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Ricorso Incidentale — Anno 2025

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712 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Ricorso Incidentale

Provvedimenti

Presunzione di condominialità: la Cassazione decide
In una disputa sulla proprietà di aree esterne in un condominio, la Corte di Cassazione ha annullato la decisione di merito che le aveva attribuite in via esclusiva a un solo condomino. La Suprema Corte ha ribadito che la presunzione di condominialità di tali aree, come cortili e parcheggi, può essere superata solo da un titolo contrario chiaro e inequivoco, presente nell'atto originario che ha dato vita al condominio, e non da interpretazioni deduttive basate sul silenzio o su clausole ambigue di atti di vendita successivi.
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Distanze vedute laterali: no al divieto assoluto
La Corte di Cassazione ha chiarito che la violazione delle distanze per vedute laterali e oblique (art. 906 c.c.) non giustifica un divieto assoluto di installare un parapetto su un terrazzo. Il caso riguardava un proprietario che aveva trasformato un tetto in un terrazzo calpestabile, installando una ringhiera a una distanza inferiore ai 75 cm dalla finestra del vicino. La Corte d'Appello aveva erroneamente imposto la rimozione della ringhiera e un divieto generale di apporne altre. La Cassazione ha annullato tale decisione, specificando che il rimedio corretto è la 'rimessione in pristino', che in questo contesto significa rimuovere la struttura non conforme, ma senza precludere al proprietario la possibilità di installarne una nuova che rispetti le distanze legali, qualora lo stato dei luoghi lo consenta.
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Contribuzione figurativa mobilità: la Cassazione
Un lavoratore ha contestato il metodo di calcolo della sua pensione, in particolare per la contribuzione figurativa mobilità. La Corte di Cassazione ha respinto il suo ricorso, stabilendo che il calcolo deve basarsi sulla retribuzione effettiva percepita per l'integrazione salariale, come previsto dalla Legge n. 223/1991, e non su un parametro differente. La decisione consolida un orientamento giurisprudenziale chiaro, fornendo certezza sulla corretta determinazione dei contributi in periodi di mobilità.
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Cancellazione albo consulenti: il caso della crisi
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un consulente finanziario avverso la sua cancellazione dall'albo professionale. La cancellazione era seguita alla messa in amministrazione straordinaria della società da lui amministrata. La Corte ha stabilito che la cancellazione albo consulenti finanziari in questi casi non è una sanzione, ma la conseguenza della perdita di un requisito essenziale. Il professionista ha l'onere di dimostrare la sua completa estraneità ai fatti che hanno causato la crisi, cosa che nel caso di specie non è avvenuta.
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Notificazione del ricorso: Cassazione ordina rinnovo
In una complessa causa di divisione ereditaria, la Corte di Cassazione ha emesso un'ordinanza interlocutoria focalizzata su un aspetto puramente procedurale. A seguito di un ricorso contro la decisione della Corte d'Appello che aveva dichiarato estinto il processo, la Suprema Corte ha rilevato difetti nella notificazione del ricorso a una delle parti necessarie e del ricorso incidentale agli eredi di un'altra. Pertanto, senza entrare nel merito della questione ereditaria, ha ordinato la rinnovazione della notificazione per sanare i vizi e garantire la corretta costituzione del contraddittorio tra tutte le parti coinvolte.
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Ricorso incidentale assorbito: effetti della rinuncia
Una società agricola si opponeva alla stima di esproprio di alcuni suoi terreni, ma la sua opposizione veniva dichiarata tardiva. La società ricorreva in Cassazione lamentando un vizio di notifica del decreto di esproprio. Le controparti, tra cui un consorzio e l'Amministrazione finanziaria, proponevano ricorsi incidentali. Successivamente, la società agricola e il consorzio rinunciavano ai rispettivi ricorsi. La Suprema Corte ha dichiarato estinto il giudizio tra le parti rinuncianti e ha dichiarato il ricorso incidentale assorbito per l'Amministrazione finanziaria, poiché il suo interesse a una decisione era condizionato all'accoglimento del ricorso principale, ormai venuto meno.
