LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

Recidiva Reiterata

Pagina 12 di 40

1008 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Evasione e recidiva reiterata: confermata la condanna
Un uomo condannato per evasione ha presentato ricorso per contestare il calcolo della pena, il diniego delle attenuanti generiche e l'applicazione della recidiva reiterata. I giudici di merito avevano accertato che l'imputato si era allontanato dal luogo di detenzione di notte, facendosi sorprendere con altre persone in una piazza di spaccio. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione precedente e ha dichiarato il ricorso inammissibile. Il comportamento notturno in un contesto criminale e i precedenti plurimi dimostrano una marcata pericolosità sociale. La Suprema Corte ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese legali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Recidiva e attenuanti generiche: i limiti alla riduzione di pena
L'Imputato ha proposto ricorso davanti ai giudici di legittimità contestando la mancata prevalenza delle attenuanti generiche rispetto all'aggravante della recidiva, oltre a contestare l'aumento della pena applicato per il reato di evasione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. I giudici hanno chiarito che, in presenza della contestata recidiva reiterata, la legge vieta espressamente di considerare prevalenti le circostanze attenuanti generiche. Inoltre, i giudici hanno ritenuto pienamente legittimo il calcolo della sanzione: l'aumento di un solo mese rispetto a una condanna già definitiva rispetta i limiti di legge e tiene conto del minimo edittale previsto per il delitto contestato. Il rapporto tra recidiva e attenuanti generiche esclude sconti ingiustificati. Di conseguenza, il ricorrente deve pagare le spese del giudizio e versare una somma alla Cassa delle ammende.
Continua »
Calcolo della prescrizione: la Cassazione riapre il processo
Due soggetti affrontano un processo penale per concorso in furto in abitazione aggravato da violenza sulle cose e recidiva reiterata. Il Tribunale dichiara estinto il reato per intervenuto decorso del tempo. La Procura Generale impugna la decisione sostenendo un errato calcolo della prescrizione. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso: la presenza contestuale di più circostanze aggravanti ad effetto speciale impone un consistente aumento della pena massima da considerare per il computo temporale. I giudici di legittimità stabiliscono che il termine non è scaduto e annullano la sentenza, trasmettendo gli atti alla Corte d'Appello per la celebrazione del nuovo giudizio.
Continua »
Reato di ricettazione: auto rubata e recidiva escludono sconti
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di ricettazione a carico di un soggetto trovato in possesso di un'autovettura di provenienza illecita. La difesa sosteneva l'avvenuta estinzione del reato per prescrizione e chiedeva il riconoscimento dell'attenuante di particolare tenuità. I giudici hanno respinto ogni censura. La presenza della recidiva reiterata aumenta sensibilmente i termini ordinari e massimi di prescrizione, estendendo la rilevanza penale dei fatti per oltre ventuno anni. Inoltre, la piena funzionalità del veicolo impedisce la concessione dell'attenuante economica, trattandosi di un bene dal valore non trascurabile. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna alle spese e alla Cassa delle ammende.
Continua »
Spendita di banconote false: la recidiva blocca la prescrizione
I giudici di merito hanno condannato l'imputato per il delitto di spendita di banconote false e detenzione di valuta contraffatta dopo un tentativo di acquisto in un esercizio commerciale e il ritrovamento di altro denaro contraffatto nella sua abitazione. L'imputato ha proposto ricorso per cassazione lamentando l'intervenuta prescrizione, la violazione del diritto di difesa per la diversa qualificazione giuridica operata dai giudici e l'errata valutazione delle prove. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la recidiva reiterata allunga in modo significativo i termini di estinzione del reato, impedendo la prescrizione. Inoltre, la corretta qualificazione del reato direttamente in sentenza non lede la difesa, poiché l'imputato conserva la facoltà di contestare l'addebito tramite l'impugnazione ordinaria. La condanna e la sanzione pecuniaria sono state confermate integralmente.
