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Ricorso Incidentale — Anno 2025

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712 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Ricorso Incidentale

Provvedimenti

Avviso di liquidazione nullo: la motivazione è d’obbligo
La Corte di Cassazione ha confermato la nullità di un avviso di liquidazione emesso dall'Agenzia delle Entrate per l'imposta di registro su una divisione patrimoniale. La decisione si fonda sul difetto di motivazione dell'atto, che non specificava la base imponibile, le aliquote e i criteri di calcolo, ledendo così il diritto di difesa del contribuente. La Corte ha inoltre accolto il ricorso dei contribuenti sulle spese legali, stabilendo che devono essere liquidate per tutti i gradi di giudizio in caso di vittoria finale.
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Estinzione del giudizio: la rinuncia chiude il caso
Una lunga disputa legale tra un proprietario e una società costruttrice, relativa alla violazione delle distanze tra edifici, si è conclusa davanti alla Corte di Cassazione. Dopo una condanna al risarcimento danni in appello, le parti hanno presentato ricorsi incrociati. Tuttavia, un accordo extragiudiziale ha portato alla rinuncia reciproca agli atti, determinando l'estinzione del giudizio e ponendo fine alla controversia senza una decisione nel merito.
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Aiuti de minimis: se superi la soglia perdi tutto
Una società sanitaria ha superato la soglia degli aiuti de minimis usufruendo di una deduzione IRAP maggiorata. La Corte di Cassazione ha stabilito che il superamento del limite comporta la revoca totale del beneficio e non solo della parte eccedente. Inoltre, ha confermato le sanzioni, negando la sussistenza di un'oggettiva incertezza normativa, poiché le regole erano chiare e specificate anche da precedenti circolari dell'Agenzia delle Entrate.
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Estinzione procedimento: no doppio contributo unificato
Una recente ordinanza della Cassazione chiarisce che in caso di estinzione del procedimento per mutua rinuncia ai ricorsi a seguito di un accordo transattivo, non è dovuto il pagamento del doppio del contributo unificato. Il caso riguardava una controversia sulla tassa rifiuti (TARSU) tra una società di logistica e un ente di riscossione. La Corte ha dichiarato estinto il giudizio, compensando le spese legali secondo l'accordo delle parti e specificando che la norma sanzionatoria sul raddoppio del contributo non si applica in queste circostanze.
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Liquidazione equitativa del danno: il caso dell’ex-amm.
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un ex amministratore di condominio al risarcimento del danno, stabilito tramite liquidazione equitativa, per non aver restituito la documentazione condominiale. La Corte ha chiarito che, anche in assenza di prove di appropriazione indebita, la condotta omissiva che rende estremamente difficile la gestione successiva costituisce un danno risarcibile. L'ordinanza sottolinea i presupposti per la liquidazione equitativa del danno e i requisiti di autosufficienza del ricorso per cassazione.
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Azione revocatoria: limiti e inammissibilità
Un istituto di credito in liquidazione agisce con azione revocatoria contro gli eredi di un debitore che avevano ricevuto beni in donazione e poi li avevano venduti a terzi. La banca chiede non solo la dichiarazione di inefficacia delle donazioni, ma anche la restituzione del prezzo di vendita. La Corte di Cassazione, confermando le decisioni dei gradi precedenti, dichiara il ricorso inammissibile. Ribadisce che l'azione revocatoria ordinaria rende l'atto inefficace solo nei confronti del creditore procedente, consentendogli di aggredire il bene, ma non comporta un obbligo di restituzione del bene o del suo controvalore al patrimonio del debitore.
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Compensazione spese legali: quando è legittima?
La Corte di Cassazione chiarisce i presupposti per la compensazione delle spese legali. In un caso di opposizione al compenso di un CTU, l'accoglimento solo parziale della richiesta ha integrato una reciproca soccombenza, legittimando il giudice a compensare le spese di lite tra le parti. La Corte ha ribadito che la vittoria non totale può giustificare la compensazione, respingendo il ricorso che ne contestava l'applicazione.
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Deducibilità costi: onere della prova per professionisti
Un professionista si è visto contestare la deducibilità di alcuni costi dall'Agenzia delle Entrate. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione della Commissione Tributaria Regionale che aveva parzialmente accolto le ragioni del contribuente. Il motivo è duplice: il giudice d'appello non si è pronunciato su tutti i costi contestati e ha illegittimamente riconosciuto una deduzione in via percentuale per altri costi, senza un'adeguata prova. La causa è stata rinviata per un nuovo esame, riaffermando che la prova rigorosa della deducibilità dei costi professionali spetta sempre al contribuente.
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Denuncia TARSU: la comunicazione SUAP non è sufficiente
Un comune ha emesso avvisi di accertamento per la tassa sui rifiuti (TARSU e TARI) a una società agrituristica, contestando l'omessa presentazione della denuncia fiscale. La società sosteneva che la comunicazione allo Sportello Unico per le Attività Produttive (SUAP) fosse sufficiente. La Corte di Cassazione, ribaltando le decisioni di merito, ha stabilito che la denuncia TARSU è un obbligo specifico e separato, con finalità puramente tributarie, che non può essere assolto tramite la comunicazione SUAP, destinata a procedure autorizzative. Di conseguenza, la mancata presentazione della denuncia fiscale legittima l'accertamento e le sanzioni.
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Agevolazione IRES: esclusa per le case di cura
Una società che gestisce una casa di cura privata accreditata ha richiesto l'applicazione dell'agevolazione IRES, ovvero la riduzione a metà dell'aliquota, sui redditi derivanti da prestazioni sanitarie. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando il suo orientamento consolidato: il beneficio fiscale è riservato esclusivamente agli enti pubblici ospedalieri e non può essere esteso per via interpretativa alle società private. La Corte ha inoltre accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, annullando la sentenza di secondo grado per 'motivazione apparente', in quanto i giudici d'appello non avevano esaminato criticamente i motivi del gravame.
