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Recidiva Reiterata

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1008 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Rapina impropria: il codice a barre smentisce il ladro
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per concorso in rapina impropria a carico di un uomo che, insieme a un complice, aveva sottratto merce da un supermercato. Vistisi scoperti, i due avevano lanciato i beni contro gli addetti alla sicurezza, dichiarando ad alta voce che si trattava della refurtiva. La difesa sosteneva l'assenza di prove del furto, ipotizzando che i beni fossero stati acquistati altrove. Tuttavia, la lettura dei codici a barre ha smentito tale versione. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso e ha chiarito che, per l'applicazione della recidiva reiterata, è sufficiente la presenza di più condanne definitive al momento del fatto, senza necessità di una precedente formale dichiarazione di recidiva.
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Reato di usura: la Cassazione nega gli sconti e confisca i beni
Tre imputati sono stati condannati in appello per il reato di usura ed estorsione ai danni di un imprenditore. I condannati hanno proposto ricorso in Cassazione contestando la credibilità della vittima, l'applicazione della recidiva, il diniego delle attenuanti generiche e la confisca del denaro trovato nelle loro abitazioni. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili tutti i ricorsi. I giudici hanno confermato la piena attendibilità della persona offesa e la legittimità della confisca allargata dei beni sproporzionati rispetto al reddito. Inoltre, la Corte ha ribadito che la recidiva reiterata impedisce il bilanciamento con le attenuanti generiche e che la destinazione familiare del denaro non esclude l'aggravante del reato di usura commesso ai danni di un imprenditore. Di conseguenza, i ricorrenti sono stati condannati anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Affidamento in prova al servizio sociale: no a camper e rame
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato per ricettazione di rame che chiedeva l'ammissione all'affidamento in prova al servizio sociale. Il Tribunale di sorveglianza aveva negato la misura alternativa ritenendo inidoneo il domicilio proposto (un camper in un terreno agricolo) e inadeguata l'attività lavorativa prospettata (raccolta di ferro), poiché troppo simile al reato commesso e non in grado di prevenire la recidiva. La Suprema Corte ha confermato che la valutazione dei giudici di merito è logica e corretta, sottolineando la necessità di un periodo di osservazione in carcere prima di concedere benefici esterni. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Recidiva reiterata: aumento pena senza precedenti formali
L'Imputato, condannato per rapina aggravata, ha impugnato la sentenza contestando l'applicazione della recidiva reiterata. La difesa sosteneva che tale aggravante richiedesse una precedente e formale dichiarazione di recidiva in una passata condanna definitiva. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che per configurare la recidiva reiterata è sufficiente che il soggetto, al momento del nuovo reato, abbia accumulato più condanne definitive che dimostrino una sua maggiore pericolosità sociale. Non serve un precedente riconoscimento formale nei vecchi giudizi, ma basta una specifica valutazione del giudice sulla condotta complessiva del reo.
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Recidiva reiterata: il passato penale pesa anche dopo anni di carcere
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per aver utilizzato documenti d'identita' e attestazioni di reddito falsi al fine di ottenere un indebito vantaggio economico. L'imputato contestava l'applicazione della recidiva reiterata, sostenendo che i suoi precedenti penali fossero ormai datati. I giudici hanno pero' evidenziato che il soggetto era stato detenuto a lungo tra il 2012 e il 2017, dimostrando una persistente indifferenza verso la legge e l'assenza di un reale percorso di riabilitazione. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato l'aumento di pena e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Recidiva reiterata: condanna per furto senza precedenti formali
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due soggetti condannati per furto in abitazione e tentato furto. Il primo imputato contestava l'applicazione della recidiva reiterata, sostenendo che non fosse configurabile in mancanza di una precedente dichiarazione formale di recidiva semplice e lamentando un errato bilanciamento con le attenuanti generiche. La Suprema Corte ha chiarito che il giudice puo' accertare i presupposti della recidiva reiterata basandosi sulla presenza di piu' condanne definitive precedenti che dimostrano una maggiore pericolosita' sociale, anche senza una formale dichiarazione anteriore. Di conseguenza, i ricorsi sono stati rigettati con condanna al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Trattamento sanzionatorio: no sconti per il recidivo
