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Responsabilità Solidale — Anno 2022

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233 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Responsabilità Solidale

Provvedimenti

Sequestro conservativo: lo Stato non esclude la tutela delle vittime
L'Imputata, accusata di omicidio aggravato in concorso, ha impugnato il provvedimento che disponeva il sequestro conservativo di due suoi immobili. La difesa sosteneva che un precedente sequestro su beni mobili, richiesto dal Pubblico Ministero, fosse già sufficiente a garantire i crediti dello Stato e delle parti civili. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il sequestro richiesto dal Pubblico Ministero tutela solo i crediti erariali, mentre le parti civili mantengono il diritto autonomo di chiedere il sequestro conservativo sui beni dell'imputato a garanzia del risarcimento dei danni. Inoltre, la responsabilità solidale per i danni da reato impone di considerare l'intero debito potenziale, giustificando la misura cautelare sui beni immobili.
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Responsabilità solidale negli appalti: l’INPS non ha limiti
Una società committente ha affidato servizi in appalto a imprese terziste, le quali hanno evaso i contributi previdenziali dei propri dipendenti. L'INPS ha richiesto il pagamento di tali somme direttamente alla società committente, invocando la responsabilità solidale negli appalti. La società si è difesa eccependo la decadenza biennale dell'azione dell'ente previdenziale e contestando il calcolo dei contributi basato su presunzioni legate al fatturato. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società, confermando che il termine di decadenza di due anni non si applica all'INPS, soggetto solo alla prescrizione ordinaria. Inoltre, i giudici hanno ritenuto legittimo l'uso di presunzioni basate sul fatturato e sulle fatture per determinare l'ammontare dei contributi dovuti. La società committente perde la causa e deve pagare i contributi e le spese legali.
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Responsabilità solidale cessione azienda: il Fisco batte la frode
Una società cedente, gravata da ingenti debiti fiscali, ha trasferito la propria attività a una nuova società cessionaria per poi cancellarsi dal registro delle imprese. L'Amministrazione Finanziaria ha notificato due cartelle di pagamento alla nuova società, invocando la responsabilità solidale cessione azienda per i debiti della vecchia gestione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della nuova società, confermando la legittimità delle cartelle. I giudici hanno accertato l'esistenza di un disegno fraudolento basato su cessioni incrociate di quote tra gli stessi soci, finalizzato a mimetizzare la continuità aziendale e sottrarre i beni alla riscossione. La Corte ha chiarito che l'iscrizione a ruolo a nome della società estinta è valida ed è azionabile nei confronti del cessionario coobbligato.
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Responsabilità solidale del cessionario d’azienda: debiti validi
L'Amministrazione Finanziaria ha notificato una cartella di pagamento a un'azienda che aveva acquistato un ramo d'azienda (L'Azienda Cessionaria), richiedendo il pagamento dei debiti tributari dell'azienda venditrice (L'Azienda Cedente). La cartella si fondava sulla responsabilità solidale del cessionario d'azienda. L'Azienda Cessionaria ha contestato l'atto per mancata allegazione dell'avviso di accertamento originario e per violazione del beneficio di preventiva escussione, poiché l'Amministrazione non aveva prima agito contro la venditrice. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco. I giudici hanno stabilito che la cartella è valida anche senza allegati se indica chiaramente il titolo del debito. Inoltre, la preventiva escussione non è necessaria se L'Azienda Cedente è già stata cancellata dal registro delle imprese, evento che dimostra l'impossibilità di recuperare il credito da quest'ultima.
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Imposta unica sui giochi: rinvio sul caso bookmaker
L'Agenzia delle Dogane ha impugnato la decisione che annullava un avviso di accertamento per l'imposta unica sui giochi per l'anno 2010. La decisione si basava sulla sentenza della Corte Costituzionale n. 27/2018, che ha escluso la soggettività passiva dei Centri Trasmissione Dati (CTD) per gli anni precedenti al 2011, facendo cadere anche la responsabilità solidale del bookmaker estero. La Corte di Cassazione, rilevando la mancanza del fascicolo dei gradi di merito, ha rinviato la causa a nuovo ruolo per acquisire i documenti necessari.
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Imposta unica sui giochi: scontro tra fisco e bookmaker
L'Agenzia delle Dogane ha impugnato la decisione che escludeva la responsabilità di un bookmaker estero e di un centro trasmissione dati per il pagamento dell'imposta unica sui giochi per gli anni 2010 e 2011. La decisione originaria si basava sulla sentenza della Corte Costituzionale n. 27/2018, che ha dichiarato illegittima la tassazione retroattiva per i centri trasmissione dati privi di concessione prima del 2011. La Corte di Cassazione, rilevando la mancanza dei fascicoli dei precedenti gradi di giudizio, ha disposto il rinvio della causa a nuovo ruolo per acquisire i documenti necessari.
