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Questore

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117 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

DASPO con obbligo di firma: quando è legittimo?
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un DASPO con obbligo di firma per un tifoso ritenuto socialmente pericoloso. La decisione si basa sulla gravità dei fatti, la condotta del soggetto e un precedente specifico. La Corte chiarisce che la motivazione del Giudice può anche desumersi implicitamente dalla pericolosità dell'individuo, senza necessità di formule esplicite.
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Obbligo di firma: 48 ore per la difesa o è nullo
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza di convalida di un obbligo di firma imposto a un soggetto, poiché non era certo che fossero trascorse le 48 ore necessarie per garantire il suo diritto di difesa. La sentenza stabilisce che l'incertezza sull'orario esatto della convalida da parte del giudice deve essere interpretata a favore del cittadino, rendendo così inefficace la misura restrittiva della libertà personale.
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Daspo recidivi: la durata massima è giustificata?
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un tifoso contro un Daspo della durata di otto anni, emesso a seguito di gravi episodi di violenza all'estero. Il ricorrente lamentava la violazione dei termini di convalida e la mancanza di motivazione sulla durata. La Corte ha rigettato il ricorso, chiarendo che i termini procedurali erano stati rispettati e che la pericolosità concreta del soggetto, già destinatario di precedenti Daspo recidivi, giustificava pienamente l'applicazione della sanzione nella sua massima estensione.
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Daspo: invasione di campo gioiosa è pericolosa?
La Corte di Cassazione ha confermato un Daspo di cinque anni con obbligo di firma nei confronti di un tifoso che aveva invaso il campo per festeggiare la vittoria della sua squadra. Nonostante il ricorrente sostenesse la natura pacifica del suo gesto, la Corte ha stabilito che l'invasione di campo costituisce di per sé un reato e una condotta pericolosa che giustifica l'applicazione del Daspo, soprattutto in presenza di precedenti specifici.
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Obbligo di presentazione: validi i termini di 96 ore
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 13663/2024, ha rigettato il ricorso di un tifoso, stabilendo principi chiave sull'obbligo di presentazione. La Corte ha chiarito che il termine per la convalida del provvedimento da parte del giudice è di 96 ore totali dalla notifica all'interessato, non due termini separati di 48 ore. Inoltre, ha confermato che l'obbligo si estende anche alle partite amichevoli, purché pubblicizzate e conoscibili.
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Trattenimento CPR e asilo: i termini da rispettare
Un cittadino straniero, durante la convalida del suo trattenimento in un CPR, manifesta la volontà di chiedere protezione internazionale. La Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria, esamina la legittimità della sua detenzione nel periodo tra la richiesta e l'emissione di un nuovo provvedimento specifico. Ritenendo la questione complessa e connessa a un dubbio di costituzionalità, la Corte ha rinviato la causa a una pubblica udienza per un approfondimento, senza decidere nel merito.
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Foglio di via obbligatorio: annullato se non motivato
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per la violazione di un foglio di via obbligatorio. La decisione si fonda sulla illegittimità del provvedimento amministrativo del Questore, il quale non specificava adeguatamente le ragioni della pericolosità sociale del soggetto né lo inquadrava in una delle categorie di legge. Di conseguenza, l'atto è stato disapplicato e il reato ritenuto insussistente.
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Area interdetta: inammissibile il ricorso di fatto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo condannato per aver violato un provvedimento che gli interdiceva l'accesso a una determinata area interdetta. L'appello è stato rigettato perché basato su mere doglianze di fatto, già valutate logicamente dalla corte territoriale, confermando che la semplice presenza nella zona proibita, provata da testimonianza, è sufficiente per integrare il reato.
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Ricorso inammissibile: Cassazione conferma condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo condannato per aver violato un ordine del Questore che gli impediva l'accesso a una specifica zona urbana. La Suprema Corte ha stabilito che il ricorso era meramente ripetitivo delle argomentazioni già respinte in appello, senza confrontarsi con le motivazioni della sentenza impugnata. Di conseguenza, la condanna è stata confermata e il ricorrente condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende, evidenziando l'importanza di presentare motivi di ricorso specifici e non reiterativi.
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Termine convalida Daspo: 48 ore per il PM, pena nullità
Un cittadino ha impugnato la convalida di un Daspo con obbligo di presentazione, contestando il mancato rispetto dei tempi procedurali. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che il termine convalida Daspo è perentorio: l'incertezza sulla presentazione della richiesta del Pubblico Ministero entro le 48 ore dalla notifica del provvedimento ne causa l'inefficacia. La Corte ha quindi annullato l'ordinanza e rinviato il caso per un nuovo esame.
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Particolare tenuità del fatto: no se c’è detenzione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino straniero condannato per essere rimasto in Italia dopo un ordine di espulsione. La Corte ha confermato la decisione del giudice di merito di non applicare l'esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto, considerando lo stato di detenzione dell'imputato come un indice della sua mancata volontà di integrazione.
