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Reato Di Calunnia

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170 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Reato di calunnia: la falsa denuncia obbliga al risarcimento
La Corte di Cassazione ha annullato con rinvio la sentenza di assoluzione emessa nei confronti di un cittadino accusato del reato di calunnia. Il cittadino aveva denunciato falsamente il proprio avvocato per tentata estorsione e i consiglieri dell'ordine professionale per omissione di atti d'ufficio. Il Tribunale lo aveva condannato, ma la Corte d'appello lo aveva assolto ritenendo la denuncia priva di serietà e inidonea a far iniziare un procedimento. La Cassazione ha accolto il ricorso delle parti civili, stabilendo che la calunnia è un reato di pericolo e che il giudice d'appello non può ribaltare una condanna senza una motivazione rafforzata che confuti dettagliatamente le prove precedenti. La causa è stata rinviata al giudice civile per la decisione sul risarcimento dei danni.
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Reato di calunnia: la Cassazione nega il riesame delle prove
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato per il reato di calunnia. L'imputato era stato condannato in appello alla pena di un anno e quattro mesi di reclusione, con sospensione condizionale, per aver ingiustamente accusato un altro soggetto. Il ricorrente ha tentato di contestare la ricostruzione dei fatti e la valutazione delle prove effettuata nei gradi precedenti. La Suprema Corte ha stabilito che tali contestazioni di merito non sono ammissibili in sede di legittimità, confermando la condanna e sanzionando il ricorrente con il pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Reato di calunnia: la condanna è definitiva senza errori di legge
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato per il reato di calunnia. L'imputato aveva ricevuto in appello una condanna a un anno e quattro mesi di reclusione, con pena sospesa, per aver accusato ingiustamente una persona conoscendone l'innocenza. Nel ricorso in Cassazione, l'uomo ha richiesto una nuova valutazione dei fatti e delle prove. I giudici di legittimità hanno stabilito che la Cassazione non può riesaminare il merito della vicenda, ma deve solo verificare la corretta applicazione della legge. Di conseguenza, la Corte ha confermato la condanna penale e ha sanzionato il ricorrente con il pagamento delle spese processuali e di una somma pecuniaria.
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Falsa aggressione al bar: condanna per calunnia confermata
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato a due anni di reclusione per il reato di calunnia. L'imputato aveva falsamente accusato tre persone di averlo aggredito all'interno di un bar, ma le testimonianze dei presenti avevano smentito la sua versione. Il ricorrente ha impugnato la sentenza d'appello contestando la credibilità dei testimoni. La Suprema Corte ha chiarito che la valutazione delle prove e la ricostruzione dei fatti spettano esclusivamente ai giudici di merito. Di conseguenza, la condanna è stata confermata e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato di calunnia: la Cassazione fissa i limiti del ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino contro la sentenza della Corte d'Appello che lo aveva condannato per il reato di calunnia (art. 368 c.p.). I giudici di legittimità hanno rilevato che i motivi del ricorso si limitavano a contestare la ricostruzione dei fatti già ampiamente analizzata nei precedenti gradi di giudizio, senza sollevare reali violazioni di legge. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
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Reato di calunnia: tra false accuse e condanna definitiva
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino contro la condanna per il reato di calunnia. L'imputato aveva impugnato la sentenza della Corte d'Appello riproponendo le stesse contestazioni di fatto già respinte nei precedenti gradi di giudizio. I giudici di legittimità hanno chiarito che la Cassazione non può riesaminare i fatti storici, ma deve solo verificare la corretta applicazione della legge. Di conseguenza, il ricorso è stato rigettato e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro in favore della Cassa delle ammende, confermando in via definitiva la sua responsabilità penale.
