\n
LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Reato di calunnia: bloccare l’assegno costa una condanna

Una correntista ha consegnato un assegno a un soggetto e, successivamente, ne ha denunciato falsamente lo smarrimento per bloccarne l’incasso. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di calunnia. I giudici hanno chiarito che la falsa denuncia di smarrimento di un assegno consegnato a terzi non costituisce una semplice simulazione di reato, ma integra la calunnia. Questo perché l’azione indirizza inevitabilmente i sospetti di ricettazione sul legittimo possessore del titolo che tenta di incassarlo. Il ricorso della donna è stato dichiarato inammissibile, con conseguente condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 1297 Anno 2022
Prenota un appuntamento

Per una consulenza legale o per valutare una possibile strategia difensiva prenota un appuntamento.

La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)
Pubblicato il 11 luglio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Il reato di calunnia e la falsa denuncia di smarrimento

Denunciare lo smarrimento di un assegno per evitare che venga incassato è una pratica rischiosa che può far scattare il grave reato di calunnia. Molti pensano che dichiarare il falso alle autorità sia solo un espediente per bloccare un pagamento non dovuto o per ripensamenti dell’ultimo minuto. La Corte di Cassazione ha chiarito che questo comportamento non costituisce una semplice bugia amministrativa, ma un vero e proprio delitto penale. Quando si presenta una falsa denuncia di smarrimento per un titolo di credito già consegnato a un creditore, si espone quest’ultimo a una ingiusta accusa di ricettazione (il reato di chi riceve cose provenienti da un delitto).

La vicenda: un blocco d’assegno finito male

La vicenda nasce dal comportamento di una donna che aveva consegnato un assegno bancario a un altro soggetto. In un secondo momento, per impedire che il beneficiario riscuotesse la somma pattuita, la firmataria ha presentato una denuncia formale alle forze dell’ordine, dichiarando falsamente di aver smarrito il titolo. Il beneficiario si è quindi presentato in banca per incassare l’assegno, ma l’istituto di credito ha bloccato il pagamento a causa della segnalazione di smarrimento. Di conseguenza, il legittimo possessore dell’assegno è stato esposto a indagini penali per il reato di ricettazione, poiché risultava in possesso di un documento denunciato come perso o rubato. I giudici di merito hanno condannato la donna per calunnia, ritenendo che la sua condotta avesse l’obiettivo surrettizio (nascosto e ingannevole) di bloccare il pagamento a danno del ricevente.

La distinzione tra calunnia e simulazione di reato

La difesa della donna ha tentato di derubricare (classificare il fatto sotto un reato meno grave) l’accusa. Ha sostenuto che la condotta dovesse essere considerata come simulazione di reato (denunciare un reato mai avvenuto senza accusare nessuno direttamente). Tuttavia, i giudici hanno respinto questa tesi. La differenza fondamentale risiede nella direzione dell’accusa. Nella simulazione di reato, l’autore si limita a denunciare un fatto inventato senza indicare un colpevole. Nella falsa denuncia di smarrimento di un assegno già consegnato, invece, il denunciante sa benissimo chi possiede il titolo. Di conseguenza, la denuncia indirizza inevitabilmente le indagini delle autorità contro il detentore dell’assegno, accusandolo implicitamente di averlo sottratto o ricevuto illecitamente.

Le motivazioni della decisione sul reato di calunnia

La Corte di Cassazione ha confermato la condanna basandosi su precise motivazioni giuridiche. I giudici di legittimità hanno evidenziato che l’elemento soggettivo del dolo (la volontà cosciente di commettere il reato) era pienamente integrato. La donna era consapevole di aver consegnato l’assegno e sapeva che il beneficiario avrebbe cercato di incassarlo. Presentando la denuncia di smarrimento, la firmataria ha accettato il rischio di far convergere i sospetti delle forze dell’ordine sul legittimo detentore. La volontà di impedire l’incasso non esclude la colpevolezza, ma anzi conferma il piano fraudolento. La condotta ha leso l’amministrazione della giustizia, attivando inutilmente gli organi inquirenti contro un cittadino innocente.

Le conclusioni e le conseguenze pratiche del reato di calunnia

In conclusione, la Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dalla donna, confermando la sua responsabilità penale. Questa decisione comporta conseguenze severe per la ricorrente, che ora deve affrontare la condanna definitiva. Oltre alle sanzioni penali previste per la calunnia, la donna deve pagare le spese del procedimento giudiziario e versare la somma di tremila euro alla Cassa delle ammende (un fondo pubblico per le sanzioni pecuniarie). Questa sentenza lancia un monito chiaro: utilizzare le denunce di smarrimento come strumento di autotutela contrattuale per bloccare i pagamenti costituisce un illecito penale gravissimo che espone a condanne certe e pesanti sanzioni economiche.

Cosa rischia chi denuncia falsamente lo smarrimento di un assegno già consegnato?
Rischia una condanna per calunnia, poiché la falsa denuncia espone il legittimo ricevente dell’assegno a indagini penali per ricettazione.

Qual è la differenza tra calunnia e simulazione di reato in questo caso?
La simulazione di reato non indica un colpevole specifico, mentre la falsa denuncia di smarrimento di un assegno consegnato indirizza i sospetti direttamente sul possessore del titolo.

Si può evitare la condanna se lo scopo era solo bloccare il pagamento?
No, l’intenzione di evitare un pagamento non esclude il dolo, in quanto il denunciante è consapevole di accusare ingiustamente il beneficiario dell’assegno.

Provvedimenti correlati

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

Desideri approfondire l'argomento ed avere una consulenza legale?

Prenota un appuntamento. La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza / conference call e si svolge in tre fasi.

Prima dell'appuntamento: analisi del caso prospettato. Si tratta della fase più delicata, perché dalla esatta comprensione del caso sottoposto dipendono il corretto inquadramento giuridico dello stesso, la ricerca del materiale e la soluzione finale.

Durante l’appuntamento: disponibilità all’ascolto e capacità a tenere distinti i dati essenziali del caso dalle componenti psicologiche ed emozionali.

Al termine dell’appuntamento: ti verranno forniti gli elementi di valutazione necessari e i suggerimenti opportuni al fine di porre in essere azioni consapevoli a seguito di un apprezzamento riflessivo di rischi e vantaggi. Il contenuto della prestazione di consulenza stragiudiziale comprende, difatti, il preciso dovere di informare compiutamente il cliente di ogni rischio di causa. A detto obbligo di informazione, si accompagnano specifici doveri di dissuasione e di sollecitazione.

Il costo della consulenza legale è di € 150,00.
02.37901052
8:00 – 20:00 (Lun - Sab)

Articoli correlati