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Reato Di Calunnia

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170 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Reato di calunnia: il ricorso inutile blocca la prescrizione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino contro la condanna per il reato di calunnia. L'imputato aveva riproposto in sede di legittimità le stesse contestazioni di fatto già respinte nei precedenti gradi di giudizio. I giudici hanno chiarito che il ricorso per cassazione non può tradursi in un terzo grado di giudizio sui fatti. Di conseguenza, l'inammissibilità del ricorso ha impedito la dichiarazione di prescrizione del reato, maturata successivamente alla sentenza d'appello. Il ricorrente è stato quindi condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende, confermando in via definitiva la sua responsabilità penale.
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Denunciano un innocente: condannati per reato di calunnia
I ricorrenti impugnano la condanna per il reato di calunnia per aver falsamente denunciato un soggetto per lesioni colpose. La Corte di Cassazione dichiara i ricorsi inammissibili poiché generici e volti a una non consentita rivalutazione delle prove. Di conseguenza, condanna i ricorrenti al pagamento delle spese e di tremila euro ciascuno alla Cassa delle ammende. Rigetta invece la richiesta di liquidazione delle spese della parte civile, poiché quest'ultima si è limitata a presentare conclusioni scritte e nota spese senza svolgere un'effettiva attività difensiva volta a contrastare il ricorso.
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Reato di calunnia: tra accusa di falsità e risarcimento negato
Un cittadino viene accusato del reato di calunnia per aver denunciato falsamente un socio di aver falsificato firme e aver accusato funzionari pubblici di favoritismi. Assolto in primo grado, la Corte d'appello lo condanna al risarcimento dei danni in favore della parte civile. La Corte di Cassazione annulla la decisione. Per la prima accusa, rileva gravi lacune motivazionali sulla prova della falsità e rinvia al giudice civile. Per la seconda accusa, annulla senza rinvio poiché la condotta non era idonea a produrre un danno ingiusto, escludendo così la responsabilità civile.
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Reato di calunnia: la falsa denuncia di smarrimento dell’assegno
Il Ricorrente ha presentato una falsa denuncia di smarrimento per un assegno bancario che aveva in realtà già consegnato al Creditore come pagamento. Questo comportamento ha integrato il reato di calunnia, poiché ha esposto il legittimo prenditore al rischio di un'indagine penale per ricettazione o furto. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del debitore, confermando la condanna penale. I giudici hanno chiarito che la falsa denuncia di smarrimento di un titolo di credito già consegnato costituisce calunnia formale. Inoltre, l'inammissibilità del ricorso impedisce la maturazione della prescrizione del reato dopo la sentenza d'appello. Il Ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria.
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Reato di calunnia: quando il poliziotto incastra l’innocente
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un appartenente alle forze dell'ordine accusato di peculato, falso e del reato di calunnia per aver sottratto droga sequestrata e averla usata per incastrare cittadini innocenti. Mentre il ricorso dell'imputato è stato dichiarato inammissibile, la Corte ha accolto il ricorso della vittima, costituitasi parte civile. I giudici di merito avevano escluso il risarcimento valutando gli indizi in modo frammentato e svalutando la testimonianza della vittima solo perché parte civile. La Cassazione ha chiarito che gli indizi devono essere valutati globalmente e che le dichiarazioni della persona offesa sono utilizzabili se coerenti. La sentenza è stata annullata ai soli effetti civili con rinvio per un nuovo giudizio sul risarcimento.
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Reato di calunnia: assolto chi accusa un indagato già noto.
L'Imputato era accusato del reato di calunnia per aver falsamente accusato un altro soggetto di sostituzione di persona durante alcune sommarie informazioni rese ai Carabinieri. Il Tribunale lo aveva assolto ritenendo che tali dichiarazioni non potessero integrare la calunnia e che il soggetto fosse già indagato. La Cassazione, pur chiarendo che il reato di calunnia può realizzarsi anche tramite sommarie informazioni (intese come denuncia in senso lato), ha rigettato il ricorso della Pubblica Accusa. La Corte ha stabilito che non vi è calunnia se la falsa accusa confluisce in un procedimento penale già pendente per lo stesso fatto a carico dello stesso soggetto, poiché manca il pericolo di avviare una nuova e autonoma indagine. Vince l'Imputato, la cui assoluzione diventa definitiva.
