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Responsabilità Solidale — Anno 2022

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233 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Responsabilità Solidale

Provvedimenti

Responsabilità solidale della banca: risarcito il cliente truffato
Un risparmiatore ha investito somme ingenti tramite una promotrice finanziaria operante all'interno di una banca. La promotrice ha sottratto il denaro ed è fuggita. La Corte d'Appello ha condannato la banca e la promotrice al risarcimento dei danni. La banca ha fatto ricorso in Cassazione lamentando la mancata detrazione di un presunto rimborso parziale di 45.000 euro, emerso da una registrazione. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la responsabilità solidale della banca per i danni causati dai propri promotori. I giudici hanno chiarito che la banca risponde dell'operato del promotore inserito nella sua organizzazione e che il giudice di merito non deve confutare singolarmente ogni prova se la sua decisione è logicamente coerente.
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Responsabilità solidale negli appalti: paga il committente
Un autista addetto alla consegna di medicinali, fittiziamente inquadrato come socio dall'azienda appaltatrice, ha chiesto il riconoscimento del rapporto di lavoro subordinato e il pagamento delle differenze retributive. I giudici di merito hanno accertato la natura subordinata del rapporto e hanno condannato l'azienda committente in solido con l'appaltatore. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del committente, confermando che la responsabilità solidale negli appalti opera oggettivamente. L'ignoranza del committente sulla reale natura del rapporto di lavoro, anche se derivante da visure camerali ingannevoli che indicavano il lavoratore come socio, non esclude la sua responsabilità. La tutela del lavoratore prevale sulla buona fede del committente.
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Risarcimento danni per smottamento: paga il Comune
I proprietari di una casa hanno subito gravi danni strutturali e lo smottamento del terreno a causa di scavi invasivi eseguiti per conto del Comune per realizzare un parcheggio. Il cantiere ha tagliato la scarpata di protezione senza realizzare subito opere di contenimento. La Corte d'Appello ha condannato il Comune e il progettista-direttore dei lavori a risarcire oltre 385.000 euro. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, rigettando i ricorsi delle controparti. I giudici hanno chiarito che il risarcimento danni per smottamento deve coprire l'intero costo delle opere necessarie a stabilizzare il pendio e ripristinare la sicurezza dell'immobile, anche se tale importo supera la differenza del valore commerciale della casa prima e dopo il crollo.
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Trasferimento d’azienda: debiti anche senza contratto diretto
Un lavoratore ha chiesto il pagamento di differenze retributive e TFR alla nuova azienda subentrata nella gestione del negozio dove lavorava. La vecchia e la nuova azienda avevano stipulato, in tempi diversi, un contratto di affitto con lo stesso proprietario, senza un accordo diretto tra loro. La Corte di Cassazione ha confermato che si applica la disciplina del trasferimento d'azienda. Questa tutela scatta ogni volta che l'organizzazione aziendale rimane immutata e cambia solo il titolare, anche senza un contratto diretto tra il vecchio e il nuovo gestore. Di conseguenza, la nuova azienda è responsabile in solido per i crediti maturati dal lavoratore. Il ricorso della nuova azienda è stato rigettato.
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Trasferimento di ramo d’azienda: condannata la nuova società
Un lavoratore ha impugnato il proprio licenziamento per giustificato motivo oggettivo intimato dalla società datrice di lavoro, la quale aveva successivamente trasferito l'attività a un'altra impresa. I giudici di merito hanno accertato l'illegittimità del licenziamento e la sussistenza di un trasferimento di ramo d'azienda, condannando entrambe le società in solido al pagamento di un'indennità risarcitoria. La società subentrante ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che il rapporto contrattuale fosse un semplice appalto o affitto e non un trasferimento di ramo d'azienda. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che la qualificazione del contratto e l'accertamento dei presupposti dell'articolo 2112 del codice civile spettano esclusivamente al giudice di merito e non possono essere riesaminati in sede di legittimità se adeguatamente motivati.
