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Quiescenza

103 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Stato del lavoratore che ha cessato il servizio attivo e percepisce un trattamento pensionistico.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Mansioni superiori dirigenza medica: indennità o stipendio
Un dirigente medico ha retto la direzione di una struttura complessa ospedaliera dal 2007 fino al pensionamento. Il medico ha chiesto il pagamento delle differenze retributive per lo svolgimento di mansioni superiori dirigenza medica. La Corte d'Appello aveva riconosciuto le differenze economiche solo dopo il primo anno di incarico provvisorio. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione accogliendo il ricorso dell'Azienda Sanitaria Locale. La Suprema Corte ha chiarito che nella sanità la dirigenza costituisce un livello unico. La sostituzione temporanea su un posto vacante non integra mansioni superiori. Al medico spetta esclusivamente la specifica indennità sostitutiva contrattuale anche se l'incarico si protrae oltre i termini previsti. L'Azienda Sanitaria ha quindi evitato il pagamento del trattamento economico pieno.
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Pensione ridotta: stop al contributo di solidarietà
Un professionista in pensione ha contestato i tagli subiti sul proprio assegno pensionistico negli anni 2014 e 2015. L'ente di previdenza privato aveva applicato un contributo di solidarietà per sostenere l'equilibrio del proprio bilancio. I giudici di merito hanno ordinato la restituzione delle somme trattenute. L'ente ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo la piena legittimità dei propri regolamenti interni. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso dell'ente previdenziale. I giudici hanno chiarito che le casse privatizzate non possono introdurre autonomamente prelievi forzosi sui trattamenti già liquidati. L'imposizione patrimoniale spetta esclusivamente al legislatore statale.
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Rivalutazione contributiva per esposizione ad amianto e termini
Un lavoratore collocato a riposo nel 1994 ha presentato domanda nel 2017 per ottenere la rivalutazione contributiva per esposizione ad amianto. L'ente previdenziale ha eccepito l'estinzione del diritto per decorso del termine decennale di prescrizione a partire dalla data del pensionamento. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta del pensionato considerando superati i termini temporali. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione accogliendo il ricorso del cittadino. I giudici hanno chiarito che il termine di prescrizione non inizia automaticamente con il pensionamento, ma decorre soltanto dal momento in cui il lavoratore acquisisce reale consapevolezza del rischio subito durante l'attività lavorativa. La Suprema Corte ha rinviato il procedimento per verificare l'effettiva conoscenza del pericolo.
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Esenzione IMU abitazione principale: contesa sulla residenza
Un ex appartenente alle Forze di Polizia in pensione ha impugnato un avviso di accertamento comunale relativo al mancato pagamento del tributo immobiliare per l'anno 2012. L'amministrazione comunale contestava l'assenza della residenza anagrafica nell'immobile, negando il beneficio fiscale. La Commissione Tributaria Regionale ha dato ragione al Comune, sottolineando il cambio di residenza del contribuente. Il cittadino ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo di aver diritto alle agevolazioni previste per il personale di servizio e sollevando la questione di legittimità costituzionale sulle norme applicabili. La Corte di Cassazione, rilevando la pendenza di questioni di rilievo costituzionale relative all'esenzione IMU abitazione principale, non ha deciso immediatamente la controversia ma ha rinviato la causa alla sezione tributaria ordinaria per la trattazione in pubblica udienza.
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Integrazione della pensione: rigettato il ricorso del bancario
Un ex dipendente bancario del settore esattoriale ha richiesto all'istituto di credito l'integrazione della pensione al compimento dei sessant'anni di età. L'interessato fondava la pretesa su una convenzione sindacale aziendale del 1985, rivendicando un assegno economico aggiuntivo rispetto alla pensione ordinaria. I giudici di merito hanno respinto la richiesta poiché il lavoratore non ha dimostrato l'insufficienza del proprio trattamento previdenziale rispetto alla soglia minima garantita dagli accordi. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del pensionato. I motivi presentavano una sovrapposizione confusa di censure giuridiche e non superavano l'ostacolo della doppia decisione conforme dei precedenti gradi di giudizio.
