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Quiescenza

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103 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Pensione integrativa: sì al ricalcolo anche per indennità passate
Un ex dipendente ha chiesto il ricalcolo della propria pensione integrativa per includere l'indennità di funzione ricevuta negli anni passati come capo ufficio. L'Ente Previdenziale si è opposto, sostenendo che tale indennità non spettasse più al momento del pensionamento e che fosse temporanea. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Ente Previdenziale. I giudici hanno stabilito che le voci retributive fisse e continuative devono essere incluse nel calcolo della pensione integrativa, anche se il lavoratore non le percepisce più al momento di andare in pensione. Di conseguenza, l'Ente Previdenziale deve ricalcolare l'assegno pensionistico e pagare le differenze economiche arretrate, oltre alle spese legali.
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Qualifica dirigenziale: no alla promozione senza concorso
Una lavoratrice pubblica ha chiesto il riconoscimento della qualifica dirigenziale e le relative differenze retributive, sostenendo di averne diritto per anzianità e mansioni svolte. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la decisione dei giudici di merito. La Suprema Corte ha rilevato che un precedente giudizio definitivo (giudicato) tra le stesse parti aveva già escluso il possesso della qualifica dirigenziale, poiché la dipendente non aveva superato il relativo concorso pubblico. Inoltre, i giudici hanno ribadito che nel pubblico impiego non esiste alcun automatismo per il passaggio alla qualifica dirigenziale basato sulla sola anzianità di servizio, essendo sempre necessario il superamento di un concorso pubblico, come previsto dalla legge. Di conseguenza, la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese di giudizio.
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Giudicato interno sulla giurisdizione: ricorso tardivo bocciato
Alcuni ex dipendenti dei servizi di sicurezza, ormai in pensione, hanno chiesto la ricalcolazione del trattamento pensionistico includendo un'indennità operativa. La Corte dei Conti ha respinto la domanda nel merito. Gli ex dipendenti hanno impugnato la decisione davanti alle Sezioni Unite della Cassazione, contestando per la prima volta la giurisdizione del giudice contabile a favore del TAR. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Poiché i ricorrenti non avevano contestato la giurisdizione nei precedenti gradi di giudizio, si è formato il giudicato interno sulla giurisdizione. Di conseguenza, la decisione implicita sulla giurisdizione è diventata definitiva e non può più essere messa in discussione.
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Prescrizione del credito dell’avvocato: eredi salvi dal debito
Gli eredi di un cliente si sono opposti al decreto ingiuntivo con cui due legali chiedevano il pagamento di competenze professionali per una causa iniziata nel 1997 e sospesa nel 1999. Gli eredi eccepivano la prescrizione del credito dell'avvocato, essendo decorsi oltre dieci anni dall'ultima prestazione (1999). La Corte d'Appello aveva invece ritenuto che il termine decorresse solo dalla morte del cliente (2011). La Cassazione ha accolto il ricorso degli eredi, stabilendo che in caso di sospensione del processo il rapporto rientra tra gli affari non terminati. Pertanto, la prescrizione del credito dell'avvocato decorre dall'ultimo atto compiuto e non dalla successiva morte del cliente, se questa avviene quando il termine decennale è già interamente decorso.
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Restituzione contributi: l’Università paga troppo e vince sull’INPS
Un'Università non statale ha versato per anni contributi previdenziali in eccesso per i propri docenti, applicando erroneamente l'aliquota più alta prevista per gli atenei statali. L'Ente Previdenziale si opponeva alla richiesta di rimborso, appellandosi a una nuova legge che, a suo dire, impediva la restituzione. La Corte di Cassazione ha dato ragione all'Università, stabilendo il suo diritto alla restituzione contributi previdenziali. Secondo i giudici, la norma in questione non bloccava i rimborsi per pagamenti non dovuti, ma mirava a sanare altre situazioni. La decisione ha così evitato una palese discriminazione, confermando che chi paga più del dovuto ha diritto a riavere indietro i propri soldi.
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Pensione e ricalcolo: la giurisdizione è della Corte dei Conti
Un lavoratore in pensione ha chiesto il ricalcolo del suo assegno previdenziale in base a specifiche mansioni svolte durante il servizio. Ha avviato due cause separate, una davanti al Giudice ordinario e una davanti alla Corte dei Conti. Entrambi i giudici hanno negato la propria competenza, creando un conflitto. La Corte di Cassazione a Sezioni Unite ha risolto la questione, affermando il principio della giurisdizione della Corte dei Conti per le pensioni. Anche se la richiesta si basa su fatti legati al passato rapporto di lavoro, la domanda riguarda esclusivamente la misura della pensione. Pertanto, la competenza spetta unicamente alla Corte dei Conti, che può valutare le mansioni svolte solo come presupposto per la sua decisione.
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Divieto di doppia imposizione: pensione tassata due volte?
