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Progressione Orizzontale

11 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Un avanzamento di carriera che comporta un miglioramento della posizione economica o professionale all'interno della stessa area o categoria, senza necessariamente cambiare qualifica.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Progressione Orizzontale: Lavoratrice contro Ente, Cassazione rinvia
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di una Lavoratrice che chiedeva il riconoscimento della sua progressione orizzontale da C2 a C3. L'Ente Pubblico aveva negato tale avanzamento, sostenendo la nullità della procedura per mancanza di copertura finanziaria e di un Contratto Collettivo Integrativo (CCI) valido. La Corte d'Appello aveva dato ragione all'Ente. La Cassazione, riconoscendo l'importanza delle questioni legali sui rapporti tra impegni di spesa e procedure di progressione orizzontale, ha deciso di rimettere la causa a una sezione specializzata per una trattazione più approfondita in pubblica udienza, senza emettere una decisione definitiva.
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Anzianità di servizio: il contratto di formazione conta per le progressioni?
Un Lavoratore, inizialmente con contratto di formazione e lavoro poi convertito a tempo indeterminato, è stato escluso da una progressione orizzontale dall'Ente Pubblico. L'Ente richiedeva un rapporto a tempo indeterminato ad una data precedente alla conversione del Lavoratore. La Corte di Cassazione ha confermato che il periodo del contratto di formazione e lavoro deve essere incluso nel calcolo dell'anzianità di servizio una volta che il rapporto diventa a tempo indeterminato. Le norme contrattuali non possono limitare questo diritto, garantendo al Lavoratore la partecipazione alla selezione.
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Anzianità di Servizio: Il Periodo di Formazione Conta per la Carriera
L'Istituto di Previdenza ha escluso alcuni lavoratori da una selezione interna per progressione di carriera (profilo B2), basandosi su una clausola del bando che richiedeva un rapporto a tempo indeterminato entro il 31.12.2006. I lavoratori, assunti con contratti di formazione e lavoro poi convertiti a tempo indeterminato dopo quella data ma prima della scadenza del bando, hanno contestato l'esclusione. La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità di tale clausola, ribadendo che l'**anzianità di servizio** derivante dai contratti di formazione e lavoro deve essere computata a tutti gli effetti, inclusa la progressione professionale, in quanto la clausola era discriminatoria e violava norme imperative.
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Progressioni economiche: Ente sconfitto e carriera salva
Un dipendente pubblico ha richiesto il riconoscimento di un livello professionale superiore all'interno del proprio ente. L'ente pubblico ha contestato la giurisdizione del tribunale ordinario e ha sostenuto la mancata approvazione formale della graduatoria da parte del consiglio di amministrazione. La Corte di Cassazione ha confermato i verdetti favorevoli al dipendente. I giudici hanno stabilito che le progressioni economiche all'interno della medesima qualifica rientrano nella giurisdizione del giudice ordinario e non del giudice amministrativo. Inoltre, l'utile collocazione nella graduatoria formata attribuisce al lavoratore il diritto all'avanzamento di carriera, a prescindere da ulteriori delibere degli organi direttivi. Restano esclusi i soli effetti retributivi per gli anni soggetti a blocco finanziario di legge.
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Ricostruzione della carriera nel pubblico impiego: quale giudice?
Una dipendente comunale vinceva un ricorso amministrativo ottenendo l'annullamento della graduatoria di una selezione interna e il conseguente inquadramento retroattivo in una qualifica superiore. Successivamente, chiedeva al datore di lavoro il riconoscimento degli ulteriori avanzamenti economici e delle differenze stipendiali maturati nel frattempo, proponendo in subordine domanda di risarcimento danni. Di fronte al contrasto tra tribunale ordinario e TAR sulla competenza a giudicare, le Sezioni Unite della Cassazione hanno chiarito il riparto di giurisdizione. La domanda di ricostruzione della carriera nel pubblico impiego e i relativi scatti stipendiali spettano al giudice ordinario del lavoro, poiché riguardano diritti soggettivi contrattualizzati. Al contrario, la richiesta subordinata di risarcimento danni per vizi della procedura selettiva appartiene alla giurisdizione del giudice amministrativo.
