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Revirement Giurisprudenziale

9 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Un cambiamento significativo e talvolta improvviso nell'interpretazione di una norma giuridica da parte dei giudici, che capovolge un orientamento consolidato in precedenza.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Improseguibilità Esecuzione: Ristorante Storico Vince, Sfratto Bloccato
Una società immobiliare avvia uno sfratto contro un ristorante storico. Il ristoratore si oppone perché il Ministero dei Beni Culturali ha posto un vincolo su arredi e archivio, vietandone lo spostamento. Il giudice dichiara l'improseguibilità dell'esecuzione, bloccando di fatto lo sfratto. La società immobiliare impugna questa decisione con un appello. La Corte di Cassazione, però, stabilisce un principio fondamentale: quel tipo di provvedimento del giudice non è appellabile. L'appello era quindi inammissibile fin dall'inizio. Il ristoratore vince la causa per un vizio procedurale della controparte, e lo sfratto resta bloccato.
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Intrasmissibilità sanzioni tributarie: soci salvi dopo chiusura
Una società che organizzava gite in barca viene cancellata dal registro delle imprese. Successivamente, l'Agenzia delle Entrate notifica un accertamento per IVA e redditi, includendo sanzioni, e pretende il pagamento da parte delle ex socie. La Corte di Cassazione interviene sul punto cruciale: le sanzioni. Applicando il principio della personalità della pena, la Corte stabilisce l'intrasmissibilità sanzioni tributarie. Le multe inflitte alla società non possono essere trasferite alle socie dopo l'estinzione dell'ente. Di conseguenza, la pretesa dell'Amministrazione Finanziaria per le sole sanzioni viene respinta, salvando le ex socie da questo specifico debito.
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Società Estinta: Sanzioni Tributarie non Trasferibili ai Soci
Una società di noleggio barche, dopo aver ricevuto un avviso di accertamento per errata applicazione dell'IVA e ricavi non dichiarati, si estingue. La Corte di Cassazione affronta due questioni. Primo, stabilisce il principio della intrasmissibilità sanzioni tributarie ai soci: le penalità inflitte alla società non si trasferiscono ai soci dopo la sua cancellazione dal registro imprese, perché hanno natura personale. Secondo, conferma che il servizio offerto non era mero trasporto (con IVA ridotta) ma un pacchetto turistico complesso (con IVA ordinaria), includendo aperitivi e soste. Di conseguenza, le ex socie vincono sulle sanzioni, che non dovranno pagare, ma perdono sulla questione dell'IVA, il cui maggior importo resta dovuto.
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Nullità del lodo arbitrale: se contestata tardi non vale
Un Comune ha perso una causa contro un'impresa edile davanti a un collegio arbitrale. Successivamente, ha tentato di far dichiarare la nullità del lodo arbitrale sostenendo che la nomina di un arbitro fosse irregolare. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo un principio fondamentale: qualsiasi vizio nella costituzione del collegio arbitrale deve essere contestato durante il procedimento arbitrale stesso. Sollevare la questione per la prima volta solo dopo la decisione finale è tardivo e inefficace. Di conseguenza, la condanna al risarcimento dei danni a carico del Comune è diventata definitiva.
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Danno da fauna selvatica: la Cassazione chiarisce
Una recente sentenza della Corte di Cassazione affronta il tema del danno da fauna selvatica, chiarendo il rapporto tra la responsabilità dell'ente custode degli animali (ex art. 2052 c.c.) e quella del conducente del veicolo (ex art. 2054 c.c.). A seguito di un incidente tra un'auto e un cinghiale, la Corte ha stabilito che è errato richiedere al danneggiato di provare la diligenza del conducente come condizione per esaminare la responsabilità dell'ente. Le due presunzioni di responsabilità concorrono su un piano paritario. Inoltre, la Corte ha precisato che la presunzione di colpa del conducente non può essere opposta al proprietario del veicolo che non era alla guida al momento del sinistro.
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Obbligo retributivo cessione illegittima: la Cassazione
Con l'ordinanza n. 15276/2024, la Corte di Cassazione ha confermato l'obbligo retributivo di un'azienda cedente nei confronti dei lavoratori in caso di cessione di ramo d'azienda dichiarata illegittima. Anche se i dipendenti hanno lavorato per la società cessionaria, il rapporto giuridico con il datore di lavoro originario non si è mai interrotto. La Corte ha stabilito che le somme dovute hanno natura di retribuzione e non di risarcimento, rigettando sia il ricorso principale dell'azienda che quello incidentale dei lavoratori.
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Obbligazione retributiva e cessione di ramo d’azienda
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 14265/2024, ha stabilito che le somme dovute al lavoratore a seguito di una cessione di ramo d'azienda dichiarata illegittima hanno natura di obbligazione retributiva e non risarcitoria. La Corte ha chiarito che una precedente sentenza tra le stesse parti, che qualificava diversamente le somme per periodi anteriori, non costituisce un giudicato esterno sulla qualificazione giuridica della pretesa per periodi successivi. Di conseguenza, il datore di lavoro cedente è tenuto a corrispondere le retribuzioni anche se non ha ricevuto la prestazione lavorativa, purché questa sia stata offerta dal dipendente.
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Rinuncia all’impugnazione: chi paga le spese?
Un'ordinanza della Corte di Cassazione chiarisce che la rinuncia all'impugnazione non comporta automaticamente la compensazione delle spese legali. Anche se la rinuncia è motivata da un mutamento di giurisprudenza, la decisione sulla ripartizione dei costi processuali resta un potere discrezionale del giudice di merito. Nel caso specifico, il ricorrente che aveva rinunciato all'appello è stato comunque condannato a pagare le spese della controparte, e la Cassazione ha dichiarato il suo ricorso inammissibile.
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Rimborso accise energia: a chi chiedere la restituzione
Una società ha citato in giudizio il proprio fornitore di energia per ottenere il rimborso delle accise provinciali, ritenute illegittime secondo il diritto dell'Unione Europea. Il Tribunale di Milano ha respinto la domanda, chiarendo un punto fondamentale: il fornitore agisce come semplice sostituto d'imposta per conto dello Stato. Di conseguenza, l'azione per il rimborso accise energia deve essere intentata direttamente contro l'ente impositore (lo Stato) e non contro la società energetica, che risulta priva di legittimazione passiva.
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