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Quiescenza

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103 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Trattamento pensionistico aziendale: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso degli eredi di un ex dipendente contro una società di servizi pubblici. Gli eredi chiedevano l'inclusione di un'indennità di incentivazione nel calcolo del trattamento pensionistico aziendale. La Corte ha stabilito che una delibera aziendale del 1987, che modificava la retribuzione pensionabile, non poteva applicarsi retroattivamente a un dipendente andato in pensione nel 1973. La decisione ribadisce che le modifiche ai regimi pensionistici non si estendono ai lavoratori il cui rapporto di lavoro è cessato prima della loro entrata in vigore.
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Pensione integrativa: calcolo e assorbimento benefici
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 28433/2024, chiarisce due aspetti cruciali sulla pensione integrativa per benefici combattentistici. In primo luogo, stabilisce che il calcolo del beneficio deve basarsi sulla retribuzione alla data di soppressione del fondo pensionistico, non su quella al momento del pensionamento. In secondo luogo, afferma che tale beneficio, a differenza di altri simili, non è "sterilizzato" e può essere riassorbito da futuri aumenti della pensione, data la sua natura di maggiorazione del trattamento pensionistico e non di emolumento risarcitorio autonomo.
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Prescrizione rivalutazione amianto: la guida completa
La Corte di Cassazione ha stabilito che la prescrizione del diritto alla rivalutazione dei contributi per esposizione ad amianto non decorre automaticamente dalla data del pensionamento. Il termine decennale inizia a correre solo dal momento in cui il lavoratore ha acquisito l'effettiva consapevolezza di essere stato esposto a tale rischio. La Corte ha cassato la sentenza d'appello che, presumendo tale conoscenza, aveva dichiarato il diritto prescritto, rinviando il caso per una nuova valutazione basata su prove concrete della consapevolezza.
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Pensione di vecchiaia invalidità: adeguamenti età
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha stabilito che la pensione di vecchiaia invalidità è soggetta all'adeguamento dell'età pensionabile in base all'incremento della speranza di vita. La Corte ha cassato la precedente decisione della Corte d'Appello, la quale aveva escluso tale adeguamento, chiarendo che lo stato di invalidità costituisce solo una condizione per accedere anticipatamente al trattamento di vecchiaia, senza però alterarne la natura. Pertanto, si applicano le regole generali sull'aumento dell'età pensionabile.
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Sanatoria pubblico impiego: no per chi è in pensione
Un dipendente pubblico, assunto provvisoriamente come dirigente a seguito di un'ordinanza giudiziaria e successivamente andato in pensione, si è visto negare dalla Corte di Cassazione l'applicazione di una successiva legge di sanatoria pubblico impiego. La Corte ha basato la sua decisione su un duplice fondamento: l'esistenza di un precedente giudicato sulla stessa questione e, in ogni caso, l'impossibilità di applicare la norma a personale non più in servizio al momento della sua entrata in vigore.
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Revoca misura cautelare: la cessazione del lavoro
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza che negava la revoca di una misura cautelare a un ex agente di polizia penitenziaria. Il caso riguarda la necessità di valutare in concreto, e non solo in via ipotetica, la cessazione del rapporto di lavoro come fattore che riduce il rischio di reiterazione del reato. La Corte ha stabilito che per mantenere una misura cautelare, la motivazione deve basarsi su elementi concreti e non su mere supposizioni riguardo a future possibilità lavorative, sottolineando l'importanza di un'analisi fattuale per la revoca misura cautelare.
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TFS servizio in convenzione: diritto al ricalcolo
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un ente previdenziale, confermando il diritto degli eredi di un lavoratore del settore sanitario al ricalcolo del Trattamento di Fine Servizio (TFS) includendo l'intero periodo lavorativo, anche quello prestato in regime di convenzione presso un policlinico universitario prima dell'immissione in ruolo. La decisione si fonda sul principio di automatismo delle prestazioni previdenziali e sulla continuità del rapporto di lavoro, stabilendo che il TFS matura sull'intera carriera del dipendente.
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Progressione economica: diritto anche se in pensione
Un dipendente pubblico, collocato in posizione utile in una graduatoria per la progressione economica, veniva escluso dall'ente perché andato in pensione prima dell'approvazione della stessa. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del lavoratore, stabilendo che il diritto alla progressione economica, per il periodo in cui è rimasto in servizio, sussiste anche per chi va in pensione nelle more dell'approvazione della graduatoria. La Corte ha sottolineato la duplice finalità, premiale e incentivante, della progressione, affermando che non si può sacrificare la prima (premiare il merito passato) solo perché la seconda (incentivare il futuro) viene meno con il pensionamento.
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Calcolo TFS incarico dirigenziale: no al compenso extra
Un dipendente pubblico, a cui era stato conferito un incarico dirigenziale temporaneo, ha chiesto che il suo Trattamento di Fine Servizio (TFS) venisse calcolato sulla base della retribuzione più alta percepita per tale incarico. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta, stabilendo che il calcolo TFS per incarico dirigenziale deve basarsi sulla retribuzione della qualifica di appartenenza, data la natura precaria e temporanea della funzione dirigenziale che non modifica l'inquadramento stabile del lavoratore.
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Progressione economica dipendenti: no al pensionato
Un ex dipendente pubblico, in pensione dal 1° gennaio 2006, ha fatto ricorso per essere stato escluso da una procedura selettiva per la progressione economica dipendenti, indetta nel settembre 2006 per il personale in servizio al 31 dicembre 2005. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando l'esclusione. Ha chiarito che, sebbene la progressione abbia una finalità premiale, il beneficio è strettamente legato al contributo professionale fornito durante l'anno di riferimento (il 2006). Essendo il lavoratore già in pensione, non poteva aver maturato le competenze professionali per quell'anno e, di conseguenza, è stato legittimamente escluso.
