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Reato Di Calunnia

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170 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Reato di calunnia: quando difendersi ripetendosi costa caro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per il reato di calunnia. I giudici di legittimità hanno rilevato che i motivi del ricorso riproducevano semplicemente le stesse difese già esaminate e respinte dalla Corte d'Appello. La sentenza impugnata aveva infatti già accertato con motivazione logica e coerente la sussistenza di tutti gli elementi costitutivi del reato, compreso l'elemento soggettivo, ossia la piena consapevolezza dell'innocenza della persona accusata. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la condanna penale del ricorrente, imponendogli anche il pagamento delle spese del procedimento e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Reato di calunnia: incastrare l’inquilino costa caro
Un informatore della polizia segnala falsamente la presenza di droga in un appartamento per far sfrattare l'inquilino. Le forze dell'ordine trovano effettivamente dello stupefacente, posizionato per incastrare l'affittuario. I giudici condannano l'informatore per il reato di calunnia e detenzione di droga. L'imputato ricorre in Cassazione, sostenendo che si tratti solo di simulazione di reato poiché non aveva fatto il nome dell'inquilino. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile. I giudici chiariscono che si configura il reato di calunnia, anche in forma indiretta, quando la falsa accusa, pur senza fare nomi, indica elementi tali da rendere l'addebito chiaramente riferibile a una persona specifica, come l'inquilino storico dell'immobile.
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Reato di calunnia: condanna annullata per la firma sbagliata
L'Imputato era stato condannato per il reato di calunnia a causa della falsa denuncia di furto di due assegni, incolpando ingiustamente i soggetti che li avevano incassati. La Corte di Cassazione ha rilevato un grave vizio procedurale: la sentenza d'appello era stata firmata da un presidente diverso rispetto a quello che aveva effettivamente presieduto l'udienza e deciso il caso. Questa discrepanza determina la nullità assoluta del provvedimento. Tuttavia, poiché nel frattempo è decorso il termine massimo di prescrizione (pari a sette anni e sei mesi) e non emergono elementi evidenti per un'assoluzione nel merito, la Suprema Corte ha annullato la sentenza senza rinvio, dichiarando l'estinzione del reato.
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Reato di calunnia: dicono di essere vittime ma sono i colpevoli
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due soggetti condannati per il reato di calunnia e lesioni personali. Gli imputati sostenevano di essere stati aggrediti dalle controparti, ma i referti medici delle vittime e l'inattendibilità di un testimone della difesa hanno smentito la loro versione. La Suprema Corte ha ribadito che in sede di legittimità non è consentito richiedere una nuova valutazione delle prove. Inoltre, la gravità delle lesioni e la violenza esercitata escludono la concessione delle attenuanti generiche. I ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato di calunnia: condannato il datore che accusa il dipendente
Un datore di lavoro ha denunciato falsamente un proprio dipendente per appropriazione indebita, accusandolo di aver trattenuto i pagamenti in contanti dei clienti. In realtà, il denaro era stato regolarmente consegnato e la denuncia era una ritorsione dopo un infortunio sul lavoro del dipendente. I giudici di merito hanno condannato l'imprenditore per il reato di calunnia. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del datore di lavoro, confermando la condanna. La Suprema Corte ha chiarito che il termine di prescrizione era stato sospeso a causa dell'astensione degli avvocati dalle udienze, rendendo infondata la tesi difensiva sull'estinzione del reato. L'imputato è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e al risarcimento della parte civile.
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Reato di calunnia: denuncia l’assegno che lui stesso ha firmato
Un uomo ha consegnato un assegno in bianco come garanzia a un creditore nell'ambito di una transazione commerciale. Quando il creditore ha posto all'incasso il titolo, l'uomo lo ha denunciato falsamente ai Carabinieri sostenendo che l'assegno fosse falso e privo di firma autentica. Questa condotta ha fatto scattare l'accusa per il reato di calunnia. La Corte d'Appello ha condannato l'imputato e la Corte di Cassazione ha confermato la decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno rilevato la piena consapevolezza dell'imputato circa l'innocenza del creditore, configurando così la responsabilità penale per aver simulato tracce di reati mai avvenuti al solo scopo di non pagare il debito.
