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Ricorso Incidentale — Anno 2025

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712 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Ricorso Incidentale

Provvedimenti

Onere della prova: Cassazione chiarisce i termini
Una società di revisione si opponeva all'esclusione del proprio credito dal passivo di una società fallita. La Corte di Cassazione, accogliendo il ricorso del fallimento, ha chiarito che l'onere della prova grava interamente sul creditore, il quale deve dimostrare non solo l'incarico ma anche l'effettivo svolgimento della prestazione sin dal ricorso in opposizione, senza possibilità di produrre documenti in un momento successivo, a meno che la curatela non sollevi eccezioni proceduralmente nuove.
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Imposta di registro sentenza: quando è dovuta?
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'imposta di registro su una sentenza che dispone il trasferimento di un immobile è dovuta in misura proporzionale anche se l'acquirente non paga il prezzo. Secondo i giudici, la condizione del pagamento del prezzo è, ai fini fiscali, una condizione 'meramente potestativa', che non sospende l'obbligazione tributaria. Inoltre, la Corte ha chiarito che tutte le 'parti in causa' nel giudizio, inclusi i rappresentanti legali, sono solidalmente responsabili per il pagamento dell'imposta.
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Compenso professionale avvocato: l’accordo transattivo
La Corte di Cassazione si è pronunciata su una complessa controversia relativa al compenso professionale di un avvocato nei confronti di una banca. La disputa verteva sull'interpretazione di un accordo transattivo del 2015. La Corte ha stabilito che l'interpretazione del giudice di merito, secondo cui l'accordo regolava in modo onnicomprensivo le attività pregresse, è insindacabile se plausibile. Tuttavia, ha accolto il ricorso del legale su un punto cruciale: il diritto al rimborso delle spese generali del 15%, anche in presenza di un compenso pattuito contrattualmente, cassando con rinvio la decisione su tale aspetto.
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Ricorso inammissibile: gli errori che costano cari
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato da un'Azienda Sanitaria Locale contro una Banca. L'ordinanza evidenzia come gravi vizi procedurali, tra cui la mancanza di autosufficienza e la proposizione di censure nuove, impediscano alla Corte di esaminare il merito della questione, che verteva sul pagamento di interessi moratori. Anche il ricorso incidentale della Banca è stato dichiarato inammissibile, portando alla compensazione delle spese.
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Danno da revoca pensione: la Cassazione decide
Un lavoratore ottiene una pensione, si licenzia, ma l'ente la revoca. La Corte d'Appello riconosce un risarcimento per il danno da affidamento. La Cassazione analizza i ricorsi: dichiara inammissibile quello dell'ente e rigetta quello del lavoratore. La decisione finale si concentra sul corretto inquadramento del danno da revoca pensione, distinguendolo dal danno esistenziale e valutando la sufficienza della motivazione della corte di merito.
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Decadenza ratei pensione: la Cassazione chiarisce
Annullando una decisione della Corte d'Appello, la Suprema Corte ha chiarito due punti cruciali sulle pensioni dei lavoratori dello spettacolo. Ha confermato la validità di uno specifico massimale retributivo giornaliero per il calcolo della cosiddetta "quota B" della pensione. Inoltre, ha ribadito che la decadenza ratei pensione di tre anni si applica alle richieste di arretrati, ma solo per le somme maturate oltre il triennio precedente l'azione legale, salvaguardando il diritto alla pensione stessa.
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Prescrizione antitrust: decorrenza e conoscibilità
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 19729/2025, ha stabilito che il termine di prescrizione antitrust per le azioni di risarcimento del danno non decorre dalla mera notizia dell'avvio di un'indagine, ma dal momento in cui il danneggiato ha acquisito, o avrebbe potuto acquisire con l'ordinaria diligenza, una ragionevole conoscenza dell'illecito e del danno subito. Nel caso di specie, relativo al cartello dei costruttori di autocarri, la Corte ha respinto il ricorso di un produttore, confermando che generici comunicati stampa non sono sufficienti a far decorrere la prescrizione, poiché non permettono di percepire l'ingiustizia del danno.