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Reato di calunnia: condannato chi denuncia per bloccare assegni
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per il reato di calunnia. L'imputato aveva presentato una falsa denuncia con il solo scopo di bloccare il pagamento di alcuni assegni e identificare i beneficiari, pur essendo consapevole della loro totale innocenza. La Suprema Corte ha confermato che la consapevolezza dell'innocenza dei soggetti denunciati, unita alla volontà di bloccare i titoli di credito, integra pienamente il reato. Di conseguenza, l'inammissibilità del ricorso ha precluso anche la possibilità di far valere la prescrizione del reato maturata successivamente alla sentenza d'appello. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato di calunnia: quando accusare la vittima costa caro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per il reato di calunnia. L'imputato aveva falsamente accusato un altro soggetto di avergli causato delle lesioni fisiche. Le indagini e i precedenti giudizi hanno invece dimostrato che l'imputato stesso aveva aggredito la vittima, mordendola, e che le proprie ferite erano derivate dalla sua condotta violenta in caserma. I giudici di legittimità hanno confermato la condanna, rilevando che i motivi del ricorso miravano solo a una inammissibile ricostruzione alternativa dei fatti, e hanno confermato la pena inflitta anche in relazione ai reati commessi contro la ex compagna.
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Reato di calunnia: la falsa denuncia costa caro al ricorrente
Il caso riguarda un cittadino condannato per il reato di calunnia dopo aver presentato una denuncia contenente circostanze false contro terzi. I fatti reali erano stati accertati da un pubblico ufficiale e confermati da un testimone. Il cittadino ha proposto ricorso in Cassazione contestando la presenza del dolo, ossia l'intenzione di calunniare. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile poiché riproduceva semplicemente le stesse obiezioni già respinte nei precedenti gradi di giudizio. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di calunnia: la difesa generica conferma la condanna
Il Ricorrente è stato condannato per il reato di calunnia. Ha proposto ricorso per Cassazione contestando la responsabilità, il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche e la misura della pena. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso poiché i motivi erano del tutto generici e non si confrontavano con la decisione d'appello. Di conseguenza, il Ricorrente ha perso la causa ed è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di calunnia: assoluzione se il fatto è solo civile
Una donna, assegnataria di un appartamento dopo la separazione, denunciava i conduttori e il legale dell'ex coniuge per la mancata consegna tempestiva delle chiavi, ipotizzando il reato di appropriazione indebita. Condannata nei primi due gradi di giudizio, la Cassazione ha accolto il ricorso della difesa. La Suprema Corte ha chiarito che l'appropriazione indebita non può riguardare beni immobili e che la mancata consegna delle chiavi costituisce un mero inadempimento civile. Di conseguenza, denunciare un fatto che non costituisce reato esclude in radice il reato di calunnia, il quale richiede l'incolpazione di un fatto penalmente rilevante. La Cassazione ha quindi annullato la condanna senza rinvio perché il fatto non sussiste.
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Reato di calunnia: condannato l’avvocato che accusa i clienti
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a quattro anni di reclusione per un avvocato, colpevole del reato di calunnia. L'imputato aveva rivolto accuse consapevolmente false a due imprenditori in quattro diversi atti giudiziari. La difesa sosteneva la violazione del principio del ne bis in idem, affermando che i fatti fossero già stati giudicati. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, chiarendo che non vi è duplicazione di giudizio se le condotte calunniose sono reiterate nel tempo con nuove accuse e dettagli differenti, configurando reati autonomi. Di conseguenza, il ricorso è stato dichiarato inammissibile, con condanna dell'imputato al pagamento delle spese processuali e al risarcimento delle parti civili.
