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Art. 1, comma 2, Legge Fallimentare

7 provvedimenti

Fallimento Aziendale: L’onere di provare i requisiti di fallibilità
L'Azienda, dichiarata fallita, ha contestato la decisione sostenendo di non rispettare i requisiti di fallibilità. Ha presentato una dichiarazione INAIL di fine attività, ma non ha fornito la documentazione contabile aggiornata. La Corte d'Appello ha respinto il reclamo. La Suprema Corte ha confermato questa decisione, ribadendo che l'onere di dimostrare l'assenza dei requisiti di fallibilità spetta all'imprenditore. La sola dichiarazione INAIL non è sufficiente senza bilanci e situazioni patrimoniali aggiornate. L'Azienda ha perso il ricorso e dovrà pagare un contributo unificato aggiuntivo.
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Azienda senza bilanci vince: la prova di non fallibilità è libera
Una società di costruzioni, dichiarata in liquidazione giudiziale su istanza di due ex dipendenti, si oppone sostenendo di essere un'impresa minore. La Corte d'Appello respinge la sua difesa per la mancata presentazione dei bilanci degli ultimi tre anni. La Corte di Cassazione ribalta la decisione, stabilendo un principio fondamentale: la prova della non assoggettabilità a liquidazione giudiziale non è legata solo ai bilanci. L'impresa può utilizzare qualsiasi mezzo di prova idoneo, inclusi documenti più vecchi e testimonianze, per dimostrare di essere al di sotto delle soglie di legge. La causa viene quindi rinviata per un nuovo esame basato su questo principio.
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Motivazione apparente: Cassazione annulla fallimento
La Corte di Cassazione ha annullato una dichiarazione di fallimento per vizio di motivazione apparente. I giudici di merito avevano respinto i bilanci della società, che dimostravano un'esposizione debitoria inferiore alla soglia di fallibilità, con una motivazione generica e pregiudiziale, senza un'analisi approfondita. La Corte ha chiarito che non è sufficiente un vago riferimento ad 'aggiustamenti contabili' per disattendere la documentazione prodotta, occorrendo una spiegazione concreta delle ragioni di inattendibilità.
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Requisiti di fallibilità: prova e oneri per l’impresa
Una società dichiarata fallita su istanza dell'Agenzia delle Entrate-Riscossione ha impugnato la decisione sostenendo di non possedere i requisiti di fallibilità. In particolare, affermava che il suo debito erariale, al netto di un controcredito IVA, sarebbe stato inferiore alla soglia di legge. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che per l'esonero dal fallimento è necessario il mancato superamento congiunto di tutte e tre le soglie dimensionali. Una volta accertato il superamento di una sola di esse (in questo caso, l'indebitamento superiore a 500.000 euro), l'esame delle altre diventa superfluo. La valutazione del controcredito è stata inoltre ritenuta un insindacabile accertamento di merito.
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Onere della prova fallimento: come evitarlo
Una società in liquidazione ha impugnato la dichiarazione di fallimento, sostenendo di non aver superato le soglie di legge. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 32442/2024, ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che l'onere della prova fallimento spetta al debitore. La Corte ha chiarito che bilanci non approvati e non depositati, insieme ad altra documentazione generica, non costituiscono prova sufficiente. La valutazione dell'idoneità delle prove alternative è una prerogativa insindacabile del giudice di merito.
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Requisiti di fallibilità: la prova anche d’ufficio
Una società, dichiarata fallita in primo grado, ottiene la revoca della sentenza in appello dimostrando di non possedere i requisiti di fallibilità dimensionali. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, dichiara inammissibile il ricorso della curatela fallimentare, confermando che la prova sull'assenza di tali requisiti può essere acquisita d'ufficio dal giudice e la relativa questione può essere sollevata per la prima volta in sede di reclamo, data la natura pienamente devolutiva di tale giudizio.
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Onere della prova fallimento: la Cassazione decide
Una società dichiarata fallita ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo di possedere i requisiti per l'esenzione. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione della Corte d'Appello. La motivazione si basa sull'inattendibilità della documentazione contabile prodotta, in particolare bilanci non depositati e approvati solo dopo la dichiarazione di fallimento. La sentenza ribadisce un principio fondamentale: l'onere della prova nel fallimento spetta al debitore, che deve fornire prove certe e attendibili della propria solidità patrimoniale e finanziaria.
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