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Ricorrente

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5873 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Rimborso credito IVA fallimento: i termini decadono?
Una società in fallimento ha richiesto il rimborso di un credito IVA che, anni prima, era stato destinato alla compensazione. La Commissione Tributaria Regionale ha respinto la richiesta per tardività, non essendo stata presentata entro il termine biennale di decadenza. La Corte di Cassazione, prima di decidere nel merito della questione sul rimborso credito IVA fallimento, ha emesso un'ordinanza interlocutoria per acquisire i fascicoli dei gradi precedenti al fine di verificare un'eccezione procedurale sollevata dal ricorrente.
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Definizione agevolata: estinzione del processo
La Corte di Cassazione dichiara l'estinzione di un giudizio tributario in seguito alla richiesta di definizione agevolata da parte dei contribuenti. L'ordinanza chiarisce che la presentazione dell'istanza e del pagamento della prima rata obbliga il giudice a dichiarare estinto il processo, con spese a carico della parte che le ha anticipate.
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Ricorso senza avvocato: quando è inammissibile?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso presentato personalmente da un cittadino contro atti di un'espropriazione immobiliare. La decisione si fonda sul principio inderogabile che, davanti alla Suprema Corte, il patrocinio di un legale è obbligatorio. L'ordinanza chiarisce che il ricorso senza avvocato è un vizio insanabile che impedisce l'esame del merito e può comportare la condanna al pagamento di una sanzione pecuniaria, anche in assenza di controparti costituite.
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Rimborso IRPEF: la Cassazione e i termini di appello
Un ex sottufficiale della Guardia di Finanza ha richiesto un rimborso IRPEF, sostenendo che una parte della sua pensione, derivante dall'indennità di aeronavigazione, dovesse essere tassata al 50% anziché al 100%. Dopo una vittoria in primo grado e una sconfitta in appello, il caso è giunto in Cassazione. Il contribuente ha sollevato, tra i motivi di ricorso, l'inammissibilità dell'appello dell'Agenzia delle Entrate per tardività. La Suprema Corte, con ordinanza interlocutoria, ha ritenuto prioritario verificare questa eccezione procedurale, sospendendo il giudizio di merito e ordinando l'acquisizione dei fascicoli dei gradi precedenti per accertare la tempestività dell'appello.
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Estinzione giudizio tributario: il caso Cassazione
Una recente ordinanza della Corte di Cassazione chiarisce che l'adesione del contribuente a una definizione agevolata delle liti fiscali pendenti determina l'automatica estinzione del giudizio tributario. Nel caso specifico, l'Agenzia delle Entrate aveva impugnato una sentenza favorevole a una società agricola. Durante il processo, la società ha aderito alla sanatoria pagando il dovuto, portando la Corte a dichiarare estinto il procedimento, con spese legali a carico di chi le ha sostenute.
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Correzione errore materiale: la Cassazione corregge sé
Una società ha richiesto la correzione di un errore materiale in un'ordinanza della Cassazione che indicava una commissione tributaria sbagliata per il rinvio. Nonostante la lite fosse stata definita, la Corte ha accolto l'istanza, affermando il proprio potere di correggere d'ufficio i propri errori per coerenza, basandosi su un recente principio delle Sezioni Unite. La correzione errore materiale è stata quindi disposta.
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Rinuncia al ricorso: estinzione del giudizio
Una società creditrice aveva impugnato la decisione di ammettere solo parzialmente il proprio credito nel passivo di un fallimento. L'appello verteva su questioni di accollo IVA, finanziamenti soci e pagamenti a terzi. Tuttavia, prima della decisione della Corte di Cassazione, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo. Di conseguenza, la società creditrice ha presentato una rinuncia al ricorso, portando la Corte a dichiarare l'estinzione del giudizio.
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Onere della prova: non è riesame dei fatti
Una società fornitrice ha citato in giudizio il gestore di un bar per inadempimento di un contratto di fornitura. Condannato in Appello, il gestore ha fatto ricorso in Cassazione lamentando la violazione dell'onere della prova. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, specificando che contestare la valutazione delle prove da parte del giudice non equivale a una violazione delle regole sull'onere della prova, ma rappresenta un inammissibile tentativo di riesame del merito.
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Rinuncia al ricorso: chi paga le spese processuali?
In una causa di successione, gli eredi del ricorrente hanno presentato una rinuncia al ricorso dinanzi alla Corte di Cassazione. La Corte ha dichiarato estinto il giudizio e, in assenza di accettazione della rinuncia da parte degli avversari, ha condannato la parte rinunciante al pagamento di tutte le spese processuali, applicando l'art. 391 c.p.c.
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Rinuncia al ricorso: estinzione del giudizio
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione di un giudizio a seguito della rinuncia al ricorso da parte di un'azienda sanitaria. La controversia originaria riguardava la richiesta di risarcimento danni di un dirigente medico per la mancata graduazione delle funzioni dirigenziali. L'azienda, dopo aver perso nei primi due gradi di giudizio, ha presentato ricorso in Cassazione, per poi rinunciarvi. La Corte, preso atto della rinuncia e della sua accettazione, ha estinto il procedimento senza pronunciarsi sulle spese, poiché l'accettazione è pervenuta direttamente dalla parte.
