento delle spese del procedimento, ma anche al versamento di una sanzione pecuniaria di 500 euro in favore della Cassa delle Ammende. La Corte ha infatti chiarito che la condanna pecuniaria si applica a tutte le cause di inammissibilità, inclusa la rinuncia volontaria all'impugnazione.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: libertà negata e multa
Il Condannato, tramite il proprio difensore, aveva richiesto il differimento della pena in regime di detenzione domiciliare per motivi di salute. Dopo il rifiuto del Tribunale di Sorveglianza, la difesa ha presentato ricorso in Cassazione. Successivamente, l'avvocato, munito di apposita delega, ha formalizzato la rinuncia al ricorso per cassazione. La Suprema Corte ha preso atto di questa scelta e ha dichiarato inammissibile il ricorso. Di conseguenza, il Condannato è stato condannato al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di una sanzione pecuniaria di cinquecento euro a favore della Cassa delle ammende, non essendoci elementi per escludere la sua responsabilità nella causa di inammissibilità.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop e spese da pagare
Un cittadino, condannato nei precedenti gradi di giudizio a dieci mesi di reclusione e duemila euro di multa per un reato, proponeva ricorso dinanzi alla Corte di Cassazione contestando il calcolo della pena e l'applicazione della recidiva. Tuttavia, prima della decisione dei giudici, l'imputato presentava una formale dichiarazione scritta in cui esprimeva la propria rinuncia al ricorso per cassazione. La Suprema Corte ha preso atto di questa volontà e ha dichiarato inammissibile il ricorso. Di conseguenza, l'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma di cinquecento euro in favore della Cassa delle ammende, non sussistendo elementi per escludere la sua colpa nella determinazione della causa di inammissibilità.
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Rinuncia al ricorso per Cassazione: la condanna diventa definitiva
Un cittadino, condannato in primo grado a seguito di patteggiamento per furto aggravato e porto ingiustificato di oggetti atti ad offendere, ha inizialmente proposto ricorso per Cassazione. Con l'impugnazione, lamentava l'errata qualificazione del reato come furto consumato anziché tentato. Successivamente, lo stesso ricorrente ha depositato un formale atto di rinuncia. La Corte di Cassazione ha preso atto di questa scelta e ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso proprio a causa della sopravvenuta rinuncia al ricorso per Cassazione. Di conseguenza, i giudici hanno condannato l'uomo al pagamento delle spese processuali e al versamento di una sanzione pecuniaria di cinquecento euro in favore della Cassa delle ammende, rendendo definitiva la condanna originaria.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: salve le polizze vita
Un'associazione creditrice ha pignorato le somme di una polizza assicurativa contratta dalla debitrice. Il Tribunale ha dichiarato tali somme impignorabili ai sensi dell'articolo 1923 del codice civile, ordinando la restituzione di quanto già incassato. Il creditore ha proposto ricorso in Cassazione ma ha successivamente depositato una formale rinuncia al ricorso per cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio senza pronunciare condanna alle spese, non avendo le altre parti svolto attività difensiva.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop al raddoppio delle tasse
Un cittadino straniero ha proposto ricorso in Cassazione contro il diniego della protezione internazionale. Successivamente, ha depositato un formale atto di rinuncia al ricorso per cassazione firmato insieme al difensore. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio e ha affrontato la questione del raddoppio del contributo unificato. I giudici hanno stabilito che tale sanzione pecuniaria non si applica in caso di rinuncia volontaria, poiché la norma punitiva è di stretta interpretazione e riguarda solo il rigetto, l'inammissibilità o l'improcedibilità del ricorso.
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Rinuncia al ricorso per Cassazione: tirarsi indietro costa caro
Quattro indagati, sottoposti a misure cautelari personali, hanno impugnato l'ordinanza del Tribunale del Riesame lamentando la mancata revoca delle misure dopo l'esclusione di un'aggravante. Prima dell'udienza, gli indagati hanno presentato formale rinuncia al ricorso per Cassazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi a causa della rinuncia. Di conseguenza, ha condannato ciascun ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro a favore della Cassa delle ammende, non sussistendo elementi per escludere la colpa nella determinazione dell'inammissibilità.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: il dietrofront costa 3000 euro
Un imputato, dopo aver concordato la pena in appello, propone ricorso in Cassazione lamentando vizi procedurali. Successivamente, il suo difensore munito di procura speciale deposita formale atto di rinuncia al ricorso. La Corte di Cassazione dichiara l'inammissibilità del ricorso a causa della sopravvenuta rinuncia al ricorso per cassazione. I giudici condannano il ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di una sanzione pecuniaria di tremila euro in favore della Cassa delle ammende, confermando che la legge non distingue tra le diverse cause di inammissibilità per l'applicazione della sanzione.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: il dietrofront costa caro
Un uomo, precedentemente condannato per estorsione pluriaggravata, ha proposto ricorso davanti alla Corte di Cassazione. Successivamente, lo stesso ricorrente ha depositato una formale rinuncia al ricorso per cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso a causa di tale rinuncia. I giudici hanno chiarito che la rinuncia non esime il ricorrente dal pagamento delle spese processuali e della sanzione pecuniaria. Di conseguenza, la Corte ha condannato l'uomo a pagare le spese del giudizio e a versare mille euro alla Cassa delle Ammende, poiché la legge non distingue tra le diverse cause di inammissibilità.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: lite chiusa senza spese
Il Ricorrente ha presentato formale rinuncia al ricorso per cassazione contro la Provincia e il Comune, impugnando una precedente sentenza d'appello. La Suprema Corte ha rilevato che la rinuncia, firmata dalla parte e dal difensore, è un atto unilaterale recettizio che estingue il processo senza necessità di accettazione delle controparti. Poiché i difensori delle controparti hanno apposto il visto di adesione alla rinuncia, la Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio senza alcuna condanna alle spese processuali. La decisione conferma che la rinuncia al ricorso per cassazione determina il passaggio in giudicato della sentenza impugnata e la fine del contenzioso.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: i costi della resa legale
L'Imputata aveva presentato ricorso contro la sentenza del Tribunale che, pur dichiarando prescritto il reato, aveva confermato il risarcimento danni alla parte civile. Successivamente, L'Imputata ha presentato formale rinuncia al ricorso per cassazione, firmata e autenticata dal proprio difensore. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso a causa della rinuncia e ha condannato la ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di 500 euro a favore della Cassa delle Ammende.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: l’accordo che spegne la lite
Una società di servizi pubblici ha proposto ricorso in Cassazione contro un cittadino. Prima che la Corte decidesse sulla controversia, l'azienda ha depositato un atto formale di rinuncia al ricorso per cassazione, regolarmente sottoscritto dal proprio difensore. Il cittadino ha accettato tale rinuncia tramite il proprio avvocato, concordando anche la compensazione delle spese legali. La Corte di Cassazione, preso atto dell'accordo bilaterale e della volontà concorde delle parti, ha dichiarato l'estinzione del giudizio. Di conseguenza, il processo si è concluso senza una decisione sul merito della vicenda e ciascuna parte sosterrà le proprie spese di difesa, ponendo fine alla vertenza in modo consensuale.
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