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Principio Di Buona Fede

5 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Un dovere generale di correttezza e lealtà che deve guidare il comportamento delle parti in ogni fase del rapporto contrattuale, dalla formazione all'esecuzione.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Errato versamento dell’imposta: no al doppio pagamento
Un'impresa assicurativa ha eseguito il pagamento dell'imposta sulle polizze auto indicando per errore una Provincia diversa da quella competente. L'Amministrazione Finanziaria ha notificato un avviso di liquidazione per esigere nuovamente l'intero importo a favore delle Province spettanti, chiedendo alla società di richiedere a parte il rimborso. La Corte di Cassazione ha stabilito che un errato versamento dell'imposta a un ente locale incompetente non giustifica la duplicazione del tributo. In forza dei principi di collaborazione e buona fede, l'Amministrazione Finanziaria deve trasferire direttamente le somme alla Provincia competente senza pretendere un secondo pagamento dal contribuente adempiente.
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Errato versamento imposta RCA: niente doppi pagamenti
Una compagnia assicurativa ha commesso un errato versamento imposta RCA per l'anno 2012, accreditando le somme alla Provincia di Roma invece che alle Province di Trieste e Aosta. L'Agenzia delle Entrate ha preteso un secondo pagamento completo delle imposte dovute agli enti di destinazione, oltre a sanzioni e interessi. La Corte di Cassazione ha rigettato le pretese del Fisco. I giudici hanno stabilito che l'imposta sulla responsabilità civile auto costituisce un tributo gestito dallo Stato per conto degli enti locali. In presenza di un errore d'indicazione dell'ente beneficiario, l'amministrazione finanziaria deve disporre il riversamento interno della somma alla provincia competente, evitando di richiedere un ingiusto doppio versamento al contribuente in buona fede.
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Assistenza sanitaria integrativa: negata la rivalsa all’azienda
Un'azienda e un suo dirigente firmano un accordo di risoluzione consensuale. L'azienda si impegna a mantenere l'assistenza sanitaria integrativa tramite l'iscrizione alla Cassa di assistenza collettiva. Successivamente, l'azienda sostituisce unilateralmente tale iscrizione con polizze individuali. Questa modifica fa perdere l'esenzione fiscale, generando oneri fiscali e contributivi. L'azienda, agendo come sostituto d'imposta, paga tali somme e ne chiede la restituzione al dirigente. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso dell'azienda: la tassazione è derivata esclusivamente dalla sua scelta unilaterale e difforme dai patti. Di conseguenza, l'azienda non ha alcun diritto di rivalsa e deve farsi carico interamente delle spese.
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Ritardo in cantiere: la riduzione della clausola penale salva l’impresa
Una società costruttrice perdeva la proprietà di un edificio a causa di un ritardo, come previsto da una clausola contrattuale. La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale: il giudice può sempre intervenire per la riduzione della clausola penale se questa è 'manifestamente eccessiva'. Tale potere vale anche quando la penale non è una somma di denaro, ma consiste nell'acquisizione di un bene immobile. La Corte ha quindi annullato la precedente decisione, imponendo alla Corte d'Appello di rivalutare l'equità della sanzione applicata all'impresa, che rischiava di subire un danno sproporzionato rispetto all'interesse della controparte.
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Clausola risolutiva espressa: comunicazione tardiva?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di una cooperativa agricola contro la revoca di un finanziamento. La decisione si fonda sulla violazione dell'obbligo di comunicazione immediata delle difficoltà progettuali, inadempimento che ha legittimato l'attivazione della clausola risolutiva espressa prevista nel contratto, a prescindere dall'avvenuto completamento finale dell'opera.
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