Un Indagato, accusato di partecipazione ad associazione terroristica internazionale, ha presentato ricorso contro la sua custodia cautelare. La difesa contestava la giurisdizione italiana e l'insufficienza di prove, sostenendo che l'Indagato fosse solo un falsario e non coinvolto in gravi eventi terroristici. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha confermato la giurisdizione italiana per reati commessi anche parzialmente all'estero o contro la personalità dello Stato. La Corte ha ritenuto che i gravi indizi di colpevolezza, come contatti con esponenti radicali, possesso di documenti falsi e materiale propagandistico, fossero sufficienti per la misura cautelare, non essendo necessaria la prova piena del reato in questa fase.
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