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Reato Di Evasione

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779 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Reato di evasione: limiti al ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imputata condannata per il reato di evasione. La difesa contestava il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche e il trattamento sanzionatorio. Gli Ermellini hanno stabilito che la determinazione della pena e la valutazione delle attenuanti spettano esclusivamente al giudice di merito. Se la motivazione è logica e basata sui precedenti penali, la decisione non è sindacabile in sede di legittimità. La ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Reato di evasione: la scusa medica non regge
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il **reato di evasione** a carico di un soggetto che si era allontanato dal proprio domicilio senza autorizzazione. La difesa sosteneva che l'allontanamento fosse giustificato dalla necessità di cure mediche urgenti. Tuttavia, i giudici hanno accertato che il ricorrente si era recato presso il nosocomio solo dopo che le forze dell'ordine avevano effettuato il controllo presso l'abitazione, rendendo la giustificazione tardiva e priva di fondamento. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché mirava a una rilettura dei fatti non consentita in sede di legittimità.
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Reato di evasione: no alla tenuità per il gratta e vinci
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per il reato di evasione. Il soggetto si era allontanato dal luogo di detenzione domiciliare per acquistare un biglietto 'gratta e vinci'. La Suprema Corte ha stabilito che tale condotta non può beneficiare della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, prevista dall'art. 131-bis c.p., a causa della futilità del motivo. Inoltre, i motivi del ricorso sono stati giudicati generici e volti a una inammissibile rivalutazione dei fatti in sede di legittimità.
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Reato di evasione e prova della visita medica
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di evasione nei confronti di un uomo sorpreso fuori dal proprio domicilio durante un controllo di Polizia. L'imputato, trovato a bordo di un'auto in compagnia di un soggetto pregiudicato, aveva tentato di giustificare l'allontanamento adducendo la necessità di recarsi a una visita medica. Tuttavia, la difesa non ha fornito alcuna prova documentale, come una prenotazione sanitaria, a supporto di tale tesi. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile poiché volto a una inammissibile rivalutazione dei fatti già accertati nei gradi di merito.
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Reato di evasione: limiti del ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un'imputata condannata per il reato di evasione. La difesa lamentava una carenza di motivazione della sentenza d'appello in merito al trattamento sanzionatorio. Tuttavia, la Suprema Corte ha rilevato che tale questione non era stata oggetto di specifica impugnazione nel precedente grado di giudizio. In virtù del principio del devoluto, il giudice d'appello non è tenuto a motivare su aspetti della sentenza di primo grado che non sono stati contestati dalle parti. La ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Reato di evasione: basta il dolo generico
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di evasione nei confronti di un soggetto che aveva violato le prescrizioni inerenti al proprio stato detentivo. Il ricorrente contestava la sussistenza dell'elemento psicologico, ma i giudici hanno chiarito che per la configurazione del reato è sufficiente il dolo generico. Tale requisito è soddisfatto dalla semplice consapevolezza di trovarsi in stato di restrizione e dalla volontà di trasgredire gli obblighi imposti, rendendo irrilevanti eventuali motivazioni personali sottostanti.
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Reato di evasione: inammissibile il ricorso
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di evasione a carico di un imputato che aveva contestato la sentenza di appello attraverso otto motivi di ricorso. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità dell'impugnazione, rilevando che le notifiche erano regolari e che la mancata indicazione di specifici pregiudizi rendeva nulle le eccezioni procedurali. Particolare rilievo assume il rigetto della prescrizione: essendo maturata dopo la sentenza di secondo grado, l'inammissibilità del ricorso ne ha precluso il rilievo in sede di legittimità.
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Reato di evasione: l’attenuante del rientro
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di evasione a carico di un soggetto che si era allontanato dagli arresti domiciliari. Il ricorrente lamentava il mancato riconoscimento dell'attenuante del rientro spontaneo prevista dall'art. 385 comma 4 c.p., ma la Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile poiché la difesa non ha contestato in modo specifico le motivazioni del giudice d'appello, limitandosi a riproporre argomentazioni già esaminate e respinte.
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Reato di evasione: quando la condanna è inevitabile
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di evasione a carico di un soggetto che si era allontanato dal luogo degli arresti domiciliari. La difesa aveva richiesto l'applicazione della particolare tenuità del fatto e dell'attenuante per il rientro spontaneo. Tuttavia, i giudici hanno ritenuto il ricorso inammissibile poiché i precedenti penali dell'imputato dimostravano un'abituale insofferenza alle regole. Inoltre, l'intensità del dolo e la gravità della condotta hanno reso irrilevante il ritorno volontario presso il domicilio, escludendo così ogni sconto di pena.
