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Proselitismo

8 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Il proselitismo è l'opera di chi cerca di fare dei proseliti, ovvero cerca di convertire o coinvolgere altri individui a una certa religione o altra dottrina. Il termine deriva dal greco pros (verso) erchomai (venire).

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Email sindacali ai dipendenti: sanzione e condotta antisindacale
Un'azienda ha sanzionato disciplinarmente un rappresentante sindacale per avere inviato circa duecento comunicazioni sindacali tramite posta elettronica alle caselle aziendali dei colleghi durante l'orario di lavoro. L'organizzazione sindacale ha impugnato il provvedimento contestando la condotta antisindacale del datore di lavoro. I giudici di merito hanno accolto il ricorso del sindacato, accertando che l'invio telematico non recava alcun concreto pregiudizio alla produzione o all'attività aziendale, specialmente in una realtà organizzata su turni continui di 24 ore priva di pause comuni. La Corte di Cassazione ha confermato integralmente la decisione precedente, dichiarando inammissibile il ricorso dell'azienda. Il datore di lavoro non può vietare in modo assoluto l'uso della posta elettronica aziendale per l'attività sindacale senza dimostrare un danno reale.
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Saluto romano in corteo: non commemorazione ma reato. Cassazione
La Corte di Cassazione ha stabilito che il saluto romano durante una manifestazione pubblica integra il reato di apologia del fascismo se crea un pericolo concreto per l'ordine democratico. Nel caso specifico, un gruppo di manifestanti, dopo una commemorazione, ha sfilato in un corteo non autorizzato scontrandosi con le forze dell'ordine e compiendo il rito della 'chiamata del presente' con il saluto romano. La Corte ha ritenuto che il contesto violento, la sfida all'autorità e le modalità paramilitari della manifestazione non fossero una semplice commemorazione, ma un atto di proselitismo idoneo a raccogliere adesioni per la ricostituzione di organizzazioni fasciste. Per questo, la condanna per il saluto romano è stata confermata.
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Apologia di terrorismo: condividere link è reato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per apologia di terrorismo. La condotta consisteva nella condivisione ripetuta di video di propaganda jihadista su un social network. Secondo la Corte, tale condivisione, anche senza commenti espliciti, è idonea a incrementare il proselitismo e costituisce reato. L'identificazione dell'imputato è stata confermata sulla base di prove concrete come l'indirizzo IP e l'uso effettivo di un'utenza mobile.
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Terrorismo 270-bis: ricorso inammissibile
Un individuo, indagato per partecipazione ad associazione con finalità di terrorismo (art. 270-bis c.p.), ha presentato ricorso in Cassazione contro l'ordinanza di custodia cautelare in carcere. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che il suo ruolo non è riesaminare le prove, ma verificare la correttezza giuridica e la logicità della motivazione del giudice di merito. La sentenza conferma che una sistematica attività di propaganda e proselitismo online può integrare la condotta di partecipazione al reato di terrorismo 270-bis.
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Associazione terroristica: giurisdizione e prove
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 3671/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino siriano accusato di partecipazione a un'associazione terroristica. La Corte ha chiarito che la giurisdizione italiana sussiste non solo per l'ingresso clandestino nel paese, ma anche per le successive condotte tenute sul territorio nazionale, come la gestione di materiale propagandistico sul proprio smartphone. Questa sentenza sottolinea come anche un 'frammento' dell'azione criminale, se compiuto in Italia, sia sufficiente per radicare la competenza dei nostri tribunali nel contrasto al terrorismo internazionale.
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Partecipazione associazione terroristica: la Cassazione
La Corte di Cassazione conferma la condanna per partecipazione ad associazione terroristica di una donna legata alla cellula "Leoni dei Balcani", affiliata all'ISIS. La Corte ha stabilito che, per le organizzazioni terroristiche moderne con struttura a rete, la partecipazione non richiede atti violenti diretti, ma può consistere in attività di proselitismo, indottrinamento e facilitazione dei contatti tra i membri, fungendo da punto di raccordo. Le prove digitali e la cooperazione giudiziaria europea sono state decisive per dimostrare il ruolo attivo dell'imputata all'interno della rete, superando la tesi difensiva di una mera adesione ideologica.
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Pericolosità sociale: autonoma dal processo penale
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo sottoposto a sorveglianza speciale per la sua partecipazione a un'associazione sovversiva. Il ricorrente sosteneva che la riqualificazione del reato in sede penale dovesse ridurre la sua pericolosità sociale. La Corte ha ribadito il principio di autonomia tra il giudizio di prevenzione e quello penale, affermando che la valutazione della pericolosità sociale si fonda sui comportamenti e sulla personalità del soggetto, indipendentemente dalla qualificazione giuridica del reato accertato in un altro processo.
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Associazione terroristica: quando manca la struttura?
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di presunta associazione con finalità di terrorismo e propaganda razziale. Ha stabilito che per configurare il reato di terrorismo non basta la comunanza ideologica, ma serve una struttura organizzativa concreta e capace di agire, escludendo il reato per il gruppo in questione. Ha però confermato la gravità indiziaria per il reato di propaganda, basata sulla diffusione di contenuti estremisti online.
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