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Rivalutazione contributiva per amianto: stop a tagli INPS
Un lavoratore in pensione ha ottenuto in giudicato il diritto alla rivalutazione contributiva per amianto per il periodo 1965-1979. L'Ente previdenziale ha aggiornato la pensione ma ha riconosciuto gli arretrati solo da una data successiva. Il pensionato ha quindi avviato una nuova causa per ottenere tutti i ratei arretrati pregressi. La Corte di Appello ha respinto la richiesta dichiarando prescritto il diritto originario ai benefici. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del pensionato: i giudici di secondo grado hanno deciso su un'eccezione mai sollevata dall'Ente e su un diritto già accertato in via definitiva, violando le regole processuali. La Suprema Corte ha annullato la decisione con rinvio.
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Equa retribuzione e indennità di mansione: la Cassazione decide
Un medico specialista ha citato in giudizio l'Azienda Sanitaria per ottenere l'indennità di responsabile di branca. Il professionista ha svolto tali mansioni prima in sostituzione del titolare assente e poi dopo il pensionamento di quest'ultimo. I giudici di merito hanno riconosciuto il compenso soltanto per il periodo successivo al pensionamento. Il medico ha quindi promosso ricorso in Cassazione lamentando la violazione del principio di equa retribuzione garantito dalla Costituzione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del dipendente, confermando che la normativa regionale riserva l'indennità al solo titolare della posizione. I giudici supremi hanno ribadito che la lesione economica sussiste solo quando il compenso scende sotto i minimi contrattuali.
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Trattamento pensionistico integrativo: l’ex dipendente batte la banca
Un ex dipendente bancario ha citato in giudizio l'istituto di credito per ottenere il pagamento del trattamento pensionistico integrativo rispetto alla pensione pubblica. La banca sosteneva che il beneficio spettasse solo a chi fosse ancora in servizio al momento del pensionamento. La Corte d'Appello ha accolto le ragioni del lavoratore, chiarendo che gli accordi aziendali tutelano anche chi matura i requisiti anagrafici dopo la cessazione del rapporto, purché sia raggiunta l'anzianità di servizio minima. La Corte di Cassazione ha confermato integralmente la decisione, rigettando il ricorso della banca e condannandola alle spese di giudizio.
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Cumulo pensione e reddito: stop alle deroghe per i prepensionati
Un collaboratore coordinato e continuativo, ex lavoratore socialmente utile in pensione anticipata speciale, contesta la trattenuta di oltre quattromila euro applicata dall'ente previdenziale sul proprio assegno. Il lavoratore sostiene la piena legittimità dell'incasso simultaneo in base alla normativa generale. L'ente pubblico difende il divieto per i trattamenti assistenziali speciali. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso dell'ente previdenziale, stabilendo che il cumulo pensione e reddito non si estende alle misure straordinarie di prepensionamento agevolato sostenute dallo Stato. La trattenuta effettuata dall'ente risulta del tutto legittima e la domanda originaria del pensionato viene respinta in via definitiva.
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Rivalutazione contributiva per amianto: stop alla prescrizione
Un ex lavoratore andato in pensione nel 1997 ha richiesto nel 2017 il beneficio della rivalutazione contributiva per amianto ai sensi della Legge 257 del 1992. La Corte di Appello ha rigettato la domanda considerando il diritto ormai prescritto, facendo decorrere il termine decennale dalla data del pensionamento. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione accogliendo il ricorso del pensionato. I giudici hanno chiarito che la prescrizione decennale non decorre automaticamente dalla cessazione del lavoro o dal collocamento a riposo. Il termine si calcola esclusivamente dal momento in cui il lavoratore ha acquisito, o poteva acquisire con l'ordinaria diligenza, la piena consapevolezza dell'avvenuta esposizione oltre soglia alle polveri tossiche.
