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Questore

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117 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Inammissibilità ricorso: i termini di deposito
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità ricorso presentato da un cittadino avverso un'ordinanza di convalida del GIP relativa a un provvedimento del Questore. La decisione è stata motivata dalla palese tardività dell'impugnazione, depositata quasi due mesi dopo la notifica del provvedimento, violando i termini perentori di legge. Oltre al rigetto, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Daspo Urbano: basta la presenza per il reato
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un soggetto per la violazione del Daspo Urbano, ovvero il divieto di accesso a determinate aree cittadine emesso dal Questore. Il ricorrente era stato sorpreso in una zona interdetta con un borsello, equipaggiamento tipico dei parcheggiatori abusivi. La difesa sosteneva che non vi fosse prova dello svolgimento dell'attività illecita al momento del controllo. La Suprema Corte ha però stabilito che il reato si configura per la semplice violazione del divieto di accesso, rendendo irrilevante l'effettiva prosecuzione dell'attività che aveva originato il provvedimento amministrativo.
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Convalida DASPO: i termini per la validità
Un cittadino ha impugnato la legittimità della Convalida DASPO, sostenendo che la richiesta del Pubblico Ministero fosse pervenuta al GIP oltre il termine di 48 ore dalla notifica del provvedimento questorile. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che l'inosservanza del termine di 48 ore da parte del PM non determina l'inefficacia della misura, purché la decisione del giudice intervenga entro il termine complessivo di 96 ore dalla notifica all'interessato.
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Ordine di allontanamento: i limiti della difesa penale
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per inosservanza dell'ordine di allontanamento emesso dal Questore a carico di un cittadino straniero. Il ricorrente aveva contestato la mancanza di prove testimoniali e il mancato riconoscimento delle attenuanti, ma la Corte ha stabilito che la documentazione amministrativa non contestata è prova sufficiente del reato. Inoltre, è stato ribadito che il semplice disagio socio-economico non costituisce un giustificato motivo per restare nel territorio nazionale dopo l'ordine di espulsione.
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Foglio di via obbligatorio: validità dell’atto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per la violazione di un foglio di via obbligatorio. Il ricorrente sosteneva che il provvedimento del Questore fosse nullo poiché il dispositivo non indicava espressamente il comune di residenza verso cui fare rientro. La Suprema Corte ha stabilito che l'indicazione del luogo di residenza, presente nei dati anagrafici e richiamata nel testo dell'atto, è sufficiente a garantire la validità dell'ordine, rendendo la censura manifestamente infondata.
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Divieto di accesso urbano: condanna anche senza pericolo
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un individuo sanzionato per la violazione di un divieto di accesso urbano. La Corte chiarisce che il reato si configura con la semplice inosservanza dell'ordine del Questore, a prescindere dalla creazione di un pericolo effettivo per la sicurezza pubblica, specialmente se la condotta è reiterata.
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Convalida DASPO: i limiti del ricorso in Cassazione
La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un tifoso contro la convalida DASPO con obbligo di firma. Si conferma che la pericolosità sociale, desunta da condotte gravi e precedenti specifici, giustifica la misura. La Corte ribadisce che la motivazione sulla necessità e urgenza è richiesta solo per l'esecuzione anticipata e che la durata massima è legittima in caso di recidiva.
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DASPO recidivo: 5 anni di divieto sono legittimi?
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un DASPO recidivo della durata minima di cinque anni, anche a fronte di un precedente provvedimento risalente a oltre 25 anni prima. La sentenza ha stabilito che i termini per la difesa sono stati rispettati, l'estensione del divieto alle partite amichevoli è lecita se queste sono pubblicizzate e un obbligo di firma plurimo è giustificato dalla pericolosità del soggetto. La Corte ha sottolineato che, in assenza di un formale percorso di riabilitazione, un precedente DASPO legittima l'applicazione delle sanzioni più severe previste per i recidivi.
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Diritto di difesa: omessa valutazione memoria difensiva
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di convalida di una misura del Questore per violazione del diritto di difesa. Il Giudice per le indagini preliminari non aveva esaminato la memoria difensiva presentata dall'interessato entro le 48 ore previste, rendendo la convalida illegittima. La Corte ha ribadito che la valutazione delle argomentazioni difensive è un obbligo sostanziale e non una mera formalità.
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Daspo e prove: ferite non bastano per la convalida
La Corte di Cassazione ha annullato un provvedimento di daspo con obbligo di firma nei confronti di un tifoso. La Corte ha stabilito che il solo fatto di essere stato trovato ferito dopo degli scontri non costituisce una prova sufficiente della sua partecipazione attiva alla rissa, poiché potrebbe essere stato semplicemente una vittima. Di conseguenza, la motivazione del Giudice per le Indagini Preliminari che aveva convalidato la misura è stata ritenuta inadeguata, in quanto non ha ricostruito in modo compiuto il ruolo effettivo del soggetto.