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Responsabilità solidale: cartella esattoriale senza accertamento
L'amministratrice di un'associazione non riconosciuta ha ricevuto una cartella di pagamento per oltre 348.000 euro a seguito di accertamenti fiscali non impugnati dall'ente. La donna ha contestato la cartella lamentando la mancata notifica preventiva degli avvisi di accertamento e negando la propria gestione effettiva. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la sua responsabilità solidale. I giudici hanno chiarito che per i debiti tributari dell'ente risponde il rappresentante legale in carica nel periodo d'imposta, a meno che non provi l'assolvimento degli obblighi fiscali o la totale estraneità alla gestione. Inoltre, la cartella può essere notificata direttamente al coobbligato senza previa notifica dell'accertamento, poiché il diritto di difesa è garantito dalla possibilità di contestare l'atto presupposto insieme alla cartella stessa.
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Imposta unica sulle scommesse: il bookmaker estero deve pagare
L'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ha contestato a un bookmaker estero, operante senza concessione statale, il mancato pagamento dell'imposta unica sulle scommesse per l'anno 2009. La Commissione Tributaria Regionale aveva dato ragione alla società estera, interpretando erroneamente una sentenza della Corte Costituzionale. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'Agenzia. I giudici hanno chiarito che, sebbene la Corte Costituzionale abbia escluso la responsabilità delle ricevitorie fisiche per gli anni precedenti al 2011, la responsabilità del bookmaker estero rimane piena e valida. Pertanto, chi organizza le scommesse, anche senza concessione e prima del 2011, è obbligato a pagare il tributo allo Stato italiano.
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responsabilità solidale negli appalti: scontro sui limiti
L'ente previdenziale ha richiesto il pagamento di contributi evasi a una società cooperativa in fallimento, estendendo la richiesta in via di responsabilità solidale negli appalti all'appaltatore e al committente. I giudici di merito hanno respinto la domanda dell'ente, ritenendo applicabile anche ai contributi previdenziali il termine di decadenza di due anni dalla cessazione dell'appalto. L'ente ha proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte, rilevando un difetto di notifica del decreto di fissazione dell'udienza a una delle parti coinvolte, ha disposto il rinvio della causa a una nuova udienza per consentire la corretta trattazione del caso.
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Responsabilità solidale: la morte del reo non cancella la multa
Il Comune ha sanzionato i Proprietari dei Terreni per un'attività estrattiva abusiva. La Corte d'Appello ha annullato le sanzioni ritenendo che la morte del presunto autore materiale estinguesse la responsabilità solidale dei proprietari. La Cassazione ha accolto il ricorso del Comune, chiarendo che la responsabilità solidale dei proprietari rimane attiva se l'ordinanza sanzionatoria è stata emessa solo contro di loro e la procedura contro il presunto trasgressore era stata archiviata fin dall'inizio per un errore materiale. La morte di un soggetto mai legalmente perseguito non cancella il debito dei proprietari. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Fondo di garanzia INPS: niente rimborso al committente
I Lavoratori di una cooperativa in liquidazione hanno ottenuto la condanna del Committente al pagamento del TFR non corrisposto, in virtù della responsabilità solidale negli appalti. Il Committente ha successivamente richiesto di essere rimborsato dall'Istituto Previdenziale, pretendendo di sostituirsi ai dipendenti nell'accesso al Fondo di garanzia INPS. La Corte di Cassazione ha rigettato la richiesta del Committente. I giudici hanno stabilito che il pagamento del TFR da parte del Committente estingue il credito dei lavoratori, facendo venire meno il presupposto dell'inadempimento necessario per attivare il Fondo di garanzia INPS. Quest'ultimo ha natura previdenziale e solidaristica, volta a tutelare esclusivamente i lavoratori e non a sollevare i terzi coobbligati dai loro doveri di legge.