Un pensionato, ex dipendente di un'organizzazione internazionale, ha chiesto il rimborso dell'IRPEF pagata sulla sua pensione. Sosteneva che una parte di essa, derivante da contributi già tassati alla fonte tramite una 'Internal Tax' sul suo stipendio, subiva una seconda tassazione. Questo violerebbe il divieto di doppia imposizione in senso economico. L'Agenzia delle Entrate si è opposta, ritenendo legittimo il prelievo fiscale sulla pensione. La Corte di Cassazione, data la novità e la complessità della questione, non ha emesso una sentenza definitiva. Ha invece rinviato il caso a una pubblica udienza per un esame più approfondito, sospendendo di fatto il giudizio.
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Divieto di incarichi a pensionati: se non ricevi la pensione non vale
La Corte di Cassazione ha chiarito la portata del divieto di incarichi a pensionati nella Pubblica Amministrazione. Un sovrintendente di una fondazione, pur avendo maturato i requisiti per la pensione da un precedente impiego, non aveva presentato domanda né percepiva alcun assegno. La fondazione aveva interrotto il pagamento dello stipendio, ritenendo l'incarico nullo. La Cassazione ha dato ragione al lavoratore, stabilendo un principio fondamentale: il divieto si applica solo a chi è 'collocato in quiescenza', ovvero a chi percepisce effettivamente un trattamento pensionistico. La sola maturazione dei requisiti, senza la concreta erogazione della pensione, non è sufficiente a far scattare il divieto di incarichi retribuiti.
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Cessazione materia del contendere e limiti di età
La Corte di Cassazione ha stabilito che si verifica la cessazione materia del contendere in un procedimento disciplinare se il notaio, dopo aver impugnato la sanzione, rinuncia all'incarico avendo già superato i 65 anni. Poiché la legge impedisce il reintegro professionale dopo tale età, il procedimento disciplinare perde la sua utilità pratica.
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Contributo di solidarietà: rimborso possibile entro 10 anni
Un professionista in pensione ha contestato la legittimità di un contributo di solidarietà applicato dal proprio ente previdenziale sul trattamento pensionistico dopo il 2009. L'ente sosteneva che il diritto al rimborso fosse soggetto alla prescrizione breve di cinque anni. La Corte di Cassazione ha invece stabilito che gli enti previdenziali privatizzati non possono imporre autonomamente prelievi forzosi su pensioni già liquidate, violando il principio del pro rata e la riserva di legge prevista dalla Costituzione. Inoltre, la Corte ha chiarito che il termine per richiedere la restituzione delle somme è quello ordinario di dieci anni. La trattenuta non è infatti una semplice voce del calcolo pensionistico, ma un prelievo patrimoniale illegittimo. Il pensionato vince la causa e ottiene il diritto alla restituzione delle somme trattenute indebitamente negli ultimi dieci anni.
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Contributo di solidarietà sulle pensioni: la Cassa perde
Un professionista in pensione ha contestato le trattenute effettuate dalla propria cassa di previdenza a titolo di contributo di solidarietà sulle pensioni. La Cassa sosteneva che tali prelievi fossero necessari per garantire l'equilibrio di bilancio dell'ente. La Corte di Cassazione ha stabilito che gli enti previdenziali privatizzati non hanno il potere di imporre prelievi forzosi su trattamenti pensionistici già determinati. Tale potere spetta esclusivamente allo Stato tramite apposita legge. Di conseguenza, la Cassa deve restituire le somme indebitamente trattenute al pensionato, confermando l'illegittimità dei provvedimenti interni dell'ente che violano il principio del maturato.
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Contributo di solidarietà: la Cassa deve restituire i soldi
Un professionista in pensione ha contestato le trattenute effettuate dal proprio ente previdenziale sulla sua pensione a titolo di contributo di solidarietà. L'ente aveva applicato tale prelievo per garantire l'equilibrio del proprio bilancio. La Corte di Cassazione ha stabilito che gli enti previdenziali privatizzati non possono imporre trattenute su pensioni già determinate, poiché tale potere spetta solo al legislatore nazionale. Inoltre, la Corte ha chiarito che il diritto del pensionato a recuperare le somme indebitamente trattenute non scade dopo cinque anni, ma segue la prescrizione ordinaria di dieci anni. Il professionista ha quindi ottenuto il diritto al rimborso integrale delle somme sottratte illegittimamente dopo il 2009.
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Contributo di solidarietà: la Cassa non può tagliare la pensione
Un professionista in pensione ha contestato le trattenute effettuate sulla sua pensione da parte dell'ente previdenziale a titolo di contributo di solidarietà. L'ente sosteneva di poter agire in autonomia per garantire l'equilibrio di bilancio e la stabilità della gestione. La Corte di Cassazione ha stabilito che gli enti previdenziali privatizzati non hanno il potere di imporre prelievi forzosi sulle pensioni già maturate. Tale potere spetta esclusivamente al legislatore statale, poiché si tratta di una prestazione patrimoniale imposta. Di conseguenza, le trattenute operate tra il 2009 e il 2013 sono state dichiarate illegittime. L'ente deve restituire le somme indebitamente sottratte al pensionato, confermando che l'autonomia gestionale non permette di violare i diritti acquisiti dei pensionati senza una specifica norma di legge.
