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Ricorso Incidentale

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2532 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Assolto ma ineleggibile: incandidabilità degli amministratori
La Corte di Cassazione ha confermato il provvedimento di incandidabilità degli amministratori locali nei confronti di un ex assessore comunale. Nonostante l'assoluzione in sede penale dall'accusa di associazione mafiosa, l'ex amministratore aveva minimizzato, durante un consiglio comunale, un grave episodio di ostentazione del potere da parte di una famiglia criminale locale (il lancio di un pallone aerostatico con il nome della cosca). La Suprema Corte ha ribadito che la misura dell'incandidabilità è autonoma rispetto al processo penale. Essa non richiede la commissione di un reato, ma punisce la cattiva gestione della cosa pubblica e l'omessa presa di distanza dalle pressioni mafiose. Di conseguenza, il ricorso dell'ex assessore è stato respinto, confermando la sua temporanea esclusione dalle competizioni elettorali.
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Calcolo del TFR: la Cassazione dà ragione ai dipendenti pubblici
Alcuni dipendenti non dirigenti di un ente pubblico per l'internazionalizzazione chiedevano l'inclusione di varie indennità e premi di produzione nel calcolo del TFR per il periodo dal 1990 al 2004. I giudici di merito avevano respinto la richiesta, ritenendo applicabile il regime dell'indennità di buonuscita anziché quello del trattamento di fine rapporto. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dei lavoratori, stabilendo che per il personale non dirigente assunto prima del 31 dicembre 1995 continua ad applicarsi il regime del trattamento di fine rapporto già precedentemente in vigore. Di conseguenza, la Suprema Corte ha cassato la sentenza impugnata e ha rinviato la causa alla Corte d'Appello per procedere al corretto calcolo del TFR, valutando quali voci retributive debbano essere effettivamente incluse.
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Calcolo del TFR: dipendenti pubblici battono l’amministrazione
Alcuni dipendenti non dirigenti dell'Istituto Commercio Estero, assunti prima del 31 dicembre 1995, hanno richiesto l'inclusione di specifiche voci retributive nel calcolo del TFR per il periodo dal 1990 al 2004. La Corte d'Appello ha respinto la domanda, ritenendo applicabile il regime dell'indennità di buonuscita anziché quello del trattamento di fine rapporto. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dei lavoratori, stabilendo che per il personale non dirigente assunto prima di tale data continua ad applicarsi il regime del TFR. La Suprema Corte ha chiarito che il diritto al trattamento sorge solo alla cessazione del rapporto, respingendo l'eccezione di prescrizione sollevata dall'amministrazione poiché i rapporti di lavoro erano ancora in corso. La sentenza è stata cassata con rinvio alla Corte d'Appello per una nuova valutazione delle voci da computare.
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Calcolo del TFR: dipendenti pubblici battono l’ente di Stato
Alcuni dipendenti non dirigenti di un ente pubblico hanno chiesto l'inclusione di varie indennità accessorie nel calcolo del TFR per il periodo 1990-2004. I giudici di merito avevano respinto la domanda, ritenendo applicabile il regime della buonuscita pubblica invece del TFR. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dei lavoratori, stabilendo che per il personale non dirigente assunto prima del 31 dicembre 1995 si applica la disciplina del trattamento di fine rapporto e non quella della buonuscita. Di conseguenza, la Corte ha cassato la decisione precedente e ha rinviato la causa alla Corte d'Appello per ricalcolare le somme spettanti, rigettando anche l'eccezione di prescrizione sollevata dall'ente pubblico, poiché il diritto sorge solo al termine del rapporto lavorativo.
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Massimale pensionabile ex ENPALS: INPS vince in Cassazione
Un pensionato dello spettacolo ha chiesto il ricalcolo della propria pensione ex ENPALS (Quota B), sostenendo che non si dovesse applicare il limite massimo di retribuzione giornaliera. La Corte d'Appello ha accolto la domanda del pensionato, ma ha applicato la decadenza triennale per i ratei più vecchi. L'ente previdenziale ha fatto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso dell'ente, stabilendo che il massimale pensionabile ex ENPALS continua ad applicarsi anche al calcolo della Quota B per le anzianità maturate dopo il 1992. Ha inoltre confermato che la decadenza triennale si applica alle richieste di ricalcolo delle pensioni già in godimento, limitando il recupero delle somme arretrate ai soli tre anni precedenti la domanda giudiziale. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello.
