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Ricorso Incidentale — Anno 2025

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712 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Ricorso Incidentale

Provvedimenti

Accertamento fiscale: vale la prova extracontabile
Una società di distribuzione ha impugnato un accertamento fiscale basato su documentazione extracontabile. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che in caso di accertamento fiscale fondato su prove presuntive, come i documenti non ufficiali, spetta al contribuente fornire la prova contraria per dimostrare l'infondatezza della pretesa dell'Agenzia delle Entrate. La Corte ha ritenuto legittimo l'operato dell'amministrazione finanziaria.
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Improcedibilità ricorso Cassazione: errore fatale
Un investitore ha citato in giudizio una società finanziaria per danni derivanti da false informazioni contenute in prospetti e bilanci. Dopo aver ottenuto una vittoria in primo grado, la Corte d'Appello ha ribaltato la decisione. L'investitore ha quindi proposto ricorso in Cassazione, ma quest'ultimo è stato dichiarato inammissibile. La Suprema Corte ha riscontrato un vizio procedurale insanabile: il ricorrente non aveva depositato la sentenza notificata e aveva notificato il ricorso oltre il termine di legge, determinando l'improcedibilità ricorso Cassazione. Di conseguenza, il controricorso è stato assorbito.
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Accertamento extracontabile e onere della prova
Una società è stata oggetto di un avviso di accertamento per mancata documentazione di ricavi, basato su documentazione extracontabile. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 14263/2025, ha rigettato il ricorso della società, confermando che in caso di accertamento extracontabile l'onere della prova si inverte, spettando al contribuente dimostrare l'infondatezza della pretesa fiscale. La Corte ha chiarito che la regolarità formale della contabilità o delle indagini finanziarie non è sufficiente a superare le presunzioni derivanti da prove extracontabili.
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Estinzione del giudizio: definizione agevolata
Una società e l'Amministrazione Finanziaria erano coinvolte in un contenzioso fiscale risalente al 2005. Giunta la causa in Cassazione, la società ha aderito alla definizione agevolata delle liti pendenti. La Corte, preso atto del perfezionamento della procedura e del pagamento, ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere, ponendo fine alla disputa.
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Estinzione del processo per rinuncia: guida pratica
Una società cooperativa ha impugnato in Cassazione un decreto del Tribunale relativo all'ammissione di un suo credito nello stato passivo di un'altra cooperativa in liquidazione coatta. Durante il giudizio, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo, rinunciando reciprocamente ai ricorsi. La Suprema Corte ha quindi dichiarato l'estinzione del processo per rinuncia, specificando che, in tal caso, non si procede alla condanna sulle spese (compensate tra le parti) né si applica l'obbligo del versamento del doppio del contributo unificato.
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Ingiustificato arricchimento: chi paga il professionista?
Un professionista esegue una progettazione per un'opera pubblica su incarico di una Regione, ma in collaborazione con una società statale. Al momento del pagamento, sorge una disputa su chi debba saldare il compenso. La Corte di Cassazione, intervenendo sul tema dell'ingiustificato arricchimento, cassa la sentenza d'appello per "motivazione apparente". La Corte chiarisce che non basta approvare un progetto per essere considerati "arricchiti"; è necessario un vantaggio concreto e dimostrato, distinguendo tra il beneficiario reale dell'opera e chi svolge un mero ruolo tecnico-procedurale.
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Azione revocatoria: vendita e debiti del venditore
Una coppia acquista un immobile da un venditore che successivamente fallisce. La curatela fallimentare agisce con successo tramite un'azione revocatoria per rendere inefficace la vendita. Gli acquirenti ricorrono in Cassazione, sostenendo che la vendita era esente poiché il prezzo era destinato a saldare debiti del venditore. La Suprema Corte rigetta il ricorso, statuendo che l'esenzione dall'azione revocatoria è un'eccezione che deve essere sollevata tempestivamente in giudizio, cosa che gli acquirenti non hanno fatto, rendendo la loro difesa inammissibile.
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Onere della prova nella ripetizione di indebito: analisi
Un'associazione di farmacie ha citato in giudizio un'autorità sanitaria per la restituzione di trattenute ritenute eccessive. La Corte d'Appello, pur riconoscendo l'errata interpretazione della legge da parte dell'ente, ha respinto la domanda per mancanza di prove adeguate da parte dei richiedenti. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, dichiarando il ricorso inammissibile e ribadendo il principio fondamentale secondo cui, nelle azioni di ripetizione di indebito, l'onere della prova grava interamente su chi agisce in giudizio.
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Rinuncia al ricorso: quando si estingue il processo?
La Corte di Cassazione dichiara estinto un processo a seguito della reciproca rinuncia al ricorso principale e incidentale da parte delle parti contendenti. La decisione, basata sull'accettazione della controparte, ha comportato la compensazione totale delle spese legali, come previsto dal codice di procedura civile.
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Efficacia retroattiva contratto: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul caso di una struttura sanitaria che richiedeva il pagamento di prestazioni e interessi di mora a un'Azienda Sanitaria Locale. Il punto cruciale era l'efficacia retroattiva del contratto, stipulato a fine anno per prestazioni già rese. La Suprema Corte ha confermato la validità dell'efficacia retroattiva contratto, ma ha negato il diritto agli interessi di mora perché la struttura non aveva emesso un'apposita fattura, come previsto da una specifica clausola contrattuale. Sono stati respinti sia il ricorso principale della struttura che quello incidentale dell'ASL.