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Improcedibilità del ricorso: l’onere del deposito
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'improcedibilità del ricorso presentato da un Comune contro una società di campeggio in una controversia sulla tassa sui rifiuti (TARI). La decisione si fonda su un vizio procedurale: il mancato deposito, da parte del Comune ricorrente, della relata di notifica della sentenza impugnata. Tale omissione ha impedito alla Corte di verificare la tempestività del ricorso, rendendolo inammissibile e causando l'inefficacia del ricorso incidentale presentato dalla società.
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Compenso CTU: come si calcola per le perizie edili?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 21336/2025, ha stabilito che per la liquidazione del compenso CTU in cause relative a lavori edili, si deve applicare la tariffa specifica (art. 12 D.M. 30.5.2002) e non quella generica. Il caso riguardava l'opposizione di una società immobiliare al compenso liquidato a un consulente, la cui perizia era stata parziale. La Corte ha cassato la decisione di merito che aveva erroneamente applicato la norma generale, rinviando per un nuovo calcolo basato sul criterio corretto.
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Cessione ramo d’azienda: i requisiti di autonomia
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità di una cessione ramo d'azienda nel settore bancario. Il ramo, dedicato al recupero crediti, è stato ritenuto privo di autonomia funzionale e preesistenza, poiché dipendeva interamente dalla banca cedente per sistemi informatici e commesse, non potendo operare autonomamente sul mercato. La sentenza ribadisce che la semplice cessione di personale non integra una valida operazione.
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Minimi tariffari: Cassazione e spese legali nel lavoro
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 20677/2025, ha rigettato il ricorso di un'azienda ristoratrice contro una sentenza di licenziamento illegittimo. Ha però accolto il ricorso incidentale del lavoratore, stabilendo un principio cruciale sulle spese legali: il giudice non può liquidare compensi inferiori ai minimi tariffari previsti. La Corte ha chiarito che il valore della controversia determina lo scaglione applicabile e che i minimi sono inderogabili, cassando la sentenza d'appello su questo specifico punto.
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Mansioni superiori: diritto alla retribuzione integrale
Una dipendente pubblica ha svolto per anni mansioni superiori a quelle della sua qualifica. La Cassazione ha stabilito il suo diritto alla piena retribuzione corrispondente a tali compiti, annullando la decisione di merito che aveva erroneamente qualificato l'incarico e omesso di quantificare le somme dovute. La Corte ha ribadito che, in caso di svolgimento di fatto di mansioni superiori, il lavoratore ha diritto a una retribuzione proporzionata, anche in assenza di un formale concorso, a meno che l'incarico non sia stato conferito all'insaputa dell'ente.
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Cessazione materia del contendere: il caso risolto
In una lunga controversia sull'imposta di successione, un contribuente e l'Amministrazione Finanziaria hanno raggiunto un accordo transattivo. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha dichiarato la cessazione della materia del contendere, ponendo fine al giudizio. La decisione sottolinea che quando le parti risolvono la lite tramite un accordo, viene meno l'interesse a una pronuncia del giudice, determinando così l'estinzione del processo.
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Sopravvenienze attive e magazzino: Cassazione chiarisce
Un'ordinanza della Corte di Cassazione affronta il tema delle sopravvenienze attive derivanti da debiti prescritti e il corretto calcolo delle rimanenze di magazzino. La Corte ha chiarito che il pagamento di un debito già prescritto è irrilevante per l'annualità in cui si è verificata la prescrizione. Ha inoltre accolto il ricorso di un'azienda, stabilendo che i giudici di merito devono esaminare tutte le prove fornite dal contribuente sulla reale consistenza del magazzino, cassando la precedente sentenza e rinviando la causa per un nuovo esame.
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Agevolazioni fiscali ASD: onere della prova e statuto
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 20857/2025, ha rigettato il ricorso di un'associazione sportiva dilettantistica a cui erano state negate le agevolazioni fiscali ASD. La Corte ha ribadito che, per beneficiare del regime fiscale di favore, non è sufficiente la conformità formale dello statuto, ma è necessario che l'ente fornisca la prova concreta dell'effettivo svolgimento di attività senza scopo di lucro e della democraticità della vita associativa. L'onere di questa prova ricade interamente sul contribuente.
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Giudicato sfavorevole: limiti all’estensione al coobbligato
La Corte di Cassazione chiarisce che un coobbligato solidale non può avvalersi della sentenza favorevole ottenuta da un altro coobbligato se nei suoi confronti si è già formato un giudicato sfavorevole. Nel caso specifico, la definitività dell'accertamento fiscale, derivante dalla dichiarata inammissibilità del suo ricorso, ha impedito a una contribuente di beneficiare dell'annullamento dello stesso atto ottenuto dalla società con cui aveva stipulato il contratto.
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Prezzo IVA esclusa: la Cassazione chiarisce l’obbligo
Una controversia su un contratto preliminare di compravendita immobiliare tra due società. La questione centrale riguarda il pagamento dell'IVA non menzionata nel contratto. La Corte di Cassazione, riformando la decisione d'appello, ha stabilito che, in assenza di un patto esplicito e inequivocabile, il prezzo si intende al netto dell'imposta (prezzo IVA esclusa). Di conseguenza, l'acquirente è tenuto a corrispondere l'IVA oltre al prezzo pattuito. La mancata corresponsione dell'IVA può costituire un inadempimento contrattuale, richiedendo una nuova valutazione del comportamento delle parti.
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