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Reato di calunnia: bloccare l’assegno costa una condanna
Una correntista ha consegnato un assegno a un soggetto e, successivamente, ne ha denunciato falsamente lo smarrimento per bloccarne l'incasso. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di calunnia. I giudici hanno chiarito che la falsa denuncia di smarrimento di un assegno consegnato a terzi non costituisce una semplice simulazione di reato, ma integra la calunnia. Questo perché l'azione indirizza inevitabilmente i sospetti di ricettazione sul legittimo possessore del titolo che tenta di incassarlo. Il ricorso della donna è stato dichiarato inammissibile, con conseguente condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato di calunnia: condannati i tassisti che finsero l’investimento
Quattro tassisti hanno accerchiato e aggredito un autista di servizi di trasporto privato, danneggiando la sua vettura. Per sfuggire alla violenza, la vittima è ripartita d'urgenza colpendo alcuni degli aggressori. Successivamente, i tassisti hanno denunciato l'autista per lesioni volontarie, omettendo del tutto di averlo aggredito per primi e che l'investimento era solo una reazione difensiva. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna dei tassisti per il reato di calunnia, oltre che per tentata violenza privata e danneggiamento. La Corte ha stabilito che omettere intenzionalmente la presenza di una causa di giustificazione (la legittima difesa della vittima) in una denuncia integra pienamente il reato di calunnia, poiché si accusa falsamente una persona sapendola innocente. I ricorsi dei tassisti sono stati dichiarati inammissibili.
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Reato di calunnia: l’avvocato accusa i clienti ma perde la causa
Un avvocato falsifica le firme dei clienti sui mandati professionali e, dopo la loro denuncia, li accusa a sua volta di calunnia. I giudici di merito condannano la professionista per il reato di calunnia continuata. L'imputata ricorre in Cassazione sollevando eccezioni sulla prescrizione, sulla notifica degli atti durante l'emergenza pandemica e sulla mancata concessione di un termine a difesa per il legale d'ufficio. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile. I giudici evidenziano che i rinvii e la revoca del difensore costituivano un abuso del processo per ritardare il giudizio. La prescrizione non è maturata a causa delle legittime sospensioni processuali. L'imputata perde la causa e deve pagare le spese e una sanzione pecuniaria.
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Reato di calunnia: accusa l’amministratore ma la firma è sua
Un appaltatore ha accusato falsamente l'amministratore di un condominio di essersi appropriato di circa trentamila euro e di aver falsificato delle ricevute di pagamento. Le perizie grafologiche hanno invece dimostrato che le firme sulle ricevute erano autentiche e appartenevano proprio all'appaltatore. Quest'ultimo è stato quindi accusato del reato di calunnia. La Corte d'Appello ha dichiarato il reato estinto per prescrizione, ma ha confermato la condanna al risarcimento dei danni in favore dell'amministratore. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'appaltatore, confermando definitivamente la sua responsabilità civile. L'appaltatore dovrà risarcire i danni e pagare le spese processuali.
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Reato di calunnia: la Cassazione punisce il cambio di versione
Il Ricorrente ha impugnato la condanna per il reato di calunnia e falsa testimonianza, contestando la valutazione delle prove e il diniego dei benefici di legge. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno evidenziato che il mutamento improvviso di versione rispetto alle indagini preliminari, smentito dai riscontri oggettivi, configura pienamente il reato di calunnia, che è un reato di pericolo. Inoltre, la presenza di numerosi precedenti penali ostativi impedisce la concessione della sospensione condizionale della pena e della non menzione della condanna. Di conseguenza, il Ricorrente perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria.
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Reato di calunnia: negare i fatti non cancella la condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino contro la condanna per il reato di calunnia. Il ricorrente contestava la ricostruzione dei fatti e la sussistenza del reato, chiedendo una nuova valutazione delle prove. La Suprema Corte ha stabilito che i motivi di ricorso erano generici e basati su questioni di fatto, non consentite nel giudizio di legittimità. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato di calunnia: la Cassazione respinge il ricorso sui fatti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino contro la condanna per il reato di calunnia. Il ricorrente contestava la ricostruzione dei fatti operata nei precedenti gradi di giudizio e richiedeva un supplemento istruttorio. I giudici di legittimità hanno stabilito che i motivi del ricorso erano semplici contestazioni di fatto, già ampiamente analizzate e respinte dalla Corte d'Appello. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato la condanna, imponendo al ricorrente il pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Reato di calunnia: la Cassazione nega il riesame delle prove
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino, precedentemente condannato per il reato di calunnia. L'imputato contestava la sussistenza del dolo e il mancato riconoscimento di una circostanza attenuante. Tuttavia, la Suprema Corte ha stabilito che tali contestazioni richiedevano una nuova valutazione delle prove, operazione vietata nel giudizio di legittimità. Di conseguenza, i giudici hanno confermato la condanna penale originale, obbligando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Falsa denuncia per investimento del figlio: è reato di calunnia
Il Genitore ha querelato falsamente Il Cittadino per lesioni e omissione di soccorso, accusandolo di aver investito il figlio. Condannato nei gradi precedenti per il reato di calunnia, Il Genitore ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo di aver agito senza dolo, essendosi fidato del racconto del figlio. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, poiché mirava a una inammissibile rivalutazione dei fatti già logicamente accertati dai giudici di merito. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di calunnia: la Cassazione punisce la falsa accusa grossolana
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro la condanna per il reato di calunnia. L'imputato sosteneva che la sua falsa accusa fosse talmente grossolana e inverosimile da risultare del tutto inoffensiva. La difesa contestava inoltre la presenza del dolo e il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. I giudici di legittimità hanno respinto queste tesi, confermando la logicità della decisione d'appello. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di calunnia: contestare le prove non è reato
Il caso nasce dalla denuncia presentata da un cittadino contro un agente di polizia giudiziaria. L'agente aveva redatto un rapporto ipotizzando un tentativo di intimidazione da parte del cittadino, basandosi su alcune intercettazioni. Il cittadino, ritenendo l'accusa falsa e smentita dalle stesse telefonate, aveva denunciato l'agente. Condannato in appello per il reato di calunnia, il cittadino si è rivolto alla Cassazione. La Suprema Corte ha annullato la condanna senza rinvio. I giudici hanno stabilito che non sussiste il reato di calunnia se la denuncia deriva da una diversa interpretazione, non intenzionalmente forzata o fraudolenta, degli elementi di indagine. Il cittadino ha semplicemente espresso una valutazione critica e soggettiva sulle prove raccolte, escludendo così il dolo necessario per la configurazione del reato.
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Reato di calunnia: la falsa accusa non si cancella smentendola
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per il reato di calunnia. L'imputato aveva falsamente accusato un soggetto sapendolo innocente, cercando poi di far valere una ritrattazione tardiva e la prescrizione del reato. I giudici hanno chiarito che la ritrattazione non cancella il dolo iniziale e che l'inammissibilità del ricorso impedisce di rilevare la prescrizione maturata dopo la sentenza d'appello. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Reato di calunnia: quando la finta motivazione cancella l’assoluzione
Un cittadino ha denunciato il vicino di casa accusandolo di averlo minacciato con una pistola d'ordinanza. Il giudice di primo grado ha assolto l'imputato dal reato di calunnia, ritenendo che i cattivi rapporti di vicinato escludessero la prova certa del dolo. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Procuratore Generale, annullando la sentenza di assoluzione. I giudici di legittimità hanno stabilito che la motivazione del primo giudice era apparente e fittizia, poiché si limitava a citare principi teorici senza analizzare concretamente le prove raccolte. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per un nuovo giudizio.
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Reato di calunnia: la falsa accusa costa caro in Cassazione
Una cittadina ha proposto ricorso in Cassazione contro la condanna per il reato di calunnia emessa dalla Corte d'Appello. I giudici di secondo grado avevano accertato la piena consapevolezza della falsità delle accuse mosse e la gravità del danno arrecato alle vittime. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso poiché i motivi presentati erano del tutto generici e si limitavano a riproporre le stesse difese già respinte nei precedenti gradi di giudizio, senza contestare la logica della decisione impugnata. Di conseguenza, la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro.
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