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Rivalutazione contributiva amianto: non decide la pensione
Un lavoratore ha richiesto all'ente previdenziale il riconoscimento della rivalutazione contributiva amianto per l'esposizione professionale alle polveri nocive. I giudici d'appello hanno rigettato la domanda ritenendo il diritto prescritto per decorso del termine decennale calcolato dalla data di collocamento a riposo. Il lavoratore ha presentato ricorso per cassazione, evidenziando di aver acquisito consapevolezza del pericolo effettivo solo in un secondo momento, tramite una perizia tecnica ambientale. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che la prescrizione decennale decorre dal momento della reale o potenziale conoscenza del rischio oltre soglia e non dall'uscita dal lavoro. Il tribunale competente dovrà rivalutare il caso.
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Nomina revisori dei conti in quiescenza: stop al pensionato
Un professionista ha impugnato l'esclusione dall'elenco degli idonei per la nomina revisori dei conti in quiescenza di un Ente Regionale. L'amministrazione lo aveva escluso poiché risultava titolare di una pensione derivante da una precedente attività lavorativa, nonostante esercitasse ancora un'altra professione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del professionista, confermando la legittimità del divieto. La Suprema Corte ha chiarito che il termine quiescenza si riferisce a qualsiasi trattamento pensionistico senza distinzioni. Inoltre, la regola sull'incompatibilità per tali ruoli pubblici non viola le norme europee sulla discriminazione lavorativa, poiché mira a garantire imparzialità, indipendenza e buon andamento della pubblica amministrazione.
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Blocco scatti di anzianità: validi i diritti ma no stipendi
Un gruppo di docenti dell'Alta formazione artistica, musicale e coreutica (AFAM) ha chiesto il riconoscimento, ai fini della ricostruzione di carriera, del triennio dal 2012 al 2014 per ottenere gli aumenti di stipendio maturati negli anni successivi. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della domanda, confermando la piena validità del blocco scatti di anzianità. I giudici hanno chiarito che la misura di contenimento della spesa pubblica comporta la sterilizzazione degli anni di blocco ai soli fini economici. Di conseguenza, il triennio 2012-2014 resta valido per gli aspetti puramente giuridici (come concorsi o trasferimenti), ma non consente il recupero degli aumenti retributivi né il passaggio a fasce stipendiali superiori negli anni successivi. La Cassazione ha rigettato il ricorso con condanna delle spese.
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Licenziamento disciplinare valido anche senza giudicato penale
Un dipendente pubblico si è introdotto abusivamente nella casella di posta elettronica del proprio direttore generale, inviando email diffamatorie tramite un furto di identità digitale. L'ente datore di lavoro ha avviato il procedimento sanzionatorio e ha poi irrogato il licenziamento disciplinare dopo la condanna penale in primo grado del lavoratore. Il dipendente ha impugnato il recesso contestando l'utilizzo della sentenza penale non definitiva e contestando la tempestività della contestazione. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso del dipendente. I giudici hanno confermato che il giudice civile può utilizzare come prova atipica gli accertamenti svolti nel processo penale anche in assenza di un giudicato definitivo, confermando la piena legittimità del licenziamento.
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Trattamento di fine servizio: l’ente subentrante paga tutto
Un dipendente pubblico è transitato da un consorzio soppresso a un nuovo ente regionale per legge. Al momento del collocamento a riposo per vecchiaia, il lavoratore ha richiesto il pagamento integrale delle differenze spettanti per il trattamento di fine servizio. L'ente regionale subentrante ha rifiutato l'esborso totale, sostenendo che le passività pregresse dovevano gravare sulla gestione liquidatoria dell'ente di provenienza. I giudici di merito hanno condannato l'ente al versamento di oltre cinquantamila euro. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, respingendo il ricorso dell'ente. La Suprema Corte ha chiarito che il passaggio tra enti pubblici garantisce la continuità del rapporto di lavoro e l'unitarietà della liquidazione, imponendo al nuovo datore di saldare l'intera indennità maturata nel corso di tutta la carriera.