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Obblighi informativi banca: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un istituto di credito per non aver tempestivamente informato i propri clienti della variazione del livello di rischio di obbligazioni acquistate. Secondo la Corte, l'adesione della banca a un consorzio di trasparenza (tipo "Patti Chiari") crea un obbligo contrattuale specifico di monitoraggio e informazione post-vendita. Di conseguenza, spetta alla banca, e non al cliente, l'onere di provare di aver adempiuto a tali obblighi informativi. La mancata prova di tale adempimento configura un inadempimento contrattuale che dà diritto al risarcimento del danno per l'investitore.
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Rinuncia al ricorso in Cassazione: estinzione
Una recente ordinanza della Cassazione chiarisce gli effetti della rinuncia al ricorso in Cassazione. A seguito della rinuncia della ricorrente principale, accettata dai controricorrenti che hanno a loro volta rinunciato ai ricorsi incidentali, la Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio. Le parti avevano concordato la compensazione integrale delle spese legali.
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Distanza tra costruzioni: la regola della frontistanza
Una controversia tra proprietari confinanti riguardo una sopraelevazione e opere nel sottosuolo. La Corte di Cassazione cassa la decisione d'appello, chiarendo che la regola della distanza tra costruzioni di 10 metri si applica solo in presenza del requisito di 'frontistanza', ovvero quando le pareti dei due edifici si fronteggiano, anche solo parzialmente. La Corte ha stabilito che il giudice di merito ha errato non verificando in concreto tale presupposto. Viene inoltre ribadito che la rinuncia a una servitù deve avvenire per iscritto e non può essere presunta.
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Distanze tra costruzioni: il muro di contenimento
La Corte di Cassazione affronta un caso di violazione delle distanze tra costruzioni a causa di un muro di contenimento. La sentenza stabilisce che un muro che sostiene un terrapieno artificiale è una 'costruzione' a tutti gli effetti e deve rispettare le normative. Viene inoltre affermata la nullità di qualsiasi accordo privato che deroghi alle norme inderogabili del piano regolatore locale, in quanto poste a tutela dell'interesse pubblico.
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Esclusione socio cooperativa: diritto all’immobile?
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'esclusione di un socio da una cooperativa edilizia non comporta automaticamente la perdita del suo diritto a ottenere il trasferimento di proprietà dell'alloggio promesso. La Corte ha rigettato il ricorso della cooperativa, sottolineando che la questione sulla legittimazione del socio era ormai coperta da giudicato implicito, non essendo stata contestata con un ricorso incidentale nel precedente giudizio di legittimità. Di conseguenza, il rapporto contrattuale per l'acquisto dell'immobile è distinto e sopravvive a quello associativo. La sentenza conferma quindi la decisione della Corte d'Appello che ordinava il trasferimento dell'immobile previo pagamento del prezzo residuo, calcolato secondo i criteri già fissati in sede di legittimità.
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Occupazione usurpativa vs appropriativa: la Cassazione
La Corte di Cassazione interviene su un caso di espropriazione per pubblica utilità, chiarendo la distinzione tra occupazione usurpativa e appropriativa. A seguito dell'occupazione di un terreno privato da parte di un Comune per la costruzione di una scuola, la Corte d'Appello aveva qualificato l'atto come occupazione usurpativa per la scadenza dei termini. La Cassazione ha ribaltato la decisione, accogliendo il ricorso del Comune. Ha stabilito che le proroghe legali dei termini per i procedimenti espropriativi si applicano automaticamente e con effetto retroattivo, mantenendo valida la dichiarazione di pubblica utilità. Pertanto, si tratta di occupazione appropriativa e non usurpativa, con rinvio alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Errore di fatto: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un'azienda contro l'Ente Previdenziale, chiarendo che un presunto errore di fatto, se consiste in una diversa interpretazione della condotta processuale, non è sufficiente per la revocazione di una sentenza. La Corte ha sottolineato la differenza tra un errore percettivo e una valutazione delle prove, confermando la condanna dell'azienda al pagamento dei contributi e respingendo anche il ricorso incidentale dell'Ente.
