LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

Reato Di Evasione

Pagina 17 di 39

779 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Reato di evasione: la condanna diventa definitiva per ricorso generico
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato per il reato di evasione. Il ricorrente aveva impugnato la sentenza della Corte di Appello di Palermo, ma i motivi presentati davanti ai giudici di legittimità sono stati ritenuti del tutto generici e privi di un reale collegamento con la decisione precedente. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la condanna penale e ha imposto al ricorrente il pagamento delle spese del procedimento, oltre a una sanzione pecuniaria di tremila euro in favore della Cassa delle ammende. La decisione ribadisce la necessità di formulare contestazioni specifiche e dettagliate quando ci si rivolge alla Cassazione.
Continua »
Reato di evasione: il rientro tardivo non evita la condanna
Un uomo, precedentemente condannato per il reato di evasione, ha proposto ricorso in Cassazione contestando il mancato riconoscimento della massima riduzione di pena per le attenuanti generiche e l'esclusione dell'attenuante del rientro spontaneo. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che un rientro tardivo presso l'abitazione non dimostra una reale resipiscenza e non giustifica l'applicazione dell'attenuante speciale. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Reato di evasione: la gravità concreta cancella la tenuità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato per il reato di evasione. L'imputato aveva richiesto l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. I giudici hanno respinto la richiesta, rilevando che i motivi di ricorso erano generici e manifestamente infondati. La Cassazione ha sottolineato che le modalità concrete del comportamento impediscono di considerare l'illecito come lieve. Inoltre, l'imputato non ha contestato la materialità dell'allontanamento, limitandosi a proporre giustificazioni non dimostrate. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la condanna, obbligando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
Continua »
Reato di evasione: niente sconti senza un disegno criminoso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino contro la condanna per il reato di evasione. Il ricorrente chiedeva l'applicazione della continuazione tra i reati, sostenendo che l'allontanamento dal proprio domicilio fosse collegato a un unico disegno criminoso preesistente. I giudici di legittimità hanno invece ritenuto i motivi di ricorso del tutto generici e infondati. La Corte ha chiarito che non vi era alcuna prova di un piano unitario prefissato che collegasse l'evasione alle altre condotte contestate. Di conseguenza, il ricorrente ha perso la causa ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali, oltre al versamento di una sanzione di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
Continua »
Reato di evasione: nessun perdono se ci sono precedenti penali
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per il reato di evasione. L'imputato aveva richiesto l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto e la concessione delle circostanze attenuanti generiche. I giudici hanno confermato il diniego di tali benefici: la particolare tenuità è stata esclusa a causa delle concrete modalità della condotta, ritenute futili, mentre le attenuanti generiche sono state negate a causa dei numerosi precedenti penali del soggetto. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Reato di evasione: bastano pochi minuti fuori casa per la condanna
Un uomo sottoposto a misura restrittiva si è allontanato temporaneamente dalla propria abitazione per parlare con un soggetto in affidamento in prova ai servizi sociali. La Corte di Cassazione ha stabilito che anche un allontanamento di breve durata integra pienamente il reato di evasione. I giudici hanno respinto il ricorso del condannato, dichiarandolo inammissibile. La Suprema Corte ha confermato che la brevità del tempo trascorso fuori casa non esclude la punibilità, né è applicabile la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, data la non occasionalità della condotta del soggetto. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.
Continua »
Reato di evasione: condanna e multa per il ricorso generico
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato per il reato di evasione. L'imputato contestava la decisione della Corte d'Appello, richiedendo l'applicazione della causa di esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto. I giudici di legittimità hanno invece ritenuto il ricorso generico e manifestamente infondato. La sentenza impugnata aveva infatti motivato in modo logico e coerente sia la responsabilità penale dell'uomo, sia l'impossibilità di concedere il beneficio richiesto, data l'assenza di elementi positivi idonei a giustificarlo. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.
Continua »
Reato di evasione: la Cassazione fissa i limiti del ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino contro la condanna per il reato di evasione. L'imputato contestava la ricostruzione dei fatti operata nei precedenti gradi di giudizio. I giudici di legittimità hanno chiarito che non è possibile richiedere una nuova valutazione delle prove in Cassazione se la sentenza d'appello è già supportata da una motivazione logica e coerente. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende, confermando definitivamente la sua responsabilità penale.
Continua »
Reato di evasione: fuori casa ma assolto perché cacciato
Il Procuratore della Repubblica ha impugnato la mancata convalida dell'arresto di un uomo accusato del Reato di evasione. L'indagato, sottoposto a misura cautelare domiciliare, era stato trovato dalle forze dell'ordine a pochi metri dal portone della propria abitazione. Tuttavia, l'allontanamento era avvenuto perché la fidanzata lo aveva cacciato di casa dopo un violento litigio; era stato lo stesso indagato a richiedere l'intervento della polizia. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della Procura, confermando che in questo caso non è configurabile il Reato di evasione, mancando del tutto l'elemento soggettivo, ossia la reale volontà del soggetto di sottrarsi alla misura cautelare.
Continua »
Reato di evasione: condannato chi annaffia l’aiuola condominiale
Il Detenuto Domiciliare, sottoposto alla misura cautelare presso la propria abitazione, è stato condannato per il reato di evasione per essersi allontanato in quattro occasioni dal locale locato. In particolare, l'uomo è stato sorpreso all'interno della cucina di un vicino, sotto una tettoia altrui, sulla strada comune e ad annaffiare un'aiuola non compresa nel suo contratto di locazione. La difesa ha sostenuto l'assenza di dolo, ritenendo erroneamente che lo spazio esterno fosse una pertinenza della casa. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la condanna. I giudici hanno chiarito che, ai fini del reato di evasione, la nozione di abitazione comprende solo lo spazio fisico delimitato dall'unità abitativa in cui si svolge la vita domestica, escludendo aree comuni, strade di accesso o pertinenze non incluse nel contratto di locazione.