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Contributi Gestione Separata: doppia attività, doppio versamento
Un professionista ha contestato un avviso di addebito dell'INPS relativo all'anno 2009 per il pagamento dei Contributi Gestione Separata. La Corte d'Appello aveva dato ragione al lavoratore, ritenendo che l'INPS non avesse spiegato perché richiedesse un doppio versamento, dato che il professionista era già iscritto e aveva pagato i contributi per un'altra collaborazione. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'INPS. I giudici hanno stabilito che lo svolgimento di due diverse attività autonome nello stesso periodo richiede il versamento di due distinte quote contributive, anche se destinate alla stessa gestione previdenziale. La sentenza impugnata è stata quindi annullata con rinvio alla Corte d'Appello.
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Responsabilità del depositario: chi paga se il frigo si rompe?
Una cooperativa agricola ha depositato del radicchio nelle celle frigorifere di una società agricola. A causa di un guasto termico, la merce è marcita. La cooperativa ha chiesto il risarcimento. La società agricola ha chiamato in causa l'installatore dell'impianto difettoso. La Corte d'Appello ha condannato la società agricola a risarcire la cooperativa, ma ha stabilito che l'installatore deve rimborsare interamente la società agricola. La Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando i ricorsi di entrambe le parti. La Corte ha ribadito le regole sulla responsabilità del depositario: chi riceve un bene in custodia deve restituirlo intatto. Se il bene si danneggia, il depositario risponde dell'inadempimento contrattuale, salvo che provi una causa esterna inevitabile. Il malfunzionamento del frigorifero fornito da terzi non esclude la sua responsabilità verso il cliente, ma gli dà diritto di essere rimborsato dal fornitore dell'impianto.
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Accertamento bancario: il Fisco vince sui prelievi ingiustificati
L'Agenzia delle Entrate ha notificato a un contribuente un avviso di accertamento per maggiori ricavi IRPEF, IRAP e IVA, basato su indagini finanziarie. La Commissione Tributaria Regionale ha parzialmente annullato il recupero relativo ai prelievi bancari, ritenendo sufficiente una giustificazione generica dovuta al regime di contabilità semplificata. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco, stabilendo che l'accertamento bancario si fonda su una presunzione legale che impone al contribuente l'onere di fornire una prova analitica e specifica per ogni singolo movimento, sia esso un prelievo o un versamento. Di conseguenza, la Suprema Corte ha cassato la decisione impugnata, rinviando la causa per un nuovo esame rigoroso delle prove.
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Permuta immobiliare non registrata: doppia sconfitta in Cassazione
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento contro una società per una permuta immobiliare non registrata e non fatturata di terreni edificabili. La Commissione Tributaria Regionale ha riconosciuto la deducibilità del costo del terreno per evitare la doppia imposizione, ma ha negato la detrazione IVA per decorrenza dei termini biennali. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili sia il ricorso principale dell'ufficio finanziario sia quello incidentale della società. La Suprema Corte ha stabilito che l'Amministrazione non può modificare o integrare in giudizio le motivazioni originarie dell'atto impositivo e che il diritto alla detrazione IVA decade se non esercitato entro il secondo anno successivo a quello in cui è sorto. Di conseguenza, la decisione precedente resta confermata e le spese di giudizio sono compensate.
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Operazioni soggettivamente inesistenti: nullo il giudizio
L'Amministrazione Finanziaria ha emesso avvisi di accertamento contro un'Azienda di Trasporti, contestando l'indebita detrazione IVA e la deduzione di costi per operazioni soggettivamente inesistenti derivanti da contratti di appalto fittizi (ritenuti somministrazione abusiva di manodopera). La Corte di Giustizia Tributaria Regionale ha rigettato gli appelli di entrambe le parti con una motivazione estremamente sintetica. La Corte di Cassazione ha accolto sia il ricorso dell'Azienda sia quello dell'Ufficio. I giudici di legittimità hanno riscontrato la nullità della sentenza d'appello per totale mancanza di motivazione sulle contestazioni delle parti e per non aver valutato correttamente, in modo globale e sintetico, gli indizi (presunzioni semplici) offerti dal fisco. La causa è stata quindi rinviata per un nuovo esame.
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Aumenti contrattuali in house: dipendenti contro il blocco
Alcuni dipendenti di una società pubblica chiedono il pagamento degli aumenti contrattuali previsti dal rinnovo del contratto collettivo del terziario. L'azienda si oppone invocando il blocco degli stipendi pubblici. La Corte d'Appello riconosce il diritto solo parzialmente. La Cassazione, accogliendo il ricorso dei lavoratori, stabilisce che il blocco retributivo pubblico non si applica alle società partecipate escluse dall'elenco ISTAT. Di conseguenza, i dipendenti hanno diritto a ricevere gli aumenti contrattuali in house fin dal momento dell'entrata in vigore del rinnovo contrattuale, ossia da aprile 2015. La sentenza viene cassata con rinvio per ricalcolare le somme spettanti.
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Aumenti contrattuali dipendenti in house: stop al blocco pubblico
Due lavoratori di una società partecipata pubblica (società in house) hanno richiesto il pagamento degli aumenti contrattuali previsti dal rinnovo del CCNL Terziario del 2015. L'Azienda si era opposta applicando il blocco degli stipendi previsto per il settore pubblico. La Corte di Cassazione, esaminando il ricorso dei lavoratori, ha stabilito che il blocco retributivo pubblico non si applica ai dipendenti di società partecipate non incluse nell'elenco ISTAT. Per queste realtà, il contenimento dei costi può avvenire solo tramite contrattazione di secondo livello e non con atti unilaterali. Di conseguenza, la Corte ha riconosciuto il diritto dei lavoratori a percepire gli aumenti contrattuali dipendenti in house fin dalla data di entrata in vigore del rinnovo contrattuale (aprile 2015).
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Aumenti contrattuali dipendenti in house: stop al blocco pubblico
Un lavoratore, ex dipendente di una società in house, ha richiesto il pagamento degli aumenti contrattuali derivanti dal rinnovo del contratto collettivo del settore terziario. L'azienda si è opposta invocando il blocco delle retribuzioni previsto per i dipendenti pubblici. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del lavoratore, stabilendo che il blocco degli stipendi pubblici non si applica automaticamente alle società partecipate. Per ridurre i trattamenti economici dei dipendenti di tali società è necessaria una contrattazione collettiva di secondo livello, che nel caso specifico non è mai avvenuta. Di conseguenza, il lavoratore ha diritto a ricevere gli aumenti contrattuali dipendenti in house a partire dalla data di decorrenza del rinnovo contrattuale.
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Aumenti contrattuali nelle società in house: stop al blocco
Alcuni dipendenti di una società in house hanno richiesto il pagamento degli aumenti contrattuali previsti dal rinnovo del CCNL Terziario del 2015. L'azienda si è opposta applicando il blocco delle retribuzioni previsto per i dipendenti pubblici. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dei lavoratori, stabilendo che il blocco degli stipendi statali non si applica alle società partecipate escluse dall'elenco ISTAT. Di conseguenza, gli aumenti contrattuali nelle società in house spettano fin dal momento del rinnovo contrattuale (aprile 2015), poiché solo la contrattazione collettiva di secondo livello può limitare i diritti economici dei lavoratori. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Annullamento della cartella di pagamento ma il debito parziale resta
L'Azienda impugna una cartella esattoriale per IVA. Dopo aver presentato una dichiarazione integrativa con un debito inferiore, riceve una seconda cartella, poi sgravata dall'Amministrazione per evitare duplicazioni. La Corte di secondo grado, pur accertando che l'Azienda deve ancora una parte dell'imposta, conferma l'annullamento della cartella di pagamento. L'Amministrazione e l'Azienda ricorrono in Cassazione. La Suprema Corte accoglie i ricorsi evidenziando un contrasto insanabile nella decisione: il processo tributario è un giudizio di impugnazione-merito. Se il debito esiste in parte, il giudice non può confermare l'annullamento della cartella di pagamento in toto, ma deve rideterminare la somma dovuta riducendo l'atto. La sentenza viene cassata con rinvio.