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Medico in pensione contro ASL: il divieto di incarichi non vale
Un medico, ex dirigente della Polizia di Stato in pensione, si è visto negare da un'Azienda Sanitaria un incarico di specialista ambulatoriale. L'Azienda ha applicato il divieto di incarichi a pensionati previsto dalla legge. La Corte di Cassazione ha dato ragione al medico, stabilendo che tale divieto va interpretato in modo restrittivo. Esso si applica solo a incarichi di studio, consulenza o dirigenziali, non a prestazioni professionali sanitarie. L'attività di specialista ambulatoriale non rientra in quelle vietate. Di conseguenza, il medico aveva diritto all'incarico e al risarcimento del danno. L'Azienda Sanitaria ha perso la causa.
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Agevolazione tariffaria: legittimo lo stop ai pensionati
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della disdetta unilaterale operata da una grande azienda energetica riguardante l'agevolazione tariffaria sui consumi elettrici per ex dipendenti. I giudici hanno stabilito che tale beneficio non possiede natura retributiva, in quanto slegato dalla qualità e quantità della prestazione lavorativa e finalizzato a un supporto sociale per il nucleo familiare. Non trattandosi di un elemento del corrispettivo per il lavoro già svolto, i pensionati non possono vantare un diritto quesito al mantenimento perpetuo dello sconto, poiché la contrattazione collettiva può essere legittimamente rinegoziata o disdettata per evitare vincoli obbligatori perpetui.
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Agevolazioni tariffarie: la Cassazione sulla revoca
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di alcuni ex dipendenti di una società energetica contro la revoca delle agevolazioni tariffarie sulla fornitura di elettricità. La Corte ha stabilito che tali benefici, previsti da accordi collettivi, non hanno natura retributiva poiché non sono legati alla qualità o quantità del lavoro prestato. Inoltre, non trattandosi di diritti quesiti, l'azienda può legittimamente recedere dagli accordi a tempo indeterminato rispettando i principi di buona fede e correttezza. La decisione conferma che le agevolazioni tariffarie possono essere soppresse tramite contrattazione collettiva o recesso unilaterale motivato.
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Agevolazione tariffaria: la Cassazione sulla revoca
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della revoca dell'agevolazione tariffaria sulla fornitura di energia elettrica per gli ex dipendenti di una società energetica. I giudici hanno stabilito che tale beneficio, derivante da accordi collettivi storici, non ha natura retributiva né costituisce un diritto quesito intoccabile. Poiché la contrattazione collettiva non si incorpora nel contratto individuale a tempo indeterminato, il datore di lavoro può esercitare il recesso unilaterale per evitare vincoli perpetui, specialmente in un mercato liberalizzato. Il ricorso dei pensionati è stato quindi respinto, confermando che le aspettative future non godono della stessa tutela dei corrispettivi per prestazioni già rese.
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Contributo di solidarietà: illegittimo il prelievo
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità del contributo di solidarietà applicato da un ente previdenziale privatizzato sui trattamenti pensionistici già in essere. La decisione sottolinea che tali enti non possono imporre prelievi patrimoniali senza una specifica autorizzazione legislativa, violando il principio del pro rata e la riserva di legge prevista dalla Costituzione. Inoltre, la Corte ha stabilito che l'azione per il recupero delle somme indebitamente trattenute è soggetta alla prescrizione ordinaria decennale, poiché il credito non riguarda una semplice riliquidazione dei ratei, ma la restituzione di un prelievo patrimoniale illegittimo.
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Misura interdittiva e pensionamento: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato per corruzione e falso che chiedeva la revoca di una misura interdittiva a seguito del suo pensionamento. La difesa sosteneva che la cessazione del rapporto di lavoro escludesse il rischio di reiterazione del reato. Tuttavia, poiché un'altra sentenza emessa nello stesso giorno ha già annullato con rinvio il provvedimento principale, il ricorso è stato considerato privo di interesse concreto, essendo la questione ormai assorbita nel giudizio di rinvio.
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Sospensione del processo: i limiti della Cassazione
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso contro un'ordinanza di sospensione del processo emessa in un giudizio per indennità di occupazione di un bene comune. Il Tribunale aveva ritenuto che la causa risarcitoria dovesse attendere la definizione del giudizio di divisione pendente in Cassazione. La Suprema Corte ha invece stabilito che la sospensione del processo non è obbligatoria se la causa pregiudicante ha già superato il primo grado di giudizio, trasformandosi in sospensione facoltativa che richiede una specifica motivazione sulla probabilità di riforma della sentenza precedente.
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