LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

Reato Di Calunnia

Pagina 3 di 9

170 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Reato di calunnia: la falsa denuncia online costa la condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a carico di un imputato per il reato di calunnia, commesso mediante l'inoltro di false informazioni nell'ambito della trasmissione telematica della dichiarazione dei redditi. La condotta era strettamente finalizzata a compiere una truffa ai danni di un ente pubblico, con l'obiettivo di conseguire un profitto indebito a discapito della collettività. I giudici hanno giudicato inammissibile il ricorso della difesa, la quale contestava l'esistenza dell'elemento soggettivo del reato e lamentava il mancato accoglimento della richiesta di nuova istruttoria. La Suprema Corte ha inoltre negato l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, evidenziando il grave disvalore economico e sociale della condotta. Il ricorrente deve pagare le spese legali e versare una somma alla Cassa delle ammende.
Continua »
Querela per errore o malafede: i limiti del reato di calunnia
Un cittadino ha denunciato la controparte accusandola di aver eseguito una trascrizione immobiliare non consentita. In seguito all'assoluzione della denunciante in sede di appello per insussistenza del dolo, la persona offesa ha proposto ricorso per cassazione chiedendo di accertare il reato di calunnia ai soli effetti civili. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato che un'erronea interpretazione di una complessa decisione del giudice civile non integra gli estremi della calunnia, mancando la consapevolezza di incolpare un innocente. Inoltre, la parte civile non può richiedere in Cassazione la rivalutazione della norma penale dopo un'assoluzione definitiva.
Continua »
Finto smarrimento assegni: confermato il reato di calunnia
Un amministratore societario ha denunciato falsamente lo smarrimento di due assegni bancari già consegnati a un fornitore per saldare un debito di oltre diecimila euro. La falsa denuncia ha bloccato l'incasso dei titoli, esponendo il creditore al rischio di un'accusa per ricettazione. I giudici di merito hanno condannato l'amministratore per il reato di calunnia, escludendo la particolare tenuità del fatto a causa dei numerosi precedenti penali e del danno economico provocato. La Corte di Cassazione ha confermato integralmente la condanna, dichiarando il ricorso inammissibile e condannando il ricorrente al pagamento delle spese legali e a una sanzione pecuniaria.
Continua »
Reato di calunnia: dalla condanna all’assoluzione senza prove
Una donna perde una causa civile contro la suocera per la restituzione di una grossa somma di denaro. Subito dopo la sconfitta, l'imputata denuncia per falsa testimonianza i testimoni favorevoli alla controparte e accusa il cognato di averli corrotti. I procedimenti penali contro di loro si chiudono con l'archiviazione. Il giudice di primo grado condanna quindi la donna per il reato di calunnia e al risarcimento dei danni. In appello, tuttavia, i giudici assolvono la donna con una motivazione frettolosa e priva di riscontri. La Corte di Cassazione accoglie i ricorsi del Procuratore Generale e delle parti civili, annullando la sentenza assolutoria. I giudici supremi stabiliscono che il ribaltamento di una condanna richiede una spiegazione rigorosa e coerente di tutte le prove, disponendo un nuovo processo d'appello.
Continua »
Reato di calunnia: incastrare il vicino costa la condanna penale
Un uomo ha nascosto munizioni e polvere da sparo all'interno di una roulotte abbandonata su un terreno agricolo montano, appartenente a un vicino con cui era in lite. Subito dopo, ha segnalato il materiale a una guardia ambientale sua conoscente, omettendo l'identità del proprietario del fondo per far scattare un'indagine penale contro quest'ultimo. I giudici hanno condannato l'accusatore per porto illegale di munizioni e per il reato di calunnia. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo l'inidoneità dell'accusa, poiché il vicino deteneva già regolarmente armi e munizioni analoghe. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso: la creazione artificiosa di un quadro indiziario ingannevole basta a far scattare il reato di calunnia, avendo esposto un innocente al pericolo concreto di indagini penali.
Continua »
Reato di calunnia: la denuncia falsa condanna chi accusa
Due cittadini hanno presentato ripetute denunce e querele pretestuose contro un magistrato dell'esecuzione civile, accusandolo ingiustamente di minacce e abuso d'ufficio. I giudici di merito hanno accertato la falsità consapevole delle accuse e hanno condannato entrambi gli imputati per il reato di calunnia. I due condannati hanno proposto ricorso per cassazione contestando la ricostruzione probatoria, invocando la prescrizione e sostenendo l'irrilevanza penale dell'abuso d'ufficio. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili le impugnazioni perché fondate su censure generiche e su richieste di rivalutazione del fatto non consentite. I giudici hanno ribadito che la successiva modifica della norma sull'abuso d'ufficio non cancella la responsabilità penale per le false accuse già formulate, condannando i ricorrenti al pagamento delle spese e a tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Reato di calunnia tra dichiarazione privata e conferma
Un uomo redige una dichiarazione scritta di favore per un conoscente fermato con sostanze stupefacenti. Il conoscente allega tale documento a una denuncia penale contro i militari operanti. Convocato successivamente dal Pubblico Ministero, l'uomo conferma le accuse false contro i carabinieri. La difesa sostiene l'avvenuta prescrizione, collocando il fatto al momento della prima scrittura privata, ed eccepisce l'inutilizzabilità delle dichiarazioni per mancato avviso difensivo. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso. Il reato di calunnia si perfeziona solo quando l'accusatore reitera personalmente le false accuse all'autorità giudiziaria durante le sommarie informazioni. La garanzia contro l'autoincriminazione tutela chi ha commesso reati pregressi, non chi commette il reato di calunnia durante la testimonianza stessa.