Il Ricorrente, condannato per spaccio di lieve entità e resistenza a pubblico ufficiale, ha impugnato la sentenza lamentando un eccessivo trattamento sanzionatorio e il mancato riconoscimento della prevalenza delle attenuanti generiche sulla recidiva. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la determinazione della pena rientra nella discrezionalità del giudice di merito. Inoltre, poiché la pena base è stata fissata al di sotto del medio edittale, non occorreva una motivazione particolarmente dettagliata. Infine, la presenza di una recidiva reiterata e specifica impedisce per legge che le attenuanti generiche possano prevalere, confermando la correttezza della decisione precedente. Il Ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Recidiva reiterata e sconti di pena: negata la prevalenza
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino contro la sentenza della Corte di Appello. L'imputato contestava il mancato riconoscimento della prevalenza delle attenuanti generiche rispetto alla recidiva reiterata. I giudici di legittimità hanno confermato che la decisione d'appello era pienamente motivata e rispettosa dei divieti di legge, che impediscono di far prevalere le attenuanti in presenza di una recidiva reiterata. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto. L'imputato ha perso la causa ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali, oltre al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Inammissibilità del ricorso per genericità: ricorrere costa caro
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per genericità presentato da un cittadino contro la sentenza della Corte di Appello. Il ricorrente contestava l'applicazione della recidiva reiterata e la severità della pena senza però fornire argomenti specifici e mirati a confutare la decisione precedente. I giudici hanno rilevato che i motivi del ricorso erano del tutto generici e non rispondevano alle motivazioni già espresse dalla Corte d'Appello. Di conseguenza, la Suprema Corte ha respinto il ricorso, confermando la condanna precedente e imponendo al ricorrente il pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Killer pentito: no alle circostanze attenuanti generiche
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un collaboratore di giustizia condannato per duplice omicidio di stampo camorristico. L'imputato lamentava il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche, sostenendo che il suo sincero pentimento e l'allontanamento dal clan dovessero valere come elementi autonomi rispetto alla collaborazione processuale già premiata. La Suprema Corte ha chiarito che la concessione delle circostanze attenuanti generiche rientra nella discrezionalità del giudice di merito. Nel caso specifico, la gravità del reato, il ruolo di killer e il pesante curriculum criminale dell'imputato giustificano ampiamente il diniego del beneficio, rendendo legittima la decisione dei giudici d'appello.
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Recidiva reiterata: la Cassazione cancella le vecchie condanne
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di un cittadino condannato per sostituzione di persona, annullando la sentenza d'appello limitatamente all'applicazione della recidiva reiterata. I giudici di secondo grado avevano aumentato la pena considerando automaticamente i precedenti penali dell'uomo. Tuttavia, la Cassazione ha chiarito che tre dei quattro decreti penali di condanna passati si erano estinti per il decorso del tempo senza nuovi reati, perdendo ogni effetto penale. Inoltre, la Corte d'appello ha omesso di valutare il positivo completamento di un percorso di affidamento in prova ai servizi sociali, che cancella gli effetti delle relative condanne. La Suprema Corte ha quindi stabilito che la recidiva non è un automatismo e richiede una motivazione concreta sulla reale pericolosità del soggetto, rinviando il caso per un nuovo calcolo della pena.
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Rapina impropria: basta la sottrazione per far scattare il reato
Il caso riguarda un uomo condannato per il reato di rapina impropria. La difesa ha richiesto la riqualificazione del fatto in tentativo, sostenendo che l'imputato non avesse conseguito la disponibilità autonoma della refurtiva prima di usare violenza. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la rapina impropria si perfeziona con la semplice sottrazione del bene, anche senza un possesso autonomo e prolungato, qualora venga usata violenza subito dopo l'apprensione della cosa. Di conseguenza, l'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato di rapina: condannato per soli 10 euro rubati con violenza
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per il reato di rapina per essersi impossessato con violenza di una sola banconota da 10 euro. La difesa sosteneva la mancanza di offensività del fatto a causa del valore irrisorio della somma. I giudici hanno chiarito che il reato di rapina protegge non solo il patrimonio, ma anche la libertà morale della vittima, aggredita con violenza. Di conseguenza, anche la sottrazione di una cifra minima integra il reato. La pena finale di due anni di reclusione è stata ritenuta corretta, considerando l'attenuante della lieve entità e i numerosi precedenti penali dell'imputato, che ne dimostrano la pericolosità sociale. Il ricorrente perde la causa e deve pagare le spese processuali.
