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Rimessione

85 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

La rimessione è un istituto del diritto processuale penale italiano disciplinato dagli artt. 45 e ss. del Codice di procedura penale italiano vigente. L'articolo 45 c.p.p. prevede che "in ogni stato e grado del processo di merito, quando gravi situazioni locali, tali da turbare lo svolgimento del processo e non altrimenti eliminabili, pregiudicano la libera determinazione delle persone che partecipano al processo ovvero la sicurezza o l'incolumità pubblica, o determinano motivi di legittimo sospetto, la Corte di Cassazione, su richiesta motivata del procuratore generale presso la Corte di appello o del pubblico ministero presso il giudice che procede o dell'imputato, rimette il processo ad altro giudice, designato a norma dell'articolo 11". Tale istituto si pone a garanzia del corretto svolgimento del processo, dell'imparzialità del giudice e della libera attività difensiva delle parti. Si differenzia dalla ricusazione disciplinata dall'art. 37 c.p.p. in quanto derogando al principio costituzionale del giudice naturale (quello del locus commissi delicti) e quindi assumendo il connotato dell'eccezionalità, necessita per poter essere eccepito o rilevato di gravi situazioni esterne al processo nelle sole ipotesi in cui queste non siano altrimenti eliminabili. Inoltre mentre per la domanda di ricusazione è competente il giudice superiore, per decidere sull'ammissibilità della rimessione lo è solo la Corte di Cassazione.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Cassazione: Rimessione alla pubblica udienza per questioni complesse
La Corte di Cassazione ha ricevuto un ricorso presentato da un'Azienda di Sviluppo Immobiliare contro un Cittadino. La Corte ha esaminato il caso e ha ritenuto che il ricorso sollevasse questioni legali complesse e importanti. Per questo motivo, ha deciso la Rimessione alla pubblica udienza, ovvero di inviare la causa a una sessione di tribunale aperta al pubblico per una discussione più approfondita, anziché deciderla in camera di consiglio (a porte chiuse). Questa decisione sottolinea la rilevanza delle questioni di diritto poste dal caso.
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Rettifica reddito estero: la Cassazione rinvia per contrasto interpretativo
La Corte di Cassazione ha affrontato un caso di Rettifica reddito estero che vedeva un Contribuente contestare un avviso di liquidazione per investimenti e attività finanziarie detenute all'estero. Dopo che i precedenti gradi di giudizio avevano rigettato le sue richieste, l'erede del Contribuente ha presentato ricorso. La questione centrale riguardava l'interpretazione dell'Art. 12, comma 2-bis, del d.L. n. 78 del 2009, in particolare se avesse natura procedimentale o sostanziale. La Suprema Corte, rilevando un contrasto interno sulla questione, ha deciso di rimettere la causa alla pubblica udienza della Quinta Sezione civile per una decisione più approfondita. Questo significa che la causa non è stata ancora decisa nel merito.
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Rimessione per Legittimo Sospetto: Quando il Timore non Basta
Un'imputata, accusata di diffamazione, ha chiesto la **rimessione per legittimo sospetto** del suo processo d'appello. Ha sostenuto che il giudice non sarebbe stato imparziale a causa del legame funzionale tra la persona offesa, una giornalista giudiziaria attiva nel distretto, e l'ufficio giudiziario. La Corte ha dichiarato la richiesta inammissibile. Ha ribadito che il legittimo sospetto richiede una grave situazione locale concreta ed effettiva, non semplici timori o illazioni. La sola attività professionale della persona offesa non basta a dimostrare un condizionamento ambientale. L'imputata ha perso e dovrà pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle Ammende.
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Deposito dell’atto impugnato: vizio formale o inammissibilità?
Un contribuente ha impugnato l'avviso con cui l'amministrazione finanziaria modificava il classamento catastale del suo immobile. I giudici tributari di primo e secondo grado hanno dichiarato inammissibile il ricorso a causa del mancato deposito dell'atto impugnato contestualmente alla costituzione in giudizio, vietando il recupero del documento in appello. Il contribuente si è rivolto alla Corte di Cassazione lamentando un'errata interpretazione delle norme processuali tributarie. Nel corso del giudizio di legittimità, la sesta sezione ha riscontrato un errore materiale nella proposta preliminare del relatore, la quale esaminava questioni estranee alla vicenda concreta. Considerata l'impossibilità di riformulare la proposta nei tempi processuali utili prima della soppressione della sezione filtro, la Suprema Corte ha rimesso la causa alla Sezione Tributaria ordinaria per la trattazione del merito.
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Dichiarazione di ricusazione: quando l’errore formale costa caro
Il Tribunale applicava a un cittadino un sequestro e una misura di prevenzione personale senza previo contraddittorio. Successivamente, il cittadino presentava una dichiarazione di ricusazione contro l'intero collegio dei giudici, sostenendo che avessero già espresso un pregiudizio. La Corte d'Appello dichiarava inammissibile la richiesta. La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso per due ragioni principali: in primo luogo, il ricorrente non ha dimostrato la tempestività della richiesta rispetto al momento in cui ha conosciuto la causa di incompatibilità; in secondo luogo, la dichiarazione di ricusazione è stata rivolta genericamente contro l'intero collegio giudicante anziché contro i singoli magistrati persone fisiche. Il ricorrente perde la causa e viene condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Contributo di solidarietà: scontro tra rimborso e prescrizione
La Pensionata, titolare di una pensione di reversibilità, ha ottenuto dal Tribunale e dalla Corte d'Appello la condanna dell'Ente Previdenziale alla restituzione del contributo di solidarietà versato tra il 2009 e il 2013. L'Ente Previdenziale ha proposto ricorso in Cassazione, contestando la spettanza del rimborso e sostenendo che il diritto al rimborso fosse soggetto a prescrizione quinquennale anziché decennale. La Sesta Sezione Civile della Corte di Cassazione, rilevando la particolare importanza nomofilattica della questione relativa al termine di prescrizione applicabile, ha emesso un'ordinanza interlocutoria rimettendo la causa alla Quarta Sezione Civile per una decisione approfondita.
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Rimessione alla pubblica udienza: stop alla decisione rapida
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso proposto da una società contro un'azienda di distribuzione energetica e il Ministero dell'Economia. Il giudice relatore ha rilevato che la controversia presenta questioni di particolare rilevanza che escludono la possibilità di una decisione semplificata in camera di consiglio. Di conseguenza, la Suprema Corte ha disposto la rimessione alla pubblica udienza della seconda sezione civile per una discussione approfondita della causa, rinviando il procedimento a nuovo ruolo senza decidere ancora sul merito della vicenda.
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Doppio grado di giurisdizione: stop alle scorciatoie dei giudici
Un cittadino ha avviato una causa contro l'Amministrazione Pubblica davanti al Giudice di Pace, il quale ha dichiarato il proprio difetto di giurisdizione. In appello, il Tribunale ha invece riconosciuto la giurisdizione del giudice ordinario ma, anziché restituire gli atti al primo giudice, ha deciso direttamente la causa nel merito, rigettando la domanda. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del cittadino, stabilendo che il giudice d'appello non può scavalcare il primo grado. Per garantire il fondamentale principio del doppio grado di giurisdizione, il Tribunale avrebbe dovuto rimettere la causa al Giudice di Pace. La sentenza è stata quindi cassata con rinvio al primo giudice per un nuovo esame della vicenda.
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Spese di lite: l’INPS vince ma deve pagare, la Cassazione rinvia
Il Tribunale di Latina ha riconosciuto a una cittadina il diritto all'esenzione dal ticket sanitario per un'invalidità del 67%, ponendo le spese di lite e di consulenza tecnica a carico dell'INPS. L'ente previdenziale ha proposto ricorso in Cassazione, contestando l'addebito delle spese di lite in quanto riteneva di essere risultato totalmente vittorioso nel giudizio di merito. La Sesta Sezione Civile della Corte di Cassazione, non ravvisando i presupposti per una decisione immediata e semplificata in camera di consiglio, ha emesso un'ordinanza interlocutoria disponendo il trasferimento degli atti alla Quarta Sezione Lavoro per una trattazione ordinaria e approfondita della controversia.
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Contributo di solidarietà: scontro sulla prescrizione in Cassazione
Un professionista in pensione ha ottenuto nei primi gradi di giudizio la restituzione di oltre undicimila euro versati alla propria Cassa di Previdenza a titolo di contributo di solidarietà tra il 2006 e il 2009, ritenuto non dovuto. La Cassa ha proposto ricorso in Cassazione, contestando la restituzione e sostenendo la prescrizione quinquennale del diritto al rimborso, contrariamente alla decisione dei giudici di merito che avevano applicato la prescrizione decennale. La Sesta Sezione Civile, rilevando la complessità e l'importanza della questione sul termine di prescrizione applicabile, ha ritenuto insussistenti i presupposti per una decisione semplificata. Con la presente ordinanza, la Corte ha rimesso la causa alla Quarta Sezione Civile per una trattazione approfondita.
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Notifica all’Avvocatura dello Stato: la nullità
La Corte di Appello di Genova ha dichiarato la nullità di una sentenza di sfratto poiché la notifica all'Avvocatura dello Stato non era stata correttamente eseguita. L'atto introduttivo era stato inviato direttamente al Ministero presso una sede territoriale non competente. La violazione delle norme sulla notifica obbligatoria agli organi legali dello Stato ha imposto la nullità dell'intero procedimento di primo grado e la conseguente rimessione della causa al Tribunale.
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Rimessione del processo: l’obbligo di notifica
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile una richiesta di rimessione del processo presentata da un imputato. La decisione si fonda sulla mancata notifica dell'istanza alle altre parti processuali, in aperta violazione di quanto prescritto dall'art. 46 c.p.p. Oltre all'inammissibilità, la Corte ha disposto la condanna dell'istante al pagamento delle spese del procedimento e di una sanzione pecuniaria di tremila euro in favore della Cassa delle ammende, sottolineando come il rispetto delle formalità sia essenziale per la validità dell'istanza.
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Impresa familiare: competenza della Sezione Lavoro
La Corte di Cassazione ha esaminato una controversia riguardante l'impresa familiare regolata dall'art. 230 bis c.c. La Seconda Sezione Civile, rilevando che la materia trattata attiene a profili lavoratistici, ha stabilito che la cognizione spetta alla Sezione Lavoro secondo le tabelle di organizzazione interna. Per tale motivo, il collegio ha disposto la rimessione degli atti al Primo Presidente per la corretta assegnazione del fascicolo, garantendo il rispetto della specializzazione dei giudici.
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Rottamazione agevolata: i limiti per l’accesso ai ruoli
L'Ente della Riscossione ha impugnato una sentenza della Commissione Tributaria Regionale che aveva riconosciuto a una società contribuente il diritto alla rottamazione agevolata per una cartella di pagamento del 2008. Il punto centrale della controversia riguarda l'influenza della data di consegna dei ruoli (avvenuta il 25 gennaio 2017) sulla possibilità di accedere ai benefici fiscali previsti dal D.L. 193/2016. La Corte di Cassazione ha emesso un'ordinanza interlocutoria disponendo il rinvio della causa alla sezione tributaria per ulteriori approfondimenti.
