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Inammissibilità ricorso per cassazione: stop ai salti procedurali

Un imputato ha presentato ricorso diretto alla Suprema Corte per contestare un’ordinanza del GUP di Palermo che aveva respinto un’eccezione di competenza territoriale. La difesa sosteneva che il processo dovesse svolgersi a Roma. La Corte di Cassazione ha stabilito l’**inammissibilità ricorso per cassazione** in quanto il provvedimento impugnato ha natura interlocutoria e non definitoria. Secondo le nuove norme introdotte dalla Riforma Cartabia, le questioni sulla competenza devono essere sollecitate tramite la procedura di rimessione ex art. 24-bis c.p.p. e non tramite ricorso ordinario. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 12586 Anno 2026
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Pubblicato il 15 aprile 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Introduzione all’inammissibilità ricorso per cassazione

Nel panorama del diritto processuale penale, la scelta dei tempi e dei modi per impugnare una decisione è fondamentale. Recentemente, la Suprema Corte si è pronunciata su un caso emblematico che riguarda l’inammissibilità ricorso per cassazione presentato contro un’ordinanza del Giudice dell’Udienza Preliminare. La vicenda trae origine da una contestazione sulla competenza territoriale: un imputato, coinvolto in un procedimento a Palermo, riteneva che il tribunale naturale per il suo caso fosse quello di Roma. Tuttavia, invece di seguire il percorso tracciato dalle recenti riforme legislative, la difesa ha tentato la via del ricorso diretto in Cassazione. Questo errore procedurale ha portato a conseguenze non solo giuridiche, ma anche economiche per il ricorrente.

La natura delle ordinanze interlocutorie

Il punto centrale della questione risiede nella distinzione tra provvedimenti definitivi e provvedimenti interlocutori. Un’ordinanza che decide su una questione preliminare, come appunto la competenza territoriale, non chiude il processo. Essa è strumentale all’emissione del decreto che dispone il giudizio e, per sua natura, può essere modificata fino al momento della decisione finale. La legge stabilisce che non si può ricorrere in Cassazione contro ogni singola scelta del giudice durante le fasi intermedie del processo. Se fosse permesso, il sistema giudiziario verrebbe paralizzato da continui stop per verifiche di legittimità su questioni non ancora giunte a maturazione completa. L’inammissibilità ricorso per cassazione scatta proprio quando si tenta di scavalcare questa gerarchia di atti.

La procedura corretta dopo la Riforma Cartabia

Con l’entrata in vigore del Decreto Legislativo n. 150 del 2022, meglio noto come Riforma Cartabia, il legislatore ha introdotto strumenti specifici per risolvere i conflitti di competenza senza interrompere bruscamente il corso del processo. L’articolo 24-bis del codice di procedura penale prevede oggi una procedura di rimessione della decisione. Se una parte ritiene che il giudice adito non sia quello competente, deve sollecitare il giudice stesso a rimettere la questione alla Corte di Cassazione secondo questo binario dedicato. Ignorare questa norma e procedere con un ricorso ordinario significa ignorare l’evoluzione del sistema processuale, portando inevitabilmente alla dichiarazione di inammissibilità ricorso per cassazione.

Le motivazioni della sentenza sull’inammissibilità ricorso per cassazione

I giudici di legittimità hanno chiarito che il ricorso proposto era del tutto irrituale. La motivazione principale risiede nel fatto che l’ordinanza del GUP non è un atto autonomamente impugnabile. Essendo un provvedimento dal contenuto non definitorio, esso non possiede quei requisiti di definitività necessari per l’esame da parte della Suprema Corte. La Corte ha ribadito che la parte interessata avrebbe dovuto attivare il meccanismo previsto dall’art. 24-bis c.p.p. per ottenere una pronuncia pregiudiziale sulla competenza. La mancanza di questo passaggio obbligato rende il ricorso privo di base giuridica, determinando la chiusura del giudizio di legittimità senza entrare nel merito delle doglianze espresse dalla difesa.

Le conclusioni sulla competenza territoriale e le sanzioni

In conclusione, il tentativo di forzare le tappe processuali ha generato un esito negativo per l’imputato. La Corte non solo ha confermato l’inammissibilità ricorso per cassazione, ma ha anche applicato rigorosamente le sanzioni previste dall’articolo 616 del codice di procedura penale. Quando un ricorso viene dichiarato inammissibile e non emergono elementi che escludano la colpa del ricorrente, la condanna al pagamento delle spese processuali è automatica. A ciò si aggiunge la sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle Ammende, che in questo caso è stata quantificata in tremila euro. Questo provvedimento serve da monito sulla necessità di seguire scrupolosamente le regole della procedura penale, specialmente dopo le recenti riforme che hanno ridisegnato i confini delle impugnazioni.

Si può impugnare subito un’ordinanza del GUP sulla competenza territoriale?
No, le ordinanze del GUP su questioni preliminari non sono autonomamente impugnabili con ricorso per cassazione perché non definiscono il giudizio.

Cosa prevede la Riforma Cartabia per contestare la sede del processo?
La riforma ha introdotto l’articolo 24-bis c.p.p. che permette di sollecitare la rimessione della questione di competenza alla Cassazione tramite una procedura specifica.

Quali sono i rischi economici di un ricorso dichiarato inammissibile?
Il ricorrente viene condannato al pagamento delle spese del procedimento e, solitamente, al versamento di una somma tra i mille e i seimila euro alla Cassa delle Ammende.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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