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Concorso in truffa: prestare il conto costa caro
Un uomo è stato condannato per concorso in truffa per aver fornito i propri documenti d'identità e il proprio conto corrente a un complice, permettendogli di incassare illecitamente i soldi di una polizza assicurativa e spartendo poi il bottino. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, dichiarando inammissibile il ricorso dell'imputato. I giudici hanno chiarito che prestare i propri dati bancari e personali per ostacolare l'identificazione del vero autore della truffa costituisce una partecipazione attiva al reato e non un semplice favoreggiamento successivo. Inoltre, la compagnia assicurativa che ha risarcito il danno ha pieno diritto di costituirsi parte civile per chiedere il risarcimento. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Cessione d’azienda in frode al fisco: l’acquirente paga tutto
Una società acquistava un'azienda gravata da pesanti debiti tributari. Subito dopo, la società venditrice cessava l'attività e si cancellava dal registro delle imprese. L'Amministrazione Finanziaria notificava quindi diverse cartelle di pagamento alla società acquirente, ritenendola responsabile in solido per i debiti della venditrice a causa di un accordo fraudolento. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'acquirente, confermando che in caso di cessione d'azienda in frode al fisco non si applicano i limiti di responsabilità a favore dell'acquirente, come il beneficio di preventiva escussione del venditore. Inoltre, la cancellazione della società venditrice non rende nulle le cartelle esattoriali emesse a carico dell'acquirente.
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Cessione d’azienda e debiti tributari: la finta vendita non salva
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della cartella di pagamento emessa nei confronti della Società Acquirente per i debiti fiscali della Società Cedente, poi cancellata dal registro delle imprese. I giudici hanno accertato l'esistenza di un accordo fraudolento volto a svuotare la vecchia società attraverso una complessa operazione di cessioni incrociate di quote tra gli stessi soci. In caso di frode, la cessione d'azienda e debiti tributari comporta una responsabilità solidale e illimitata per l'acquirente. La Suprema Corte ha stabilito che l'iscrizione a ruolo a nome della società estinta è valida e che l'atto di riscossione notificato all'acquirente è pienamente efficace e motivato con il semplice richiamo alla norma di legge. La Società Acquirente perde il ricorso e deve pagare i debiti e le spese legali.
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Responsabilità solidale dello spedizioniere: la Cassazione frena
L'Agenzia delle Dogane ha contestato a una società di spedizioni l'indebita applicazione del meccanismo del reverse charge per l'importazione di telefoni cellulari, richiedendo il pagamento dell'IVA. La Commissione Tributaria Regionale aveva escluso la responsabilità dello spedizioniere per l'IVA all'importazione, ritenendola non rientrante nei diritti di confine. L'Agenzia ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che lo spedizioniere, quale rappresentante indiretto, risponda solidalmente dell'imposta non versata. La Suprema Corte, rilevando la particolare importanza della questione di diritto sulla responsabilità solidale dello spedizioniere, ha disposto il rinvio della causa alla pubblica udienza della Sezione Tributaria per una decisione approfondita.
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Sequestro preventivo della prima casa: sì anche per reati fiscali
Un componente del consiglio di amministrazione di un consorzio, privo di deleghe specifiche, ha subito il sequestro preventivo della prima casa a seguito di un'indagine per frode fiscale. L'indagato ha contestato la misura, sostenendo la propria estraneità ai fatti per mancanza di deleghe operative e invocando l'impignorabilità della prima casa. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che, in assenza di deleghe interne al consiglio, tutti i membri rispondono solidalmente della gestione. Inoltre, il divieto di espropriazione della prima casa previsto per i debiti esattoriali non si applica in sede penale, dove il sequestro preventivo della prima casa mira a colpire il profitto del reato e non il debito verso il fisco.
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Imposta unica sulle scommesse: scontro tra fisco e bookmaker
Un Bookmaker estero ha impugnato un avviso di accertamento per l'anno 2009 relativo al pagamento dell'imposta unica sulle scommesse. L'Amministrazione Finanziaria pretendeva il tributo ritenendo il soggetto responsabile in solido con i centri di trasmissione dati locali, anche per i periodi precedenti alla riforma del 2010. La Corte di Cassazione, rilevando la mancanza dei fascicoli dei precedenti gradi di giudizio, non ha potuto decidere il merito della questione. Con un'ordinanza interlocutoria, i giudici hanno disposto il rinvio a nuovo ruolo per acquisire i documenti mancanti. La decisione finale sulla legittimità della pretesa fiscale è quindi temporaneamente sospesa in attesa del completamento del fascicolo d'ufficio.
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Imposta unica sulle scommesse: scontro tra fisco e bookmaker
Una società estera di scommesse ha impugnato un avviso di accertamento del 2009 relativo all'imposta unica sulle scommesse. I giudici di secondo grado avevano ritenuto legittima la richiesta del fisco, considerando il bookmaker straniero privo di concessione responsabile del pagamento insieme ai centri di trasmissione dati sul territorio. La società ha proposto ricorso in Cassazione contestando questa interpretazione retroattiva. La Corte di Cassazione, tuttavia, non ha ancora deciso nel merito: con un'ordinanza interlocutoria ha rinviato la causa a nuovo ruolo per acquisire i fascicoli dei precedenti gradi di giudizio, che non erano presenti tra gli atti di causa.
