LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

Reato Di Evasione

Pagina 25 di 39

779 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Reato di evasione: la sosta al bar costa cara ai domiciliari
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una donna condannata per il reato di evasione. La ricorrente, sottoposta agli arresti domiciliari, era autorizzata a uscire di casa esclusivamente per recarsi al SERT. Tuttavia, ha violato i limiti temporali trattenendosi fuori oltre l'orario consentito e si è fermata in un bar per consumare alcolici, dove ha anche scatenato un litigio. La Suprema Corte ha confermato che la deviazione ingiustificata dal percorso autorizzato e il superamento dei limiti di tempo integrano pienamente il reato di evasione. Di conseguenza, la condanna è stata confermata e la ricorrente è stata condannata anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
Continua »
Reato di evasione: dal permesso di lavoro alla condanna
Il caso riguarda un soggetto sottoposto alla misura degli arresti domiciliari con autorizzazione ad allontanarsi esclusivamente per motivi di lavoro. Durante un controllo, le forze dell'ordine hanno accertato che l'uomo non si trovava sul posto di lavoro e stava tentando di rientrare frettolosamente nella propria abitazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del condannato, confermando la responsabilità per il reato di evasione. I giudici hanno chiarito che l'assenza ingiustificata sia dal domicilio sia dal luogo di lavoro autorizzato configura pienamente il reato. Inoltre, è stata negata l'applicazione della particolare tenuità del fatto a causa dei precedenti soggettivi del ricorrente, condannato anche al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Reato di evasione: l’errore sulla data non evita la condanna
Un uomo agli arresti domiciliari si è allontanato da casa in un giorno non consentito, invocando un errore sulla data. I giudici di merito lo hanno condannato per il reato di evasione, escludendo la buona fede e negando le attenuanti a causa della sua recidiva. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del condannato, confermando la condanna e sanzionandolo al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende. La decisione ribadisce che l'errore sui giorni autorizzati non scusa se manca una reale causa di fraintendimento.
Continua »
Reato di evasione: ricorso respinto e multa salata
Un uomo condannato per il reato di evasione ha proposto ricorso per Cassazione contestando il diniego delle attenuanti generiche e la valutazione della durata della sua latitanza. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile a causa della manifesta genericità dei motivi presentati, i quali non contrastavano in modo specifico la decisione della Corte d'Appello. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la condanna e ha sanzionato il ricorrente con il pagamento delle spese processuali e di una somma pecuniaria a favore della Cassa delle Ammende.
Continua »
Reato di evasione: lo stato di necessità non salva dalla condanna
L'Imputato, condannato per il reato di evasione, ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo di essersi allontanato per uno stato di necessità che escludeva la sua colpevolezza. Ha inoltre contestato il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno rilevato che i motivi legati allo stato di necessità erano già stati ampiamente analizzati e respinti nei precedenti gradi di giudizio con adeguate motivazioni. La richiesta sulle attenuanti è stata ritenuta generica perché non proposta in precedenza. Di conseguenza, l'allontanamento ingiustificato configura pienamente il reato di evasione, confermando la condanna dell'uomo al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Reato di evasione: attraversare la strada costa tremila euro
Il Ricorrente, condannato per il reato di evasione ai sensi dell'articolo 385 del codice penale, ha proposto ricorso in Cassazione. L'uomo sosteneva di essere autorizzato ad attraversare la strada e di non essersi sottratto ai controlli, contestando l'efficacia del provvedimento del Tribunale di sorveglianza. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno rilevato che i motivi presentati erano una mera riproduzione di quelli già respinti in appello. Inoltre, è emerso che il provvedimento restrittivo era stato regolarmente notificato a mani proprie del destinatario. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la condanna e ha imposto al ricorrente il pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Reato di evasione: il permesso d’uscita finisce in condanna
Un'imputata sottoposta a custodia presso un centro antiviolenza ottiene il permesso per partecipare a un'udienza in tribunale. L'udienza si conclude alle 12:43, ma la donna rientra nella struttura solo tra le 15:00 e le 15:30. Questo ritardo ingiustificato di oltre due ore fa scattare la contestazione per il reato di evasione ai sensi dell'articolo 385 del codice penale. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso della difesa, confermando la responsabilità penale della donna. La ricorrente viene condannata al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Reato di evasione: la Cassazione condanna chi esce dal lavoro
Il Detenuto, sottoposto alla misura degli arresti domiciliari con autorizzazione ad allontanarsi esclusivamente per svolgere attività lavorativa, è stato sorpreso in un luogo diverso e distante da quello autorizzato. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del condannato, confermando la responsabilità per il reato di evasione. I giudici hanno chiarito che l'allontanamento ingiustificato dai luoghi consentiti, in assenza di una situazione di assoluta necessità, integra pienamente la condotta punibile, escludendo la rilevanza di presunte scuse o della mancanza di volontà di fuggire definitivamente.