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Debiti da lavoro: la Cassazione sulla manleva
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna solidale di due società di trasporto, una cedente e una cessionaria, per il pagamento di permessi compensativi non goduti dai lavoratori. Il ricorso della società cedente, che contestava la propria responsabilità e l'interpretazione di una clausola di manleva, è stato respinto. La Corte ha chiarito che i debiti da lavoro sorti prima della cessione restano a carico del datore di lavoro originario e che la manleva opera correttamente per le passività non esposte in bilancio, proteggendo l'acquirente. La decisione consolida i principi di responsabilità nella gestione dei debiti da lavoro durante le operazioni di trasferimento aziendale.
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Compenso avvocato: quale tariffa si applica?
In una disputa sul compenso di un avvocato, la Corte di Cassazione ha stabilito un principio chiave: per le prestazioni professionali già concluse, si applica la tariffa forense in vigore al momento del completamento dell'attività, non quella successiva in vigore al tempo della liquidazione giudiziale. La Corte ha respinto il ricorso del legale che chiedeva l'applicazione di parametri più recenti, confermando la decisione del Tribunale che aveva ridotto il compenso avvocato per mancanza di prova su alcune attività. È stato invece accolto il ricorso della cliente per l'omessa pronuncia sulla sua richiesta di rimborso delle somme versate in eccesso.
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Compensi professionali avvocato e accordi tariffari
La Corte di Cassazione ha esaminato una controversia sui compensi professionali avvocato tra un legale e un istituto di credito. La Corte ha rigettato il ricorso principale del professionista, confermando che l'interpretazione di un accordo forfettario del 2015 rientra nel potere del giudice di merito. Ha inoltre stabilito l'irretroattività della legge sull'equo compenso e chiarito i limiti del giudicato e del frazionamento del credito in caso di incarichi distinti. È stato parzialmente accolto il ricorso incidentale della banca su un punto specifico relativo al recupero delle spese.
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Sanzione sproporzionata: no al licenziamento del medico
Un'anestesista è stata licenziata per giusta causa dopo aver rifiutato un ordine verbale di assistere a un intervento urgente, chiedendo un ordine scritto. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione d'appello, ritenendo la sanzione sproporzionata rispetto alla condotta. L'analisi ha considerato il contesto lavorativo teso, la professionalità della lavoratrice e la reale non urgenza del caso, concludendo che una sanzione conservativa sarebbe stata più adeguata.
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Lavoro subordinato: quando due società sono un unico datore
La Corte di Cassazione conferma la decisione di merito che ha riconosciuto la sussistenza di un rapporto di lavoro subordinato a favore di un medico, formalmente legato da contratti di collaborazione con una società. La Suprema Corte ha ritenuto che due distinte società costituissero un unico centro di imputazione del rapporto di lavoro, data l'unicità della struttura organizzativa e l'interesse comune, condannandole in solido alla reintegrazione e al risarcimento del danno. Viene ribadito il principio della prevalenza della sostanza sulla forma nella qualificazione del rapporto di lavoro.
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Indennizzo durata irragionevole: come si calcola?
La Corte di Cassazione ha stabilito importanti principi sull'indennizzo per durata irragionevole dei processi. In un caso riguardante due lavoratori creditori in un fallimento, la Corte ha rigettato il ricorso del Ministero della Giustizia, chiarendo che l'indennizzo si calcola sul valore del credito ammesso al passivo, non sulla somma effettivamente riscossa. Ha invece accolto il ricorso dei lavoratori, affermando che nella liquidazione delle spese legali del giudizio di opposizione deve essere incluso anche il compenso per la fase istruttoria, procedendo a una nuova e corretta quantificazione.
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Legittimazione passiva: chi citare in giudizio?
Un contribuente si oppone a un'intimazione di pagamento per prescrizione dei crediti, citando in giudizio solo l'Agente della Riscossione. La Corte di Cassazione, applicando il principio della legittimazione passiva, accoglie il ricorso dell'Agente, stabilendo che l'azione doveva essere intentata contro l'ente creditore (in questo caso l'INPS), unico titolare del diritto. Di conseguenza, l'opposizione del contribuente viene respinta.