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Affissione abusiva di manifesti: il sindacato non paga la multa
Il Comune ha sanzionato un Sindacato per l'affissione abusiva di manifesti che annunciavano uno sciopero generale, ritenendolo responsabile in solido. Il Tribunale aveva confermato la multa basandosi sul fatto che il Sindacato traeva vantaggio dalla pubblicità. La Corte di Cassazione ha invece annullato la sanzione, stabilendo che il semplice beneficio economico o l'inerenza del messaggio agli scopi dell'ente non bastano a dimostrare la proprietà dei manifesti o il mandato ad affiggerli. Per applicare la responsabilità solidale, l'amministrazione deve provare concretamente che l'attività pubblicitaria sia riconducibile all'iniziativa del beneficiario, specie se lo sciopero era stato indetto da più sigle sindacali.
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Responsabilità solidale: no alla multa se il manifesto è di tutti
Il Comune sanzionava un'Associazione Sindacale per l'affissione abusiva di una locandina che annunciava uno sciopero generale, ritenendola responsabile in solido. Il Tribunale confermava la sanzione basandosi sulla presunzione che il manifesto, recando il nome dell'associazione, fosse di sua proprietà e rispondesse ai suoi interessi. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'ente, annullando la multa. I giudici hanno stabilito che la responsabilità solidale non può fondarsi sul mero giovamento o su indizi privi di gravità e precisione. Poiché lo sciopero era stato indetto da più sigle, mancava un collegamento esclusivo che dimostrasse la riconducibilità dell'affissione all'iniziativa specifica di quel sindacato.
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Regolarizzazione fiscale scommesse: bookmaker paga se il CTD chiude
L'Agenzia delle Dogane ha emesso avvisi di accertamento per il recupero dell'imposta unica sulle scommesse nei confronti di un bookmaker estero e di un centro trasmissione dati affiliato, ritenuti responsabili in solido. Il bookmaker ha aderito alla procedura di regolarizzazione fiscale scommesse prevista dalla legge. Tuttavia, la Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società estera. I giudici hanno stabilito che la sanatoria non si perfeziona se il centro scommesse locale ha cessato l'attività prima della richiesta. La regolarizzazione mira infatti a far emergere attività ancora attive per il futuro. Di conseguenza, il bookmaker estero rimane interamente responsabile per i debiti d'imposta pregressi legati ai punti vendita non più operativi.
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Responsabilità solidale: no alla multa se il logo è abusivo
Il Comune sanzionava un Sindacato per l'affissione abusiva di una locandina che annunciava uno sciopero generale. Il Tribunale riteneva il Sindacato responsabile in solido presumendo la proprietà del manifesto per via del logo e dell'interesse all'evento. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso del Sindacato e annulla la sanzione. I giudici chiariscono che la responsabilità solidale non può fondarsi sul semplice giovamento o su indizi privi di gravità e precisione. Poiché lo sciopero era indetto da più sigle, non vi era un collegamento esclusivo. Spetta all'amministrazione dimostrare la riconducibilità dell'affissione all'iniziativa del beneficiario, non bastando la mera presenza del nome sulla locandina.
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Affissione abusiva di manifesti: il sindacato vince contro il Comune
Un sindacato ha impugnato una sanzione amministrativa inflitta dal Comune per l'affissione abusiva di manifesti che pubblicizzavano uno sciopero generale. Il Tribunale aveva ritenuto il sindacato responsabile in solido presumendo la proprietà dei volantini dal semplice fatto che contenessero la sigla sindacale e promuovessero un evento di suo interesse. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del sindacato, annullando la multa. I giudici hanno chiarito che l'amministrazione non può presumere la proprietà o la commissione dei manifesti solo perché l'ente ne trae un generico giovamento. Trattandosi di uno sciopero indetto da più sigle, mancava un collegamento esclusivo. Pertanto, senza prove concrete sull'autore della stampa o dell'affissione, la responsabilità solidale non può essere applicata in modo automatico.