Continua »
Reato di evasione: il passaggio segreto costa la condanna
Una donna, sottoposta alla misura degli arresti domiciliari, è stata sorpresa a fumare sul balcone della sorella, anch'essa ai domiciliari. I Carabinieri hanno scoperto che i due appartamenti, catastalmente distinti, erano collegati da un passaggio segreto nascosto dietro due armadi. La donna ha impugnato la condanna per il reato di evasione, sostenendo la particolare tenuità del fatto e la brevità dell'allontanamento. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che per abitazione si intende solo lo spazio domestico direttamente occupato, escludendo proprietà attigue. Inoltre, la presenza del passaggio segreto dimostra un'intensa volontà di eludere i controlli, escludendo qualsiasi ipotesi di lieve entità. La condanna a un anno di reclusione è stata quindi confermata.
Continua »
Reato di evasione: telefonare alla polizia non evita la condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per il reato di evasione (art. 385 c.p.). Il soggetto, sottoposto alla detenzione domiciliare, si era allontanato dalla propria abitazione fuori dall'orario consentito. Egli aveva preventivamente telefonato alle forze dell'ordine per rappresentare una presunta necessità di uscire, ma aveva violato il divieto esplicito intimatogli dagli agenti. I giudici hanno confermato la condanna, escludendo l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La decisione si basa sulla notevole distanza percorsa, sulla durata prolungata dell'assenza e sulla totale mancanza di una giustificazione valida. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Reato di evasione: anche un breve allontanamento costa caro
Il caso esamina la condotta di un uomo sottoposto alla misura degli arresti domiciliari che si è allontanato dalla propria abitazione senza alcuna autorizzazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato, confermando la condanna per il reato di evasione. I giudici hanno ribadito che per configurare il reato di evasione è sufficiente qualsiasi allontanamento non autorizzato dal luogo di detenzione domiciliare. Non hanno alcuna rilevanza la durata dell'assenza, la distanza percorsa o i motivi personali che hanno spinto il soggetto a violare la misura cautelare. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
Continua »
Reato di evasione: anche un breve allontanamento costa caro
Un soggetto sottoposto alla misura degli arresti domiciliari si è allontanato dalla propria abitazione senza alcuna autorizzazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato, confermando la condanna per il reato di evasione. I giudici hanno chiarito che per la configurazione del reato è sufficiente il solo allontanamento non autorizzato dal luogo di custodia, indipendentemente dalla durata dell'assenza, dalla distanza percorsa o dai motivi personali del soggetto. È stata inoltre esclusa l'applicazione della particolare tenuità del fatto e delle circostanze attenuanti generiche. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della cassa delle ammende.
