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Rimborso Del Credito Iva

6 provvedimenti applicano questo termine

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Rimborso del credito IVA: la dichiarazione da sola non basta
Una società chiedeva all'Amministrazione Finanziaria il rimborso del credito IVA maturato per l'anno d'imposta 2006. I giudici di secondo grado accoglievano la domanda ritenendo provato il credito tramite la semplice presentazione della dichiarazione dei redditi, dei modelli di versamento F24 e delle comunicazioni fiscali. L'Amministrazione Finanziaria impugnava la decisione contestando l'assoluta insufficienza di tali documenti. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'ente impositore, stabilendo che per ottenere il rimborso del credito IVA il contribuente deve dimostrare l'effettiva esistenza delle singole operazioni attive e passive dalle quali scaturisce l'eccedenza. La mera indicazione del credito nei modelli contabili o fiscali non costituisce prova idonea in presenza di contestazioni dell'Ufficio. La sentenza è stata cassata con rinvio per una nuova e accurata valutazione delle prove documentali.
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Rimborso del credito IVA: fisco sconfitto sulla decadenza
L'Amministrazione Finanziaria ha impugnato la decisione che riconosceva a una Società in Amministrazione Straordinaria il diritto al rimborso del credito IVA relativo all'anno 2004. L'ufficio eccepiva la decadenza biennale, sostenendo che la richiesta formale fosse tardiva. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del fisco. I giudici hanno stabilito che l'esposizione del credito nella dichiarazione presentata dal commissario straordinario equivale a una dichiarazione di cessazione attività. Questa condotta manifesta la volontà di recuperare l'imposta e impedisce la decadenza. Di conseguenza, il diritto al rimborso del credito IVA non decade dopo due anni, ma resta soggetto al termine di prescrizione ordinario di dieci anni. Il contribuente ottiene così la conferma definitiva del proprio diritto al rimborso.
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Rimborso del credito IVA: il Fisco può negarlo anche dopo anni
Un contribuente ha richiesto il rimborso del credito IVA relativo all'anno 2005, originatosi nel 1997 e riportato a nuovo nelle dichiarazioni successive. L'Amministrazione Finanziaria ha negato parzialmente il rimborso a causa della mancata esibizione dei documenti probatori. Il contribuente ha impugnato il diniego, sostenendo che il Fisco fosse ormai decaduto dal potere di controllo sul credito originario. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del contribuente. I giudici hanno stabilito che l'Amministrazione Finanziaria può contestare l'esistenza del credito chiesto a rimborso in ogni tempo, anche dopo la scadenza dei termini per l'accertamento. Spetta infatti al contribuente dimostrare i fatti costitutivi del diritto al rimborso, conservando la documentazione necessaria a comprovare l'effettiva sussistenza del credito vantato.
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Rimborso del credito IVA: perché il fisco può negarlo dopo anni
Un istituto di credito ha richiesto il rimborso di un credito d'imposta accumulato tra il 1988 e il 2002, riportato a nuovo fino al 2016. L'Amministrazione Finanziaria ha negato parzialmente la richiesta a causa della mancata presentazione dei documenti giustificativi. Il contribuente ha impugnato il diniego, sostenendo che il fisco non potesse più contestare il credito per decorrenza dei termini di accertamento. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che l'ufficio impositore può sempre verificare la sussistenza del credito quando viene richiesto il rimborso del credito IVA, anche oltre i termini di decadenza previsti per l'accertamento. Spetta infatti al contribuente l'onere di provare l'esistenza del diritto vantato.
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Rimborso credito IVA: il Fisco controlla anche dopo anni
Il Contribuente ha impugnato il diniego di un rimborso del credito IVA relativo all'anno 2010, derivante da un credito originato nel lontano 1995. L'Amministrazione Finanziaria ha rifiutato il rimborso a causa della mancata presentazione dei documenti giustificativi. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Contribuente, confermando che il Fisco può contestare l'esistenza del credito d'imposta in sede di rimborso anche se sono scaduti i termini per l'accertamento. Grava infatti sul Contribuente l'onere di provare i fatti costitutivi del credito vantato, senza che il decorso del tempo o l'omesso controllo preventivo possano sanare un credito inesistente.
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Rimborso del credito IVA: perché il Modello Unico non basta
Il Cessionario ha richiesto il rimborso del credito IVA acquistato da una contribuente che aveva cessato l'attività. L'Amministrazione Finanziaria ha negato il rimborso per decadenza e per mancanza di prove sull'esistenza del credito. La Corte di Giustizia Tributaria di secondo grado ha dato ragione al Fisco, evidenziando che il richiedente non ha fornito le fatture d'acquisto e i registri IVA. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Cessionario, confermando che per ottenere il rimborso del credito IVA non basta la mera indicazione del credito nella dichiarazione dei redditi (Modello Unico). Il contribuente ha l'onere di provare i fatti costitutivi del credito esibendo la documentazione contabile di supporto, mentre l'Amministrazione Finanziaria può contestare l'esistenza del credito anche oltre i termini di accertamento.
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