Continua »
Reato di calunnia e prescrizione: la condanna resta definitiva
L'imputato ha impugnato dinanzi alla Corte di Cassazione la condanna inflitta per il reato di calunnia, sostenendo l'intervenuta prescrizione dei fatti e contestando la sussistenza dell'elemento soggettivo del dolo. La Suprema Corte ha giudicato l'impugnazione inammissibile. Il calcolo della prescrizione eseguito dai giudici di merito è risultato corretto, poiché ha tenuto conto dei periodi di sospensione per l'astensione del difensore e per il blocco processuale dell'emergenza pandemica. I giudici hanno inoltre accertato la piena consapevolezza dell'imputato nell'incolpare ingiustamente la vittima. Il ricorrente perde la causa e deve pagare le spese del procedimento oltre a una somma di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Reato di calunnia: i vizi della procura non salvano l’imputato
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di calunnia nei confronti di un imputato che aveva accusato ingiustamente un professionista. L'imputato sosteneva l'invalidità delle prove a causa di presunti vizi formali nella procura speciale conferita per le indagini difensive. I giudici hanno chiarito che le irregolarità della procura non annullano l'esistenza materiale del verbale d'indagine su cui si fonda la falsa accusa. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese legali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Reato di calunnia: falsa accusa mirata e condanna definitiva
Due imputati hanno proposto ricorso contro la condanna per il reato di calunnia emessa dalla Corte di Appello. I ricorrenti contestavano la ricostruzione probatoria e lamentavano il mancato riconoscimento della particolare tenuità del fatto e delle circostanze attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato i ricorsi del tutto inammissibili. I giudici di legittimità hanno chiarito che non è possibile richiedere una nuova valutazione dei fatti già accertati. Inoltre, la scelta consapevole e calcolata di incolpare ingiustamente una persona innocente esclude la lieve entità del danno e impedisce la concessione di sconti di pena. La decisione ha confermato la condanna definitiva per entrambi i ricorrenti, imponendo il pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Falsa identità al controllo: scatta il reato di calunnia
L'Imputato viene fermato dalle forze dell'ordine e fornisce le false generalità del proprio cugino per evitare una sanzione automobilistica. Durante i successivi controlli, gli agenti trovano un coltello a serramanico nelle sue tasche. L'Imputato sceglie di non rettificare la falsa identità dichiarata. La Procura avvia quindi un procedimento penale a carico del cugino incolpevole. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso dell'Imputato inammissibile. I giudici confermano che la mancata correzione delle generalità dopo il ritrovo dell'arma configura il reato di calunnia. La condotta omissiva ha esposto un innocente a un'accusa penale concreta. L'Imputato deve risarcire le spese legali al cugino e pagare la Cassa delle Ammende.
Continua »
Reato di calunnia e prescrizione: l’accusa decade
Un uomo ha denunciato il proprio creditore per presunti reati di usura, tentata estorsione e sequestro di persona legati a un prestito di denaro. I giudici di merito hanno ritenuto infondata la denuncia e hanno condannato il denunciante per il reato di calunnia. La Corte di Cassazione ha esaminato la vicenda rilevando gravi lacune nella sentenza d'appello, la quale ha trascurato testimonianze rilevanti sulle minacce subite e sull'effettivo importo del prestito. I Supremi Giudici hanno infine accertato il decorso del tempo massimo di legge e hanno annullato senza rinvio la condanna per estinzione del reato per prescrizione.