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Rivalutazione contributiva amianto: decorrenza e prescrizione
Un lavoratore ha richiesto all'ente previdenziale l'adeguamento della propria pensione tramite i benefici previsti per l'esposizione professionale a sostanze nocive. I giudici territoriali hanno accolto la domanda, rigettando l'eccezione di prescrizione decennale sollevata dall'ente: per la Corte d'appello, infatti, il termine decorreva dalla data del pensionamento, momento di fine dell'esposizione. L'ente ha impugnato la decisione in Cassazione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso dell'ente previdenziale, chiarendo che il diritto alla rivalutazione contributiva amianto è autonomo rispetto al trattamento pensionistico. Di conseguenza, il termine di prescrizione non inizia a decorrere con il pensionamento, bensì dal momento esatto in cui l'interessato ha acquisito, o avrebbe potuto acquisire, la piena consapevolezza di essere stato esposto oltre i limiti di legge.
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Rivalutazione contributiva per amianto: stop alla prescrizione
Una lavoratrice in pensione dal 1998 ha richiesto nel 2017 i benefici previdenziali per l'esposizione a fibre nocive durante la carriera. La Corte d'Appello ha respinto la domanda. I giudici territoriali hanno considerato prescritto il termine di dieci anni, facendolo decorrere dalla data del pensionamento. La Suprema Corte di Cassazione ha ribaltato tale verdetto accogliendo il ricorso della pensionata. Il termine di prescrizione per la rivalutazione contributiva per amianto non decorre automaticamente dalla fine dell'attività lavorativa, ma solo dal momento in cui il lavoratore acquisisce reale e comprovata consapevolezza di aver subito un'esposizione superiore ai limiti di legge. La causa torna in appello per verificare l'effettiva data di conoscenza del pericolo.
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Contributo di solidarietà: la Cassa perde e rimborsa il pensionato
La Cassa di previdenza dei professionisti ha applicato un contributo di solidarietà sulle pensioni già liquidate per riequilibrare il proprio bilancio. Un pensionato ha contestato il prelievo ritenendolo illegittimo e chiedendo la restituzione delle somme trattenute dopo il 2009. I giudici di merito hanno accolto la domanda del professionista e condannato l'ente alla restituzione. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione e ha respinto il ricorso dell'ente previdenziale. I giudici hanno stabilito che le casse autonome non possono imporre unilateralmente prelievi forzosi sui trattamenti già acquisiti, poiché qualsiasi prestazione patrimoniale obbligatoria richiede una specifica legge statale. Il pensionato vince la causa e ottiene il rimborso integrale delle trattenute subite.
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Giurisdizione TFS Polizia: la sentenza della Corte
La Corte d'Appello di Trieste ha affrontato un caso relativo alla giurisdizione TFS Polizia, negando la competenza del giudice ordinario. Un ex dipendente della Polizia di Stato aveva richiesto il pagamento di differenze sul trattamento di fine servizio, ma la Corte ha stabilito che, trattandosi di personale in regime di diritto pubblico, la controversia spetta alla giurisdizione esclusiva del Tribunale Amministrativo Regionale (TAR).
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Tassazione indennità di volo: scontro tra pensionati e Fisco
Un pilota in pensione ha richiesto il rimborso dell'IRPEF per gli anni dal 2012 al 2015, sostenendo che la sua indennità di volo dovesse essere tassata al 50% anziché al 100%. L'Agenzia delle Entrate ha respinto la richiesta, ritenendo che l'agevolazione fiscale spetti solo al personale in servizio attivo e non a quello in pensione. Dopo i rifiuti dei giudici di merito, il contribuente ha proposto ricorso in Cassazione. La sesta sezione civile, rilevando la particolare importanza della questione di diritto riguardante la tassazione indennità di volo per il personale in quiescenza, ha deciso di non decidere immediatamente in camera di consiglio. Con l'ordinanza interlocutoria, la Corte ha rimesso la causa alla pubblica udienza della quinta sezione civile per una trattazione approfondita.
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