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Reato di calunnia: denuncia il furto ma aveva firmato l’assegno
Un uomo è stato condannato per il reato di calunnia dopo aver denunciato il furto di un assegno che, in realtà, aveva personalmente messo in circolazione poco tempo prima. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del condannato, confermando la decisione dei giudici di merito. I testimoni hanno infatti smentito la buona fede dell'uomo, confermando che l'assegno non era stato rubato ma consegnato da lui stesso. La Suprema Corte ha inoltre confermato il diniego delle circostanze attenuanti generiche, poiché la pena era già stata applicata nel minimo edittale e l'imputato aveva tenuto un comportamento contraddittorio. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di calunnia: la recidiva blocca la prescrizione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato per il reato di calunnia. L'imputato sosteneva che il reato si fosse estinto per prescrizione prima della sentenza d'appello e contestava la sussistenza del dolo. I giudici hanno chiarito che il termine di prescrizione non era decorso a causa della recidiva infraquinquennale e delle sospensioni previste dalla legge. Inoltre, la contestazione sull'elemento soggettivo è stata ritenuta generica e priva di fondamento. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato di calunnia: assolto il proprietario contro l’inquilino
Un proprietario di casa ha denunciato il proprio inquilino accusandolo di truffa e falso ideologico per aver dichiarato all'Agenzia delle Entrate l'esistenza di un contratto di locazione verbale in nero, a fronte di un comodato gratuito registrato. L'inquilino è stato ritenuto innocente e il proprietario è stato condannato nei gradi precedenti per il reato di calunnia. La Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio la condanna del proprietario. I giudici hanno stabilito che le false dichiarazioni dell'inquilino all'ente fiscale non integravano i reati di truffa o falso ideologico (art. 483 c.p.), poiché mancava un obbligo giuridico di verità con effetti diretti. Di conseguenza, non essendoci reati da contestare all'inquilino, non può configurarsi il reato di calunnia a carico del proprietario per insussistenza del fatto.
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Reato di calunnia: accusa il difensore ma la prova lo incastra
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a quattro anni di reclusione per un uomo colpevole del reato di calunnia ai danni del suo ex difensore. L'imputato aveva falsamente accusato il legale di essersi appropriato di alcuni dispositivi informatici e di aver preteso pagamenti in nero. I giudici hanno accertato la falsità delle accuse grazie a una registrazione del colloquio tra i due e alle testimonianze raccolte. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, respingendo anche l'eccezione sulla prescrizione del reato. L'inammissibilità del ricorso ha impedito l'applicazione della prescrizione, poiché l'atto non rispettava i requisiti di legge, determinando il passaggio in giudicato della condanna.
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Reato di calunnia: condannato l’utente che nega la firma sul gas
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per il reato di calunnia. L'uomo aveva denunciato per truffa un intermediario accusandolo di aver trasferito senza consenso la sua utenza del gas. Tuttavia, i documenti hanno dimostrato che l'utente aveva firmato l'autorizzazione al cambio di fornitore, escludendo la sua buona fede. La denuncia, sebbene presentata contro ignoti, conteneva elementi precisi per identificare l'operatore. I giudici hanno confermato la condanna, evidenziando anche il comportamento aggressivo dell'imputato e negando le attenuanti generiche. Il ricorrente è stato condannato a pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di calunnia: la Cassazione condanna la falsa denuncia di lesioni
Il Ricorrente ha impugnato la sentenza d'appello che lo condannava per il reato di calunnia, commesso denunciando falsamente un altro soggetto per lesioni personali e condotte estorsive. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno confermato la piena corrispondenza tra l'accusa contestata e la condanna, escludendo qualsiasi violazione del diritto di difesa. Inoltre, la Suprema Corte ha ritenuto corretto il giudizio di colpevolezza basato sulle testimonianze attendibili, che smentivano la versione del Ricorrente, nonostante l'assenza di un certificato medico. Di conseguenza, il Ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende, confermando la sua piena responsabilità penale e civile.
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Reato di calunnia: la falsa denuncia pesa anche dopo l’abrogazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per il reato di calunnia. L'imputato sosteneva che l'abrogazione della norma incriminatrice relativa al fatto falsamente denunciato facesse venire meno il reato stesso. I giudici hanno chiarito che la depenalizzazione successiva del reato presupposto non cancella la calunnia già consumata. Inoltre, la Corte ha confermato il diniego delle attenuanti generiche e della sospensione condizionale della pena, stabilendo che anche i precedenti patteggiamenti estinti per decorso del tempo possono essere legittimamente valutati per formulare una prognosi negativa sul comportamento futuro del reo. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Reato di calunnia: assolti i datori che denunciano il dipendente
Un ex dipendente, trasferitosi presso un'azienda concorrente, viene denunciato dai datori di lavoro per la presunta sottrazione di file aziendali. Assolto dall'accusa, il lavoratore denuncia i titolari per il reato di calunnia, sostenendo che lo sapessero innocente. La Corte d'Appello assolve i datori di lavoro ritenendo che avessero agito in buona fede, sospettando del furto a causa della concomitanza tra la sparizione dei dati e il cambio di lavoro. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso dell'ex dipendente, confermando che la plausibilità di una ricostruzione alternativa esclude la condanna e che la Cassazione non può rivalutare le prove di merito. Il ricorrente viene condannato alle spese e a una sanzione pecuniaria.
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