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Ricorso Incidentale — Anno 2025

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712 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Ricorso Incidentale

Provvedimenti

Accertamento induttivo: onere della prova del fallito
Una società omette la dichiarazione dei redditi, subendo un accertamento induttivo. Dichiarata fallita, il suo ex legale rappresentante ottiene una riduzione del debito in appello. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 9710/2025, ribalta la decisione, chiarendo che in caso di accertamento induttivo, le sole scritture contabili non bastano a vincere le presunzioni dell'Amministrazione Finanziaria. L'onere di provare l'effettiva esistenza dei costi e delle operazioni ricade interamente sul contribuente, anche se fallito.
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Riconoscibilità errore: quando si annulla il trade?
Un investitore realizza un profitto eccezionale sfruttando un crollo anomalo del prezzo di un titolo, causato da un errore della piattaforma. La società di trading annulla l'operazione. La Corte di Cassazione conferma la validità dell'annullamento, stabilendo la riconoscibilità errore da parte dell'investitore, il quale, usando l'ordinaria diligenza, avrebbe dovuto sospettare dell'anomalia. Viene quindi negato il diritto al guadagno derivante da un palese sbaglio della controparte.
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Giudicato penale tributario: Cassazione rinvia il caso
Un contribuente, a seguito di avvisi di accertamento per presunti redditi non dichiarati derivanti da attività estere e da una società di fatto, ha impugnato la decisione dei giudici di merito. In Cassazione, la questione centrale è diventata l'efficacia, nel processo tributario, di una sentenza penale definitiva di assoluzione per i medesimi fatti. Data la pendenza di una decisione delle Sezioni Unite su questo specifico tema e su altre questioni procedurali relative a definizioni agevolate, la Suprema Corte ha emesso un'ordinanza interlocutoria, disponendo il rinvio a nuovo ruolo della causa. La decisione è stata presa per attendere gli imminenti chiarimenti nomofilattici e garantire certezza del diritto, sospendendo di fatto il giudizio in attesa delle pronunce di principio.
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Giudicato penale tributario: rinvio alle Sezioni Unite
In un caso di presunta esterovestizione societaria, la Corte di Cassazione ha sospeso la decisione sul ricorso. La questione centrale riguarda l'impatto di un'assoluzione penale definitiva sul relativo processo fiscale. A causa di dubbi interpretativi sull'efficacia del giudicato penale tributario, la Corte ha disposto il rinvio della causa, in attesa di un pronunciamento chiarificatore da parte delle Sezioni Unite.
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Prescrizione crediti lavoro: le novità post Fornero
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha dichiarato inammissibili i ricorsi di un ente e di due ex dipendenti in una causa per crediti retributivi. Il fulcro della decisione è la questione della prescrizione crediti lavoro. La Corte ha ribadito che, a seguito della Legge Fornero (L. 92/2012), la mancanza di un regime di piena stabilità del posto di lavoro comporta la sospensione del decorso della prescrizione per i crediti retributivi fino alla cessazione del rapporto. Inoltre, ha confermato che la valutazione sull'idoneità di un atto a interrompere la prescrizione è un accertamento di fatto riservato al giudice di merito, non sindacabile in sede di legittimità.
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Prescrizione crediti lavoro: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso relativo alla prescrizione dei crediti di lavoro di alcuni dipendenti di un consorzio. La Corte ha dichiarato inammissibili sia il ricorso principale dell'azienda che quello incidentale dei lavoratori. È stato ribadito che la valutazione dell'idoneità di un atto a interrompere la prescrizione è compito del giudice di merito. Inoltre, è stato confermato il principio, consolidato dopo la Legge Fornero, secondo cui la prescrizione crediti lavoro decorre dalla cessazione del rapporto, a causa della diminuita stabilità del posto di lavoro.
