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Reato Di Evasione

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779 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Reato di Evasione: si allontana dal lavoro autorizzato, condannato
Un soggetto, autorizzato a lavorare nonostante fosse sottoposto a una misura restrittiva, si allontanava volontariamente dal luogo di lavoro. Condannato per il reato di evasione, ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo di non avere la piena consapevolezza del disvalore del suo gesto. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la condanna. I giudici hanno ribadito un principio fondamentale: per configurare il reato di evasione è sufficiente il 'dolo generico', ovvero la semplice coscienza e volontà di allontanarsi dal luogo autorizzato, essendo a conoscenza del provvedimento restrittivo a proprio carico. La condanna al pagamento delle spese e di una sanzione è diventata definitiva.
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Reato di evasione: in pigiama al cancello non basta a salvarsi
Un uomo agli arresti domiciliari viene sorpreso dalle forze dell'ordine al cancello della sua abitazione. Per simulare la sua presenza in casa, fugge all'interno, si cambia la maglietta e si fa trovare in abiti intimi. La Corte di Cassazione ha confermato la sua condanna per il reato di evasione. I giudici hanno stabilito che il tentativo di ingannare gli agenti dimostra la volontà di sottrarsi alla misura cautelare e rende la condotta offensiva. L'appello dell'imputato è stato dichiarato inammissibile, rendendo definitiva la condanna e imponendogli il pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato di Evasione: Tenta di eludere il controllo, condanna certa
Un uomo, già condannato per il reato di evasione, ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione. Sosteneva di meritare sconti di pena e l'applicazione della non punibilità per la lieve entità del fatto. La Corte ha respinto tutte le richieste. Ha sottolineato che l'imputato non si era consegnato spontaneamente, ma aveva tentato di eludere i controlli. Inoltre, la durata della sua condotta e i precedenti penali specifici dimostravano una chiara inclinazione a violare la legge. Di conseguenza, il ricorso è stato dichiarato inammissibile e la condanna è diventata definitiva, con l'aggiunta del pagamento di una somma alla Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: l’autodenuncia che porta alla condanna finale
Una persona agli arresti domiciliari viene condannata per il reato di evasione per essere uscita di casa in un orario non autorizzato. La sua stessa autodenuncia ha contribuito a provare la violazione. L'imputato presenta ricorso alla Corte di Cassazione, ma i giudici lo dichiarano inammissibile. La Corte stabilisce che le sue lamentele riguardano una nuova valutazione dei fatti, attività non consentita in sede di legittimità. La condanna diventa così definitiva, con l'obbligo di pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Reato di evasione: la Cassazione boccia il ricorso sui fatti
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un uomo accusato di reato di evasione e tentata violazione di domicilio. L'imputato aveva impugnato la sentenza della Corte di Appello di Bologna, che a sua volta aveva confermato il verdetto del Tribunale di Modena. Il ricorrente chiedeva una nuova valutazione delle prove raccolte durante l'istruttoria. Tuttavia, i giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso inammissibile. La Suprema Corte ha ribadito che non è possibile richiedere un riesame dei fatti in sede di Cassazione. L'imputato è stato quindi condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: inammissibilità del ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato contro una condanna per il reato di evasione. I giudici hanno stabilito che i motivi di impugnazione erano manifestamente infondati o meramente riproduttivi di quanto già esaminato in appello. La sentenza impugnata è stata ritenuta logicamente motivata e coerente con i dati processuali, portando alla conferma della responsabilità penale e del trattamento sanzionatorio, con conseguente condanna del ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Reato di evasione: guida su prescrizione e recidiva
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di evasione a carico di un imputato che aveva giustificato il suo allontanamento con la necessità di procurarsi del cibo. La Suprema Corte ha stabilito che la recidiva ad effetto speciale deve essere sempre considerata nel calcolo dei termini di prescrizione, indipendentemente dal bilanciamento con le attenuanti. Inoltre, ha rigettato l'applicazione dello stato di necessità, ritenendo che la ricerca di cibo non costituisse un pericolo attuale e inevitabile tale da giustificare la violazione della misura restrittiva.
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Reato di evasione: limiti a sconti e continuazione
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso presentato da un soggetto condannato per il reato di evasione. Il ricorrente lamentava il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche e dell'istituto della continuazione tra due diversi episodi di fuga. La Suprema Corte ha stabilito che i precedenti penali del soggetto precludono le attenuanti e che la distanza temporale di un anno tra gli episodi, unitamente alla diversità dei luoghi di detenzione, esclude l'esistenza di un disegno criminoso unitario necessario per la continuazione.
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Reato di evasione: quando spetta l’attenuante?
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di evasione a carico di un soggetto che si era allontanato dal proprio domicilio. Il ricorrente contestava il mancato riconoscimento dell'attenuante specifica per il rientro spontaneo e delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, precisando che il rientro nell'abitazione non configura l'attenuante prevista dall'art. 385 c.p. e che i gravi precedenti penali dell'imputato giustificano il diniego di sconti di pena.
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Reato di evasione: una sola condotta o più reati?
Un uomo sottoposto agli arresti domiciliari è stato condannato per il reato di evasione a seguito di tre controlli negativi effettuati nell'arco di una settimana. I giudici di merito avevano inizialmente considerato ogni assenza come un episodio autonomo, applicando un aumento di pena per la continuazione. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso della difesa, stabilendo che l'evasione è un reato istantaneo con effetti permanenti. Poiché non vi era prova che l'imputato fosse rientrato in casa tra un controllo e l'altro, la condotta deve essere considerata come un'unica azione criminosa prolungata nel tempo. Di conseguenza, la Suprema Corte ha eliminato gli aumenti di pena precedentemente inflitti, rideterminando la sanzione finale in otto mesi di reclusione ed eliminando la configurazione di più reati distinti.
