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Reato Di Evasione

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779 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Reato di evasione: la deviazione dal percorso di lavoro costa caro
Un soggetto sottoposto a misura restrittiva, autorizzato ad allontanarsi dal domicilio solo per recarsi al lavoro, viene sorpreso dalle forze dell'ordine in un luogo del tutto incompatibile con il tragitto consentito. Accusato del reato di evasione, l'uomo si difende contestando la ricostruzione dei fatti e chiedendo l'applicazione della particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. I giudici confermano che lo scostamento ingiustificato dal percorso autorizzato configura pienamente il reato di evasione e che la durata e le modalità dell'allontanamento impediscono di considerare il fatto come lieve. Il ricorrente viene condannato anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Reato di evasione: la Cassazione nega il riesame dei fatti
L'Imputato, condannato a otto mesi di reclusione per il reato di evasione, ha proposto ricorso per cassazione lamentando l'insufficiente accertamento del suo allontanamento dal domicilio. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, chiarendo che la valutazione delle prove spetta esclusivamente ai giudici di merito. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: pochi passi fuori casa costano tremila euro
Il Ricorrente ha impugnato la sentenza d'appello che lo condannava per il reato di evasione dagli arresti domiciliari. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che per la configurazione del reato di evasione è sufficiente qualsiasi allontanamento non autorizzato dal domicilio, indipendentemente dalla durata dell'assenza, dalla distanza percorsa o dai motivi del gesto. Inoltre, la Cassazione ha escluso l'applicazione della particolare tenuità del fatto a causa della reiterazione delle condotte e dei precedenti penali specifici del soggetto. Di conseguenza, il Ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Reato di evasione: lo stato di necessità non evita la condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato a otto mesi di reclusione per il reato di evasione. La difesa sosteneva la presenza di uno stato di necessità, ma la Suprema Corte ha ribadito che non può procedere a una nuova valutazione dei fatti già esaminati dai giudici di merito. Di conseguenza, la condanna è stata confermata e il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: nessuna tenuità per chi è recidivo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de L'Imputato, confermando la condanna a dieci mesi di reclusione per il reato di evasione. La difesa chiedeva l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto e il riconoscimento di una circostanza attenuante. La Suprema Corte ha chiarito che l'esclusione della punibilità non può essere concessa quando la condotta non è occasionale, come nel caso di specie, in cui L'Imputato aveva già riportato una precedente condanna per lo stesso reato di evasione poco tempo prima. Di conseguenza, la Cassazione ha rigettato tutte le richieste difensive, condannando il ricorrente anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: uscire per bisogno non evita la condanna
Un uomo sottoposto agli arresti domiciliari si è allontanato da casa senza autorizzazione. Per giustificare la fuga, ha invocato lo stato di necessità, sostenendo di essersi recato dal sindaco per richiedere un sussidio economico indispensabile per il proprio sostentamento. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del destinatario della misura. I giudici hanno chiarito che integra il reato di evasione qualsiasi allontanamento non autorizzato dal luogo di detenzione domiciliare. Non hanno alcuna rilevanza la durata dell'assenza, la distanza percorsa o i motivi personali del soggetto. Lo stato di necessità è stato escluso poiché l'uomo non aveva preventivamente richiesto i necessari permessi di uscita per provvedere alle proprie esigenze primarie. Di conseguenza, il ricorrente ha perso la causa ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Cane scappa nel cortile: è reato di evasione dai domiciliari
Un uomo agli arresti domiciliari si è allontanato dall'abitazione per raggiungere il cortile condominiale adiacente. Fermato dai Carabinieri, ha giustificato il gesto sostenendo di essere uscito d'urgenza per recuperare il proprio cane scappato in giardino. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di evasione. I giudici hanno chiarito che il motivo della condotta non esclude il dolo, ossia la consapevolezza di violare il divieto di allontanamento. Inoltre, la Suprema Corte ha negato la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, poiché l'evasione è avvenuta solo due settimane dopo l'inizio della misura cautelare e l'imputato possiede numerosi precedenti penali che dimostrano una spiccata capacità a delinquere.
