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Recidiva Reiterata

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1008 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Resistenza a pubblico ufficiale: basta divincolarsi per la condanna
L'Imputato, dopo un inseguimento ad alta velocità terminato con il ribaltamento della propria auto, ha tentato la fuga a piedi spintonando un militare per divincolarsi. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di resistenza a pubblico ufficiale, stabilendo che anche il solo divincolarsi con forza fisica integra il reato, senza che sia necessario impedire concretamente l'atto dell'ufficiale. Inoltre, la Corte ha confermato l'applicazione della recidiva reiterata, ritenendo sufficiente la presenza di precedenti condanne definitive che dimostrino una persistente pericolosità sociale, anche se la recidiva non era stata formalmente dichiarata nei precedenti giudizi. Il ricorso dell'imputato è stato rigettato.
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Utilizzo indebito di carte di credito: condanna inevitabile
L'Imputato è stato condannato per i reati di possesso di documenti falsi e utilizzo indebito di carte di credito, commessi in concorso e con il vincolo della continuazione. La Corte d'Appello ha confermato la responsabilità penale, applicando le attenuanti generiche in regime di equivalenza con la recidiva reiterata. L'Imputato ha proposto ricorso per Cassazione, lamentando la contraddittorietà della motivazione e l'eccessività della pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile perché generico e manifestamente infondato. Di conseguenza, i giudici hanno confermato la condanna penale e hanno sanzionato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.
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Circostanze attenuanti generiche: quando il ricorso costa caro
L'Imputato, condannato per il reato di furto, ha proposto ricorso in Cassazione lamentando una carenza di motivazione sulla determinazione della pena. La Corte d'Appello aveva precedentemente confermato la condanna, concedendo tuttavia le circostanze attenuanti generiche in regime di equivalenza con la recidiva reiterata, valorizzando il buon comportamento processuale dell'uomo. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che i giudici di merito hanno ampiamente e correttamente motivato la scelta della pena. Di conseguenza, l'uomo è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Recidiva reiterata e sconti di pena: la Cassazione dice no
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per furto aggravato. L'uomo contestava la mancata prevalenza delle attenuanti generiche rispetto alla recidiva reiterata specifica e infraquinquennale contestatagli. I giudici di legittimità hanno chiarito che l'articolo 69, ultimo comma, del codice penale vieta espressamente di considerare le circostanze attenuanti come prevalenti sulla recidiva reiterata. Di conseguenza, il ricorso è stato rigettato con condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: la Cassazione nega la particolare tenuità
L'Imputato ha proposto ricorso per cassazione contro la sentenza d'appello che confermava la sua condanna per il reato di evasione. La difesa ha lamentato la mancata applicazione della particolare tenuità del fatto e il diniego delle attenuanti generiche rispetto alla recidiva. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno evidenziato che l'applicazione della causa di non punibilità è esclusa dall'abitualità della condotta del soggetto, desunta da numerosi precedenti penali anche violenti. Inoltre, la valutazione sulla mancata prevalenza delle attenuanti generiche spetta al giudice di merito e non può essere ridiscussa in sede di legittimità se adeguatamente motivata. Di conseguenza, la condanna penale dell'Imputato è stata definitivamente confermata.
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Recidiva reiterata: perché le attenuanti non salvano dalla condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino contro la sentenza d'appello. Il caso si concentra sull'applicazione della recidiva reiterata. Sebbene il giudice di merito avesse riconosciuto le circostanze attenuanti generiche, non ha potuto considerarle prevalenti rispetto alla recidiva a causa del divieto previsto dall'articolo 69 del codice penale. La Suprema Corte ha confermato la decisione precedente, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Recidiva reiterata: niente sconti di pena in Cassazione
Il Ricorrente ha impugnato la sentenza della Corte di Appello chiedendo che le attenuanti generiche fossero considerate prevalenti rispetto alla recidiva reiterata contestata. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'articolo 69, quarto comma, del codice penale vieta espressamente di considerare le attenuanti generiche come prevalenti sulla recidiva reiterata. Di conseguenza, il ricorso è stato ritenuto manifestamente infondato. La Suprema Corte ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Recidiva reiterata: nessun aumento ma addio sconti
L'Imputato, condannato per estorsione, ha proposto ricorso in Cassazione contestando l'applicazione della recidiva reiterata. Secondo la difesa, la recidiva era stata solo contestata ma non applicata concretamente nel calcolo della pena, lamentando anche un vizio nel bilanciamento con l'attenuante del risarcimento del danno. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la recidiva reiterata si considera applicata non solo quando aumenta materialmente la pena, ma anche quando neutralizza un'attenuante nel giudizio di bilanciamento, impedendole di produrre uno sconto di pena. Di conseguenza, non vi è stata alcuna violazione delle regole di calcolo o del divieto di peggiorare la pena in appello.
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Recidiva reiterata: quando l’evasione cancella le attenuanti
Il Ricorrente ha impugnato la sentenza d'appello che lo condannava per essere uscito dalla propria abitazione senza autorizzazione e per aver commesso un reato contro i beni culturali. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile a causa della genericità dei motivi presentati dalla difesa. I giudici hanno confermato l'applicazione della recidiva reiterata, evidenziando la pericolosità sociale del soggetto che ha commesso il nuovo illecito per ripetere condotte già sanzionate in passato. La Suprema Corte ha ritenuto corretta l'esclusione della prevalenza delle attenuanti generiche e il diniego della causa di non punibilità, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Recidiva reiterata e rapina: niente sconti di pena in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un uomo condannato per diversi episodi di rapina, tentata e consumata. L'imputato lamentava la mancata applicazione delle attenuanti generiche nella loro massima estensione. I giudici di legittimità hanno chiarito che il ricorso è privo di specificità e riproduce motivi già respinti. Inoltre, la presenza di una recidiva reiterata, specifica e infraquinquennale impedisce, ai sensi dell'articolo 69 del codice penale, di considerare le circostanze attenuanti come prevalenti sulle aggravanti. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la condanna del ricorrente, ordinando anche il pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.
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Tentata rapina aggravata: il coltello inchioda il colpevole
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per tentata rapina aggravata ai danni di una minorenne. L'imputato era stato fermato subito dopo il fatto con un coltello identico a quello descritto dalla vittima. La difesa contestava l'identificazione e il diniego delle circostanze attenuanti generiche. I giudici hanno confermato la condanna, evidenziando che l'attendibilità del riconoscimento fotografico supera le incongruenze sul colore del giubbotto. Inoltre, la Cassazione ha ritenuto corretto il diniego delle attenuanti e l'applicazione della recidiva, giustificati dalla gravità della condotta, dai numerosi precedenti penali e dalla totale assenza di resipiscenza o condotte riparatorie da parte del condannato. L'uomo è stato condannato anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Recidiva reiterata: quando i vecchi reati blindano la condanna
L'Imputato è stato condannato per il reato di spendita di banconote false. Contro la condanna, ha proposto ricorso in Cassazione contestando l'applicazione della recidiva reiterata e il bilanciamento tra le attenuanti generiche e le aggravanti. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che per applicare la recidiva reiterata non serve una precedente formale dichiarazione di recidiva in altre sentenze, ma basta la presenza di più condanne definitive che dimostrino la pericolosità sociale del soggetto. Inoltre, la scelta di considerare equivalenti le attenuanti e le aggravanti spetta al giudice di merito e non può essere contestata se motivata logicamente. L'Imputato perde definitivamente la causa, con conferma della condanna e obbligo di pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Furto pluriaggravato: la Cassazione nega ogni sconto di pena
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per il reato di furto pluriaggravato. L'imputato contestava la ricostruzione dei fatti, il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche, la mancata applicazione della particolare tenuità del fatto e l'applicazione della recidiva. I giudici di legittimità hanno chiarito che la Cassazione non può rivalutare le prove già esaminate nei precedenti gradi di giudizio. Inoltre, la gravità della pena prevista per il furto pluriaggravato esclude a priori l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. Infine, i numerosi precedenti penali dell'uomo giustificano pienamente l'aumento di pena per recidiva. L'imputato perde la causa e deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Recidiva reiterata: quando la pena definitiva non si tocca più
Il Condannato ha richiesto al giudice dell'esecuzione la riduzione della pena, contestando l'aumento applicato per la recidiva reiterata a seguito della dichiarazione di incostituzionalità del suo carattere obbligatorio. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno evidenziato che l'aumento non era stato applicato in modo automatico, bensì motivato sulla base della pericolosità del soggetto. Inoltre, la difesa non aveva sollevato la questione durante i precedenti gradi di giudizio ordinari. Di conseguenza, la formazione del giudicato impedisce al giudice dell'esecuzione di riesaminare il caso, confermando la pena originaria e condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Circostanze attenuanti generiche: quando lo sconto di pena sfuma
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per tentato furto aggravato con recidiva reiterata. Il ricorrente lamentava la mancata concessione delle circostanze attenuanti generiche con giudizio di prevalenza sulle aggravanti. La Suprema Corte ha ribadito che la valutazione e il bilanciamento delle circostanze spettano esclusivamente al giudice di merito. Tale decisione non è censurabile in sede di legittimità se supportata da una motivazione logica e coerente, finalizzata a garantire l'adeguatezza della pena in concreto. Di conseguenza, il ricorso è stato rigettato con condanna alle spese.
