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Ricorso Incidentale — Anno 2025

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712 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Ricorso Incidentale

Provvedimenti

Definizione Agevolata: Cassazione rinvia la decisione
In un contenzioso fiscale tra l'Agenzia delle Entrate e alcuni contribuenti, la Corte di Cassazione ha sospeso il giudizio. La questione centrale riguarda l'applicazione di una procedura di definizione agevolata, sulla quale le Sezioni Unite della stessa Corte devono ancora pronunciarsi per chiarirne i meccanismi e gli effetti. La Corte ha quindi ritenuto necessario attendere tale pronuncia prima di decidere il caso specifico, rinviando l'udienza a data da destinarsi.
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Apprendistato professionalizzante: limiti della domanda
Un lavoratore ottiene in Appello la trasformazione del suo contratto di apprendistato professionalizzante in contratto a tempo indeterminato, con reintegro e indennità risarcitoria. La Corte di Cassazione, tuttavia, annulla la condanna al reintegro e al risarcimento, accogliendo il ricorso dell'azienda. La motivazione risiede nel fatto che il lavoratore, nel suo ricorso iniziale, aveva chiesto solo la conversione del rapporto e le differenze retributive maturate durante il contratto, senza mai formulare una specifica domanda di impugnazione del licenziamento o di reintegrazione. La sentenza sottolinea il principio fondamentale per cui il giudice non può pronunciarsi oltre i limiti di quanto richiesto dalle parti (ultra petita).
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Responsabilità custode strada: quando l’ente paga?
Un ciclista cade a causa di una buca non segnalata durante una gara. La Cassazione conferma la responsabilità del custode della strada, in questo caso il Comune, chiarendo i principi della responsabilità oggettiva ex art. 2051 c.c. Viene respinta la tesi del concorso di colpa del danneggiato, poiché la buca è stata ritenuta un'insidia imprevedibile e inevitabile. La sentenza sottolinea che la responsabilità del custode è esclusa solo dalla prova del caso fortuito, non fornita dall'ente.
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Liquidazione compensi avvocato: la guida completa
In un caso di opposizione a decreto ingiuntivo per onorari professionali, la Corte di Cassazione chiarisce un principio fondamentale sulla liquidazione compensi avvocato. La tariffa applicabile è quella in vigore al momento della conclusione dell'attività professionale, non quella vigente al momento della decisione della causa. La Corte ha inoltre cassato la decisione di compensare le spese legali basata sulla mera opportunità di non inasprire i rapporti tra le parti, ritenendola una motivazione giuridicamente inidonea.
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Cessione Credito d’Imposta: Diritti del Cessionario
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 25521/2025, ha stabilito che nella cessione credito d'imposta, il soggetto che acquista il credito (cessionario) ha pieno diritto di impugnare gli atti fiscali che ne pregiudicano l'esistenza, anche se non ne è il diretto destinatario. La Corte ha inoltre chiarito che le controversie relative all'escussione di una polizza fideiussoria a garanzia del credito rientrano nella giurisdizione del giudice ordinario e non di quello tributario.
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Recesso anticipato contratto: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso complesso di recesso anticipato contratto di servizi. Una società di spedizioni aveva terminato un accordo prima della durata minima di 18 mesi pattuita. La Corte d'Appello aveva riconosciuto un risarcimento limitato al solo mese in cui la durata minima era stata violata. Entrambe le parti hanno presentato ricorso in Cassazione, ma la Suprema Corte li ha dichiarati entrambi inammissibili. La decisione sottolinea un principio procedurale cruciale: i motivi di ricorso devono attaccare specificamente la 'ratio decidendi' (la ragione giuridica della decisione) della sentenza impugnata, altrimenti risultano inammissibili.
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Nesso di causalità: onere della prova nel danno
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha respinto un ricorso per risarcimento danni derivante dal ritardo di una banca nella cancellazione di un pignoramento. La decisione si fonda sulla mancata dimostrazione del nesso di causalità tra l'inadempimento della banca e le perdite economiche lamentate dal ricorrente. La Corte ha ribadito che, per ottenere un risarcimento, non è sufficiente provare l'esistenza di un danno, ma è indispensabile dimostrare che tale danno sia una conseguenza diretta e immediata della condotta illecita.
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Surrogazione del fideiussore: la Cassazione chiarisce
Una società di consulenza e la sua rappresentante legale hanno citato in giudizio un ex socio, che aveva agito come garante per un finanziamento societario, contestando la validità della sua surrogazione nei diritti della banca dopo il pagamento del debito. Sia il Tribunale che la Corte d'Appello hanno confermato il diritto del garante alla surrogazione legale. La Corte di Cassazione, con la presente ordinanza, ha rigettato l'ulteriore ricorso della società debitrice, consolidando il principio secondo cui la surrogazione del fideiussore che paga il debito opera di diritto, facendolo subentrare nella posizione del creditore originario.
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Licenziamento disciplinare e obbligo restitutorio
Una lavoratrice, dopo aver ricevuto una cospicua somma in virtù di una sentenza provvisoria poi riformata, viene licenziata per non aver conservato il denaro per il prevedibile obbligo restitutorio. La Corte di Cassazione analizza il caso di licenziamento disciplinare, escludendo la giusta causa ma rinviando alla Corte d'Appello per valutare se la condotta, seppur colposa, rientrasse tra quelle punibili con una sanzione conservativa secondo il contratto collettivo, un passaggio cruciale per definire la tutela applicabile alla lavoratrice.
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Ammissione al passivo del fideiussore: la Cassazione
Un istituto di credito si è visto negare l'ammissione al passivo del fideiussore fallito. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione, stabilendo che il creditore di un fideiussore fallito ha pieno diritto di partecipare al concorso, a differenza del creditore garantito da ipoteca su bene di un terzo. L'ordinanza chiarisce la distinzione tra garanzie personali e reali nelle procedure concorsuali e l'ammissione al passivo del fideiussore.
