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Ricorrente — Anno 2025

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2814 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Ricorrente

Provvedimenti

Collegamento negoziale: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'impresa edile che contestava un pagamento per una fornitura, sostenendo l'esistenza di un collegamento negoziale con un subappalto nullo. La Corte ha stabilito che la censura si risolveva in una richiesta di riesame dei fatti e dell'interpretazione contrattuale, attività preclusa in sede di legittimità, ribadendo la distinzione tra contratto di fornitura e subappalto.
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Fondo di Garanzia INPS: titolo esecutivo necessario
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 23619/2025, ha ribadito un principio fondamentale per l'accesso al Fondo di Garanzia INPS: è necessario che il lavoratore possieda un titolo esecutivo che accerti il proprio credito verso il datore di lavoro. Questa condizione sussiste anche nel caso in cui la società datrice sia stata dichiarata fallita e la procedura concorsuale si sia conclusa per insufficienza di attivo. La Corte ha rigettato il ricorso di una lavoratrice, sostenendo che l'impossibilità di ottenere un titolo non giustifica una deroga ai requisiti di legge, posti a tutela delle risorse pubbliche e per evitare domande meramente esplorative.
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Rinvio del processo: l’accordo tra le parti
La Corte di Cassazione ha esaminato un ricorso proposto da una struttura sanitaria privata contro un'azienda sanitaria locale. Prima della discussione, le parti hanno concordemente richiesto un rinvio dell'udienza. Accogliendo tale istanza congiunta, la Corte ha emesso un'ordinanza interlocutoria disponendo il rinvio del processo a nuovo ruolo, senza decidere nel merito della controversia.
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Rinvio dell’udienza: Cassazione e trattative pendenti
Una struttura sanitaria privata e un'azienda sanitaria locale, coinvolte in un contenzioso giunto in Cassazione, hanno richiesto congiuntamente un rinvio dell'udienza. La Corte Suprema ha accolto la richiesta, emettendo un'ordinanza interlocutoria per posticipare il processo a nuovo ruolo, in considerazione delle trattative di componimento bonario pendenti tra le parti.
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Obbligo contributivo: reddito da più società
La Corte di Cassazione ha stabilito che un imprenditore iscritto alla Gestione Commercianti INPS deve versare i contributi sulla totalità dei redditi d'impresa percepiti, inclusi quelli derivanti da società di persone in cui non svolge attività lavorativa diretta. Una volta accertato l'obbligo contributivo per l'attività prevalente, la base imponibile si estende a tutti i redditi d'impresa per il principio di trasparenza fiscale delle società di persone, respingendo il ricorso dell'imprenditore.
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Onere probatorio datore di lavoro: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società edile, confermando che l'onere probatorio del datore di lavoro è fondamentale per giustificare il mancato versamento di contributi sul 'salario virtuale' e per beneficiare legittimamente delle agevolazioni sulle assunzioni. L'azienda non ha fornito prove adeguate per le ore non lavorate né ha dimostrato un reale incremento occupazionale, risultando le nuove assunzioni un mero rientro di personale da società collegate.
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Correzione errore materiale: quando il giudice sbaglia
La Corte di Cassazione ha emesso un'ordinanza per la correzione di un errore materiale in una sua precedente sentenza. L'errore consisteva nell'aver indicato l'Agenzia delle Entrate invece della corretta Agenzia delle Dogane e dei Monopoli nel dispositivo. L'ordinanza chiarisce che ogni riferimento all'ente errato deve intendersi fatto a quello corretto, ristabilendo la precisione formale del provvedimento senza alterarne la sostanza.
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COSAP concessionaria autostradale: quando è dovuto?
Una società concessionaria di autostrade ha contestato la richiesta di pagamento del COSAP per l'occupazione di suolo pubblico con i propri cavalcavia, sostenendo di essere esente in quanto operante per conto dello Stato. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che il canone è dovuto dalla società in quanto soggetto autonomo che occupa di fatto il suolo e opera a scopo di lucro. L'assenza di un'autorizzazione locale rende l'occupazione abusiva e giustifica il pagamento del canone, escludendo l'applicazione dell'esenzione prevista per lo Stato.
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COSAP autostrade: concessionario paga anche senza atto
La Corte di Cassazione ha stabilito che una società concessionaria autostradale è tenuta al pagamento del COSAP per l'occupazione del soprassuolo di strade provinciali con cavalcavia. La Corte ha rigettato la tesi della società, secondo cui l'occupazione era da imputare allo Stato (soggetto esente), chiarendo che il soggetto obbligato è colui che gestisce l'opera e ne trae un utile economico, ovvero la concessionaria. L'obbligo di pagamento del COSAP autostrade sussiste anche in assenza di un formale atto di concessione, configurandosi come occupazione di fatto.
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Contratti a termine: risarcimento per abuso nel P.A.
Una lavoratrice ha operato per anni presso un ente pubblico tramite contratti di collaborazione. La Cassazione ha confermato la decisione di merito che ha riqualificato il rapporto come una successione illegittima di contratti a termine, riconoscendo il diritto della lavoratrice a un risarcimento del danno. L'abuso di tali contratti per coprire esigenze stabili e permanenti è stato sanzionato, ribadendo che la sostanza del rapporto prevale sulla forma contrattuale adottata.
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Occupazione suolo pubblico: quando è temporanea?