Continua »
Reato di evasione: l’amore paterno non cancella la condanna
Un genitore sottoposto a misura restrittiva si è allontanato dal proprio domicilio senza autorizzazione per incontrare il figlio. Accusato del reato di evasione, l'uomo ha sostenuto che il diritto di visita del minore costituisse una causa di giustificazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno stabilito che il diritto di vedere il proprio figlio non giustifica in alcun modo l'allontanamento arbitrario. Inoltre, la Suprema Corte ha escluso l'applicazione della particolare tenuità del fatto a causa della reiterazione e delle modalità della condotta. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
Continua »
Reato di evasione: la scusa della sordità non salva il condannato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per il reato di evasione dagli arresti domiciliari. L'imputato si era giustificato sostenendo di non aver sentito il campanello a causa della propria sordità. Tuttavia, le forze dell'ordine avevano accertato il corretto funzionamento del campanello, suonandolo ripetutamente per un tempo congruo. La Suprema Corte ha stabilito che l'accertamento del reato di evasione non richiede modalità rigide o predeterminate. Di conseguenza, la valutazione del giudice di merito, basata sulla prova del funzionamento del campanello e sulla non credibilità della sordità, è insindacabile se logicamente motivata. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Reato di evasione: la recidiva cancella la tenuità del fatto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino contro la condanna per il reato di evasione. L'imputato contestava la sussistenza del dolo e chiedeva l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. I giudici hanno confermato la presenza dell'elemento soggettivo, ritenendo irrilevanti le giustificazioni fornite. Inoltre, la Cassazione ha escluso la particolare tenuità del fatto a causa dell'abitualità del comportamento, dimostrata da due precedenti condanne definitive per lo stesso reato. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Reato di evasione: farmaci per la moglie non evitano la condanna
Un uomo, agli arresti domiciliari, si è allontanato dalla propria abitazione per procurare dei farmaci alla moglie malata. Accusato del reato di evasione, l'uomo ha invocato lo stato di necessità, sostenendo che l'allontanamento fosse indispensabile per la salute della coniuge. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno evidenziato che la moglie era già assistita da altri familiari e che esistevano soluzioni alternative e lecite per reperire i medicinali, escludendo così il requisito dell'inevitabilità del pericolo. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la condanna per il reato di evasione, escludendo anche la prevalenza delle attenuanti generiche a causa della recidiva e della pericolosità sociale del soggetto.
Continua »
Reato di evasione: pochi minuti fuori casa costano 3.000 euro
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di evasione a carico di un soggetto che si era allontanato senza autorizzazione dal proprio domicilio, dove si trovava agli arresti domiciliari. I giudici hanno ribadito che per configurare il reato di evasione è sufficiente qualsiasi allontanamento non autorizzato, indipendentemente dalla durata, dalla distanza percorsa o dai motivi del gesto. È stata inoltre negata l'applicazione della particolare tenuità del fatto a causa della gravità della condotta e della consapevolezza del soggetto, già gravato da precedenti recenti. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, con condanna al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Reato di evasione: bastano 10 minuti fuori casa per la condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per il reato di evasione. L'imputato si era allontanato senza autorizzazione dal proprio domicilio, rimanendo in strada per circa dieci minuti insieme a un minore. La difesa aveva sostenuto una versione dei fatti ritenuta non credibile dai giudici. La Suprema Corte ha confermato la responsabilità penale, escludendo la concessione delle circostanze attenuanti generiche a causa dell'inconsistenza delle motivazioni addotte per l'allontanamento. È stata inoltre confermata la recidiva, giustificata dai numerosi precedenti penali per lo stesso reato e dalla spiccata pericolosità sociale del soggetto, che ha mostrato una condotta spregiudicata nel violare le prescrizioni imposte. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Reato di evasione: la sosta al distributore costa la condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto ammesso al lavoro esterno, sorpreso in un distributore di benzina durante l'orario lavorativo. Il distributore si trovava a circa cinquecento metri dal posto di lavoro e fuori dal percorso autorizzato tra l'abitazione e l'ufficio. La Suprema Corte ha confermato la configurabilità del reato di evasione, respingendo la tesi difensiva secondo cui la minima distanza escludesse il reato. Inoltre, i giudici hanno escluso l'applicazione della causa di non punibilità della costituzione spontanea, poiché il soggetto è stato rintracciato dalle forze dell'ordine e non si è consegnato di sua iniziativa. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Reato di evasione: la difesa insiste ma la Cassazione condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per il reato di evasione. L'imputato contestava la sussistenza del dolo e la mancata applicazione dell'esimente della particolare tenuità del fatto. I giudici di legittimità hanno rilevato la genericità dei motivi di ricorso, in quanto riproduttivi di censure già correttamente respinte nei precedenti gradi di giudizio. Di conseguenza, la Corte ha confermato la condanna penale e ha sanzionato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma pecuniaria in favore della cassa delle ammende.
Continua »