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Termine convalida DASPO: annullato per violazione difesa
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza di convalida di un DASPO con obbligo di presentazione, poiché emessa prima della scadenza del termine di 48 ore concesso all'interessato per esercitare il proprio diritto di difesa. La sentenza sottolinea che il rispetto di questo termine per la convalida del DASPO è un requisito fondamentale, la cui violazione comporta la nullità del provvedimento e l'inefficacia delle misure restrittive imposte.
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Termine di 48 ore DASPO: la Cassazione annulla
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza di convalida di un DASPO con obbligo di presentazione. La decisione si fonda sulla violazione del diritto di difesa, in quanto non è stato possibile accertare con sicurezza il rispetto del termine di 48 ore DASPO concesso all'interessato per difendersi tra la notifica del provvedimento del Questore e il deposito dell'ordinanza del GIP. L'incertezza sull'orario di deposito ha portato all'annullamento della misura restrittiva della libertà personale.
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DASPO e violenza: quando è legittimo senza preavviso?
Un soggetto ha ricevuto un DASPO di 5 anni con obbligo di firma per aver aggredito dei tifosi. Ha presentato ricorso lamentando violazioni procedurali, come la mancata comunicazione di avvio del procedimento, e l'errata valutazione di precedenti penali in realtà inesistenti. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che l'urgenza tipica del DASPO giustifica l'omissione dell'avviso. Ha inoltre chiarito che la condotta, sebbene avvenuta lontano dallo stadio, era direttamente motivata da un evento sportivo, rendendo il provvedimento pienamente legittimo.
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Daspo Urbano: la Cassazione conferma la legittimità
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un cittadino per violazione del Daspo Urbano. Il ricorso, basato sulla mancata traduzione degli atti e sulla presunta illegittimità del provvedimento del Questore e del regolamento comunale, è stato respinto. La Corte ha ritenuto provata la comprensione della lingua italiana da parte dell'imputato e ha affermato la piena legittimità di un Daspo Urbano fondato su episodi reiterati di ubriachezza e del regolamento comunale che delimita ampie aree urbane come zone soggette al divieto.
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Daspo Urbano: legittimo anche senza traduzione atti
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un cittadino straniero per la violazione di un daspo urbano. L'imputato sosteneva la nullità del procedimento per la mancata traduzione degli atti e l'illegittimità del provvedimento del Questore. La Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che la conoscenza della lingua italiana era stata adeguatamente provata da vari elementi (permanenza in Italia, dichiarazioni, uso di espressioni complesse). Inoltre, ha ritenuto legittimo il daspo urbano, basato su reiterati episodi di ubriachezza molesta, e ha confermato la validità del regolamento comunale che identificava l'intera area del centro storico come zona soggetta a divieto.
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Obbligo di presentazione: nullo se manca l’urgenza
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza di convalida di un DASPO che imponeva l'obbligo di presentazione. La decisione si fonda sulla mancata motivazione, sia da parte del Questore che del Giudice, circa le ragioni di necessità e urgenza che giustificavano l'applicazione della misura prima della convalida giudiziaria, specialmente perché nel frattempo si era svolto un evento sportivo durante il quale il destinatario aveva dovuto adempiere all'obbligo.
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Ordine di rimpatrio: i requisiti di legittimità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo condannato per la violazione di un ordine di rimpatrio. L'appellante sosteneva la nullità dell'ordine per vizi formali, ma la Corte ha confermato la piena legittimità del provvedimento, in quanto specificava chiaramente sia il comune di residenza a cui fare ritorno, sia l'obbligo di non rientrare nel comune da cui era stato allontanato. La decisione sottolinea come la chiarezza del provvedimento sia sufficiente a integrare i requisiti di legge.
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DASPO di gruppo: la Cassazione sulla responsabilità
La Corte di Cassazione ha confermato un'ordinanza che applicava un DASPO di gruppo a un tifoso. Il caso riguardava il ritrovamento di armi e oggetti pericolosi su un pullman di tifosi. La Corte ha stabilito che la mera consapevole disponibilità di tali oggetti, anche senza detenzione materiale, è sufficiente a integrare la partecipazione individuale a una condotta di gruppo pericolosa, giustificando la misura di prevenzione. Inoltre, ha chiarito che l'archiviazione di un procedimento penale per fatti precedenti non annulla automaticamente un DASPO già emesso.
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Diniego protezione speciale: espulsione illegittima
La Corte di Cassazione ha annullato un provvedimento di espulsione nei confronti di un cittadino straniero. La decisione si fonda sulla violazione del diritto di difesa: l'espulsione era stata eseguita prima della scadenza del termine di 15 giorni previsto per legge per impugnare il diniego protezione speciale. La Corte ha ribadito che il rispetto dei termini procedurali è una garanzia fondamentale che non può essere elusa.
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