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Reato di evasione: ricorso dichiarato inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro una condanna per reato di evasione. I giudici hanno stabilito che i motivi presentati dalla difesa erano meramente reiterativi di quanto già discusso e correttamente risolto nei gradi di merito. La sentenza conferma la responsabilità penale basata su un solido materiale probatorio e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato di evasione: la Cassazione sui domiciliari
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro la condanna per il reato di evasione commesso da un soggetto che si era allontanato dalla custodia domiciliare. La Suprema Corte ha rilevato che i motivi di ricorso erano generici e meramente riproduttivi di quanto già esaminato in appello. È stata confermata la sussistenza dell'elemento soggettivo, in quanto l'imputato ha agito con la piena coscienza e volontà di violare le prescrizioni. Inoltre, è stata confermata l'esclusione delle attenuanti generiche a causa dei numerosi precedenti penali specifici del ricorrente.
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Reato di evasione: quando scatta la condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di evasione nei confronti di un soggetto che si era allontanato dal proprio domicilio senza autorizzazione. I giudici hanno ribadito che la durata dello spostamento e la distanza percorsa sono del tutto irrilevanti ai fini della configurazione del delitto. Inoltre, è stata ritenuta corretta l'esclusione delle attenuanti generiche a causa dei numerosi precedenti penali specifici dell'imputato, rendendo il ricorso inammissibile.
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Reato di evasione: i limiti degli arresti
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di evasione nei confronti di un soggetto che si era allontanato dal luogo degli arresti domiciliari. La Suprema Corte ha chiarito che il semplice allontanamento integra l'elemento oggettivo del reato, rendendo irrilevanti ulteriori giustificazioni. Inoltre, è stata negata l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, poiché la condotta non è stata ritenuta occasionale. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con conseguente condanna pecuniaria.
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Reato di evasione: quando non spetta la tenuità
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di evasione a carico di un soggetto che si era allontanato dalla propria abitazione. Il ricorrente contestava la sussistenza del dolo e la mancata applicazione della particolare tenuità del fatto ex art. 131-bis c.p. Gli Ermellini hanno dichiarato il ricorso inammissibile, sottolineando che la gravità della condotta e la presenza di precedenti penali specifici impediscono il riconoscimento di benefici legali, ribadendo inoltre che in sede di legittimità non è possibile richiedere una nuova valutazione dei fatti già accertati nei gradi precedenti.
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Reato di evasione: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un soggetto condannato per il reato di evasione. La difesa contestava la sussistenza del dolo e la mancata applicazione della particolare tenuità del fatto, sottolineando la brevità dell'allontanamento. Tuttavia, i giudici di legittimità hanno rilevato che i motivi erano generici e riproponevano questioni di merito già risolte in appello, confermando la condanna e sanzionando il ricorrente.
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Reato di evasione: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per il reato di evasione. La difesa sosteneva che l'uomo fosse in casa ma non avesse risposto al citofono, versione giudicata inattendibile. La Suprema Corte ha confermato che le valutazioni sulla particolare tenuità del fatto e sulla recidiva spettano esclusivamente al giudice di merito, purché logicamente motivate. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Reato di evasione: limiti all’attenuante del rientro.
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di evasione a carico di un soggetto che si era allontanato dal proprio domicilio senza autorizzazione. Il ricorrente ha tentato di giustificare l'assenza con motivi di salute e ha richiesto l'applicazione dell'attenuante per il rientro spontaneo. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, rilevando che il rientro avvenuto a notte fonda esclude il beneficio dell'attenuante e che le ragioni di salute erano già state correttamente smentite nei gradi di merito.
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Reato di evasione: il cortile comune non è casa.
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per reato di evasione a carico di un soggetto sorpreso in un cortile comune antistante la propria abitazione. Il provvedimento chiarisce che le aree esterne condivise tra più unità abitative, come i cortili di un comprensorio, non rientrano nella nozione di privata dimora ai fini della detenzione domiciliare. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché riproponeva censure già vagliate e basate su questioni di fatto non esaminabili in sede di legittimità.
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Reato di evasione: confermata la condanna
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un uomo condannato per il reato di evasione dopo aver violato gli arresti domiciliari. Il ricorrente aveva addotto motivi familiari non dimostrati, ma la Corte ha ritenuto il ricorso inammissibile perché generico e privo di nuovi elementi rispetto all'appello, confermando anche l'applicazione della recidiva.
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Reato di evasione e diniego della tenuità del fatto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per il reato di evasione. I giudici hanno confermato che la giustificazione fornita non era supportata da prove e che il profilo criminale del soggetto, caratterizzato da numerosi precedenti, impedisce l'applicazione dell'esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto.
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