Un commerciante ambulante ha contestato una richiesta di pagamento aggiuntivo (conguaglio) per l'occupazione suolo pubblico (COSAP). La Corte di Cassazione ha stabilito che l'occupazione, se limitata a specifici giorni o ore, è sempre da considerarsi temporanea, anche con una concessione a lungo termine. Di conseguenza, il canone più elevato era dovuto. La Corte ha inoltre confermato che il termine di prescrizione per tale credito è di dieci anni e ha respinto l'argomentazione del commerciante basata sulla buona fede, poiché le tariffe erano pubbliche. L'unico punto accolto del ricorso ha riguardato la riduzione delle spese legali.
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Eccezione di giudicato: quando è tardiva in appello?
Una struttura sanitaria ha citato in giudizio un'ASL per ottenere un adeguamento tariffario. L'ASL ha proposto opposizione al decreto ingiuntivo e i giudici di merito le hanno dato ragione. La struttura sanitaria ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la tardività dell'opposizione dell'ASL e il mancato rilievo di una eccezione di giudicato. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, chiarendo che l'opposizione era tempestiva e che l'eccezione di giudicato era stata sollevata tardivamente, solo nella comparsa conclusionale d'appello.
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Rinuncia al ricorso: quando si estingue il processo?
La Corte di Cassazione dichiara estinto un processo a seguito della reciproca rinuncia al ricorso principale e incidentale da parte delle parti contendenti. La decisione, basata sull'accettazione della controparte, ha comportato la compensazione totale delle spese legali, come previsto dal codice di procedura civile.
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Spese legali: condanna anche con giudizio estinto
La Corte di Cassazione ha stabilito che i ricorrenti devono pagare le spese legali anche se il loro giudizio si è estinto. Il caso riguardava medici che chiedevano un risarcimento per la tardiva attuazione di direttive UE sulla remunerazione della specializzazione. Poiché il loro ricorso era palesemente infondato, basato su questioni già ampiamente decise dalla giurisprudenza, la Corte ha applicato il principio di soccombenza virtuale, condannandoli al pagamento di metà delle spese processuali.
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Risarcimento Specializzandi Medici: la Cassazione nega
Un gruppo di medici specializzatisi dopo il 1991 ha citato in giudizio lo Stato, sostenendo che la borsa di studio ricevuta non costituisse l'"adeguata remunerazione" prevista dalle direttive comunitarie. La richiesta di risarcimento danni è stata respinta sia in primo grado che in appello. La Corte di Cassazione, con la presente ordinanza, ha confermato le decisioni precedenti, dichiarando i ricorsi inammissibili. La Corte ha ribadito il suo orientamento consolidato secondo cui le direttive UE non imponevano un importo minimo specifico per la borsa di studio, e che la disciplina applicabile restava quella nazionale, respingendo così le pretese al risarcimento specializzandi medici.
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Risarcimento specializzandi: Cassazione su prescrizione
Alcuni medici che frequentarono scuole di specializzazione tra il 1983 e il 1991 senza ricevere compenso hanno citato in giudizio lo Stato italiano per i danni derivanti dalla tardiva attuazione delle direttive UE. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i loro ricorsi, confermando l'estinzione del diritto al risarcimento specializzandi per prescrizione. La Corte ha ribadito il suo consolidato orientamento secondo cui il termine di prescrizione decennale ha iniziato a decorrere il 27 ottobre 1999, data di entrata in vigore della Legge 370/1999. Poiché l'azione legale è stata avviata solo nel 2011, la richiesta è stata considerata tardiva.
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Giudicato esterno: ingiunzione sul saldo vale per l’acconto
Un laboratorio ottiene un decreto ingiuntivo per un acconto da un'ASL, che si oppone per mancanza di contratto scritto. La Cassazione accoglie il ricorso del laboratorio, stabilendo il principio del giudicato esterno: un precedente decreto ingiuntivo, non opposto, per il saldo delle stesse prestazioni, aveva già accertato la validità del rapporto, impedendo una nuova discussione in merito.
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Appello generico: l’inammissibilità in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso a causa della sua natura di appello generico. L'imputato, condannato per evasione, aveva contestato la mancata applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto (art. 131-bis c.p.), limitandosi a riproporre le stesse argomentazioni già respinte dalla Corte d'Appello. La Suprema Corte ha stabilito che un ricorso non può essere una mera enunciazione apodittica, ma deve indicare specifici elementi trascurati dal giudice precedente. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto e il ricorrente condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Errore materiale: correzione della sentenza
La Corte di Cassazione, con un'ordinanza, ha disposto la correzione di un errore materiale presente nell'intestazione di una precedente sentenza. L'errore consisteva nell'omissione del nome di un giudice componente del collegio. La Corte ha chiarito che tale svista, essendo un errore materiale, è sanabile d'ufficio e non inficia la validità della decisione, poiché la composizione effettiva del collegio giudicante è attestata dal verbale d'udienza, che prevale sull'intestazione della sentenza.
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Errore materiale sentenza: la Cassazione corregge
La Corte di Cassazione ha emesso un'ordinanza per correggere un errore materiale in una propria precedente sentenza. Nello specifico, era stato omesso il nome di un giudice dal collegio giudicante. La Corte ha stabilito che tale omissione costituisce un errore materiale sentenza, emendabile d'ufficio, poiché la composizione effettiva del collegio è attestata dal verbale d'udienza, che prevale sull'intestazione della sentenza. Di conseguenza, è stata disposta l'integrazione del provvedimento originale, senza inficiarne la validità.
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