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Lavoro esterno e fuga: quando si configura il reato di evasione
Un uomo sottoposto agli arresti domiciliari con permesso di lavoro veniva sorpreso dalla Polizia Stradale a bordo di un'auto privata in compagnia di un estraneo, lontano dal luogo di lavoro. Dopo aver fornito false generalità agli agenti, il soggetto si dava alla fuga. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di evasione e per false dichiarazioni. I giudici hanno chiarito che l'autorizzazione al lavoro esterno non sospende la misura cautelare, ma ne sostituisce solo temporaneamente il luogo. Di conseguenza, qualsiasi allontanamento non autorizzato configura pienamente il reato di evasione, a nulla rilevando la breve durata dell'assenza o la pretesa mancanza di dolo, smentita peraltro dalla fuga e dalle false generalità fornite.
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Reato di evasione: la scusa dell’urgenza smentita dalla compagna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per il reato di evasione e false dichiarazioni a pubblico ufficiale. L'uomo si era allontanato dal proprio domicilio senza autorizzazione, giustificando il gesto con un presunto stato di necessità. Tuttavia, i giudici hanno rilevato che al momento del controllo la compagna dell'imputato era alla guida dell'auto, escludendo così qualsiasi urgenza o bisogno insormontabile che costringesse l'uomo a violare la misura cautelare. Inoltre, la Suprema Corte ha confermato il diniego delle attenuanti generiche a causa dei numerosi precedenti penali del soggetto. L'imputato perde la causa e viene condannato a pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: l’uso del coltello cancella la tenuità
Un uomo sottoposto ai domiciliari si è allontanato dalla propria abitazione, integrando il reato di evasione, e ha molestato per due volte la vicina di casa minacciandola con un coltello. La difesa ha sostenuto l'assenza di dolo a causa di una semi-infermità mentale unita all'assunzione volontaria di alcol e sostanze stupefacenti, richiedendo anche l'applicazione della particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'assunzione volontaria di sostanze non esclude la colpevolezza e che l'uso ripetuto di un'arma contro la vicina impedisce di considerare l'azione come scarsamente offensiva. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria.
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Reato di evasione: allontanarsi da casa costa carissimo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per il reato di evasione. Il soggetto si era allontanato dal proprio domicilio senza autorizzazione, venendo rintracciato in un altro comune dopo ricerche delle forze dell'ordine. La Suprema Corte ha ribadito che i motivi personali dell'allontanamento sono irrilevanti. Inoltre, ha escluso l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto a causa della durata dell'assenza, della distanza dal domicilio e della presenza di precedenti penali specifici che configurano la recidiva. L'imputato è stato condannato alle spese e a una sanzione di tremila euro.
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Reato di evasione: condannato chi viola gli orari di lavoro
Il Ricorrente, sottoposto a una misura restrittiva con autorizzazione ad allontanarsi solo per motivi di lavoro, è stato sorpreso all'esterno della propria abitazione in orari non consentiti e quando l'attività lavorativa era ormai cessata. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del soggetto, confermando che il rintraccio fuori casa al di fuori delle fasce orarie autorizzate integra pienamente il reato di evasione. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: anche un breve allontanamento costa caro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per il reato di evasione. L'imputato si era allontanato dal luogo di esecuzione degli arresti domiciliari senza alcuna autorizzazione. La Suprema Corte ha ribadito che, per configurare il reato di evasione, è sufficiente il solo allontanamento non autorizzato dal domicilio. Non hanno alcuna rilevanza la durata dell'assenza, la distanza dello spostamento o i motivi personali che hanno spinto il soggetto a eludere la vigilanza. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
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Oltre il portone: quando scatta il reato di evasione
Il caso riguarda un uomo sottoposto a una misura restrittiva che è stato sorpreso dalla polizia giudiziaria all'esterno del portone del proprio condominio. La Corte di Cassazione ha confermato che superare la soglia dell'abitazione, anche solo per trovarsi nell'area condominiale esterna, configura pienamente il reato di evasione. Il ricorrente ha cercato di contestare la ricostruzione dei fatti e l'applicazione della recidiva, ma la Suprema Corte ha ritenuto il ricorso del tutto inammissibile. Di conseguenza, l'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende, confermando la gravità della violazione delle prescrizioni imposte dall'autorità giudiziaria.