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Falsa accusa di truffa: quando non scatta il reato di calunnia
Un amministratore societario ha denunciato falsamente il proprio ex socio, accusandolo di aver falsificato la firma su un assegno da 62.500 euro per compiere una tentata truffa. I giudici di merito lo avevano condannato per il reato di calunnia. La Corte di Cassazione ha però annullato la condanna con rinvio. La Suprema Corte ha chiarito che il reato di calunnia non si configura se il fatto falsamente denunciato non contiene tutti gli elementi costitutivi di un vero e proprio reato, anche se il denunciante lo definisce espressamente come tale. Nel caso specifico, la denuncia non descriveva in modo chiaro come si sarebbe consumata la truffa, rendendo la condotta non punibile come calunnia.
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Reato di calunnia: la vendetta contro i familiari costa caro
Il ricorrente ha impugnato la condanna per il reato di calunnia, sostenendo che le false accuse di illeciti fiscali mosse contro i suoi familiari non potessero costituire reato a causa del mancato superamento delle soglie di punibilità penale (configurando un reato impossibile). La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno accertato la falsità delle accuse (relative a fatture inesistenti e intestazioni fittizie) e il dolo del ricorrente, che aveva utilizzato la minaccia di denuncia alla Guardia di Finanza come strumento di ritorsione e tentata estorsione dopo non aver ottenuto quanto richiesto ai familiari. Di conseguenza, la condanna per il reato di calunnia è stata definitivamente confermata, con condanna del ricorrente alle spese e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di calunnia: vende il telefono e poi ne denuncia il furto
Un uomo ha venduto il proprio smartphone a un conoscente, ma successivamente ha presentato una denuncia di furto alle autorità. Questo comportamento ha fatto scattare l'accusa per il reato di calunnia, poiché l'azione ha indirettamente incolpato l'acquirente innocente. L'imputato si è difeso sostenendo che la denuncia fosse contro ignoti e che non vi fosse l'intenzione di accusare una persona specifica. La Corte di Cassazione ha rigettato questa tesi, stabilendo che per configurare il reato di calunnia non serve un'accusa esplicita, ma basta che la persona offesa sia facilmente individuabile dalle forze dell'ordine. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, confermando la condanna dell'imputato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Reato di calunnia: denuncia un falso ma l’atto è vero
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per il reato di calunnia. L'uomo aveva denunciato la controparte accusandola di aver falsificato la notifica di un atto di citazione davanti al Giudice di Pace. Tuttavia, i giudici hanno accertato che l'imputato aveva regolarmente ricevuto la notifica dell'atto. Nonostante questa consapevolezza, l'uomo aveva comunque presentato la denuncia per far credere che la controparte avesse commesso un falso. La Cassazione ha confermato la condanna, rilevando la piena sussistenza del dolo, poiché l'imputato conosceva perfettamente l'innocenza della persona accusata. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Calunnia confermata, ma la pena accessoria è annullata dalla Cassazione
Un individuo è stato condannato per il `Reato di calunnia` per aver falsamente accusato tre agenti di polizia di aver commesso errori intenzionali nella trascrizione di intercettazioni, nell'ambito di un altro procedimento penale per stupefacenti. La Corte d'Appello ha confermato la condanna, aggiungendo una pena accessoria di interdizione dai pubblici uffici per cinque anni. La Corte di Cassazione ha parzialmente accolto il ricorso: ha confermato la responsabilità per il `Reato di calunnia`, ma ha annullato la pena accessoria. Ha ritenuto che tale pena fosse stata applicata erroneamente, poiché la pena base per il reato (due anni) non raggiungeva la soglia minima per la sua applicazione obbligatoria. Gli altri motivi di ricorso sono stati dichiarati inammissibili.
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Reato di Calunnia: Accusa un uomo, ma lo ha colpito la moglie
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di calunnia nei confronti di un uomo che aveva accusato un'altra persona di averlo colpito con una pietra. Le prove, tra cui un video girato con uno smartphone, hanno dimostrato in modo inequivocabile che a colpirlo era stata la propria moglie, in modo involontario, durante un alterco. I giudici hanno stabilito che l'imputato era pienamente consapevole dell'innocenza della persona accusata, rendendo la sua denuncia una calunnia. La Corte ha respinto il ricorso, escludendo anche l'applicazione della non punibilità per particolare tenuità del fatto e condannando l'uomo al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato di Calunnia: Accusa Falsa, Condanna Definitiva in Cassazione
Due persone, condannate per il reato di calunnia per aver accusato un soggetto che sapevano essere innocente, hanno presentato ricorso in Cassazione. Sostenevano di non avere l'intenzione di accusare un innocente (difetto dell'elemento psicologico). La Suprema Corte ha respinto il ricorso, dichiarandolo inammissibile. I giudici hanno stabilito che le loro argomentazioni erano solo un tentativo di ridiscutere i fatti, cosa non permessa in sede di legittimità. La condanna è quindi diventata definitiva, con l'obbligo di pagare le spese e una multa.