Continua »
Danno patrimoniale di speciale tenuità: ricorso inammissibile
L'Imputato ha proposto ricorso per cassazione contro la sentenza della Corte di Appello, contestando la mancata concessione dell'attenuante per danno patrimoniale di speciale tenuità in relazione al danneggiamento di alcune vetrate. Il ricorrente ha sostenuto che l'infrangimento delle vetrate fosse opera di soggetti terzi e ha censurato il calcolo dell'aumento di pena per la continuazione tra reati. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso totalmente inammissibile. I giudici hanno chiarito che il ricorso riproponeva questioni di fatto già respinte dai giudici di merito con motivazione corretta e logica. La Suprema Corte ha confermato la condanna, disponendo il pagamento delle spese processuali e il versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Furto in privata dimora: scatta anche nello studio del dentista
Un paziente presente nella sala d'attesa di uno studio odontoiatrico ha sottratto il portafogli del professionista, custodito nei pantaloni all'interno del bagno privato dello studio, utilizzandone poi la carta di credito in una gioielleria. I giudici di merito hanno condannato l'imputato per furto in privata dimora aggravato dalla destrezza e uso indebito di carta di credito con recidiva. L'autore ha proposto ricorso per cassazione contestando l'identificazione e sostenendo che lo studio medico non costituisse privata dimora. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici supremi hanno chiarito che i locali riservati di uno studio professionale, compreso il bagno privato sottratto all'accesso del pubblico, rientrano a pieno titolo nella tutela dell'art. 624-bis c.p., confermando la condanna e disponendo il pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Sottrazione di cose sottoposte a sequestro: custode condannato
Il Custode di un veicolo sottoposto a blocco amministrativo ha fatto sparire il mezzo affidatogli per agevolare il proprietario. I giudici di merito hanno condannato l'uomo per il reato di sottrazione di cose sottoposte a sequestro. L'imputato ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo l'assenza di prove sul fine di favorire il proprietario e contestando il calcolo della recidiva oltre alla severità della pena. La Suprema Corte ha rigettato integralmente l'impugnazione. I giudici hanno chiarito che la mancata rivendicazione del mezzo da parte dell'effettivo proprietario dimostra l'intento di favorirlo. Inoltre, la determinazione della pena rientra nella piena discrezionalità del giudice quando è adeguatamente motivata. L'imputato perde il ricorso e deve pagare le spese processuali.
Continua »
Confessione tardiva ed estorsione: niente attenuanti generiche
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un imputato per estorsione consumata, tentata estorsione e porto abusivo di armi con recidiva. L'interessato ha impugnato la decisione di merito lamentando l'applicazione della recidiva reiterata e il diniego delle circostanze attenuanti generiche. I giudici supremi hanno dichiarato inammissibile il ricorso. La questione sulla recidiva non era stata sollevata in modo specifico nei precedenti gradi di giudizio, interrompendo la corretta procedura di impugnazione. Riguardo al diniego delle circostanze attenuanti generiche, i giudici hanno ribadito la piena validità della motivazione della Corte d'appello, fondata sulla violenza e ossessività delle condotte, sulla tardività dell'ammissione dei fatti dopo la raccolta delle prove, sui gravi precedenti penali e sulla condotta carceraria negativa.
Continua »
Tentativo di furto pluriaggravato: prescrizione e vizio di mente
Due donne hanno tentato di rubare merce di valore all'interno di un supermercato, forzando i sigilli di sicurezza del cancelletto di un'uscita di emergenza. I giudici hanno assolto la prima imputata per vizio totale di mente, applicandole la libertà vigilata per pericolosità sociale. La seconda imputata ha subito una condanna per tentativo di furto pluriaggravato con recidiva. Entrambe hanno fatto ricorso in Cassazione invocando la prescrizione, l'assenza di violenza sulle cose e vizi di motivazione. La Suprema Corte ha rigettato integralmente i ricorsi. La Corte ha chiarito che l'assoluzione per incapacità mentale prevale sulla prescrizione e non impedisce la misura di sicurezza. Inoltre, la rottura dei sigilli integra la violenza sulle cose e la recidiva allunga legittimamente i termini di prescrizione.