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Rimessione in termini: la guida della Cassazione
L'Agenzia delle Entrate ha proposto ricorso per cassazione contro una sentenza che dichiarava inammissibile un appello per presunta tardività. Durante il giudizio, l'Amministrazione ha richiesto la rimessione in termini per poter depositare l'avviso di ricevimento della notifica del ricorso, non ancora rientrato in suo possesso. La Suprema Corte ha accolto l'istanza, rilevando che il ricorrente aveva dimostrato di essersi attivato tempestivamente per richiedere il duplicato alle poste. La decisione conferma che la rimessione in termini è applicabile quando il mancato deposito di documenti probatori della notifica dipende da ritardi del servizio postale non imputabili alla parte.
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Patrocinio a spese dello Stato: guida alla competenza
Un cittadino, inizialmente ammesso al patrocinio a spese dello Stato in un procedimento penale, subisce la revoca del beneficio da parte del GIP. L'interessato propone opposizione davanti al Tribunale civile, che tuttavia dichiara l'azione improcedibile per la mancata notifica del ricorso e del decreto di fissazione udienza. La questione giunge in Cassazione, dove la Sezione Sesta Civile rileva un difetto di competenza interna. La Corte stabilisce che, mentre le controversie sulla liquidazione dei compensi spettano alle sezioni civili, l'opposizione alla revoca del patrocinio a spese dello Stato disposta in ambito penale deve essere trattata dalle sezioni penali, disponendo quindi la rimissione degli atti al Primo Presidente.
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Litisconsorzio necessario e cartella esattoriale
La Corte di Cassazione ha stabilito che, nell'impugnazione di una cartella esattoriale per vizi di notifica, non sussiste un'ipotesi di litisconsorzio necessario tra l'ente impositore e l'agente della riscossione. Il caso nasce dal ricorso di una curatela fallimentare contro una cartella di pagamento. Mentre il primo grado aveva accolto il ricorso per inesistenza della notifica, il secondo grado aveva annullato la sentenza chiedendo l'integrazione del contraddittorio con l'ente impositore. La Suprema Corte ha cassato tale decisione, confermando che il contribuente può agire indifferentemente contro l'uno o l'altro soggetto, spettando eventualmente al concessionario l'onere di chiamare in causa l'ente titolare del credito.
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Rimessione nei termini: quando la notifica è valida
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un cittadino che richiedeva la rimessione nei termini per impugnare una sentenza di condanna del 2014. Il ricorrente sosteneva di aver appreso della condanna solo nel 2022, contestando la validità di una notifica del 2019 effettuata presso la sua residenza anagrafica a mani di un presunto convivente. La Suprema Corte ha confermato la validità della notifica, sottolineando che l'attestazione del pubblico ufficiale fa fede e che il destinatario non ha fornito prove idonee a dimostrare la mancata conoscenza incolpevole dell'atto.
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Inammissibilità ricorso per cassazione: stop ai salti procedurali
Un imputato ha presentato ricorso diretto alla Suprema Corte per contestare un'ordinanza del GUP di Palermo che aveva respinto un'eccezione di competenza territoriale. La difesa sosteneva che il processo dovesse svolgersi a Roma. La Corte di Cassazione ha stabilito l'**inammissibilità ricorso per cassazione** in quanto il provvedimento impugnato ha natura interlocutoria e non definitoria. Secondo le nuove norme introdotte dalla Riforma Cartabia, le questioni sulla competenza devono essere sollecitate tramite la procedura di rimessione ex art. 24-bis c.p.p. e non tramite ricorso ordinario. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro.
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Ricettazione: possesso di assegno rubato e condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di ricettazione nei confronti di un soggetto trovato in possesso di un assegno di provenienza furtiva. L'imputata aveva utilizzato il titolo di credito per effettuare un pagamento, ma non è stata in grado di fornire alcuna giustificazione plausibile circa il possesso del bene. Mentre il reato di truffa è stato dichiarato estinto per intervenuta prescrizione, la responsabilità per la ricettazione è rimasta ferma. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso poiché i motivi presentati erano generici e non contrastavano efficacemente la logica ricostruzione dei fatti operata dai giudici di merito.
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