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Specificità del ricorso: Cassazione inammissibile
Una controversia nata dalla risoluzione di un contratto d'appalto arriva in Cassazione. Sia il ricorso principale che quello incidentale vengono dichiarati inammissibili per violazione del principio di specificità del ricorso. La Corte Suprema ribadisce che i motivi devono essere esposti in modo chiaro e preciso, indicando le norme violate e le parti della sentenza impugnata in contrasto con esse, senza limitarsi a censure generiche.
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Responsabilità appaltatore: dovere di verifica progetto
Un'ordinanza della Cassazione affronta il tema della responsabilità appaltatore in un contratto di subappalto per lavori pubblici. A seguito di ritardi causati da imprevisti geologici non indicati nel progetto, la Corte ha confermato la corresponsabilità tra committente e appaltatore. Quest'ultimo è stato ritenuto colpevole per non aver adempiuto al suo dovere di diligenza nel verificare il progetto esecutivo, non potendo essere considerato un mero esecutore. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili i ricorsi volti a una nuova valutazione dei fatti, ribadendo i limiti del giudizio di legittimità.
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Indennizzo da acquisizione sanante: no al termine breve
Una società ha contestato l'importo di un indennizzo da acquisizione sanante stabilito da un ente comunale. L'ente sosteneva che l'impugnazione fosse tardiva. La Corte di Cassazione ha confermato che il termine breve di 30 giorni, previsto per l'opposizione alla stima nell'esproprio ordinario, non si applica in caso di acquisizione sanante, per la quale vale il termine di prescrizione ordinario. La Corte ha inoltre corretto la liquidazione delle spese legali decisa in appello.
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Danno da demansionamento: come si calcola il risarcimento
Un dipendente di un istituto di credito subisce un prolungato demansionamento. Dopo un lungo iter giudiziario, la Corte di Cassazione chiarisce i criteri per la quantificazione del danno professionale. La Corte conferma che il danno deve essere provato, anche tramite presunzioni, e che la liquidazione equitativa del giudice deve essere basata su valori attuali. La decisione finale si concentra sulla correzione del calcolo delle spese legali, stabilendo un principio chiave sul valore della controversia ai fini tariffari, confermando nel merito la valutazione sul danno da demansionamento.
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Compensazione spese legali: quando è giustificata?
Un automobilista ha citato in giudizio un distributore per avergli fornito gasolio difettoso. Sebbene la richiesta di risarcimento sia stata accolta, i giudici d'appello hanno disposto la compensazione delle spese legali a causa della difficoltà del rivenditore di provare la qualità del carburante a lui fornito. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, ritenendo legittima la compensazione delle spese legali in presenza di ragioni gravi ed eccezionali come la complessità probatoria, e ha chiarito i limiti del ricorso in cassazione sulla valutazione delle prove.
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Responsabilità avvocato: errore e decreto ingiuntivo
Un'azienda ha citato in giudizio il proprio legale per responsabilità avvocato, a seguito della dichiarazione di inammissibilità di un appello per un errore di notifica. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso del cliente, stabilendo due principi chiave: primo, non è sufficiente dimostrare l'errore del professionista, ma bisogna anche provare che, senza tale errore, l'esito della causa sarebbe stato favorevole; secondo, la richiesta di restituzione degli onorari, pagati a seguito di un decreto ingiuntivo non opposto, è preclusa dal giudicato formatosi su tale decreto.
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Accertamenti bancari: onere della prova del professionista
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 11933/2025, ha rigettato sia il ricorso dell'Agenzia delle Entrate sia quello di un professionista in materia di accertamenti bancari. La Corte ha ribadito che per superare la presunzione legale che i versamenti in conto corrente costituiscano reddito, il contribuente deve fornire una prova analitica e rigorosa per ogni singola operazione. L'apprezzamento di tale prova da parte del giudice di merito non è sindacabile in sede di legittimità se adeguatamente motivato.
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Soppressione incarico dirigenziale: quando è legittima?
Un dirigente, assunto esternamente da un Ministero con contratto a tempo determinato, è stato licenziato prima della scadenza a seguito di una riorganizzazione amministrativa. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del licenziamento, stabilendo che la soppressione dell'incarico dirigenziale derivante da una riorganizzazione configura un'ipotesi di impossibilità sopravvenuta della prestazione. Questo giustifica la risoluzione anticipata del contratto, senza che la Pubblica Amministrazione sia tenuta a tentare un ricollocamento attraverso procedure diverse da quelle di selezione pubblica.
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Efficacia provvedimento cautelare: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'efficacia di un provvedimento cautelare che ordina la riammissione al lavoro non viene meno se la successiva sentenza di merito, pur confermando il diritto alla conversione del contratto, liquida un risarcimento inferiore a quanto percepito. Il provvedimento cautelare rimane valido poiché il diritto principale è stato confermato, distinguendo l'ordine di riammissione per il futuro da una condanna al pagamento di somme passate.
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Incarichi dirigenziali: motivazione e trasparenza
Un funzionario pubblico ha contestato l'assegnazione di due incarichi dirigenziali. La Corte di Cassazione, accogliendo parzialmente il suo ricorso, ha sancito un principio fondamentale: anche quando la Pubblica Amministrazione conferisce incarichi con atti di natura privatistica, deve rispettare i principi di correttezza, buona fede e trasparenza. La scelta non può essere arbitraria ma deve fondarsi su una valutazione comparativa e una motivazione congrua che renda palesi le ragioni della preferenza accordata a un candidato rispetto agli altri, pena l'illegittimità della selezione.
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