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Accertamento induttivo: la prova spetta al socio
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha cassato una sentenza della Commissione Tributaria Regionale che aveva annullato un avviso di accertamento. Il caso riguarda un accertamento induttivo basato su prelevamenti dai conti correnti dei soci, ritenuti dall'Agenzia delle Entrate ricavi non dichiarati. La Corte ha stabilito che, in presenza di una ristretta base sociale, le movimentazioni sui conti dei soci si presumono riferibili alla società, invertendo l'onere della prova. Spetta quindi alla società contribuente, e non al Fisco, dimostrare analiticamente la natura di tali operazioni. La Cassazione ha inoltre censurato la motivazione 'apparente' della sentenza impugnata riguardo la deducibilità di polizze assicurative.
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Prescrizione decennale crediti: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che la prescrizione decennale dei crediti si applica anche quando una precedente opposizione del debitore sia stata respinta con una sentenza di inammissibilità per tardività. Tale pronuncia, sebbene di rito, acquisisce forza di giudicato e trasforma il termine di prescrizione da quinquennale a decennale. Una società aveva contestato una comunicazione di ipoteca da parte di un ente previdenziale, sostenendo la prescrizione quinquennale dei crediti. La Corte ha accolto il ricorso dell'ente, affermando che le precedenti sentenze di inammissibilità avevano 'cristallizzato' il credito, rendendolo soggetto alla prescrizione decennale.
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Responsabilità del committente: analisi Cassazione
La Corte di Cassazione analizza un complesso caso di responsabilità del committente a seguito di un devastante incendio in un magazzino. L'incendio, causato durante lavori di manutenzione del tetto commissionati da una società di gestione immobiliare, ha sollevato questioni sulla ripartizione della colpa tra l'impresa esecutrice, il committente e la cooperativa che gestiva il deposito. La Suprema Corte chiarisce che la responsabilità del committente non deriva dalla custodia dell'immobile (art. 2051 c.c.), ma da una colpa specifica (art. 2043 c.c.) per aver commissionato un'attività intrinsecamente pericolosa senza verificare le adeguate misure di sicurezza, pur essendo a conoscenza delle criticità dell'edificio (impianto antincendio inadeguato e sovraccarico di merci).
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Appello tributario: quando gli errori non lo invalidano
La Corte di Cassazione ha stabilito che un appello tributario non è inammissibile se, nonostante la presenza di errori materiali come l'errata indicazione dell'anno d'imposta o del numero di cartella, l'oggetto della controversia e la sentenza impugnata sono chiaramente identificabili. La Corte ha accolto il ricorso incidentale dell'Agenzia delle Entrate, cassando la sentenza di secondo grado che aveva dichiarato l'appello inammissibile per carenza nell'esposizione dei fatti.
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Impugnazione intimazione di pagamento: quando è tardi
Una recente ordinanza della Cassazione chiarisce che la mancata impugnazione di un'intimazione di pagamento rende definitiva la pretesa fiscale. Una società aveva contestato un pignoramento basato su una cartella esattoriale asseritamente non notificata, ma non aveva opposto una precedente intimazione. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che l'omessa impugnazione dell'intimazione di pagamento 'cristallizza' il debito, precludendo ogni successiva contestazione sulla notifica della cartella originaria.
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Detrazione IVA immobili: sì anche senza registro cespiti
Un imprenditore agricolo si è visto negare la detrazione dell'IVA sulle spese di ristrutturazione di un immobile perché non iscritto nel registro dei cespiti. La Corte di Cassazione, con una decisione innovativa, ha annullato la sentenza precedente, stabilendo un principio fondamentale: per la detrazione IVA immobili, ciò che conta è l'effettivo 'nesso di strumentalità' del bene con l'attività d'impresa, non la sua formale registrazione. La Corte ha inoltre fornito chiarimenti sulla legittimità degli accertamenti sintetici basati su una singola annualità.
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