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Prescrizione dei crediti di lavoro: l’inerzia cancella il diritto
Un infermiere ha chiesto all'Azienda Sanitaria il pagamento delle differenze retributive per gli anni 2002 e 2003, derivanti dalla progressione economica orizzontale prevista dal contratto collettivo. Il lavoratore ha presentato la prima richiesta formale di pagamento solo nel 2009. L'Azienda Sanitaria ha eccepito la prescrizione dei crediti di lavoro. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del dipendente, confermando che per i crediti retributivi si applica la prescrizione di cinque anni. Il termine inizia a decorrere da quando il diritto può essere fatto valere, ovvero dalla maturazione dei requisiti, e non dalla successiva delibera aziendale che quantifica i fondi. Di conseguenza, il lavoratore ha perso il diritto al risarcimento per il decorso del tempo.
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Scorrimento delle graduatorie: nessun diritto senza fondi
I dipendenti di un Ente di Ricerca pubblico, risultati idonei in una selezione del 2010, hanno fatto causa chiedendo il passaggio al livello superiore o il risarcimento del danno. Lamentavano la mancata indizione biennale delle selezioni e il mancato scorrimento delle graduatorie da parte dell'amministrazione, basandosi sul contratto collettivo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dei lavoratori, confermando che non esiste un diritto soggettivo allo scorrimento delle graduatorie nel pubblico impiego contrattualizzato. L'attivazione delle procedure selettive e l'uso delle graduatorie dipendono dalle scelte discrezionali dell'ente, condizionate alla previa definizione delle risorse finanziarie tramite contrattazione integrativa. Senza fondi stanziati, l'amministrazione non ha alcun obbligo di avviare le selezioni, escludendo così qualsiasi illecito o risarcimento per perdita di chance.
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Progressione economica orizzontale: il nuovo ente deve pagare
Una lavoratrice pubblica, trasferitasi presso un nuovo ente tramite mobilità volontaria, si è vista negare il riconoscimento della progressione economica orizzontale già maturata presso l'amministrazione di provenienza. La Corte d'Appello ha accolto la domanda della dipendente, condannando l'ente pubblico al pagamento delle differenze retributive. L'ente ha impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione, sostenendo l'erroneità del riconoscimento. La Suprema Corte ha respinto il ricorso principale dell'ente e quello incidentale della lavoratrice. I giudici hanno chiarito che la progressione economica orizzontale, se maturata prima del trasferimento, costituisce un diritto acquisito che non può essere negato dal nuovo datore di lavoro, confermando così la spettanza delle somme dovute.
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Progressione Orizzontale: Dipendente Perde Causa per Errore
Un dipendente pubblico ha contestato l'esclusione da una selezione per la progressione orizzontale, sostenendo l'illegittimità del criterio dell'esperienza acquisita, introdotto dal contratto integrativo locale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il suo ricorso inammissibile. La decisione dei giudici di merito si fondava su due motivazioni autonome: la legittimità del criterio e la mancata prova da parte del lavoratore di avere un diritto maggiore rispetto ai colleghi promossi. Il dipendente ha impugnato solo la prima motivazione, ignorando la seconda. Questo errore strategico ha reso il ricorso inattaccabile, poiché la decisione sarebbe rimasta valida anche solo sulla base della motivazione non contestata.
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Progressione orizzontale: il diritto alla promozione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10459/2024, chiarisce la natura del diritto alla progressione orizzontale nel pubblico impiego. Quando una procedura selettiva, basata su un bando assimilabile a un'offerta al pubblico, si conclude con la formazione di una graduatoria, il dipendente vanta un diritto soggettivo pieno alla promozione, non una mera pretesa risarcitoria per perdita di chance. Di conseguenza, il giudice ordinario può ordinare all'amministrazione di completare l'iter e riconoscere l'inquadramento superiore.
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Valutazione servizio a termine: parità in carriera
La Corte di Cassazione ha stabilito che, nelle procedure di progressione di carriera nel pubblico impiego, il servizio prestato con contratto a tempo determinato presso altre amministrazioni deve essere valutato al pari di quello di ruolo, a meno che non sussistano specifiche 'ragioni oggettive' per un trattamento differenziato. La sentenza ribadisce il principio di non discriminazione sancito dal diritto dell'Unione Europea, rendendo illegittima l'esclusione di tale esperienza professionale basata unicamente sulla natura a termine del precedente rapporto di lavoro. La decisione si fonda sull'importanza della valutazione servizio a termine.
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