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Requisiti Di Fallibilità

11 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

I limiti dimensionali e quantitativi stabiliti dalla legge, relativi a debiti, attivo patrimoniale e ricavi, oltre i quali un'impresa può essere dichiarata fallita.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Fallimento Aziendale: L’onere di provare i requisiti di fallibilità
L'Azienda, dichiarata fallita, ha contestato la decisione sostenendo di non rispettare i requisiti di fallibilità. Ha presentato una dichiarazione INAIL di fine attività, ma non ha fornito la documentazione contabile aggiornata. La Corte d'Appello ha respinto il reclamo. La Suprema Corte ha confermato questa decisione, ribadendo che l'onere di dimostrare l'assenza dei requisiti di fallibilità spetta all'imprenditore. La sola dichiarazione INAIL non è sufficiente senza bilanci e situazioni patrimoniali aggiornate. L'Azienda ha perso il ricorso e dovrà pagare un contributo unificato aggiuntivo.
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Requisiti di fallibilità: Quando i dati attuali contano più del passato
Un'Azienda Ricorrente ha contestato la sua dichiarazione di fallimento, sostenendo di non superare i **requisiti di fallibilità** basati sui bilanci degli anni precedenti. L'azienda, costituita nel 2018, ha argomentato che i suoi attivi e ricavi lordi per il 2018 e 2019 erano inferiori alle soglie previste dalla legge fallimentare. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha stabilito che, per le imprese con meno di tre anni di attività, si possono considerare anche i dati contabili dell'esercizio in corso al momento dell'istanza di fallimento. La Corte ha confermato che l'Azienda Ricorrente aveva superato la soglia dei ricavi lordi nel 2020, rendendola fallibile.
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Fallimento Aziendale: Giudice Imparziale e Requisiti di Fallibilità
La Corte di Cassazione ha confermato la dichiarazione di fallimento di un'Azienda. L'Azienda aveva contestato la decisione, sostenendo che il giudice relatore fosse imparziale per aver segnalato la sua possibile insolvenza e che i requisiti di fallibilità fossero stati calcolati in modo errato, considerando i debiti senza un preciso riferimento temporale. La Cassazione ha stabilito che la segnalazione del giudice è un atto neutro e non compromette l'imparzialità. Ha inoltre chiarito che il requisito dei debiti per la dichiarazione di fallimento va valutato al momento della sentenza, non limitatamente ai tre esercizi precedenti, a differenza di altri parametri. Il ricorso dell'Azienda è stato dichiarato inammissibile.
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Azienda Fallita: la Prova dei Requisiti di Fallibilità è Cruciale
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un'Azienda che contestava la propria dichiarazione di fallimento. L'Azienda non è riuscita a dimostrare di non superare i requisiti di fallibilità, ovvero di essere al di sotto delle soglie dimensionali previste dalla legge per evitare il fallimento. La documentazione contabile semplificata presentata dall'Azienda è stata ritenuta insufficiente e inattendibile. La Corte ha ribadito che spetta al debitore provare la propria non fallibilità, e che la documentazione deve essere idonea a rappresentare la reale situazione economica. Il ricorso dell'Azienda è stato dichiarato inammissibile, confermando la decisione di fallimento.
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Dichiarazione di fallimento: l’impresa artigiana non si salva
La Corte di Cassazione ha confermato la dichiarazione di fallimento di un'impresa edile, respingendo il ricorso del socio superstite. Il ricorrente contestava la legittimazione ad agire della società creditrice, sostenendo fosse cancellata dal registro delle imprese, e l'attendibilità dei debiti tributari. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile la questione sulla legittimazione perché non sollevata nei precedenti gradi di giudizio. Inoltre, ha stabilito che i bilanci non depositati e una perizia giurata non bastano a smentire i debiti verso il Fisco. Infine, i giudici hanno ribadito che la qualifica di impresa artigiana non esclude la dichiarazione di fallimento, poiché rilevano solo i parametri dimensionali quantitativi previsti dalla legge e non la prevalenza del lavoro manuale dei soci.