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Recidiva reiterata: la gravità del fatto pesa più dei precedenti
Il Ricorrente ha impugnato la sentenza della Corte d'appello contestando l'applicazione dell'aggravante della recidiva reiterata. Secondo la difesa, l'aumento di pena era basato solo sulla presenza di precedenti penali. La Corte di Cassazione ha invece rilevato che i giudici di merito avevano correttamente valutato la gravità del fatto concreto e il breve tempo trascorso dalle precedenti condanne, dimostrando la persistente pericolosità sociale del soggetto. Poiché il ricorso non ha contestato in modo specifico queste motivazioni, la Suprema Corte lo ha dichiarato inammissibile, condannando il ricorrente al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Concorso in rapina aggravata: la Cassazione nega sconti di pena
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due soggetti condannati per concorso in rapina aggravata. Il primo ricorrente, ritenuto complice, contestava la ricostruzione dei fatti e la valutazione delle intercettazioni. La Corte ha ribadito che il giudizio di merito non può essere ridiscusso in sede di legittimità se la motivazione è logica. Il secondo ricorrente, autore materiale del reato, contestava il mancato riconoscimento della prevalenza delle attenuanti generiche sulle aggravanti. I giudici hanno chiarito che, in presenza di recidiva reiterata, l'articolo 69 del codice penale vieta espressamente di considerare le attenuanti prevalenti rispetto alle aggravanti. Entrambi i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Recidiva reiterata: il buon esito della prova non cancella i reati
L'Imputato è stato condannato per porto illegale di arma clandestina e ricettazione. La difesa ha impugnato la sentenza contestando l'applicazione della recidiva reiterata. Secondo i difensori, il positivo esito dell'affidamento in prova ai servizi sociali aveva estinto gli effetti penali delle condanne precedenti, impedendo l'aumento di pena. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, sebbene l'affidamento in prova estingua gli effetti delle pene incluse nel cumulo specifico, l'estinzione non si estende ad altri gravi reati commessi dall'Imputato tra il 1991 e il 2013, esclusi da quel provvedimento. La persistente pericolosità sociale dell'Imputato, dimostrata dal possesso di una pistola con matricola abrasa per difesa personale, giustifica pienamente la recidiva reiterata. Di conseguenza, la condanna a quattro anni di reclusione resta confermata.
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Recidiva reiterata: i benefici non cancellano la pericolosità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de L'Imputato contro la condanna a un anno di reclusione per violazione degli obblighi della sorveglianza speciale. L'Imputato contestava l'applicazione della recidiva reiterata, sostenendo che i giudici non avessero considerato il suo percorso riabilitativo e la concessione di misure alternative. La Suprema Corte ha chiarito che, per applicare la recidiva reiterata, basta che il soggetto abbia commesso più reati in passato che dimostrino una persistente pericolosità sociale, senza necessità di una precedente formale dichiarazione di recidiva semplice. Inoltre, i benefici penitenziari non incidono sulla valutazione della pericolosità legata ai reati commessi. Di conseguenza, L'Imputato perde il ricorso ed è condannato a pagare le spese e una sanzione pecuniaria.
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Affidamento in prova: la cura non blocca la libertà
Il Tribunale di Sorveglianza aveva dichiarato inammissibile la richiesta di affidamento in prova presentata da un condannato, ritenendo che una precedente misura alternativa bloccasse la concessione del beneficio a causa della sua recidiva. Il condannato ha fatto ricorso, evidenziando che la misura precedente era in realtà un affidamento terapeutico per tossicodipendenti, una misura diversa da quella ordinaria. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che l'affidamento terapeutico non fa scattare il divieto di concessione di altre misure alternative. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato la decisione precedente e ha ordinato un nuovo esame del caso.
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Recidiva reiterata: quando la vita senza regole aggrava la pena
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino straniero condannato per spaccio di lieve entità. L'imputato contestava l'applicazione della recidiva reiterata e specifica. I giudici hanno confermato la legittimità dell'aggravante a causa della spiccata pericolosità sociale del soggetto. Quest'ultimo, infatti, risultava privo di un lavoro lecito, senza fissa dimora e con numerosi precedenti penali per reati di droga e contro il patrimonio. Di conseguenza, la Cassazione ha rigettato il ricorso, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Circostanze attenuanti generiche: no allo sconto per il recidivo
Il Ricorrente ha impugnato la sentenza della Corte d'Appello, contestando il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche in prevalenza sulla recidiva reiterata. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'articolo 69, quarto comma, del codice penale vieta espressamente questo tipo di bilanciamento a favore dell'imputato in presenza di recidiva reiterata. Inoltre, il ricorso si limitava a riproporre le stesse obiezioni già respinte in secondo grado con motivazioni logiche e corrette. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato la decisione precedente, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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