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Termine dilatorio: nullo l’atto emesso prima di 60gg
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso relativo a un avviso di accertamento per abuso del diritto. La Corte ha stabilito che il mancato rispetto del termine dilatorio di 60 giorni, previsto per consentire al contribuente di presentare le proprie osservazioni, rende nullo l'atto impositivo. È irrilevante che la notifica avvenga dopo la scadenza del termine: ciò che conta è la data di emissione (sottoscrizione) dell'atto. La violazione di questa garanzia procedimentale comporta l'invalidità insanabile dell'accertamento. Inoltre, la Corte ha accolto il ricorso del contribuente, affermando che la 'complessità della materia' non è una motivazione sufficiente per compensare le spese legali.
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Inammissibilità del ricorso: i vizi che lo bloccano
Una società di trasporti, dopo aver vinto nei primi due gradi di giudizio contro un avviso di accertamento per presunto abuso del diritto, si vede confermata la vittoria in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso dell'Agenzia delle Entrate per due vizi formali: aver mescolato in un'unica argomentazione più motivi di ricorso (censura promiscua) e non aver riportato nel testo dell'atto gli elementi essenziali per la valutazione della censura, violando il principio di autosufficienza.
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Motivazione sentenza tributaria: quando è nulla?
Un'azienda di trasporti, accusata di elusione fiscale, vince nei primi due gradi di giudizio. Tuttavia, la Corte di Cassazione annulla la sentenza d'appello per un grave difetto: una motivazione sentenza tributaria solo astratta e non legata ai fatti specifici. La Corte ha anche accolto un motivo del contribuente su un vizio procedurale dell'avviso di accertamento, rinviando il caso per un nuovo esame.
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Liquidazione spese legali: motivazione obbligatoria
Una società ha impugnato un avviso di accertamento, poi annullato in autotutela dall'Agenzia delle Entrate. La Corte di Cassazione ha stabilito che la liquidazione delle spese legali a carico dell'Agenzia deve essere adeguatamente motivata. Una giustificazione generica, come la revoca dell'atto dopo 45 giorni, non è sufficiente e rende la sentenza nulla, imponendo una nuova e dettagliata quantificazione dei compensi professionali.
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Azione revocatoria: inammissibile l’appello generico
Un creditore ha ottenuto un'azione revocatoria contro la vendita di beni dal suo debitore a un terzo. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile l'appello del terzo acquirente perché generico e non conforme al principio di autosufficienza. La Corte ha confermato che la conoscenza del pregiudizio da parte dell'acquirente può essere provata tramite presunzioni, come i preesistenti rapporti tra le parti.
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Autonoma organizzazione: quando non si paga l’IRAP
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 27051/2025, ha chiarito i confini del presupposto impositivo dell'IRAP per i professionisti. Il caso riguardava un consulente, socio di una grande società di revisione, che chiedeva il rimborso dell'imposta versata sostenendo di non disporre di un'autonoma organizzazione. La Corte ha accolto la sua tesi, stabilendo che essere inseriti nella struttura organizzativa di un terzo, anche in qualità di socio, non è sufficiente per far sorgere l'obbligo di versare l'IRAP. È necessario che il professionista sia il titolare e il responsabile diretto di tale organizzazione. La Corte ha inoltre accolto il ricorso del contribuente sulla liquidazione delle spese legali, ritenuta eccessivamente bassa dal giudice di secondo grado.
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Danno occupazione sine titulo: come si prova in giudizio
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 26995/2025, ha chiarito le modalità di prova del danno da occupazione sine titulo. Un'amministrazione statale aveva richiesto il risarcimento per l'occupazione illegittima di un suo bene da parte di una società. La Corte d'Appello aveva negato il risarcimento per mancanza di prova. La Cassazione ha ribaltato la decisione, affermando che il danno è insito nella perdita della disponibilità del bene e può essere provato tramite presunzioni, basando la quantificazione sul valore locativo di mercato. Viene quindi alleggerito l'onere probatorio a carico del proprietario.
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