Continua »
Prescrizione del reato e recidiva: niente stop al processo
La Corte d'Appello dichiarava estinto per decorso del tempo il delitto di sequestro di persona a carico dell'Imputato, equiparandolo ai coimputati. Il Procuratore Generale proponeva ricorso per Cassazione, contestando l'errata applicazione delle norme sulla prescrizione del reato e recidiva specifica e reiterata. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, evidenziando che l'aumento di due terzi del tempo di prescrizione per la recidiva qualificata, unito ai periodi di sospensione delle udienze, impediva la maturazione del termine estintivo. I giudici di legittimità hanno pertanto annullato la sentenza di proscioglimento, rimettendo gli atti alla Corte d'Appello per celebrare un nuovo giudizio.
Continua »
Cocaina e attenuante della collaborazione: ricorso respinto
L'Imputato è stato fermato con novanta grammi di cocaina suddivisi in dosi pronte allo spaccio. I giudici di merito lo hanno condannato a quattro anni di reclusione e a una pesante multa, negando l'attenuante della collaborazione e considerando la recidiva equivalente alle attenuanti generiche. Il condannato ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo di aver fatto il nome del proprio fornitore e chiedendo una pena ridotta. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che le informazioni fornite erano parziali e già note agli investigatori, non integrando un aiuto concreto alle indagini. Inoltre, l'eccezione sulla tipologia di recidiva non era stata sollevata in appello e risultava ormai tardiva. L'Imputato perde definitivamente la causa e deve versare tremila euro alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Recidiva reiterata: stop alla prevalenza delle attenuanti
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso presentato da un imputato condannato per false dichiarazioni sull'identità personale. Il ricorrente contestava il mancato riconoscimento della prevalenza delle circostanze attenuanti generiche rispetto alle circostanze aggravanti contestate. La Suprema Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, stabilendo che la presenza di una recidiva reiterata e infraquinquennale preclude espressamente la prevalenza delle attenuanti. L'atto di impugnazione si è limitato a replicare le difese già respinte in appello senza apportare elementi di novità. Di conseguenza, i giudici hanno dichiarato inammissibile il ricorso, condannando il ricorrente al pagamento delle spese legali e a una sanzione pecuniaria di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
Continua »
Lesioni aggravate in concorso: Cassazione conferma la condanna
Due imputati hanno subito una condanna per il reato di lesioni aggravate in concorso e danneggiamento, con aggravamento della pena per recidiva a carico di uno dei soggetti. La Corte di Appello ha confermato integralmente la responsabilità penale stabilita nel primo grado di giudizio. Gli imputati hanno quindi proposto ricorso per Cassazione lamentando difetti di logicità e coerenza nella motivazione della sentenza. I giudici supremi hanno dichiarato inammissibile l'impugnazione perché fondata su motivi generici e ripetitivi, finalizzati esclusivamente a ottenere una nuova valutazione delle prove nel merito, attività vietata davanti alla Suprema Corte. I ricorrenti hanno ricevuto la condanna definitiva, con l'obbligo di pagare le spese processuali e di versare una sanzione di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Prescrizione del reato e recidiva: condanna confermata
Un imputato accusato di detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti ha fatto ricorso per ottenere l'estinzione dell'accusa. La difesa ha sostenuto che il reato fosse estinto per il decorso del tempo, chiedendo l'applicazione della nuova disciplina più mite e neutralizzando l'aggravante dei precedenti penali. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dichiarandolo inammissibile. I giudici hanno chiarito le regole su prescrizione del reato e recidiva: l'aumento per i precedenti penali incide sempre sul calcolo del tempo massimo di estinzione, anche se il giudice ha ritenuto prevalenti le attenuanti nel quantificare la pena finale. L'imputato deve quindi scontare la condanna e pagare le spese processuali.