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Motivazione apparente: sentenza fiscale annullata
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della Commissione Tributaria Regionale per vizio di motivazione apparente. I giudici d'appello avevano confermato una decisione di primo grado a favore di un contribuente, ma senza spiegare in modo comprensibile le ragioni logico-giuridiche. L'accertamento fiscale, basato su indagini bancarie, era stato parzialmente annullato, ma la Corte Suprema ha ritenuto la motivazione della sentenza d'appello insufficiente a giustificare la decisione, rinviando il caso per un nuovo esame.
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Gestione Separata professionisti: no sanzioni retroattive
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 9583/2025, si è pronunciata sul caso di due professionisti che contestavano l'obbligo di iscrizione alla Gestione Separata INPS. La Corte ha confermato la necessità di iscrizione per i redditi non coperti dalla cassa professionale di appartenenza, ma ha annullato le sanzioni per le omissioni passate. La decisione si fonda su una recente sentenza della Corte Costituzionale, che ha riconosciuto l'incertezza normativa pregressa, tutelando così il legittimo affidamento dei professionisti. Viene quindi distinto l'obbligo contributivo, che sussiste, dalle sanzioni, che non sono dovute per il periodo controverso.
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Estinzione del giudizio: la rinuncia al ricorso
La Corte di Cassazione dichiara l'estinzione del giudizio relativo a un'azione revocatoria su una compravendita immobiliare. La decisione segue la rinuncia al ricorso principale e a quello incidentale da parte degli appellanti, formalmente accettata dalla controparte. Di conseguenza, la sentenza della Corte d'Appello diventa definitiva, senza che la Cassazione si pronunci nel merito.
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Ricorso incidentale tardivo: le sorti dell’appello
La Corte di Cassazione chiarisce il destino del ricorso incidentale tardivo quando il ricorso principale viene dichiarato inammissibile. Nel caso specifico, un ente previdenziale aveva impugnato una sentenza d'appello che consentiva a un'azienda di detrarre contributi già versati. La Cassazione ha ritenuto il ricorso principale inammissibile perché contestava un fatto accertato in appello. Di conseguenza, il ricorso incidentale dell'azienda, proposto oltre i termini ordinari, è stato dichiarato inefficace, confermando la stretta dipendenza tra i due atti.
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Classamento catastale: motivazione e onere della prova
Un contribuente impugna il classamento catastale A/8 (villa) attribuito dall'Agenzia delle Entrate ai suoi immobili, sostenendo che dovrebbero essere A/2. La Cassazione accoglie il ricorso, stabilendo che il giudice di merito non può usare una motivazione generica ma deve esaminare in modo specifico le prove fornite dal contribuente, come le perizie tecniche, che contestano le caratteristiche di lusso dell'immobile. Viene respinta la tesi sulla carenza di motivazione originaria dell'avviso.
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Interessi moratori anche per i procacciatori d’affari
Una società produttrice di mosaici si opponeva al pagamento di una provvigione a un'intermediaria. La Corte di Cassazione, pur confermando il diritto alla provvigione, ha accolto il ricorso dell'intermediaria, stabilendo che anche l'attività di procacciamento d'affari rientra tra le "prestazioni di servizi" e dà quindi diritto agli interessi moratori previsti dal D.Lgs. 231/2002. La Corte ha anche chiarito che il giudice d'appello non può modificare le spese di primo grado se la sentenza viene confermata e non c'è un appello specifico sul punto.
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Compensazione impropria: detrazione acconti e licenziamento
Un lavoratore, dopo un primo licenziamento dichiarato nullo, ne subisce un secondo per un'altra causa. La Corte di Cassazione, applicando il principio della compensazione impropria, stabilisce che l'importo che l'azienda aveva già versato in esecuzione della sentenza di primo grado deve essere detratto dalla somma finale dovuta al lavoratore a titolo di indennità risarcitoria. La Corte ha chiarito che tale operazione contabile può essere eseguita d'ufficio dal giudice.
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Giusta causa licenziamento: quando la tolleranza la esclude
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società che aveva licenziato un dirigente per presunte irregolarità contabili. La decisione si fonda sul principio che la tolleranza prolungata del datore di lavoro verso il comportamento del dipendente esclude la sussistenza della giusta causa di licenziamento. Se l'azienda, pur a conoscenza dei fatti, mantiene il lavoratore in servizio e continua a basarsi sui documenti contestati, non può poi invocare la gravità di tali fatti per giustificare un recesso immediato. Anche il ricorso del lavoratore è stato respinto per motivi procedurali.