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Convalida DASPO: i termini perentori da rispettare
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza di convalida di un DASPO con obbligo di firma, poiché il Giudice ha emesso il provvedimento oltre il termine massimo di 96 ore dalla notifica al destinatario. La sentenza chiarisce che il mancato rispetto di questo termine complessivo determina l'inefficacia della misura restrittiva, sottolineando l'importanza del rispetto rigoroso dei tempi procedurali a garanzia dei diritti del cittadino.
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Ricorso inammissibile: quando l’appello è generico
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile contro una condanna per danneggiamento e violazione di un provvedimento di prevenzione. La decisione si fonda sulla manifesta genericità dei motivi, che si limitavano a ripetere le argomentazioni già respinte in appello, e sulla violazione del principio di autosufficienza, poiché la ricorrente non ha allegato l'atto amministrativo presupposto di cui lamentava la carenza di motivazione.
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Obbligo di presentazione nullo senza avviso di difesa
La Corte di Cassazione ha annullato un provvedimento che imponeva l'obbligo di presentazione a un tifoso. La decisione si basa su un vizio di procedura: il provvedimento del Questore non informava l'interessato della facoltà di presentare memorie difensive al giudice per la convalida, violando così il diritto di difesa e causando la nullità dell'atto.
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Proroga trattenimento straniero: quando è legittima?
La Corte di Cassazione ha stabilito che la proroga del trattenimento di uno straniero in un Centro per il Rimpatrio (CPR) è legittima se l'amministrazione italiana dimostra di aver compiuto ogni sforzo ragionevole per ottenere i documenti di viaggio. Il ritardo causato dalla mancata risposta delle autorità consolari del Paese di origine non rende illegittima la detenzione, purché esista una concreta possibilità di rimpatrio, come nel caso di specie, attestata dalla presenza di una copia del passaporto scaduto. La sentenza rigetta il ricorso dello straniero, confermando la decisione del Giudice di Pace.
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Trattenimento stranieri: Cassazione e salute del migrante
La Corte di Cassazione ha annullato la decisione di una Corte d'Appello che aveva negato la convalida del trattenimento di uno straniero. La decisione si basava su una presunta 'fragilità psico-fisica', ma era in palese contrasto con un referto medico che attestava la piena compatibilità della sua salute con la detenzione. La Suprema Corte ha ribadito la necessità di una valutazione rigorosa e motivata, che consideri tutte le prove, inclusa la pericolosità sociale dell'individuo, prima di decidere sul trattenimento stranieri.
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DASPO e obbligo di firma: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un tifoso contro un provvedimento di DASPO della durata di otto anni, con obbligo di firma per quattro. La Corte ha confermato la valutazione del G.i.p. sulla pericolosità del soggetto, basata non solo sull'ultimo episodio di violenza (minacce con un'asta verso tifosi avversari) ma anche su numerosi precedenti specifici, ritenendo le misure proporzionate e ben motivate.
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Obbligo di firma DASPO: legittimo anche per amichevoli
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due tifosi contro un'ordinanza che convalidava un provvedimento di DASPO. La sentenza conferma che un obbligo di firma DASPO plurimo è legittimo se motivato dalla pericolosità del soggetto, e che tale misura può essere estesa anche alle partite amichevoli, purché adeguatamente pubblicizzate. La Corte ha ritenuto congrua la valutazione del giudice di merito, che aveva già mitigato la misura per le trasferte.
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Daspo non impugnato: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per non aver rispettato l'obbligo di firma previsto da un Daspo. La Corte chiarisce che la validità del provvedimento amministrativo non può essere messa in discussione nel processo penale se il Daspo non impugnato non è stato contestato tempestivamente nelle sedi appropriate.
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Diritto di difesa DASPO: la Cassazione chiarisce
Un soggetto ricorre in Cassazione contro la convalida di una misura di prevenzione simile al DASPO, lamentando la violazione del diritto di difesa per l'impossibilità di accedere agli atti durante il fine settimana. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che il diritto di difesa DASPO può essere esercitato accedendo agli atti non solo presso la cancelleria del giudice, ma anche presso la Questura o la segreteria del Pubblico Ministero, rendendo irrilevante la chiusura degli uffici giudiziari nei giorni festivi.
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Daspo Urbano: quando si configura il reato?
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un individuo per la violazione del daspo urbano. La sentenza stabilisce un principio chiave: per configurare il reato è sufficiente il mero accesso o attraversamento dell'area interdetta, non essendo necessario dimostrare lo stazionamento o la sosta prolungata. Il ricorso dell'imputato, che sosteneva l'insussistenza del reato per il solo fatto di transitare, è stato dichiarato inammissibile.
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