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Requisiti di fallibilità: bilanci tardivi e prova negata
Una società di capitali ha impugnato la dichiarazione di fallimento sostenendo di non superare i requisiti di fallibilità previsti dalla Legge Fallimentare. La Corte d'Appello ha rigettato il reclamo rilevando che i bilanci erano stati depositati presso il registro delle imprese solo dopo la sentenza di primo grado, rendendoli inattendibili. Inoltre, l'analisi dell'attivo patrimoniale mostrava incongruenze tra il libro inventari e i bilanci stessi, con valori che superavano le soglie di legge. La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso, stabilendo che il deposito tardivo e strumentale della documentazione contabile ne compromette la forza probatoria. La società non è riuscita a dimostrare la propria natura di piccolo imprenditore esente dalle procedure concorsuali.
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Requisiti di fallibilità: onere della prova del debitore
Una società immobiliare e la sua socia illimitatamente responsabile ricorrono in Cassazione contro la sentenza che ne ha dichiarato il fallimento. Contestano la sussistenza del credito vantato dalla società energetica istante e il superamento dei requisiti di fallibilità. La Suprema Corte rigetta il ricorso, affermando principi chiave: spetta al debitore l'onere della prova di non superare tutte le soglie dimensionali previste dalla legge; la valutazione del credito da parte del tribunale fallimentare è incidentale e non richiede un accertamento definitivo; per le società, il termine annuale per la dichiarazione di fallimento decorre dalla cancellazione dal registro delle imprese, non dalla cessazione di fatto dell'attività.
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Requisiti di fallibilità: prova e oneri per l’impresa
Una società dichiarata fallita su istanza dell'Agenzia delle Entrate-Riscossione ha impugnato la decisione sostenendo di non possedere i requisiti di fallibilità. In particolare, affermava che il suo debito erariale, al netto di un controcredito IVA, sarebbe stato inferiore alla soglia di legge. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che per l'esonero dal fallimento è necessario il mancato superamento congiunto di tutte e tre le soglie dimensionali. Una volta accertato il superamento di una sola di esse (in questo caso, l'indebitamento superiore a 500.000 euro), l'esame delle altre diventa superfluo. La valutazione del controcredito è stata inoltre ritenuta un insindacabile accertamento di merito.
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Fallimento: la dichiarazione integrativa non basta
Una società di servizi, dichiarata fallita, ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo che una dichiarazione integrativa dimostrava il mancato superamento delle soglie di fallibilità. La Corte Suprema ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione dei giudici di merito. Questi ultimi avevano ritenuto la dichiarazione integrativa tardiva e inattendibile, dando maggior peso al bilancio originario e alla scoperta di un ingente debito non dichiarato verso un Ente Pubblico. L'insistenza nel ricorso è stata sanzionata come abuso del processo.
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Requisiti di fallibilità: la prova anche d’ufficio
Una società, dichiarata fallita in primo grado, ottiene la revoca della sentenza in appello dimostrando di non possedere i requisiti di fallibilità dimensionali. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, dichiara inammissibile il ricorso della curatela fallimentare, confermando che la prova sull'assenza di tali requisiti può essere acquisita d'ufficio dal giudice e la relativa questione può essere sollevata per la prima volta in sede di reclamo, data la natura pienamente devolutiva di tale giudizio.
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Requisiti di fallibilità: inammissibile il ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imprenditrice contro la dichiarazione di fallimento della sua ditta individuale. L'imprenditrice contestava la sussistenza dei requisiti di fallibilità, ma la Corte ha stabilito che la sua richiesta implicava una nuova valutazione dei fatti (come l'ammontare dei debiti e il valore del patrimonio), un'attività preclusa al giudice di legittimità. La decisione riafferma che il ricorso in Cassazione può basarsi solo su errori di diritto e non su un riesame del merito della causa.
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