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Sospensione pagamento per mancanza DURC: il condominio vince
Un'impresa di pulizie ha richiesto un decreto ingiuntivo contro un condominio per ottenere il pagamento di servizi eseguiti. Il condominio si è opposto, sospendendo il pagamento a causa della mancata consegna del DURC da parte dell'impresa. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della condotta del condominio. La mancata esibizione di un DURC regolare espone infatti il committente al rischio di responsabilità solidale per i contributi previdenziali dei lavoratori dell'appaltatore. Di conseguenza, la Corte ha stabilito che la sospensione pagamento per mancanza DURC è pienamente legittima ai sensi dell'articolo 1460 del codice civile (eccezione di inadempimento), rigettando il ricorso dell'impresa e condannandola alle spese.
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Operazioni soggettivamente inesistenti: i pagamenti non salvano
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società l'indebita detrazione dell'Iva per operazioni soggettivamente inesistenti legate all'acquisto di autoveicoli. Il giudice d'appello aveva dato ragione alla contribuente, ritenendo non applicabile la responsabilità solidale e considerando la regolarità dei pagamenti come prova sufficiente della sua buona fede. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco. I giudici hanno chiarito che la regolarità dei pagamenti e della contabilità non basta a smentire gli indizi di frode forniti dall'amministrazione, come la totale assenza di una struttura organizzativa del fornitore. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio per una nuova valutazione dei fatti.
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Responsabilità da cose in custodia: alluvione o colpa pubblica?
A seguito di un violento allagamento che ha causato il crollo di un muro e danni ad alcuni appartamenti, i proprietari hanno chiesto il risarcimento all'Ente Pubblico e alla Società Costruttrice. La Corte d'Appello ha condannato entrambi i soggetti, escludendo il caso fortuito a causa della mancanza di adeguati sistemi di deflusso delle acque. La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione. I giudici hanno chiarito che, in tema di responsabilità da cose in custodia, la diligenza del custode non rileva. Per escludere la responsabilità serve la prova del caso fortuito, che va valutato su base puramente scientifica e statistica tramite i dati pluviometrici di lungo periodo. La causa è stata quindi rinviata per un nuovo esame.
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Responsabilità solidale IVA: l’acquisto sotto costo costa caro
L'Agenzia delle Entrate ha emesso una cartella esattoriale per il pagamento dell'IVA nei confronti di una concessionaria di auto, ritenendola responsabile in solido con il venditore che non aveva versato l'imposta. La vendita era avvenuta a un prezzo inferiore al valore di mercato. I giudici di merito avevano annullato l'atto ritenendo che il fisco dovesse provare la consapevolezza della frode da parte dell'acquirente. La Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che per attivare la responsabilità solidale IVA ex art. 60-bis d.P.R. 633/1972 l'ufficio deve provare solo il mancato versamento dell'imposta e il prezzo sotto la soglia di mercato. Spetta poi all'acquirente dimostrare che lo sconto non era legato all'evasione. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Risarcimento danni da reato associativo: paga anche chi non firma
L'Amministrazione Finanziaria ha chiesto il risarcimento dei danni subiti a causa di rimborsi IVA indebiti, erogati nell'ambito di una complessa frode fiscale. I soggetti coinvolti, tra cui un funzionario pubblico e un avvocato, facevano parte di un'associazione a delinquere. La Corte di Cassazione ha confermato la loro condanna a risarcire oltre 600.000 euro. La Corte ha stabilito che per il risarcimento danni da reato associativo basta la semplice partecipazione all'associazione criminosa. Non rileva che il singolo membro non abbia materialmente compiuto le specifiche frodi o che queste siano avvenute in uffici diversi da quello in cui operava. La struttura associativa stessa agevola i singoli reati, creando un nesso causale che rende tutti i membri civilmente responsabili dei danni complessivi.
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