Due individui, condannati per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, hanno fatto ricorso in Cassazione. Sostenevano che il reato fosse avvenuto interamente in Croazia, dove erano stati arrestati, e che quindi mancasse la giurisdizione penale italiana. La Corte Suprema ha respinto il ricorso, confermando la condanna. Ha stabilito che la giurisdizione italiana sussiste perché una parte della condotta, come la pianificazione e il noleggio del furgone, era avvenuta in Italia. Il reato si considera perfezionato già con gli atti preparatori nel territorio nazionale, rendendo irrilevante il luogo dell'arresto finale.
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