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Reato di evasione: perché il ricorso in Cassazione fallisce
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per il reato di evasione ai sensi dell'articolo 385 del codice penale. L'imputato contestava la sussistenza del dolo e la valutazione delle prove operata nei gradi precedenti. I giudici di legittimità hanno rilevato che i motivi di ricorso erano meramente riproduttivi di doglianze già esaminate e respinte in appello, risultando privi di un confronto critico con la sentenza impugnata. La decisione conferma la responsabilità penale e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro in favore della Cassa delle ammende per la manifesta infondatezza dell'impugnazione.
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Reato di evasione: tra stato di necessità e condanna definitiva
Un cittadino, precedentemente condannato per il reato di evasione, ha proposto ricorso dinanzi alla Corte di Cassazione contestando la decisione della Corte d'Appello. Il ricorrente ha basato la propria difesa sulla presunta sussistenza della scriminante dello stato di necessità e ha richiesto il riconoscimento della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha tuttavia dichiarato il ricorso inammissibile, rilevando come le doglianze fossero generiche e meramente riproduttive di argomenti già affrontati e respinti nei gradi di merito. La decisione sottolinea l'impossibilità di richiedere in sede di legittimità una nuova valutazione delle prove o una diversa ricostruzione dei fatti. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle Ammende.
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Reato di evasione: la Cassazione nega sconti e infligge multe
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di evasione (art. 385 c.p.) nei confronti di una donna che aveva impugnato la sentenza della Corte di Appello di Trieste. La ricorrente lamentava il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche nella loro massima estensione. Gli Ermellini hanno dichiarato il ricorso inammissibile, rilevando che le doglianze erano una mera riproduzione di quanto già discusso e respinto nei gradi precedenti. La decisione sottolinea che la gravità del fatto e la personalità della colpevole giustificano il diniego di ulteriori sconti di pena. Oltre alla conferma della condanna, la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende per la manifesta infondatezza del ricorso.
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Reato di evasione: ricorso generico e sanzione pecuniaria
Un cittadino condannato per il reato di evasione ha presentato ricorso in Cassazione contestando il mancato riconoscimento della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto e la mancata sostituzione della pena detentiva. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile a causa della genericità dei motivi proposti, che non offrivano una critica puntuale alla sentenza di appello. Oltre alla conferma della condanna, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende, evidenziando il rigore dei giudici di legittimità verso impugnazioni prive di specificità tecnica.
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Reato di evasione: inammissibilità del ricorso generico
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un soggetto condannato per il reato di evasione. La decisione si fonda sulla genericità dei motivi di impugnazione, i quali non hanno scalfito la solida motivazione della Corte d'Appello circa la sussistenza degli elementi del reato. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle Ammende.
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Reato di evasione: uscire di casa è sempre reato
La Corte di Cassazione ha ribadito che il reato di evasione si configura con qualsiasi allontanamento non autorizzato dal luogo degli arresti domiciliari. Non hanno rilievo la durata dell'assenza, la distanza percorsa o i motivi personali, come la necessità di stendere i panni o ragioni di sostentamento. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché reiterava questioni già risolte e non offriva elementi validi per la concessione delle attenuanti generiche, portando alla condanna del ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Reato di evasione: condanna anche dopo l’assoluzione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di evasione a carico di un soggetto che si era allontanato dai domiciliari. I giudici hanno stabilito che l'eventuale assoluzione per il reato originario che aveva determinato la misura cautelare non elimina la responsabilità penale per la fuga. Inoltre, è stata confermata la sospensione della prescrizione durante il rinvio dell'udienza concesso per valutare riti alternativi, rigettando altresì l'applicazione della particolare tenuità del fatto a causa dell'intensità del dolo dimostrata dall'imputato.
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Reato di evasione: i limiti della giustificazione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di evasione a carico di un soggetto sorpreso fuori dalla propria abitazione senza giustificato motivo. Il ricorrente ha tentato di giustificare l'allontanamento adducendo la necessità di seguire un percorso terapeutico, tuttavia non ha fornito alcuna documentazione probatoria al momento del controllo. La Suprema Corte ha ritenuto inammissibile il ricorso, sottolineando la mancanza di prove circa una presunta capacità di intendere e volere diminuita al momento del fatto, confermando così la solidità della decisione di merito.
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Reato di evasione: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro una condanna per il reato di evasione. Il ricorrente aveva contestato la motivazione della sentenza di merito, ma le doglianze sono state giudicate generiche e manifestamente infondate. La Suprema Corte ha chiarito che non è possibile richiedere una valutazione alternativa delle prove in sede di legittimità, confermando la correttezza dell'iter logico seguito dai giudici di merito e condannando il ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Reato di evasione: inammissibile il ricorso generico
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato condannato per il reato di evasione. La difesa aveva contestato la mancata applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, l'assenza dell'elemento soggettivo e il diniego delle attenuanti generiche. Gli Ermellini hanno rilevato che i motivi di ricorso erano generici e meramente riproduttivi di questioni già risolte dai giudici di merito. In particolare, è stata confermata la legittimità del diniego delle attenuanti a causa della manifesta avversione dell'imputato verso il rispetto dei provvedimenti giudiziari.
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