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Rinuncia al ricorso: niente doppio contributo
Un'azienda sanitaria pubblica, dopo aver impugnato in Cassazione una sentenza d'appello sfavorevole in una causa di lavoro per risarcimento danni, ha presentato una rinuncia al ricorso. La controparte ha accettato la rinuncia. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio, chiarendo che in caso di rinuncia al ricorso non si applica l'obbligo di versare un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, previsto solo per i casi di rigetto, inammissibilità o improcedibilità dell'impugnazione.
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Rinuncia al ricorso in Cassazione: effetti e costi
Un'azienda sanitaria pubblica, dopo aver impugnato in Cassazione una sentenza che la condannava a risarcire un proprio dirigente, ha presentato una rinuncia al ricorso. La Suprema Corte, preso atto dell'accettazione della controparte, ha dichiarato l'estinzione del giudizio. La decisione chiarisce che in caso di rinuncia non si applica il raddoppio del contributo unificato, previsto solo per rigetto, inammissibilità o improcedibilità del ricorso.
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Rinuncia al ricorso: quando si estingue il giudizio
Un'azienda sanitaria, dopo essere stata condannata a risarcire un proprio dirigente medico per l'omessa graduazione delle funzioni, ha presentato ricorso in Cassazione. Successivamente, ha operato una rinuncia al ricorso, che è stata accettata dal medico. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio, chiarendo le conseguenze in materia di spese legali e di applicabilità delle sanzioni processuali.
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Rinuncia al ricorso: estinzione del processo civile
Un ex coniuge presenta ricorso in Cassazione per una disputa sulla proprietà della casa coniugale. Successivamente, deposita un atto di rinuncia al ricorso, accettato dalla controparte. La Corte di Cassazione, verificati i requisiti, dichiara l'estinzione del giudizio e compensa interamente le spese legali tra le parti, chiudendo definitivamente la controversia.
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Rinuncia al ricorso: estinzione del giudizio di Cassazione
Un'Azienda Sanitaria, dopo essere stata condannata a risarcire una dirigente medica, ha presentato ricorso in Cassazione. Successivamente, ha formalizzato la rinuncia al ricorso, che è stata accettata dalla controparte. La Corte ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio, senza pronunciarsi sulle spese, dato l'accordo tra le parti.
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Rinuncia al ricorso: estinzione del giudizio
Un'azienda sanitaria aveva presentato ricorso in Cassazione contro una sentenza che la condannava a risarcire un dirigente medico. Successivamente, l'azienda ha presentato una rinuncia al ricorso, che è stata formalmente accettata dalla controparte. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio, chiudendo definitivamente il caso senza una pronuncia nel merito e senza statuire sulle spese legali, data l'accettazione della rinuncia.
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Leasing traslativo: la clausola penale e l’art. 1526
Un'impresa in fallimento ha citato in giudizio una società di leasing per la restituzione dei canoni versati in un contratto di leasing traslativo, risolto per inadempimento. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, chiarendo che, sebbene l'art. 1526 c.c. sia la norma di riferimento, una clausola penale contrattuale che permette al concedente di trattenere i canoni e richiedere quelli futuri è legittima, a patto che venga detratto il valore recuperato dal bene, garantendo così un equo equilibrio tra le parti.
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Doppia conforme: quando l’appello è inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di una società di navigazione contro la condanna al risarcimento del danno per mancata reintegra di un lavoratore. La decisione si fonda sul principio della cosiddetta "doppia conforme": quando due sentenze di merito (primo grado e appello) giungono alla stessa conclusione basandosi sulle medesime ragioni di fatto, il ricorso in Cassazione per vizi di motivazione è precluso.
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Indennità una tantum: chi paga dopo il cambio appalto?
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di cambio appalto, il datore di lavoro subentrante non è tenuto a corrispondere l'intera indennità una tantum per la vacanza contrattuale, ma solo la quota relativa al periodo in cui il lavoratore ha prestato servizio alle sue dipendenze. La Suprema Corte ha accolto il ricorso dell'azienda, affermando il principio di proporzionalità e respingendo la tesi che l'obbligazione dovesse gravare integralmente sull'ultimo datore di lavoro.
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Costituzione in giudizio: termine dal ricevimento
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza che dichiarava inammissibile un appello per mancato deposito della ricevuta di spedizione. L'ordinanza chiarisce un principio fondamentale del processo tributario: il termine per la costituzione in giudizio dell'appellante decorre dalla data di ricezione dell'atto da parte del destinatario, e non dalla data della sua spedizione. Questa decisione ribadisce che la prova della tempestiva costituzione può essere fornita anche con l'avviso di ricevimento, se riporta la data di spedizione, o con altri atti del processo.
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