Il Detenuto, sottoposto alla misura degli arresti domiciliari, si allontana dalla propria abitazione e viene sorpreso sul marciapiede antistante, a soli due metri dal portone, mentre parla con uno sconosciuto. Accusato del reato di evasione, l'uomo si difende sostenendo la minima distanza dal domicilio e richiedendo l'applicazione della particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. I giudici chiariscono che anche una distanza minima configura il reato di evasione se il soggetto esce dallo spazio privato. Inoltre, la presenza di precedenti penali specifici esclude la particolare tenuità del fatto. Il ricorrente viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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