Continua »
Reato di evasione: la tossicodipendenza non scusa la fuga
Il ricorrente, condannato per il reato di evasione, ha impugnato la sentenza sostenendo che la sua tossicodipendenza escludesse la volontarietà della fuga. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che la tossicodipendenza non cancella la consapevolezza di evadere. Inoltre, la durata dell'allontanamento giustifica il diniego delle attenuanti generiche, mentre la recidiva trova fondamento nella maggiore pericolosità sociale dimostrata dal soggetto. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Reato di evasione: il cortile comune costa caro al condannato
Un uomo sottoposto agli arresti domiciliari viene sorpreso dalle forze dell'ordine nel piazzale condominiale comune. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso dell'imputato, confermando la condanna per il reato di evasione. I giudici chiariscono che la nozione di abitazione comprende solo lo spazio fisico delimitato dell'appartamento in cui si svolge la vita domestica privata. Le aree comuni, come i cortili o i piazzali condominiali, sono escluse poiché non garantiscono la pronta reperibilità del soggetto e ostacolano i controlli di polizia. Viene inoltre esclusa la particolare tenuità del fatto a causa dei numerosi precedenti penali dell'imputato.
Continua »
Reato di evasione: la strada non è la soglia di casa
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di evasione a carico di un uomo sottoposto agli arresti domiciliari. Il soggetto sosteneva di essersi fermato solo sulla soglia di casa, configurando una semplice violazione delle prescrizioni. Tuttavia, i giudici hanno accertato che l'uomo si trovava in mezzo alla strada di notte a parlare con estranei. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, escludendo la particolare tenuità del fatto e le attenuanti generiche a causa dei precedenti penali per spaccio e furto. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Reato di evasione: uscire prima costa caro anche se si rientra
Il Detenuto, sottoposto alla misura della detenzione domiciliare, si è allontanato dalla propria abitazione prima dell'orario consentito e senza alcuna valida giustificazione. Le forze dell'ordine hanno accertato la sua assenza durante un controllo di routine. Il soggetto è rientrato nell'abitazione solo dopo essere stato avvertito telefonicamente dal padre della presenza dei Carabinieri. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del condannato, confermando la condanna per il reato di evasione. I giudici hanno escluso l'applicazione dello sconto di pena per la presentazione spontanea, poiché il rientro a casa è stato determinato dalla paura del controllo in corso e non da una libera scelta. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Reato di evasione: la Cassazione nega il riesame dei fatti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per il reato di evasione (art. 385 c.p.). L'imputato contestava la ricostruzione dei fatti operata nei precedenti gradi di giudizio e la mancata concessione delle attenuanti generiche, ritenendo la pena eccessiva. La Suprema Corte ha ribadito che il giudizio di legittimità non può comportare una nuova valutazione dei fatti, compito esclusivo dei giudici di merito. Inoltre, la determinazione della pena e il diniego delle attenuanti sono stati motivati in modo logico e coerente dalla Corte d'Appello. Di conseguenza, il ricorso è stato rigettato con condanna del ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Reato di evasione: perché la Cassazione non riscrive i fatti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un soggetto condannato per il reato di evasione. L'imputato contestava la ricostruzione dei fatti operata nei gradi precedenti e lamentava la mancata applicazione della particolare tenuità del fatto. I giudici di legittimità hanno chiarito che la valutazione delle prove spetta esclusivamente ai giudici di merito e che la causa di non punibilità non può essere richiesta per la prima volta in Cassazione se non era stata proposta in appello. Di conseguenza, la condanna è stata confermata con l'obbligo di pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
Continua »
Reato di evasione: ricorso inammissibile se i motivi sono generici
Il Ricorrente, condannato per il reato di evasione ai sensi dell'articolo 385 del codice penale, ha proposto ricorso per Cassazione contestando la propria responsabilità penale e lamentando la mancata concessione delle attenuanti generiche, l'applicazione della recidiva e l'eccessività della pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno rilevato che la contestazione sulla responsabilità era generica e non era stata sollevata in appello. Inoltre, le doglianze sulla pena e sulle attenuanti riguardavano valutazioni di merito già logicamente motivate nei precedenti gradi di giudizio. Di conseguenza, il Ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Reato di evasione: la fuga prolungata cancella ogni attenuante
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato per il reato di evasione (art. 385 c.p.). L'imputato contestava la sussistenza dell'elemento soggettivo e il mancato riconoscimento della particolare tenuità del fatto. I giudici hanno chiarito che la considerevole durata dell'allontanamento impedisce l'applicazione della causa di non punibilità. Inoltre, la recidiva è stata confermata a causa della spiccata propensione al crimine del soggetto. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la condanna, obbligando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Reato di evasione: ricorso generico e condanna confermata
Il caso riguarda un uomo condannato per il reato di evasione. L'imputato ha proposto ricorso davanti alla Corte di Cassazione per contestare la decisione della Corte d'Appello di Bologna. Tuttavia, la Suprema Corte ha rilevato che l'unico motivo di ricorso presentato era del tutto generico, privo di specifiche ragioni di diritto o di elementi di fatto a supporto della contestazione. Di conseguenza, i giudici hanno dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la condanna e sanzionando il ricorrente con il pagamento delle spese processuali e di una somma pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
Continua »
Reato di evasione: rigettata la particolare tenuità del fatto
Un uomo, già condannato per il reato di evasione, ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata applicazione della particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile poiché la questione non era stata sollevata in appello e il soggetto presentava tre precedenti penali specifici, escludendo la non abitualità del comportamento. L'inammissibilità ha inoltre impedito di far valere la prescrizione del reato. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »