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Reato Di Calunnia

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170 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Reato di calunnia: condanna confermata, ricorso inammissibile
Una donna, già condannata per il reato di calunnia per aver accusato ingiustamente un'altra persona, ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. La decisione si basa sul fatto che l'imputata ha semplicemente riproposto le stesse argomentazioni già valutate e respinte nei precedenti gradi di giudizio. Questo non è consentito in Cassazione, che non può riesaminare i fatti. Di conseguenza, la condanna per il reato di calunnia è diventata definitiva e la donna è stata condannata a pagare le spese processuali e una multa di 3.000 euro.
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Firma falsa o reato di calunnia? Condannata per accusa infondata
Una donna accusa una collega di aver falsificato la firma del Presidente di un Ente Pubblico su una delibera ufficiale. Le indagini, però, dimostrano che la firma è autentica e che il documento era già stato pubblicato sul portale telematico dell'ente due giorni prima del presunto falso. La donna viene quindi condannata per il reato di calunnia. La Corte di Cassazione conferma la sentenza, sottolineando che l'accusatrice aveva accesso al portale e avrebbe potuto verificare la verità. La sua scelta di procedere con l'accusa dimostra la piena consapevolezza dell'innocenza della collega e, quindi, il dolo necessario per configurare il reato. Il ricorso viene dichiarato inammissibile.
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Reato di Calunnia: Condannati per un Lucchetto Già Rotto
La Corte di Cassazione conferma la condanna per il reato di calunnia a carico di due persone che avevano falsamente accusato un terzo di aver danneggiato la serratura di un portone. Gli imputati sapevano che la persona era innocente, poiché la serratura era rotta da mesi. Nel loro ricorso, hanno contestato la mancata riapertura del processo per sentire di nuovo un testimone, sostenendo che si trattasse di un'altra porta. La Corte ha respinto la richiesta, giudicando la prova non decisiva. I giudici hanno ritenuto che le prove già esistenti fossero sufficienti e coerenti per dimostrare la falsità dell'accusa, rendendo la condanna definitiva.
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Reato di Calunnia: Accusa Falsa, Condanna Certa e Ricorso Respinto
Un uomo, già condannato per il reato di calunnia per aver accusato ingiustamente una donna, ha visto la sua pena di un anno e quattro mesi confermata. Il suo tentativo di ribaltare la decisione tramite ricorso in Cassazione è fallito. I giudici supremi hanno dichiarato il ricorso inammissibile perché basato su motivi generici e già discussi nei gradi precedenti. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva e l'uomo è stato obbligato a pagare le spese processuali e una multa di tremila euro.
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Reato di Calunnia: Accusa Falsa, Ricorso Respinto e Condanna
Una persona, condannata per il reato di calunnia per aver accusato falsamente un altro individuo, ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione. Sosteneva che la motivazione della condanna fosse illogica e contraddittoria. La Suprema Corte ha respinto il ricorso, dichiarandolo inammissibile perché manifestamente infondato. I giudici hanno ritenuto la sentenza precedente ben motivata, logica e coerente. Di conseguenza, la condanna per il reato di calunnia è diventata definitiva e la ricorrente è stata condannata a pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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Reato di calunnia: condanna anche senza querela della vittima
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di calunnia nei confronti di una donna che aveva falsamente accusato un terzo di un illecito. La difesa sosteneva che la condotta non fosse punibile poiché il reato oggetto della falsa accusa era procedibile solo a querela di parte, condizione in quel caso mancante. Gli Ermellini hanno però rigettato il ricorso, stabilendo che il reato di calunnia sussiste ogni volta che la falsa incolpazione costringe l'autorità giudiziaria a compiere accertamenti o indagini preliminari per verificare la sussistenza del reato o delle condizioni di procedibilità. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Reato di calunnia: falsa denuncia di smarrimento
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di calunnia nei confronti di un soggetto che aveva denunciato lo smarrimento di un assegno, nonostante lo avesse precedentemente consegnato come pagamento a un beneficiario. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché i motivi presentati erano generici e riproducevano doglianze già ampiamente superate nei gradi di merito. La Corte ha inoltre chiarito che l'inammissibilità del ricorso impedisce di far valere la prescrizione maturata dopo la sentenza di appello.
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Reato di calunnia: ricorso e limiti di legittimità
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un soggetto condannato per il reato di calunnia. Il ricorrente contestava la sussistenza del dolo e il diniego delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, poiché le doglianze richiedevano una rivalutazione dei fatti preclusa in sede di legittimità, confermando la solidità della sentenza di merito emessa dalla Corte di Appello.
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Reato di calunnia: denuncia falsa al Sindaco
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di calunnia a carico di un professionista che aveva falsamente segnalato abusi edilizi al Sindaco. La Corte ha chiarito che la falsa incolpazione sussiste anche se il reato denunciato risulta già prescritto, poiché l'atto innesca comunque un inutile e fuorviante accertamento da parte dell'autorità giudiziaria.
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Reato di calunnia: quando la denuncia è inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso avverso una condanna per il reato di calunnia. L'imputato aveva falsamente denunciato il furto di assegni che in realtà aveva già consegnato in pagamento. La Corte ha stabilito che i motivi del ricorso erano volti a una nuova valutazione dei fatti, compito non spettante al giudice di legittimità, confermando così la condanna e il pagamento di una sanzione.
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Reato di calunnia: quando la falsa accusa è più grave
La Corte di Cassazione conferma che il reato di calunnia sussiste anche quando si accusa una persona di un fatto più grave di quello realmente accaduto. Nel caso specifico, una donna aveva falsamente denunciato di essere stata urtata e ferita da uno scooter, mentre le prove video dimostravano che era stata colpita solo la sua bicicletta. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
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Reato di calunnia: prescrizione e risarcimento danni
Un individuo viene condannato per il reato di calunnia dopo aver falsamente accusato un'altra persona di aggressione. La Corte di Cassazione, pur dichiarando il reato estinto per prescrizione e annullando gli effetti penali della condanna, ha confermato le statuizioni civili. La sentenza stabilisce che l'imputato deve comunque risarcire il danno alla vittima, sottolineando che una falsa accusa idonea a influenzare un procedimento penale costituisce calunnia, anche se altri elementi avrebbero potuto comunque dare avvio alle indagini.
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Reato di calunnia e depenalizzazione: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per il reato di calunnia. La Corte ha stabilito che la successiva depenalizzazione del reato oggetto della falsa accusa non fa venire meno la calunnia, poiché il reato si consuma al momento della falsa incolpazione, quando si espone un innocente a un procedimento penale.
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Reato di calunnia: quando la denuncia è un boomerang
Un individuo, dopo aver perso una disputa civile relativa a una compravendita immobiliare, denuncia la controparte per truffa. La Corte di Cassazione conferma la sua condanna per il reato di calunnia, poiché la denuncia è stata presentata con la piena consapevolezza dell'innocenza dell'accusato, già sancita da una decisione arbitrale definitiva. La sentenza chiarisce che la calunnia sussiste anche se il reato denunciato è prescritto o la querela è tardiva.
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Reato di calunnia: inammissibile il ricorso ripetitivo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per il reato di calunnia. La Corte ha stabilito che il ricorso era meramente riproduttivo di censure già adeguatamente valutate e respinte in appello, confermando la condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato di calunnia: la denuncia non è necessaria
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un'imputata condannata per il reato di calunnia. La Suprema Corte ribadisce due principi fondamentali: non può riesaminare i fatti, compito esclusivo dei giudici di merito, e per integrare il reato di calunnia non è necessaria una denuncia formale, essendo sufficiente qualsiasi comunicazione a un'autorità che abbia l'obbligo di riferire alla giustizia.
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Reato di calunnia: quando la falsa accusa è reato?
La Corte di Cassazione analizza un caso di reato di calunnia, distinguendo tra una falsa accusa di evasione fiscale, ritenuta credibile e quindi penalmente rilevante, e una simulazione di oltraggio a corpo amministrativo. La Corte conferma la condanna per la prima accusa, ma annulla con rinvio la seconda, richiedendo alla Corte d'Appello di verificare se le offese simulate fossero effettivamente collegate all'esercizio delle funzioni pubbliche, elemento necessario per configurare il reato presupposto.
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Reato di calunnia: la Cassazione conferma condanna
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per il reato di calunnia ai danni di un superiore gerarchico. L'imputato aveva falsamente accusato il superiore di aver ordinato la soppressione di prove. La Corte ha ritenuto che il ricorso fosse una mera contestazione dei fatti e ha confermato la valutazione logica e corretta dei giudici di merito riguardo la sussistenza sia dell'elemento oggettivo (la falsa accusa) sia di quello soggettivo (l'intento vendicativo), confermando le statuizioni civili a favore della vittima nonostante la prescrizione del reato.
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Reato di calunnia: i limiti della denuncia secondo la CC
La Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio la condanna per il reato di calunnia e diffamazione a carico di due coniugi. La Corte ha chiarito che, per configurare la calunnia, l'accusa deve essere specifica e supportata da dolo, ovvero dalla certa consapevolezza dell'innocenza dell'accusato. Inoltre, ha stabilito che la denuncia a un ordine professionale, se basata su fatti veri o ritenuti tali e non offensiva, rientra nel legittimo esercizio del diritto di critica e non costituisce diffamazione.
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Reato di calunnia: quando inizia la prescrizione?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 14786/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo condannato per il reato di calunnia. La Corte ha stabilito che la prescrizione del reato di calunnia decorre dal momento in cui lo scritto calunnioso perviene all'autorità giudiziaria, non dalla data apparente dello scritto. Inoltre, ha ritenuto superflua la perizia grafica a fronte della piena confessione dell'imputato.
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