Continua »
Reato di rapina anche se l’intento sorge durante la lite
L'imputato ha aggredito fisicamente la persona offesa con calci e pugni dopo una lite, sottraendole infine un paio di occhiali da sole firmati. La difesa ha chiesto la riqualificazione del fatto in furto, sostenendo l'assenza di un piano iniziale di spossessamento e invocando la speciale tenuità del danno economico. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di rapina con recidiva reiterata. I giudici hanno chiarito che il dolo può insorgere anche durante l'aggressione fisica e che l'attenuante del danno lieve non spetta in presenza di violenza e beni di valore non trascurabile.
Continua »
Recidiva reiterata: le attenuanti non possono mai prevalere
Due imputati sono stati condannati in primo grado per furto aggravato. Il giudice ha applicato la recidiva reiterata ma ha concesso le attenuanti generiche e l'attenuante del danno di speciale tenuità, dichiarandole prevalenti sulle aggravanti. La Procura Generale ha proposto ricorso diretto per Cassazione per violazione di legge. La Suprema Corte ha accolto il ricorso: la legge vieta espressamente di considerare le attenuanti prevalenti sulla recidiva reiterata una volta che questa è stata applicata. La pena può essere determinata al massimo in regime di equivalenza tra le circostanze. I giudici di legittimità hanno dunque annullato la sentenza limitatamente alla quantificazione della pena, rinviando gli atti alla Corte d'Appello per la rideterminazione del trattamento sanzionatorio.
Continua »
Resistenza a pubblico ufficiale tra finta resa e fuga violenta
Un conducente elude un posto di blocco stradale intimato dalle forze dell'ordine. L'uomo inizialmente simula la fermata rallentando la marcia, ma subito dopo accelera bruscamente dirigendo l'auto contro i militari, costringendoli a scostarsi rapidamente per non essere travolti. I giudici di merito condannano il soggetto per il delitto di resistenza a pubblico ufficiale. L'imputato ricorre in Cassazione sostenendo che la mera fuga non costituisca reato e lamentando un calcolo errato della prescrizione con la recidiva. La Suprema Corte dichiara inammissibile il ricorso. I giudici stabiliscono che puntare il veicolo contro gli operanti integra piena violenza materiale prima ancora della fuga, confermando la piena sussistenza del reato e la validità dei termini prescrizionali.
Continua »
Continuazione tra reati: confermato l’aumento per il recidivo
Un uomo condannato per rapina ha chiesto il riconoscimento del vincolo della continuazione tra reati con una precedente rapina già giudicata in via definitiva. La Corte di Appello ha accolto l'istanza e ha ricalcolato la sanzione. I giudici hanno fissato la pena base per il nuovo fatto e hanno applicato un incremento per il reato pregresso, tenendo conto della diminuente per il rito alternativo. Il condannato ha presentato ricorso in Cassazione ritenendo eccessivo tale incremento. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso inammissibile. L'aumento sanzionatorio rispetta i limiti di legge ed è congruamente motivato dalla marcata pericolosità del soggetto, gravato da recidiva specifica, reiterata e infraquinquennale, oltre che dall'assenza di pentimento. Il ricorrente deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Recidiva reiterata e prescrizione: ricettazione ancora punibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per il reato di ricettazione con l'aggravante della recidiva. La difesa sosteneva che il decorso del tempo avesse ormai estinto il reato per intervenuta prescrizione, calcolando un termine massimo di diciotto anni. I giudici supremi hanno chiarito il rapporto tra recidiva reiterata e prescrizione: la recidiva aumenta sia il termine minimo sia il termine massimo di calcolo del tempo necessario all'estinzione del delitto. Di conseguenza, per il fatto contestato il termine prescrizionale effettivo ammonta a ventidue anni e non risulta ancora maturato. La Suprema Corte ha confermato la condanna dell'imputato e ha disposto il pagamento delle spese processuali, oltre a una sanzione di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
Continua »