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Cessione contenzioso bancario: a chi spetta la lite?
La Corte di Cassazione ha stabilito che nella cessione di asset bancari a seguito di una crisi, la cessione del contenzioso bancario non include le liti relative a rapporti contrattuali già estinti al momento del trasferimento. Di conseguenza, la banca acquirente non è la parte legittimata a proseguire in tali giudizi, i quali restano in capo alla procedura di liquidazione della banca originaria. La decisione chiarisce l'ambito di applicazione del D.L. 99/2017 e del relativo contratto di cessione, accogliendo il ricorso della banca cessionaria.
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Cessione banche venete: chi paga i debiti pregressi?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 22707/2025, ha stabilito un principio fondamentale riguardo la cessione banche venete. In un caso riguardante un contenzioso tra un'azienda e un istituto di credito poi posto in liquidazione e ceduto a una grande banca, la Corte ha chiarito che l'acquirente non è responsabile per le passività derivanti da rapporti bancari già estinti al momento della cessione. La responsabilità per tali debiti, anche se oggetto di cause pendenti, rimane in capo alla procedura di liquidazione della banca originaria, in quanto non funzionali all'attività della banca cessionaria.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: estinzione
Una società agricola presenta ricorso in Cassazione contro una sentenza della Corte d'Appello. La controparte, un ente regionale, risponde con un controricorso. Successivamente, la società ricorrente effettua una rinuncia al ricorso per cassazione, accettata dall'ente. La Corte di Cassazione, di conseguenza, dichiara l'estinzione del giudizio e l'assorbimento del ricorso incidentale, specificando che in caso di rinuncia non si applica il raddoppio del contributo unificato.
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Cessione crediti: Gazzetta Ufficiale non basta
Una società cessionaria di crediti in blocco ha richiesto l'ammissione al passivo di un fallimento, ma la sua domanda è stata respinta. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo che la sola pubblicazione dell'avviso di cessione sulla Gazzetta Ufficiale non è una prova sufficiente per dimostrare la titolarità di uno specifico credito quando questa viene contestata dalla curatela. È necessario fornire la prova documentale, come il contratto di cessione, che attesti l'inclusione del singolo credito nell'operazione. La Corte ha inoltre parzialmente accolto un ricorso incidentale del fallimento riguardante la liquidazione delle spese legali.
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Patrocinio Avvocatura dello Stato: appello inammissibile
La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso dell'Agenzia Entrate-Riscossione per aver utilizzato un avvocato privato invece del patrocinio Avvocatura dello Stato, come previsto dalla legge. Anche il ricorso incidentale della Regione è stato respinto per tardività.
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Giurisdizione concessioni: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione interviene su una controversia tra un'azienda sanitaria e una società fornitrice di distributori automatici, stabilendo un principio chiave sulla giurisdizione concessioni. La Corte ha chiarito che tutte le dispute relative alla revoca di una concessione di servizio pubblico, incluse le richieste di risarcimento danni, rientrano nella competenza esclusiva del Giudice Amministrativo. La sentenza annulla la decisione della Corte d'Appello, che aveva erroneamente affermato la giurisdizione del giudice ordinario, e riafferma la netta separazione delle competenze in materia di rapporti con la Pubblica Amministrazione.
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Distanze legali costruzioni: l’obbligo di notifica
In una controversia sulle distanze legali costruzioni, la Corte di Cassazione ha emesso un'ordinanza interlocutoria. Anziché decidere nel merito, ha rilevato la mancata notifica del ricorso a una delle parti originarie del giudizio. Di conseguenza, ha ordinato l'integrazione del contraddittorio, sospendendo la decisione e rinviando la causa a nuovo ruolo, sottolineando l'importanza fondamentale delle regole procedurali.
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Omessa dichiarazione TARI: la Cassazione decide
Un contribuente ha impugnato un avviso di accertamento TARI per le annualità 2014-2015, sostenendo di aver già presentato una dichiarazione in passato e lamentando la mancanza di un contraddittorio preventivo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che l'omessa dichiarazione TARI per una parte dell'immobile si considera una violazione che si ripete annualmente, non soggetta a decadenza. La Corte ha inoltre ribadito che l'onere di provare i requisiti per l'esenzione fiscale spetta al contribuente e che per i tributi locali come la TARI non è obbligatorio il contraddittorio preventivo, a meno che non segua un accesso o un'ispezione. Anche il ricorso incidentale dell'ente di riscossione sulle sanzioni è stato respinto.
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Onere della prova costi: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 14222/2025, chiarisce l'onere della prova costi in materia tributaria. Una società si era vista contestare la deducibilità di costi per servizi da un fornitore con attività estranea e per provvigioni. La Corte ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, stabilendo che il contribuente deve provare non solo l'esistenza del costo, ma anche la sua effettività e inerenza all'attività d'impresa. La sola presentazione di un contratto non è sufficiente a soddisfare tale onere probatorio.
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Definizione agevolata: appello inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibili sia il ricorso del contribuente che quello dell'Agenzia Fiscale in un caso relativo al diniego di una definizione agevolata. La decisione si fonda su vizi procedurali: l'Agenzia ha errato nel motivare la richiesta di revoca dell'estinzione, mentre il contribuente ha omesso di richiederla. La sentenza sottolinea che, a seguito di un diniego di definizione agevolata, per contestarlo è indispensabile chiedere contestualmente la revocazione del precedente provvedimento di estinzione del giudizio.
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