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Reato Di Evasione

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779 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Reato di evasione: la Cassazione respinge il ricorso inutile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso proposto da un soggetto condannato per il reato di evasione. La ricorrente contestava la ricostruzione dei fatti e la mancata esclusione della recidiva. I giudici di legittimità hanno chiarito che non è possibile richiedere una nuova valutazione delle prove in Cassazione, né presentare motivi che non si confrontano direttamente con la decisione della Corte d'Appello. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva e la ricorrente è stata condannata anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Arresti a casa ma nel cortile comune: è reato di evasione
Il caso riguarda un uomo sottoposto a detenzione domiciliare che si è allontanato dalla propria abitazione per raggiungere un capannone esterno, attraversando uno spazio condominiale comune. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di evasione, dichiarando inammissibile il ricorso del condannato. I giudici hanno chiarito che l'allontanamento dal luogo di detenzione, anche solo per accedere ad aree condominiali esterne, configura il reato se manca una specifica autorizzazione o uno stato di assoluta necessità. Inoltre, la Suprema Corte ha negato le attenuanti generiche e la particolare tenuità del fatto a causa dei numerosi precedenti penali del soggetto, che dimostrano una sistematica inosservanza dei provvedimenti dell'autorità. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Reato di evasione: le finte scuse non salvano il detenuto
Il caso riguarda un detenuto che si è allontanato arbitrariamente dal proprio domicilio per due giorni consecutivi, violando gli orari e i giorni autorizzati dal giudice. L'imputato ha cercato di giustificarsi adducendo una presunta notizia di scarcerazione e una visita alla guardia medica, circostanze smentite dalle riprese delle telecamere analizzate dai Carabinieri. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del detenuto, confermando la condanna per il reato di evasione. I giudici hanno ritenuto pienamente provato il dolo, ossia la volontà cosciente di evadere, desumendolo dalla condotta e dalle false giustificazioni fornite. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Reato di evasione: non è reato uscire per parlare con i militari
Un uomo in detenzione domiciliare ritarda ad aprire la porta ai Carabinieri per un controllo. Successivamente esce in strada per pochi minuti e per pochi metri, rimanendo davanti ai militari per protestare contro la minaccia di una segnalazione. Durante la discussione, pronuncia frasi di sfida e minaccia di rivolgersi al giudice. Condannato nei primi gradi, la Cassazione lo assolve definitivamente. La Corte stabilisce che non si configura il reato di evasione se l'allontanamento è minimo, avviene sotto gli occhi degli agenti e senza volontà di fuggire. Inoltre, protestare o annunciare azioni legali non costituisce minaccia a pubblico ufficiale, trattandosi di un diritto costituzionale e di uno sfogo privo di reale capacità intimidatoria.
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Reato di evasione: la fuga dai domiciliari non è mai un fatto tenue
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato per il reato di evasione. L'imputato contestava la sussistenza dell'elemento psicologico e la mancata applicazione della particolare tenuità del fatto. I giudici di legittimità hanno confermato la decisione d'appello, rilevando che per il reato di evasione è sufficiente il dolo generico, ossia la semplice volontà di sottrarsi alla custodia. Inoltre, la presenza di precedenti penali a carico del ricorrente esclude la particolare tenuità del fatto, in quanto indicativa di una spiccata capacità a delinquere. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: niente sconti per chi viola la fiducia
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso proposto da un cittadino condannato per il reato di evasione. L'imputato aveva contestato la qualificazione giuridica del fatto e la mancata applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. Inoltre, lamentava il bilanciamento tra attenuanti generiche e recidiva specifica. I giudici di legittimità hanno rilevato che i motivi di ricorso erano generici e ripetitivi dei motivi d'appello. In particolare, la richiesta di particolare tenuità è stata respinta poiché il fatto è stato commesso solo due mesi dopo l'attenuazione di una precedente misura cautelare più grave, dimostrando una spiccata gravità della condotta. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: la Cassazione nega la particolare tenuità
Il caso riguarda un uomo condannato per il reato di evasione che ha presentato ricorso in Cassazione. L'imputato lamentava la mancata applicazione della particolare tenuità del fatto e il diniego delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno evidenziato che il reato di evasione non poteva essere considerato di minima offensività a causa della reiterazione della condotta, avendo l'uomo già subito quattro condanne per lo stesso titolo, e per la gravità dell'allontanamento prolungato dal domicilio. Inoltre, la personalità incline a violare la legge ha precluso la concessione delle attenuanti generiche. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Reato di evasione: i motivi della fuga non escludono la condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per il reato di evasione. L'imputato si era allontanato dal luogo di detenzione, contestando poi in sede di legittimità la sussistenza della propria responsabilità penale. I giudici hanno chiarito che per la configurazione del reato di evasione è sufficiente il dolo generico, ovvero la semplice volontà di allontanarsi, rendendo del tutto irrilevanti i motivi personali o le finalità che hanno spinto il soggetto a fuggire. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto con condanna al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Reato di evasione: ricorso generico e condanna confermata
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato per il reato di evasione. L'imputato aveva contestato la sussistenza dell'elemento soggettivo e la mancata applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. I giudici di legittimità hanno rilevato che i motivi di ricorso erano del tutto generici e si limitavano a riprodurre le stesse argomentazioni già respinte in appello, senza confrontarsi con le motivazioni della sentenza impugnata. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato la condanna, ordinando al ricorrente il pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: tardi per contestare i testimoni in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un uomo condannato per il reato di evasione (art. 385 c.p.). L'imputato contestava la ricostruzione dei fatti e l'utilizzabilità delle dichiarazioni degli agenti di polizia intervenuti sul posto, definiti testimoni indiretti (de relato). I giudici di legittimità hanno stabilito che le contestazioni sui fatti non possono essere riproposte in Cassazione se già logicamente risolte nei gradi precedenti. Inoltre, la questione sulla testimonianza indiretta non era stata sollevata in appello, rendendola non proponibile per la prima volta in Cassazione. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: dall’ospedale al bar per una birra