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Reato di Calunnia: da vittime a colpevoli per una falsa accusa
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di calunnia a carico di due persone che avevano falsamente accusato un uomo di violenza e furto. L'accusa si è rivelata infondata grazie alla testimonianza di un testimone oculare, il quale ha descritto una dinamica opposta: erano gli accusatori ad aver aggredito la vittima. La Corte ha stabilito che la consapevolezza della falsità dell'accusa era evidente, dato che gli imputati avevano descritto fatti completamente diversi da quelli realmente accaduti. È stato inoltre confermato il risarcimento del danno alla vittima per il 'turbamento esistenziale' causato dal procedimento penale ingiustamente subito.
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Finta aggressione, vera calunnia: condannato chi denuncia il falso
Un uomo denuncia un'altra persona per lesioni, ma le indagini rivelano che si è trattato solo di una colluttazione reciproca. Per aver accusato falsamente una persona che sapeva innocente, l'uomo viene condannato per il reato di calunnia. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, dichiarando il suo ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito che trasformare consapevolmente una colluttazione in un'aggressione unilaterale è sufficiente per dimostrare l'intenzione di calunniare. L'accusatore è stato quindi condannato a pagare le spese processuali e una multa.
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Reato di Calunnia: Accusa la Vittima per Difesa, ma è Condannata
Una donna, imputata per truffa, si difende accusando la vittima di essere sua complice in un piano per nascondere al marito di quest'ultima le spese per il gioco d'azzardo. Questa strategia difensiva si rivela un boomerang, portando a una condanna per il reato di calunnia. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna in via definitiva, dichiarando inammissibile il ricorso. Il principio sancito è chiaro: non ci si può difendere incolpando falsamente un innocente. La Corte ha ribadito che una versione alternativa dei fatti, per essere credibile, deve basarsi su elementi concreti e non su mere ipotesi, anche se plausibili.
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Reato di calunnia: accusa un innocente, la Cassazione lo condanna
Un uomo, precedentemente condannato per il reato di calunnia per aver accusato falsamente un'altra persona, ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione. Sosteneva che i giudici non avessero valutato correttamente gli elementi del reato e la sua intenzione (dolo). La Corte Suprema ha dichiarato il ricorso inammissibile, ritenendolo una semplice ripetizione di argomenti già esaminati e respinti. La sentenza di condanna è quindi diventata definitiva e l'uomo è stato condannato a pagare le spese processuali e una multa di 3.000 euro.
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Reato di Calunnia: Assolto per aver denunciato un reato… che non esiste più
Una persona denuncia la 'clonazione' di un assegno non trasferibile, accusando implicitamente il beneficiario di falsificazione. La Corte di Cassazione ha stabilito che non si configura il reato di calunnia se il fatto denunciato non è più previsto dalla legge come reato. Poiché la falsificazione di un assegno non trasferibile era stata depenalizzata prima della denuncia, l'accusa riguardava un illecito civile e non penale. Mancava quindi un presupposto essenziale della calunnia. Di conseguenza, la Corte ha annullato definitivamente la condanna, affermando un principio chiaro: non c'è calunnia se si denuncia un fatto che non è (o non è più) un crimine.
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Reato di Calunnia: Accusa Falsa, Condanna Definitiva in Cassazione
Un individuo, condannato per il reato di calunnia per aver mosso accuse false, ha presentato ricorso in Cassazione dopo la conferma della sentenza in Appello. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito che i motivi dell'appello erano una semplice ripetizione di questioni già valutate e respinte correttamente nei gradi precedenti. Non è stata riscontrata alcuna violazione di legge o illogicità nella decisione impugnata. Di conseguenza, la condanna per calunnia è diventata definitiva, con l'obbligo per il ricorrente di pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Da Accusatore a Condannato: Confermato il Reato di Calunnia
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di calunnia a carico di un uomo che aveva accusato ingiustamente un'altra persona. Il suo ricorso è stato dichiarato inammissibile perché, invece di contestare errori di diritto, tentava di far riesaminare le prove e i fatti, attività preclusa in sede di legittimità. La Corte ha ribadito che non può trasformarsi in un terzo grado di giudizio sul merito della vicenda. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva e l'imputato è stato obbligato a pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria alla Cassa delle ammende.
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