Continua »
Reato di calunnia: inventa prove per vendetta ed è condannato
Un uomo ha scoperto la relazione extraconiugale tra la moglie e un amico ospitato nella propria abitazione. Spinto dalla gelosia, l'individuo ha sfruttato l'incendio doloso dell'automobile dei vicini per denunciare i due amanti alle autorità. L'uomo ha fabbricato una finta lettera di minacce, sostenendo di averla rinvenuta nella cassetta postale per incastrare la coppia. Una perizia grafica ha però accertato che l'autore del messaggio intimidatorio era lo stesso denunciante. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a un anno e sei mesi di reclusione per il reato di calunnia, oltre al risarcimento dei danni in favore delle vittime ingiustamente accusate. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con l'obbligo di versare tremila euro alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Violenza sui creditori: scatta il reato di calunnia
Due collaboratori si recano presso l'abitazione del debitore per richiedere il pagamento di compensi lavorativi arretrati. Il debitore e il figlio aggrediscono fisicamente i due creditori, inseguono la loro vettura, provocano un incidente e picchiano uno dei malcapitati. All'arrivo delle Forze dell'Ordine, l'aggressore accusa falsamente le vittime di tentato furto in abitazione per mascherare le proprie violenze. I giudici confermano la condanna dell'aggressore per lesioni personali, violenza privata, danneggiamento e reato di calunnia. La Corte di Cassazione respinge l'impugnazione, giudica inammissibile il ricorso e condanna il colpevole alle spese processuali e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Reato di calunnia: telefonata anonima e condanna definitiva
Un uomo ha effettuato una telefonata anonima alla polizia accusando falsamente una persona del delitto di minaccia aggravata con armi da fuoco. Le indagini hanno identificato il responsabile della chiamata e hanno ricostruito la piena consapevolezza dell'innocenza della vittima, confermata anche da una conversazione informale dell'accusatore all'uscita dalla Questura. I giudici di merito hanno condannato l'imputato per il reato di calunnia. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione e ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato, condannandolo alle spese processuali e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Reato di calunnia: vietato denunciare chi agisce legalmente
L'amministratrice di una società negava all'affittuario l'accesso completo a un terreno agricolo. Il tribunale civile ordinava la reintegrazione totale del conduttore nel possesso del fondo. Durante l'esecuzione forzata con l'ufficiale giudiziario, l'uomo forzava un lucchetto per accedere al passaggio sbarrato. L'amministratrice denunciava l'affittuario per violazione di domicilio e violenza privata, pur conoscendo la legittimità dell'intervento. La controparte reagiva denunciando la donna. I giudici di merito hanno condannato la donna per il reato di calunnia. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputata, confermando la piena sussistenza del dolo e l'obbligo di risarcire il danno morale e materiale alla vittima.
Continua »
Reato di calunnia: la recidiva blocca la prescrizione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso proposto da un imputato condannato per il reato di calunnia. Il ricorrente contestava l'esistenza del dolo, contestava l'applicazione della recidiva e invocava l'avvenuta prescrizione dei fatti prima della decisione di secondo grado. I giudici supremi hanno chiarito che i giudici di merito hanno ampiamente motivato la piena consapevolezza dell'illecito. Inoltre, l'applicazione della recidiva specifica ha aumentato i termini massimi di estinzione del reato, impedendo la maturazione della prescrizione. A causa della manifesta infondatezza delle doglianze, l'imputato perde definitivamente il ricorso e subisce la condanna al pagamento delle spese di giudizio oltre a una sanzione di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
Continua »
Reato di calunnia: dalla falsa accusa alla condanna definitiva
L'Imputata impugna la sentenza di appello che ha confermato la condanna a due anni di reclusione per il reato di calunnia. La difesa sostiene l'insussistenza degli elementi del reato e lamenta il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. I giudici di legittimità dichiarano il ricorso inammissibile. Le motivazioni difensive si limitano a riproporre argomenti già esaminati e respinti nei gradi precedenti, chiedendo una non consentita rivalutazione dei fatti. Di conseguenza, la Corte Suprema conferma la responsabilità penale dell'Imputata e la condanna al pagamento delle spese di giudizio e al versamento di tremila euro alla cassa delle ammende.
Continua »
Reato di calunnia: accusa l’innocente per salvare il fratello
Un uomo è stato condannato per il reato di calunnia dopo aver accusato falsamente due persone di averlo aggredito con un mattone e un calcio durante una violenta rissa. In tale rissa, il fratello dell'accusatore aveva ucciso una persona. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato. I giudici hanno confermato che l'uomo ha intenzionalmente alterato la ricostruzione temporale dei fatti e l'identità degli aggressori. Lo scopo era far apparire se stesso e il fratello come vittime, cercando di alleggerire la posizione di quest'ultimo per l'omicidio. La Suprema Corte ha ribadito che la calunnia sussiste quando vi è la precisa volontà di incolpare un innocente, escludendo che la concitazione del momento possa giustificare una falsa denuncia così dettagliata e mirata.
Continua »
Reato di calunnia: quando il ricorso generico conferma la condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato per il reato di calunnia. L'imputato contestava il rifiuto dei giudici d'appello di riaprire l'istruttoria dibattimentale per assumere nuove prove. La Suprema Corte ha rilevato che i motivi di ricorso erano generici e non contrastavano in modo specifico le motivazioni della sentenza d'appello, limitandosi a proporre una diversa ricostruzione dei fatti. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
Continua »