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Motivazione della cartella di pagamento: Fisco contro cessionario
L'Agenzia delle Dogane ha emesso una cartella esattoriale nei confronti di una società, ritenuta responsabile in solido come cessionaria di un ramo d'azienda di un'altra impresa. La società destinataria ha impugnato l'atto lamentando il difetto di motivazione della cartella di pagamento, poiché il documento non indicava l'atto di cessione né il debitore principale. La Commissione Tributaria Regionale ha accolto il ricorso della contribuente per violazione dell'obbligo di motivazione. L'Agenzia ha proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte, rilevando la mancanza del fascicolo dei gradi di merito, ha disposto il rinvio della causa a nuovo ruolo per consentirne l'acquisizione, senza quindi decidere ancora nel merito.
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Accertamento con adesione: firma del gestore e debiti passati
L'Agenzia delle Entrate ha emesso una cartella di pagamento contro il nuovo legale rappresentante di un'associazione sportiva dilettantistica per debiti del 2008. Il rappresentante aveva firmato nel 2015 un accertamento con adesione per rateizzare il debito, ma poi l'associazione non ha pagato. I giudici di merito hanno annullato la cartella perché l'uomo non era amministratore nel 2008. La Corte di Cassazione, rilevando la complessità della questione sulla responsabilità del rappresentante per debiti passati tramite l'accertamento con adesione, ha rinviato la causa alla pubblica udienza della Sezione Tributaria per una decisione approfondita.
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Imposta unica sui giochi: fisco contro bookmaker, tutto rinviato
L'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ha impugnato la decisione che annullava l'avviso di accertamento per l'Imposta unica sui giochi del 2009 emesso contro un bookmaker estero e un centro trasmissione dati. La decisione originaria si basava sulla sentenza della Corte Costituzionale che escludeva la tassa per i centri trasmissione dati prima del 2011. La Corte di Cassazione, rilevando la mancanza dei fascicoli dei precedenti gradi di giudizio, ha emesso un'ordinanza interlocutoria rinviando la causa a nuovo ruolo per acquisire i documenti necessari. Nessuna delle parti ha ancora vinto in via definitiva.
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Spese legali del condominio: il singolo paga solo la sua quota
Un creditore ottiene una sentenza favorevole contro un condominio confinante per la chiusura di uno scarico abusivo, con condanna del condominio al pagamento delle spese giudiziarie. A causa del mancato pagamento, il creditore notifica un atto di precetto a una singola condomina pretendendo l'intero importo. La condomina si oppone, sostenendo di dover rispondere del debito solo in proporzione alla propria quota millesimale. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso del creditore, stabilendo che le spese legali del condominio costituiscono un'obbligazione parziaria e non solidale. Di conseguenza, il creditore può agire contro il singolo condomino esclusivamente nei limiti della sua quota millesimale.
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Affissione abusiva: multa annullata se manca la prova diretta
Un'Associazione Sindacale riceveva dal Comune una sanzione per l'affissione abusiva di una locandina su una bacheca comunale, che pubblicizzava un autobus per uno sciopero a Roma. Il Tribunale riteneva il sindacato responsabile in solido, presumendo la proprietà del manifesto dal solo fatto che vi fosse scritto il nome della sigla sindacale e che l'evento fosse nel suo interesse. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del sindacato, stabilendo che il mero giovamento o l'inerenza del messaggio non bastano a fondare la responsabilità solidale. Per applicare la sanzione serve la prova rigorosa che l'affissione sia riconducibile all'iniziativa del beneficiario, specie se lo sciopero era indetto da più sigle.
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Responsabilità solidale dell’amministratore: chi ignora paga
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un'amministratrice societaria, confermando la sua responsabilità solidale per le sanzioni amministrative legate all'impiego di lavoratori in nero. L'amministratrice sosteneva che la colpa fosse interamente del co-amministratore e che l'ordinanza-ingiunzione fosse tardiva rispetto ai termini generali sul procedimento amministrativo. I giudici hanno chiarito che la responsabilità solidale dell'amministratore sussiste se non si prova l'impossibilità di impedire il fatto. Inoltre, la disciplina speciale delle sanzioni esclude l'applicazione dei termini generali di conclusione del procedimento previsti dalla legge sul procedimento amministrativo.
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Responsabilità solidale sanzioni amministrative: paga l’azienda
Il Ministero del Lavoro ha emesso un'ordinanza ingiunzione contro l'Amministratore Unico e L'Azienda, come obbligato solidale, per violazioni delle norme sul lavoro. L'Amministratore non ha impugnato la sanzione, che è diventata definitiva per lui. La Corte d'appello ha ritenuto che ciò estinguesse anche il debito dell'Azienda. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Ministero, stabilendo il principio della responsabilità solidale sanzioni amministrative: l'obbligazione dell'azienda è autonoma rispetto a quella dell'autore materiale dell'illecito. Pertanto, la sanzione per l'Azienda non si estingue anche se quella dell'Amministratore è diventata definitiva. La sentenza è stata cassata con rinvio ad altra sezione della Corte d'appello.
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