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Reato di evasione: rientrare a casa non evita la condanna
Un uomo agli arresti domiciliari, autorizzato a uscire fino alle 18:00, è stato trovato assente durante un controllo delle forze dell'ordine alle 18:42. L'imputato ha presentato ricorso sostenendo di essere rientrato subito e di aver chiamato i Carabinieri, chiedendo l'applicazione dell'attenuante per la consegna spontanea. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la condanna per il reato di evasione. I giudici hanno chiarito che il semplice rientro presso il proprio domicilio non configura l'attenuante della consegna spontanea, la quale richiede la presentazione in carcere o a un'autorità con obbligo di traduzione in cella. Inoltre, l'allontanamento non autorizzato integra il dolo generico, rendendo irrilevanti i motivi o la durata dell'assenza.
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Reato di evasione: spera nello sconto ma la condanna è definitiva
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per il reato di evasione aggravato dalla recidiva. L'uomo era stato condannato in appello alla pena di un anno di reclusione. Nel suo ricorso, l'imputato ha chiesto una nuova valutazione dei fatti e ha contestato il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche. I giudici di legittimità hanno chiarito che la Corte di Cassazione non può riesaminare il merito della vicenda, né può sindacare la scelta del giudice di negare le attenuanti se questa decisione è supportata da una motivazione logica e coerente. Di conseguenza, la Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando la condanna e imponendo al ricorrente il pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato di evasione: la Cassazione condanna il ricorso ripetitivo
Il caso riguarda un uomo condannato per il reato di evasione per essersi allontanato senza autorizzazione dal luogo degli arresti domiciliari. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo la mancanza di dolo (la volontà cosciente di violare la misura) e contestando la motivazione dei giudici d'appello. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che le contestazioni erano generiche e ripetitive rispetto a quanto già ampiamente analizzato nei precedenti gradi di giudizio. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato la condanna e ha sanzionato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma a favore della Cassa delle Ammende.
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Reato di evasione: la falsa urgenza non evita la condanna
Il caso riguarda un uomo condannato per il reato di evasione per aver violato l'obbligo di dimora presso la propria abitazione. Il ricorrente ha impugnato la condanna sostenendo di aver agito in uno stato di necessità e contestando la gravità della pena inflitta. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che l'allontanamento da casa senza motivi urgenti e documentati esclude lo stato di necessità. Inoltre, la determinazione della pena spetta al giudice di merito ed è insindacabile se motivata correttamente in base alla gravità del fatto e ai precedenti penali del soggetto. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato di evasione: la scusa banale non evita la condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per il reato di evasione. L'imputato, sottoposto agli arresti domiciliari, si era allontanato dalla propria abitazione fornendo giustificazioni ritenute del tutto inconsistenti. I giudici di merito avevano negato l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, evidenziando la gravità della condotta, l'intensità del dolo e la pericolosità del soggetto. La Suprema Corte ha confermato questa decisione, sottolineando che la valutazione sulla gravità del fatto spetta ai giudici di merito e non può essere ridiscussa in sede di legittimità. Di conseguenza, l'imputato perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro.
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Reato di evasione: no allo sconto di pena per chi fugge due volte
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per il reato di evasione. L'imputato aveva contestato l'applicazione della recidiva specifica infraquinquennale e il mancato riconoscimento del vincolo della continuazione tra due episodi di fuga avvenuti a distanza di mesi (maggio 2015 e dicembre 2015 - gennaio 2016). I giudici di legittimità hanno confermato la decisione della Corte d'Appello, evidenziando la pericolosità sociale del soggetto e l'impossibilità di ravvisare un unico disegno criminoso tra le condotte a causa del notevole lasso di tempo trascorso. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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