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Falsità ideologica in atto pubblico: quando la pena è insindacabile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per il reato di falsità ideologica in atto pubblico. L'imputato contestava la mancata esclusione della recidiva reiterata e la determinazione della sanzione. I giudici hanno chiarito che la graduazione della pena rientra nella discrezionalità del giudice di merito. Poiché la sanzione applicata non superava la misura media edittale, non era necessaria una motivazione eccessivamente dettagliata. Di conseguenza, il ricorso è stato rigettato con condanna al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Falsa attestazione a pubblico ufficiale: condannato il bugiardo
Un automobilista, fermato alla guida di un autocarro per violazioni del Codice della Strada, ha fornito agli agenti le generalità del fratello per evitare le sanzioni. L'inganno è emerso poiché il fratello non era mai stato informato dell'arrivo delle multe presso il proprio domicilio. L'uomo è stato quindi condannato per il reato di falsa attestazione a pubblico ufficiale. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dal conducente, poiché i motivi di impugnazione si limitavano a riproporre le stesse difese già respinte nei precedenti gradi di giudizio, senza contestare in modo specifico le motivazioni della sentenza d'appello. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Inammissibilità del ricorso per cassazione: ricorso nullo e multa
L'Imputato, condannato in appello per reati di falso con rideterminazione della pena a causa della prescrizione di alcuni reati, ha proposto ricorso in Cassazione lamentando vizi sulla determinazione della sanzione. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per cassazione poiché i motivi presentati erano generici e privi di specificità. L'Imputato si era limitato a descrivere le proprie precarie condizioni di vita senza contestare adeguatamente la sentenza e senza aver sollevato la questione della pena nel precedente grado di giudizio. Di conseguenza, la Cassazione ha respinto il ricorso, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle Ammende.
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Circostanze attenuanti generiche: no allo sconto se c’è recidiva
L'Imputato, condannato per truffa ed estorsione con l'aggravante della recidiva, ha proposto ricorso in Cassazione lamentando il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, per negare le circostanze attenuanti generiche, il giudice di merito non deve analizzare ogni singolo elemento sollevato dalla difesa. È sufficiente che la motivazione si concentri sui fattori ritenuti decisivi e rilevanti, escludendo implicitamente gli altri. Di conseguenza, l'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Rapina impropria: quando contestare i fatti costa caro in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per i reati di rapina impropria e porto ingiustificato di strumenti da scasso. L'imputato contestava la ricostruzione dei fatti operata nei gradi precedenti, in particolare riguardo al suo tentativo di fuga ripreso dalle telecamere e alla valutazione delle prove. La Suprema Corte ha chiarito che tali contestazioni riguardano il merito della vicenda e non possono essere riesaminate in sede di legittimità. Inoltre, i giudici hanno respinto la questione di legittimità costituzionale sul divieto di prevalenza delle attenuanti generiche sulla recidiva reiterata. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva e il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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