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Progressioni economiche: diritto anche per i pensionati
La Corte di Cassazione ha chiarito che i dipendenti pubblici, che maturano i requisiti per le progressioni economiche durante il servizio, non possono essere esclusi dalle graduatorie solo perché sono andati in pensione prima della loro approvazione formale. La sentenza sottolinea la natura mista, premiale e incentivante, di tali progressioni, affermando che il diritto sorge al momento della maturazione dei requisiti e non è subordinato alla permanenza in servizio.
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Progressione di carriera: ricorso inammissibile
Una dipendente pubblica, prossima alla pensione, partecipava a una selezione per una progressione di carriera, ottenendo una posizione utile in graduatoria. A causa di ritardi dell'amministrazione nei controlli, veniva esclusa dalla promozione perché andata in pensione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il suo ricorso per risarcimento danni, non perché il ritardo fosse legittimo, ma per un vizio processuale: il ricorso non contestava una delle ragioni autonome e sufficienti della decisione d'appello, ovvero che il brevissimo tempo tra la scadenza dei controlli e la pensione non avrebbe comunque consentito di finalizzare la promozione.
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Incompatibilità medico pensionato: la Cassazione decide
Un medico, ex dirigente di una ASL e posto in quiescenza, ha ottenuto un incarico come medico di medicina generale convenzionato con la stessa amministrazione. L'ASL ha successivamente revocato l'incarico in autotutela, ritenendolo illegittimo. La Corte di Cassazione ha confermato la revoca, chiarendo che l'incompatibilità medico pensionato è regolata da norme generali inderogabili. La Corte ha stabilito che il divieto di conferire incarichi a personale in pensione, previsto dalla Legge 724/1994 come norma di riforma economico-sociale, prevale su normative di settore precedenti e si estende anche ai rapporti di lavoro autonomo e di parasubordinazione, quale quello del medico convenzionato.
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Portabilità previdenza complementare: no al risarcimento
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di alcuni ex dipendenti contro un istituto di credito. La richiesta di risarcimento danni per la negata portabilità della previdenza complementare e per la gestione di un fondo pensione è stata respinta per vizi procedurali e mancanza di prove specifiche. La Corte ha sottolineato che i ricorrenti non avevano mai formalmente richiesto la portabilità, ma solo un risarcimento, e non avevano fornito prove concrete di una cattiva gestione del fondo da parte della banca.
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Peculato armi: la Cassazione conferma la condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per peculato armi nei confronti di un ex sottufficiale dei Carabinieri. L'uomo si era appropriato di armi consegnate dai cittadini presso la sua stazione, anche dopo il suo collocamento in quiescenza. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, specificando che il valore economico delle armi è irrilevante per la configurazione del reato e che l'appropriazione resta peculato, non truffa, poiché il possesso derivava dalla funzione pubblica esercitata, seppur di fatto.
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Trattamento di fine rapporto: calcolo e contratto
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di passaggio da un rapporto di pubblico impiego a tempo indeterminato a un incarico dirigenziale a termine di diritto privato con lo stesso ente, il rapporto di lavoro deve considerarsi unitario. Di conseguenza, il trattamento di fine rapporto va calcolato sull'intera anzianità di servizio e parametrato all'ultima retribuzione, quella più elevata percepita durante l'incarico dirigenziale, respingendo la tesi della frammentazione dei periodi lavorativi sostenuta dall'amministrazione regionale.
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Revoca incarico dirigente: illegittima se pretestuosa
Un dirigente sanitario ha subito la revoca anticipata del suo incarico, ufficialmente legata alla nomina di un nuovo vertice aziendale, seguita a breve dal suo collocamento in quiescenza. La Corte di Cassazione ha stabilito che la revoca dell'incarico del dirigente sanitario era illegittima e che il successivo pensionamento non può sanare l'illegittimità dell'atto. La normativa che vieta di attribuire nuovi incarichi a personale in pensione non si applica al mantenimento di un contratto già in essere. Di conseguenza, il dirigente ha diritto a una nuova valutazione in merito alla reintegra o al risarcimento del danno.
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Illecito disciplinare permanente: la Cassazione decide
Un avvocato, condannato in via definitiva per calunnia, non adempie all'obbligo di risarcire le parti civili. La Corte di Cassazione, a Sezioni Unite, ha confermato la sanzione disciplinare della sospensione, qualificando il mancato pagamento come un illecito disciplinare permanente. Di conseguenza, l'azione disciplinare non è prescritta finché perdura l'inadempimento, poiché la condotta illecita si protrae nel tempo.
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Ricostruzione della carriera: la Cassazione decide
Un dipendente scolastico, promosso a DSGA, ha visto la sua carriera ricalcolata in modo peggiorativo dopo il pensionamento, con richiesta di restituzione di somme. La Cassazione ha annullato la decisione dei giudici di merito, stabilendo che per le promozioni successive al 2003, la ricostruzione della carriera deve avvenire con il metodo più favorevole al lavoratore, non necessariamente con la "temporizzazione".
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Ricalcolo TFS: servizio non di ruolo vale? La Cassazione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un ente previdenziale, confermando il diritto di un lavoratore al ricalcolo TFS (Trattamento di Fine Servizio) includendo un periodo di servizio non di ruolo svolto in convenzione. La decisione si fonda sul principio di automatismo delle prestazioni previdenziali e sulla continuità del rapporto di lavoro, superando una precedente interpretazione restrittiva di una legge regionale.
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