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Simulazione della cessione di quote: Fisco battuto sulla coerenza
L'Agenzia delle Entrate ha emesso accertamenti fiscali ipotizzando la simulazione della cessione di quote di una società di persone. Secondo il Fisco, la vendita delle quote era fittizia, ma ha comunque richiesto il pagamento dell'IRAP a una delle acquirenti fittizie in qualità di socia. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Fisco, confermando che l'Amministrazione finanziaria non può contraddirsi: se sostiene la simulazione della cessione di quote (ritenendola quindi nulla), non può poi considerare l'acquirente come socia effettiva per chiederle le tasse della società. Anche il ricorso dei venditori è stato respinto, poiché la sanatoria fiscale di un'annualità precedente non costituisce un precedente vincolante. Entrambe le parti escono sconfitte e le spese di giudizio sono compensate.
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Operazioni oggettivamente inesistenti: i bonifici non salvano
L'Amministrazione Finanziaria ha emesso un avviso di accertamento contro una società in liquidazione, contestando la deduzione di costi basati su fatture per operazioni oggettivamente inesistenti emesse da una società cartiera. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società e accolto quello dell'ufficio tributario. I giudici hanno stabilito che la semplice tracciabilità dei pagamenti (come bonifici o assegni) non è sufficiente a dimostrare l'effettiva esistenza delle transazioni in presenza di indizi di frode. Spetta al contribuente fornire una prova rigorosa che vada oltre la regolarità formale dei documenti e dei flussi finanziari, i quali possono essere facilmente predisposti per simulare la realtà. La causa è stata rinviata per un nuovo esame.
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Fisco e responsabilità solidale associazioni non riconosciute
L'Amministrazione Finanziaria ha emesso diversi avvisi di accertamento nei confronti di un'associazione sportiva dilettantistica per violazioni tributarie, contestando la responsabilità solidale associazioni non riconosciute al consigliere dell'ente. Il contribuente ha impugnato gli atti, sostenendo che la sua carica formale non bastasse a fondare la responsabilità per i debiti d'imposta dell'associazione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del contribuente. I giudici hanno chiarito che per i debiti tributari, sorti per legge, risponde personalmente e solidalmente chi ha effettivamente diretto la gestione complessiva dell'ente nel periodo considerato. Nel caso specifico, la carica di consigliere e la partecipazione attiva alle decisioni gestionali giustificano la pretesa del fisco nei confronti del singolo amministratore.
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Indennità di espropriazione: scontro tra concessionaria e proprietario
Una società concessionaria autostradale ha promosso un giudizio di opposizione alla stima contro un proprietario terriero per contestare l'ammontare dell'indennità di espropriazione determinata per la realizzazione di un'autostrada. Il proprietario ha eccepito il difetto di legittimazione della società, sostenendo che solo il consorzio costruttore potesse agire. La Corte d'Appello ha rideterminato l'indennizzo e la Cassazione ha confermato la decisione. La Suprema Corte ha stabilito che il soggetto beneficiario dell'esproprio, su cui grava l'obbligo di pagamento, è pienamente legittimato a contestare la stima. Inoltre, ha chiarito che l'indennità di occupazione temporanea compensa solo la perdita di godimento del bene e non il deprezzamento del terreno residuo. Entrambi i ricorsi sono stati rigettati, confermando la precedente quantificazione.
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Deduzione IRAP cuneo fiscale: tra appalto e falsa concessione
L'Agenzia delle Entrate ha negato a un'azienda di trasporti la deduzione IRAP cuneo fiscale, ritenendo che operasse in regime di concessione e a tariffa. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Fisco per i servizi di trasporto urbano, confermando che si trattava di un appalto di servizi: l'azienda riceveva un compenso fisso a chilometro e non tratteneva i ricavi dei biglietti, escludendo il rischio d'impresa. Al contempo, la Corte ha accolto il ricorso dell'azienda per le linee interregionali, stabilendo che il giudice d'appello non può definire un rapporto come concessione solo basandosi sul nome usato nel contratto. La sentenza è stata cassata con rinvio per un nuovo esame di questi ultimi contratti. Vince l'azienda di trasporti, che vede confermata l'agevolazione per la rete urbana e ottiene un nuovo giudizio per quella regionale.
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