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Patto di non concorrenza: prova della violazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha rigettato il ricorso di un istituto di credito contro un suo ex dipendente. La Corte ha stabilito che, per dimostrare la violazione di un patto di non concorrenza, non è sufficiente provare che il lavoratore abbia iniziato un rapporto con un'azienda concorrente. L'ex datore di lavoro ha l'onere di allegare e provare in modo specifico che l'attività vietata sia stata svolta entro i limiti geografici, oggettivi e temporali previsti dall'accordo. Allegazioni generiche sullo sviamento della clientela, senza prove concrete, non sono sufficienti per far scattare la penale contrattuale.
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Licenziamento per furto: la valutazione del giudice
Un dipendente con ruolo di responsabilità viene licenziato per la sottrazione non autorizzata di materiale aziendale. La Corte di Cassazione conferma la legittimità del licenziamento per furto, stabilendo che un singolo episodio, se provato e sufficientemente grave, è bastante a rompere il vincolo fiduciario e a giustificare il recesso, anche in presenza di altre contestazioni non pienamente accertate. La Corte ribadisce di non poter riesaminare nel merito le prove, compito che spetta esclusivamente ai giudici dei gradi precedenti.
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Improcedibilità ricorso: errore formale è fatale
La Corte di Cassazione dichiara l'improcedibilità del ricorso di due acquirenti di immobili a causa di un vizio di forma: il mancato deposito della copia notificata della sentenza d'appello. Tale omissione ha impedito alla Corte di verificare il rispetto del termine breve per impugnare, rendendo il ricorso inammissibile. Di conseguenza, anche il ricorso incidentale della società costruttrice è stato dichiarato inefficace. La controversia originaria verteva sulla richiesta di risarcimento per la diminuzione di valore degli immobili, causata dalla costruzione di nuovi edifici che hanno ostruito vista e luce, contrariamente a quanto previsto nel piano di lottizzazione iniziale.
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Produzione documenti in appello: i limiti del 345 cpc
La Corte di Cassazione ha cassato una sentenza d'appello che aveva ammesso un documento decisivo prodotto tardivamente. Il caso riguardava una controversia immobiliare in cui la società attrice aveva introdotto una nuova scrittura privata solo in secondo grado. La Corte ha ribadito che la produzione di documenti in appello è eccezionale e deve essere rigorosamente motivata, cosa che la corte territoriale non aveva fatto. L'ordinanza ha anche dichiarato improcedibile il ricorso incidentale della società per tardivo deposito, confermando la severità delle preclusioni processuali.
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Responsabilità del committente: la Cassazione decide
Una proprietaria subisce danni al proprio immobile a causa di lavori di costruzione nel fondo adiacente. La Corte d'Appello condanna solo l'impresa di demolizioni, escludendo la responsabilità del committente. La Corte di Cassazione ribalta la decisione, affermando la persistente responsabilità del committente ai sensi dell'art. 2051 c.c., che non viene meno con l'affidamento dei lavori a un'impresa. La Cassazione cassa la sentenza e rinvia il caso per una nuova valutazione delle responsabilità di tutti i soggetti coinvolti.
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Impugnazione compenso CTU: la guida della Cassazione
La Corte di Cassazione chiarisce che il provvedimento di liquidazione dei compensi al Consulente Tecnico d'Ufficio (CTU) va sempre contestato con lo specifico rimedio dell'opposizione, anche quando il giudice lo inserisce erroneamente all'interno della sentenza che definisce il merito della causa. Viene affermato il principio della prevalenza della sostanza sulla forma, annullando la decisione di un tribunale che aveva dichiarato inammissibile l'opposizione, ritenendo necessario l'appello. La corretta impugnazione del compenso CTU è dunque sempre l'opposizione ex art. 170 d.P.R. 115/2002.
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