Il caso riguarda un detenuto che, condotto in ospedale per accertamenti medici, si è allontanato ingiustificatamente dalla struttura. Le forze dell'ordine lo hanno rintracciato in strada mentre consumava una birra. L'uomo è stato accusato del reato di evasione. La difesa ha sostenuto l'esistenza di uno stato di necessità e ha richiesto l'applicazione della particolare tenuità del fatto, oltre alle attenuanti generiche. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno evidenziato che l'allontanamento non era giustificato da alcun pericolo imminente e che il comportamento del soggetto, sorpreso a bere una birra in pubblico, dimostrava una palese volontà di sottrarsi ai controlli. Di conseguenza, la condanna per il reato di evasione è stata confermata, con l'obbligo di pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Reato di evasione: la fuga impulsiva esclude lo sconto di pena
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per il reato di evasione. L'imputato chiedeva il riconoscimento del reato continuato tra due diversi episodi di fuga, sostenendo che facessero parte di un unico disegno. I giudici hanno respinto la richiesta poiché il secondo allontanamento è stato frutto di una decisione estemporanea e improvvisa, escludendo così una pianificazione iniziale. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato di evasione: ricorso generico e condanna definitiva
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato per il reato di evasione. L'imputato aveva contestato la decisione dei giudici di secondo grado lamentando un vizio di motivazione. Tuttavia, la Suprema Corte ha rilevato che le contestazioni erano del tutto generiche e prive di indicazioni specifiche sulle norme violate o sui fatti non considerati. Di conseguenza, il ricorso è stato rigettato senza un esame nel merito, confermando la condanna precedente. Il ricorrente è stato inoltre condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: il finto malore non evita la condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di evasione a carico di un uomo che si era allontanato dal luogo di detenzione. Il ricorrente ha cercato di giustificare la fuga adducendo un improvviso malore, ma non ha fornito alcuna prova medica o certificato di ricovero ospedaliero. I giudici di merito hanno escluso sia la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, sia le circostanze attenuanti generiche, evidenziando i numerosi precedenti penali del soggetto e la sua personalità incline a violare la legge. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, condannando l'uomo al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato di evasione: la Cassazione respinge il ricorso del recidivo
Il Ricorrente, condannato per il reato di evasione, ha proposto ricorso per Cassazione contestando la sussistenza dell'elemento soggettivo, la mancata applicazione della particolare tenuità del fatto e il diniego delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I motivi presentati erano generici e ripetitivi rispetto all'appello. Inoltre, la presenza di numerosi precedenti penali ha dimostrato l'assenza di un effetto deterrente delle precedenti condanne, giustificando il diniego delle attenuanti generiche. Il Ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: pochi metri costano la condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per il reato di evasione. L'imputato sosteneva che la brevità dell'allontanamento dal proprio domicilio dovesse escludere la gravità del fatto. I giudici hanno invece chiarito che la distanza percorsa è del tutto irrilevante ai fini della configurazione del reato. Inoltre, la richiesta di applicare la particolare tenuità del fatto è stata respinta a causa dei numerosi precedenti penali del soggetto e delle modalità della condotta, che escludevano una minima offensività. Di conseguenza, l'imputato perde la causa e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: nessun beneficio per chi ha troppi precedenti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per il reato di evasione. L'imputato contestava la sussistenza del reato, la mancata applicazione della particolare tenuità del fatto e il diniego delle attenuanti generiche. I giudici di legittimità hanno rilevato che i motivi di ricorso erano generici e ripetitivi rispetto a quanto già deciso in appello. Inoltre, la Cassazione ha confermato l'impossibilità di concedere sconti di pena o benefici a causa dei numerosi precedenti penali dell'uomo, che dimostrano l'inefficacia delle precedenti condanne. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: ricorso generico costa caro all’imputato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato per il reato di evasione (art. 385 c.p.). L'imputato aveva contestato la sussistenza dell'elemento soggettivo del reato e la mancata applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. I giudici di legittimità hanno rilevato che i motivi di ricorso erano del tutto generici e si limitavano a riprodurre le medesime contestazioni già respinte in appello, senza confrontarsi con le motivazioni della sentenza impugnata. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato la condanna del ricorrente, ordinando anche il pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: la Cassazione nega la particolare tenuità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato per il reato di evasione. L'imputato contestava la ricostruzione dell'elemento psicologico del reato e la mancata applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. I giudici di legittimità hanno rilevato che i motivi di ricorso erano generici e non si confrontavano con la motivazione della sentenza d'appello, la quale aveva già evidenziato la presenza di elementi ostativi all'applicazione del beneficio. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: dal dentista al bar con la fidanzata
Il caso riguarda un uomo in detenzione domiciliare autorizzato a recarsi dal dentista. Invece di rientrare subito a casa, come ordinato dalle forze dell'ordine, l'uomo si è fermato in un bar con la fidanzata e poi è andato a fare la spesa al supermercato. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato, confermando la condanna per il reato di evasione. I giudici hanno chiarito che, mentre brevi soste senza deviazioni significative dal percorso autorizzato possono non costituire reato, l'intrattenersi volontariamente per attività di svago e spesa configura pienamente la volontà di eludere la vigilanza dello Stato, integrando così il reato di evasione. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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